Nei giorni scorsi, in alcune piazze, si sono svolte le assemblee per festeggiare l'uscita di altri 127 colleghi a seguito dell'ulteriore accordo a chiusura delle "tensioni occupazionali" e celebrare il SUCCESSO dei sindacati firmatari. L'accordo, come già chiarito, chiama nuovamente a pagare i lavoratori seppur in termini di ammortizzatore di categoria e di riduzione del personale e, seppur attuato interamente su base volontaria, apre lo spazio ad una seria riflessione sul ruolo del sindacato e sulle condizioni di lavoro, in senso olistico, dei colleghi: salario, orari, pensionamento, durata, qualità, clima.  
Mario Napoli, Responsabile Risorse Umane di capogruppo, dichiarando in una intervista radiofonica sul portale: "Non solo abbiamo raggiunto gli obiettivi prefissati ma li abbiamo addirittura superati" confuta la pretesa sindacale di aver vittoriosamente contrastato le aspettative aziendali riguardanti la riduzione del costo del lavoro. Ma non finisce qui, ci stupisce asserendo che uno dei punti cardine dell'accordo è la volontarietà (oltre alla sostenibilità e al senso di responsabilità), facendo quindi proprio il principio. Ma come … ma non era una conquista sindacale?? In realtà noi preferiamo definirla spintaneità perché dietro l'angolo c'è, come c'è sempre stato anche negli accordi precedenti, la garanzia dell'obbligo in caso di mancato raggiungimento dei numeri previsti: un obbligo a causa del quale, non sappiamo perché questa volta e non le altre, la Fisac CGIL ha preferito interrompere la trattativa.

Mario Napoli continua l'intervista con Petra Loreggian (una nuova collega?) sostenendo che "l'accordo rappresenta il miglior punto di incontro tra la necessità di contenere il costo del lavoro e le esigenze di flessibilità dell'orario". In sostanza un altro SUCCESSO, non qualcosa che hanno loro malgrado dovuto digerire, ma ciò a cui in pratica anelavano.

Aggiungiamo il fatto che l'Azienda si trovava nella necessità di mantenere la pace sociale, data l'assemblea dei soci in vista, e quindi in una sostanziale posizione di "debolezza" in cui sarebbe stato difficile, se non addirittura controproducente, scendere sul piede di guerra con interventi concreti come esodi obbligatori o reset dei CIA, seppur ventilati.

A questo punto sorge un dubbio che mette in discussione anche le nostre prime valutazioni … e se avessimo sbagliato fin dall'inizio? E se dove sono arrivati è esattamente dove avevano già previsto tutti di voler arrivare? Alla fine, non si tratta forse di una replica degli accordi precedenti (seppur con l'introduzione di un nuovo strumento, quello della riduzione/sospensione dell'orario di lavoro, immediatamente ascritto al principio cardine della spintaneità che permea il mondo della negoziazione sindacale)?

Nel dubbio di aver assistito ad uno psico-dramma molto ben inscenato e nelle more di scoprire chi è rimasto col cerino in mano, ci diamo appuntamento al prossimo successo per tutti che, siamo certi, non si farà aspettare per molto.

C.U.B.-S.A.L.L.C.A.
Gruppo UBI Banca

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