Quando il compianto Dottor Jannacci s'inventò questa bellissima canzone correva l'anno 1968, e non mancavano certo spunti di tensione sociale. Trascorsi quarantacinque anni essa è ancora tremendamente attuale: quasi non passa giorno, soprattutto ultimamente, che qualche ricco e potente individuo pianga miseria per crisi reali o immaginarie che, di fatto, lo toccano ben poco, presentando poi un conto salatissimo a chi non è ricco né potente.
In UniCredit questo concetto è diventato una specie di religione del paradosso. |
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Non è certo la canzone migliore di Elio e le Storie Tese, ma si è piazzata onestamente seconda a San Remo (come, a suo tempo, "La terra dei cachi"); forse perchè la critica non ha potuto astenersi dal rilevare la scottante attualità di un pezzo insistente fino al punto di essere molesto. Anche in UniCredit, pare, abbiamo una "mononota": si chiama "tagliare". Si taglia di tutto, premi, inquadramenti, scatti di anzianità, e in generale qualsiasi cosa che abbia a che fare con i dipendenti. Ma non basta, e quindi perchè non tagliare via interi pezzi di banca con le esternalizzazioni? La banca non è certo un centro contabile, nè un back office. Ma non basta nemmeno così. Apprendiamo dal Sole24ore che l'Istituto chiuderà altre 350 agenzie nei prossimi 3 anni, "senza provocare esuberi", ci si affretta ad aggiungere (quelli sono stati già dichiarati in precedenza, potremmo ribattere noi...). |
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Anche quest'anno, secondo una liturgia ormai collaudata, le nostre strutture di rete e di sede sono state rimescolate, accorpate e stravolte in vario grado. Sembra irrinunciabile il fatto di presentarsi al mondo con una "nuova banca" tutti gli anni, anche se la sostanza dei cambiamenti ha ben poco di nuovo e somiglia pericolosamente al restyling di un'azienda decotta. Chi non ha avuto il discutibile piacere di essere trasferito, ammassato con altre decine o centinaia di colleghi in "batterie di polli" (altrimenti detti "nuovi uffici sperimentali"), o demansionato in ruoli più modesti senza nessuna considerazione per risultati e trascorsi personali potrebbe liquidare con un'alzata di spalle le "novità" e tentare, come si è sempre fatto, di andare avanti col lavoro quotidiano. Sempre più pesante e complicato, ma pazienza; tutti gli anni sono "sfidanti", tutti gli anni ci sono paletti nuovi in mezzo a cui fare lo slalom. Le novità però quest'anno sono parecchie e non promettono nulla di buono. |
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LE USCITE OBBLIGATORIE E LE DEROGHE CONTRATTUALI. SOPRATTUTTO QUALE FUTURO PER I LAVORATORI DI UBIS?
Sabato 15 Settembre le delegazioni sindacali del primo tavolo del Gruppo Unicredit hanno raggiunto gli accordi su Vap e Piano Industriale 2015. Il tono trionfalistico dei comunicati unitari distribuiti subito dopo le firme ci pare davvero fuori luogo.
Per quel che riguarda il Vap si tratta del peggior risultato degli ultimi anni: dimezzata la parte monetaria rispetto all'anno passato e, anche considerando i 350 Euro destinati al Fondo Pensione ed i 150 di contributo per spese odontoiatriche, risulta dimezzato il premio totale rispetto al 2009. Si tratta, insomma, di un contentino che non valorizza il ruolo e l'impegno dei lavoratori, gli unici che non portano responsabilità per le scelte sbagliate del top management, e che suona anche come una beffa dopo uno sciopero che ha finito solo per rappresentare un ulteriore sconto all'azienda. Unico dato positivo il "mini premio" da 500 Euro (più 500 per la previdenza integrativa) per i neoassunti ex Protocollo 18/10/2010, già esclusi da molti benefici degli accordi aziendali. |
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Negli articoli sul nostro portale e nelle parole dei nostri dirigenti ricorre spesso il tema della grandezza e dell'importanza del nostro gruppo, fonte di garanzia e orgoglio per tutti i lavoratori. Ci sono tanti modi per valutare un'azienda bancaria e non, il contesto è in rapida evoluzione e quindi non è facile fare confronti. Ma per una cosa Unicredit certamente spicca nel panorama bancario italiano: E' L'UNICO GRANDE GRUPPO BANCARIO CHE NON HA DATO E NON VUOL DARE UN EURO DI VAP AI SUOI DIPENDENTI. Le motivazioni sono semplici e scontate come la strategia finora seguita nel gestire il personale: tagliare, tagliare e tagliare. Gli insuperati studi di Pavlov hanno chiaramente dimostrato che il condizionamento funziona molto meglio con stimoli negativi piuttosto che con stimoli positivi: quindi perché buttare via soldi in promozioni, premi e inquadramenti quando si può minacciare? I responsabili in fondo sono pagati per qualcosa. |
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