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Intesa (ante 2007)
CONTINUA LA VERGOGNA DEI LAVORATORI VENDUTI Stampa E-mail

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Le lavoratrici e i lavoratori di Banca Intesa hanno ben presente lo stress che è dilagato fra di loro,  quel mercoledì di qualche settimana fa,  quando il fax ha sputato improvvisamente l'elenco di 193 filiali cedute al Crédit Agricole.
E l'unica notizia certa (!?!?!) che  -nei giorni seguenti-  è stata fornita dal management è stata quella di precisare che  "l'elenco avrebbe potuto subire modifiche, con rientri e/o nuove aggiunte".
Tutti i colleghi  (quelli già presenti nell'elenco dei "venduti" e tutti gli altri che avrebbero potuto esservi inseriti successivamente)  hanno avuto la netta sensazione di essere trattati come gli extracomunitari sequestrati nei Centri di Permanenza Temporanea.
E' tempo di reagire di fronte a questa situazione.
La Cub-Sallca pone all'attenzione dei colleghi e delle colleghe delle filiali cedute, le sue proposte per la tutela dei lavoratori.

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VENDITA A CARIPARMA Stampa E-mail

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VENDITA a CARIPARMA
di 193 SPORTELLI di BANCA INTESA

(messaggio per colleghe/i che -essendo in servizio in data 30 settembre presso gli sportelli di cui sopra-  saranno venduti unitamente a mobilio ed arredi)

La generalità dei colleghi coinvolti in questa vendita è ovviamente disgustata per il trattamento ricevuto dai mercanti che hanno incassato cifre da capogiro girovagando per Olivetti/Poste/Intesa.....,  e che adesso hanno accontentato il Crédit Agricole (vendendogli Friuladria, Cariparma e questi 193 sportelli di B.Intesa)  per ottenere il suo via libera alla incorporazione del San Paolo in Banca Intesa.

Il più che legittimo disgusto di questi colleghi non deve però tramutarsi in rassegnazione.

Deve essere chiaro a tutti  (anche ai lavoratori in servizio presso gli ulteriori sportelli che saranno ceduti)  che è illegale l'imposizione del trasferimento dei lavoratori alla banca cessionaria.

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DAGLI ACCORDI SINDACALI L???ENNESIMA BEFFA PER I LAVORATORI Stampa E-mail

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Il continuo degrado delle condizioni di lavoro in Banca Intesa, che ha portato anche all'indizione di scioperi aziendali, è stato interpretato a modo loro dai sindacati concertativi con la firma di due accordi beffa per i lavoratori.

Il primo è il verbale d'accordo sulle pressioni commerciali. Come scritto nell'accordo stesso, esso si inserisce nel percorso già aperto dal Protocollo sullo Sviluppo Sostenibile e Compatibile del Sistema Bancario, firmato nel giugno 2004.
Il nuovo accordo supera in ipocrisia il precedente, perché al solito elenco di edificanti propositi aggiunge anche alcune misure del tutto ininfluenti.
Se non si pone la questione dell'abolizione di budget e ripetute campagne commerciali, le pressioni alla vendita non finiranno. Se non si mette in discussione  il tema della qualità dei prodotti (problema, peraltro, comune a tutto il settore) i lavoratori dovranno continuare a venire a patti con la propria coscienza. I gestori, per essere tali, devono poter scegliere le proposte commerciali per i loro clienti e non essere sollecitati dal collocamento del prodotto di turno, che li trasforma in piazzisti.
Va detto, inoltre, che il sistema incentivante è funzionale a questa degenerazione del modo di lavorare. Il tentativo di Banca Intesa di abbassare per decreto le qualifiche dei lavoratori (operazione cancellata solo grazie al nostro ricorso alla magistratura) dimostra ampiamente la volontà di usare questo strumento per dividere e mettere in competizione i colleghi.

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