Tutti dovrebbero conoscere il programma “sportello snello” (o “lean bank” per chi pensa che la lingua italiana sia un noioso retaggio del passato).

Un complesso sistema di iniziative volte a “finanziare la crescita recuperando efficienza”, ridurre i costi, semplificare le procedure, ecc., ecc..

Che la cosa sia seria lo dimostra il fatto che, come dettagliatamente ci spiega il “Magazine” aziendale, il programma è stato assegnato alla Direzione Personale e Organizzazione ed è guidato da uno “Steering Committee” (cercatevi voi la traduzione…) presieduto dal Direttore Generale.

Orbene, uno degli strumenti principali del progetto è il bancomat evoluto MTA Wincor, progettato per effettuare, oltre ai normali prelievi, versamenti, bonifici e altro ancora.

Un portento tecnologico, molto costoso, che dovrebbe non già ridurre gli organici (ci avreste mai pensato?), ma liberare risorse per le attività commerciali.

Dopo una breve fase di sperimentazione è ormai lanciato il "roll out" (sì, insomma, si parte su larga scala) del nuovo sistema.

Non sappiamo che resoconti pervengano allo Steering Committee, ma ben conoscendo la diffusa presenza di "yesmen" e "yeswomen" (termini che, in questo caso, nascono davvero all'estero, e sono liberamente traducibili in uomini e donne molto proni verso i loro capi…), non dubitiamo che giungano valutazioni entusiastiche.

A noi la realtà risulta un po' diversa e fatichiamo a vedere tutti i benefici che vengono decantati:

  • I versamenti di assegni devono essere recuperati da un operatore e confermati uno per uno, digitando per ognuno la data e verificandone la regolarità formale. In caso di irregolarità (mancanza firme, firme irregolari, post-datati) si perde ulteriormente tempo per avvisare il cliente.
  • I versamenti di contanti funzionano (ma non per la moneta e sperando che non ci siano banconote logore che possono inceppare i rulli). Sebbene sia possibile quadrare questi bancomat meno frequentemente, i tempi di quadratura sono più lunghi di quelli dei bancomat normali e, per problemi di sicurezza, l'operazione va effettuata nella pausa pranzo, facendo turnare due operatori.
  • In caso di guasto ai rulli/cassetti, per consentire l'intervento del tecnico, il bancomat va aperto e quadrato in orario di sportello, con evidente inosservanza delle norme sulla sicurezza.
  • Tralasciamo altri problemi che, ci dicono, verranno superati attraverso nuovi programmi e nuovi modelli.

A tutto ciò aggiungiamo i pellegrinaggi di schiere di tecnici, addetti all'installazione e team di supporto, chiusure delle filiali per riunioni, corsi di formazione, un addetto a seguire i clienti e via proliferando.

A questo punto la domanda è: siamo così sicuri che questo marchingegno faccia risparmiare tempo?

Cosa vuol dire  che 200 versamenti settimanali per due anni  ripagano la macchina? Questo significa 40 versamenti al giorno e crediamo che qualsiasi cassiere "umano" sia in grado di fare lo stesso in meno di mezza giornata lavorativa. In realtà, come abbiamo spiegato, parte del lavoro della macchina va poi rifatto, comunque. Questo sarebbe il prodigioso recupero di risorse?

Qualcuno potrebbe dire che anche i vecchi bancomat, all'inizio, suscitarono perplessità, si potrà sempre migliorare, e così via.

Sarà, solo che, come ci dice sempre l'eccellente articolo del "Magazine",  parte integrante di "sportello snello" è il MAR, Modello Assorbimento Risorse. Si tratta di un meccanismo simile alla famigerata Arpa (per chi la ricorda), funzionale a determinare la quantità di tagli da apportare in ogni punto operativo, anche in maniera un po' maniacale (tipo: nella filiale X ci sono 3,4 risorse di troppo).

A noi risulta che il MAR sia attivo già da un po' di tempo (comunque prima di "sportello snello") e abbia già prodotto i suoi rovinosi effetti, riducendo all'osso gli organici di molte filiali.

Non vorremmo che adesso, con la storia dell'MTA, si proseguisse su questa strada.

Anche perché, lo ribadiamo, se davvero il bancomat evoluto portasse via lavoro dovremmo ritirarci in buon ordine. Siccome così non è, dobbiamo chiederci a quale logica risponda l'acquisto di questi macchinari.

Non vogliamo fare dietrologia e indagare se esista qualche inconfessabile business dietro il commercio di questi macchinari, già collocati in modo massiccio in Unicredito e dai confratelli di Intesa, dove un addetto segue permanentemente la macchina (ma non farebbe prima a lavorare direttamente?) e, nel frattempo, c'è stato qualche esubero….

 

La conclusione è che siamo in presenza, allo stato attuale, di una macchina non particolarmente rivoluzionaria e non vorremmo che, in nome di una finta efficienza e di un finto progresso tecnologico, si finisse col solito risultato: organici tagliati (di questi tempi poi…….) .

Come sempre, se questa sarà la conclusione, non staremo a guardare passivamente.

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Credito e Assicurazioni

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Cicl.in p. 25-10-06

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