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La crisi avanza. Una crisi internazionale con protagonisti banche, il sistema finanziario internazionale e regole che favoriscono la speculazione finanziaria a scapito di investimenti produttivi. In questo contesto, è impensabile che una crisi, in origine emersa negli Stati Uniti, non colpisca anche "i nostri interessi". Le banche e la finanza, dopo essere state salvate dall'intervento pubblico, stanno usando i fondi ottenuti a basso costo per trasferire ingenti capitali in attività speculative. La finanza anglosassone, insieme alle agenzie di rating, punta al ribasso, speculando sull'eventuale default di Paesi sovrani dell'area euro (es. Portogallo, Spagna, Irlanda, Italia), come già avvenuto a discapito della Grecia. E' solo questione di tempo, dopodiché, la crisi coinvolgerà più profondamente anche l'Italia, diventando il pretesto per giustificare un ulteriore affondo su diritti e potere d'acquisto. In Grecia hanno colpito la tredicesima, la quattordicesima, aumentato la flessibilità, allargato le maglie dei licenziamenti. Pensate che i lavoratori italiani ne saranno esentati? Già si parla di blocco degli stipendi pubblici e di una manovra da 27 miliardi di euro per il 2011 ed il 2012. |
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E' sempre molto complicato commentare brevemente un accordo firmato da altri. In particolare un accordo che metta sul piatto un aumento di 800 Eur. Tale è infatti l'aumento del Premio di Produttività proposto per l'anno 2009 (per la 3° are professionale 3° livello) nell'ipotesi del Contratto Integrativo di Carige, firmato il 18/12/2008 tra l'Azienda e le OOSS Tradizionali. Diventa pertanto doveroso inquadrare questa ipotesi di accordo nella fase "storica" che i lavoratori stanno vivendo e subendo. |
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Sono giorni di fuoco, questi, per la città di Genova, con le note inchieste aperte sui "poteri forti" locali.Giorni che ci toccano molto da vicino, dato che l'attenzione è caduta anche sulla "nostra" Banca e sulla "nostra" Fondazione. La "nostra" Fondazione, nel cui Statuto si legge "La Fondazione ha per scopo esclusivo il perseguimento di fini di utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico". Questa frase stride non poco con ciò che è risaputo: per il controllo di molte delle fondazioni bancarie, e quella Carige non fa eccezione, esistono accordi trasversali tra politici locali, enti, istituzioni ed imprenditoria più o meno locale. Non ci interessa certamente entrare nel merito del lavoro della Magistratura, ma provare a dare uno sguardo a ciò che sta succedendo in Fondazione Carige che potrebbe sembrare ordinaria amministrazione e/o avvenimenti che non riguardano il sistema-imprese ma singoli individui. Se invece andiamo ad esaminare gli accadimenti succedutisi negli ultimi tempi, quel primo sguardo "poco attento", e forse anche un po' "ingenuo", cambia. |
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Con la sigla dell'Accordo del 04/04/2008 tra Carige e i Sindacati Tradizionali aziendali si chiude un primo ciclo della vicenda che ha visto la cessione di 198 sportelli del gruppo Intesasanpaolo per disposizione dell'Antitrust (di cui 78 ceduti a Carige).
Come premessa, non possiamo che evidenziare come, sin dall'inizio delle trattative, siano state escluse le più elementari forme di democrazia (ovvero la convocazione di assemblee dei lavoratori per la costruzione di una piattaforma condivisa e votata).
Non possiamo inoltre che sottolineare come nelle trattative non siano mai state presenti né la richiesta della volontarietà del lavoratore alla cessione (diritto d'opzione), nè il tentativo di ottenere tutele occupazionali in capo al cedente e neppure una richiesta di indennizzo per il disagio che stanno vivendo i colleghi coinvolti nella cessione (queste richieste erano state formulate dai colleghi durante le Assemblee promosse dalla CUB Sallca).
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CGIL, CISL e UIL hanno trovato una posizione unitaria che contempla la riforma del modello contrattuale e per la quale hanno già avviato una serie di incontri con Confindustria: ritengono superato l'accordo del luglio '93, con il quale fu avviata la concertazione (da noi osteggiata da sempre), per arrivare ad una riforma in cui il contratto nazionale di lavoro non potrà più prevedere un aumento salariale reale. Il contratto nazionale dovrà adeguare le retribuzioni all'aumento del costo della vita, lo strumento di riferimento è "l'inflazione realisticamente prevedibile", una variante dell'inflazione programmata che tanto ha concorso ad abbattere il potere d'acquisto delle retribuzioni (è questo un altro modo per chiamare l'inflazione programmata, cioè per vincolare l'aumento dei salari ai tetti dell'inflazione e per impedire che essi possano recuperare davvero il potere d'acquisto). Il solo strumento individuato, per un pur misero e parziale recupero della perdita del potere di acquisto, è lasciato all'eventuale riduzione delle imposte. |
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