E' con grande preoccupazione che abbiamo visto il Gruppo Carige salire, nei giorni passati, agli onori della cronaca.
Il succo della questione, se vogliamo restare ad un articolo del Corriere della Sera del 3 marzo, sta nella bocciatura, da parte del mercato, del piano di "adeguamento patrimoniale" da 800milioni di Euro attraverso vendita di asset non strategici e aumento di capitale di importo non preci sato.

Il piano, a sua volta, si era reso necessario a seguito dell'intervento di Consob e Banca d'Italia per ridimensionare i benefici fiscali, inseriti in bilancio, relativi alla creazione del ramo d'azienda Carige Italia. I preventivati 715 milioni di Euro inseriti nel bilancio consolidato sono stati infatti ridotti a 260.
L'operazione straordinaria che ha comportato la cessione di un ramo della Banca Carige Spa pe  creare la nuova Banca Carige Italia Spa era stata presentata a suo tempo come un'operazione il cui fine era quello di entrare nell'olimpo dei parametri patrimoniali europei.
Noi siamo stati l'unico sindacato ad esprimere preoccupazione per questa manovra, anche  se la nostra analisi è stata concentrata sulle ricadute dell'operazione sui lavoratori in termin idi ritmi e carichi di lavoro e di pressioni commerciali.

Secondo il gossip presente sul web i guai potrebbero non finire qui. Il sito "Linkiesta" afferma che ci sarebbe anche un valore eccessivo assegnato alla partecipazione azionaria in Banca d'Italia, un possibile insufficiente accantonamento per crediti inesigibili, perdite di diversa natura nel ramo assicurativo. Quest'ultimo dato viene parzialmente confermato anche dal Corriere della Sera, secondo cui le compagnie assicurative del gruppo sarebbero da tempo nel mirino dell'Ivass (ex Isvap).
Anche per la Fondazione Carige, che detiene il 49% delle azioni e dovrebbe farsi carico dell'aumento di capitale, potrebbero esserci problemi, visto che, come riportato da Milano Finanza (MF dj news del 15/03/13), la Fondazione sarebbe disponibile a partecipare all'aumento di capitale solo dopo aver stabilito l'elenco ed il valore delle partecipazioni da alienare.

L'insieme di queste notizie ci inducono a chiedere al Consiglio di Amministrazione, che si riunirà il 19 marzo, precise risposte ai troppi interrogativi in
sospeso.

Chiediamo anche che venga chiarito quali sono gli asset "non strategici" che si intendono vendere e quali ricadute ciò potrà avere sui lavoratori.
Ai sindacati firmatari chiediamo di convocare al più presto le assemblee per discutere sulla situazione di profonda trasformazione che sta affrontando il Gruppo Carige.
E' evidente che come Cub-Sallca abbiamo giudicato e giudicheremo ogni piano industriale sulla base degli effetti e delle prospettive che determina per i lavoratori.

Vicende come questa (per non parlare di altre presenti nel Settore, contrassegnate da commistioni improprie di interessi tra sistema politico, enti locali, gruppi imprenditoriali privati, manager bancari e, talvolta, sindacati aziendali compiacenti) evidenziano come sia necessaria la presenza di sindacati non compromessi, che esercitino un ruolo critico e, se necessario, di opposizione rispetto a scelte aziendali non condivisibili, al fine di tutelare al meglio i diritti dei lavoratori contro ogni tentativo di scaricare su di loro gli errori commessi dai vertici manageriali.

C.U.B.-S.A.L.L.C.A.
Gruppo Carige

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