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BUSTE PAGA SANPAOLO

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ADESSO BASTA

Continua l'incredibile commedia delle buste paga errate dei dipendenti ex Sanpaolo.
Anche ad Aprile gli errori sono stati numerosi, mentre molte correzioni attese non sono state realizzate.

Il vero problema non è solo capire se l'azienda in questo bailamme ci stia perdendo o guadagnando. E' che, comunque, ci pare inaccettabile il fatto che non venga garantito il diritto alla certezza della propria retribuzione.
I colleghi continuano ad interrogarsi se la busta ricevuta è giusta, anche perché, se la differenza rispetto ai mesi passati è evidente, si può tentare di trovare l'errore. Se, invece, la differenza è minima nascono i dubbi sulla sua natura: effetto delle nuove aliquote e detrazioni fiscali, o dei calcoli impazziti delle nuove procedure?

L'unica certezza è che le buste paga, così rapidamente sottratte a chi le sapeva fare, sono oggi preparate dalla nuova azienda (con l'aiuto di programmi informatici esterni), che dimostra ampiamente di non essere in grado di gestire la situazione.
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TFR ai fondi pensione: no grazie !

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e comunque…. scegliere ben informati, perché… il formaggio lo stai mettendo tu!

Anche per i lavoratori bancari ed assicurativi si pone, entro il 30 giugno 2007, la questione di scegliere la destinazione del TFR di futura maturazione.

L'importanza della decisione rende necessario informarsi attentamente e decidere con calma, non lasciandosi influenzare dalla propaganda, troppo spesso interessata, di un ampio arco di forze (gran parte dei partiti di governo ed opposizione, i sindacati concertativi, le banche e le assicurazioni, opinionisti e mezzi di dis-informazione) che hanno costituito un fronte compatto per pubblicizzare la bontà della scelta in favore dei fondi pensione.
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CONTRATTO NAZIONALE: CHI HA BUONA MEMORIA PREDICE ANCHE IL FUTURO

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Sono passati circa due anni dalla firma dell'ultimo contratto nazionale: era il febbraio del 2005 e, dopo pochi mesi, il contratto appena rinnovato sarebbe nuovamente scaduto.
In quell'occasione ci ritrovammo a criticare la firma del contratto con l'insolita compagnia della Fabi, che, con argomenti non coincidenti con i nostri, si schierò contro.
Sapevamo già che l'opposizione della Fabi era "tattica", dovuta a litigi con le altre sigle e non a scelte di fondo alternative.
Subito dopo, infatti, il sindacato autonomo (che si sarebbe successivamente federato alla Cisl) firmava il contratto (prima criticato) per adesione, adducendo a motivo di tale scelta la possibilità di disdirlo, subito dopo la scadenza di dicembre 2005, presentando una nuova piattaforma e acquisendo così, per i lavoratori, l'indennità di vacanza contrattuale.

Lo scenario delineatosi nel 2006 è stato completamente diverso.
La Fabi è rientrata nei ranghi, le sigle sindacali si sono ricompattate, anzi si è costituito il mitico tavolo a nove (l'ennagono), con dentro tutte le sigle (esclusa la nostra) confederali e autonome, di destra e di sinistra, di sopra e di sotto.
A dire il vero, noi abbiamo provato ad interloquire con gli altri sindacati, nella fase di costruzione del tavolo, pur sapendo che le distanze erano notevoli, ma almeno sulle regole democratiche si poteva tentare un approccio. Ricordiamo che siamo l'unico settore a non avere mai eletto le Rappresentanze Sindacali Unitarie - RSU.

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SANPAOLO BANCO DI NAPOLI SANZIONA UN DIRIGENTE SALLCA-CUB

 

Il Sanpaolo Banco di Napoli ha sanzionato con il biasimo scritto il dirigente nazionale del sindacato di base Cub-Sallca, Franco Di Mauro.

La "colpa", di cui si sarebbe macchiato, è quella di aver spedito ad un elenco di persone, usando la posta elettronica aziendale, l'avviso dello sciopero generale del 17 novembre scorso del sindacalismo di base, violando così, secondo la banca, il divieto di usare gli strumenti aziendali per scopi personali.

Non sappiamo se definire il provvedimento arrogante o grottesco.
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FUSIONE: DOPO IL COLOSSEO

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L'assemblea svoltasi il 26/2, a Torino, al Teatro Colosseo, con la partecipazione di oltre 3.000 lavoratori Intesa Sanpaolo, ha avuto ampia risonanza nazionale e locale. Tuttavia la grande partecipazione dei lavoratori e la voglia di mobilitarsi per ottenere garanzie concrete nel processo di fusione non sembra avere per nulla cambiato la linea attendista dei nove sindacati che gestiscono la trattativa. Nei vari interventi dei lavoratori saliti sul palco è emersa con forza la voglia di fare qualcosa subito e, soprattutto, di cominciare a discutere democraticamente di una piattaforma comune che unifichi gli interessi di tutti gli addetti coinvolti dalla costituzione della superbanca.

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LA CAPORETTO DELLE TESORERIE ENTI: IL TITANIC CHE AFFONDA

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Sono passati pochi giorni dal parziale smantellamento della Tesoreria comunale di Torino, in Via Bellezia, e già iniziano i problemi: telefoni che squillano a lungo, utenza che non trova più gli abituali interlocutori, il Comune che non ha più i pronti riscontri alle proprie quotidiane richieste.

Onde ovviare a tutti questi inconvenienti, alcuni dei lavoratori traslocati in Via Nizza, a giorni alterni, devono ritornare in Via Bellezia. Che senso ha tutto questo? Non si poteva lasciare tutto  come era da oltre 30 anni? Cosa si pensava di ottenere?

In Via Nizza 150 dove si trovano uffici che svolgono il servizio di Tesoreria Enti, le cose non vanno meglio. L'assurdo accentramento di migliaia di enti di mezza Italia comincia a dare i suoi frutti negativi: disguidi operativi, stress dei lavoratori, lamentele degli enti.
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TESORERIA ENTI PUBBLICI: UNA STORIA TUTTA ITALIANA

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Siamo all'ennesima puntata della vicenda relativa alle Tesorerie Enti Pubblici.

La normativa italiana prevede che comuni, province e regioni debbano avere un Tesoriere, che maneggi il denaro dell'ente per consentire l'espletamento delle funzioni istituzionali.

Per legge questo servizio di Tesoreria deve essere svolto da una banca.

Nonostante la norma sia ben chiara, UniCredit  Banca Spa nel 2003, decideva -unica in Italia- di effettuare una disinvolta operazione: scindere in due il servizio Tesoreria Enti Pubblici, mantenendo alla banca un presunto ruolo commerciale (ritenendo così di ottemperare formalmente all'obbligo di legge) e cedendo la presunta  parte operativa (e 239 lavoratori) ad una società di servizi (pur appartenente al gruppo Unicredito), denominata UPA,  che non è una banca e che, nel proprio oggetto sociale, non ha affatto il servizio di Tesoreria enti locali.

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L'ULTIMA MONOGRAFIA

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Il SanPaolo si è spento: i lavoratori ne soffrono, i mercanti festeggiano. 

Lo abbiamo detto tante volte e lo ribadiamo oggi, in quello che sarà l'ultimo volantino firmato Cub-Sallca Sanpaolo.
Noi non giudichiamo i "padroni" (i datori di lavoro, gli azionisti di riferimento, i top manager... chiamateli un po' come vi pare) per i loro curricula accademici o professionali, per gli orientamenti politici, per il dialetto o la lingua che parlano. Quello che conta per noi sono i comportamenti ed i risultati in termini di relazioni sindacali, livelli occupazionali, condizioni normative e salariali dei lavoratori; la progettualità a medio-lungo termine; la qualità sociale dei prodotti e dei servizi.

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Assemblee al Sanpaolo ...

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FUSIONE INTESA-SANPAOLO: NON FARTI FREGARE,
ISCRIVITI ALLA CUB-SALLCA E LOTTA PER DIFENDERE I TUOI DIRITTI

La fusione entra nel vivo e si parte già col piede sbagliato. I nove sindacati concertativi regalano subito alla nuova banca la possibilità di un drastico taglio al personale firmando l'accordo sul fondo esuberi.

In Intesa nessuno si degna, salvo rare eccezioni, di fare assemblee per spiegare cosa è successo. Al Sanpaolo, qua e là (prevalentemente in Piemonte), vengono fatte alcune assemblee, che si  concludono con la richiesta di votare l'accordo e una sedicente piattaforma di fusione, in realtà poche righe di buoni propositi con una clamorosa contraddizione già nella prima frase: si chiede che il Piano industriale non contenga tagli, che però sono già stati concessi con l'accordo sull'uso del Fondo esuberi!!!

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FUSIONE: PRIMA VITTIMA, LA VERITA???

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La fusione tra Intesa e Sanpaolo, che si vota oggi nell'assemblea degli azionisti, non ha una valenza industriale chiara e definita, ma nasce dal tentativo di sottrarsi a scalate ostili da parte di banche estere e dalla pressione per il contenimento dei costi. In un sistema finanziario sempre più competitivo e in un mercato maturo, privo di spinta espansiva, si persegue la ricerca esasperata del guadagno di breve periodo soltanto comprimendo le spese. Per salvaguardare gli attuali stellari livelli di profitto occorre realizzare rilevanti economie di scala, attraverso tagli occupazionali, risparmi sugli acquisti e innovazioni organizzative mirate alla razionalizzazione delle strutture.

Il processo che si va delineando prevede forti ricadute negative sui lavoratori, i consumatori ed i territori che ospitano le strutture di direzione centrale ed i poli tecnologici delle due banche che si fondono.

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INTESA-SANPAOLO

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IL MERCATO APPLAUDE, IN TANTI SI PREPARANO AD INCASSARE.

CHI PAGHERA' IL CONTO?

COMINCIAMO A PARLARE DI TUTELA E DIRITTI DEL LAVORO.

Ad un mese dall'annuncio dell'operazione di fusione, ci sembra importante ed urgente cominciare ad aprire una discussione approfondita sugli aspetti meno appariscenti dell'aggregazione e provare ad esaminare, in termini meno generici, le sue ricadute sindacali.

La formazione di un campione nazionale che si colloca ai primi posti dell'eurozona è la diretta risposta alla nuova linea della Banca d'Italia di Mario Draghi, tesa a frenare l'assalto delle banche estere non più attraverso barriere autorizzative, ma tramite processi di aggregazione volontaria tra le banche medio-grandi. La fusione segna anche un punto a favore della finanza "cattolica" e, più in specifico, rafforza il radicamento economico-finanziario della componente governativa che possiamo definire "prodiana". E' la parte moderata del centro-sinistra, quella che assume in contemporanea un atteggiamento interventista e pervasivo anche nel caso Telecom, per difendere l'italianità di Tim e in generale delle aziende a contenuto "strategico", a partire dalle reti infrastrutturali (energia, gas, telecomunicazioni, autostrade).

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ESSERE SINDACATO IN BANCA
LE IMPOSSIBILI CONDIZIONI PER L'UNITA'

RIVENDICAZIONE ORGOGLIOSA DI TUTTI GLI ACCORDI DELL'ULTIMO DECENNIO CHE HANNO CONTRIBUITO AL PEGGIORAMENTO DELLE CONDIZIONI SALARIALI E NORMATIVE DEI BANCARI.

SOTTOVALUTAZIONE DEI PROBLEMI E DELLE CONDIZIONI DI LAVORO DELLA CATEGORIA (E IN PARTICOLARE DELLE FASCE PIU' DEBOLI) ADDEBITATI, COMUNQUE, AGLI "ERRORI" DEI BANCHIERI ED ALLA MANCATA APPLICAZIONE DEI CONTRATTI.

PIETRA TOMBALE SU OGNI IPOTESI DI DEMOCRAZIA SINDACALE NEL SETTORE A PARTIRE DAL RIFIUTO DELL'ELEZIONE DEI RAPPRESENTANTI SINDACALI DA PARTE DEI LAVORATORI.

REPRESSIONE BUROCRATICA DI OGNI FORMA DI AUTONOMIA O DI DISSENSO PERIFERICO, A LIVELLO AZIENDALE E/O TERRITORIALE

CARTELLO OLIGOPOLISTICO SUI SERVIZI FORNITI AI LAVORATORI

firmato: Dircredito, Fabi, Falcri, Fiba-Cisl, Fisac-Cgil, Sinfub, Ugl, Uilca

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