In questo periodo stiamo assistendo, da parte delle sigle del primo e del secondo tavolo, all’uscita di comunicati molto apprensivi a proposito delle proposte di modifiche allo Statuto di UBI Banca ed esortativi riguardo al ruolo di “banca popolare”, soprattutto in qualità di erogatore del credito sui “territori”, di cui l’Istituto dovrebbe riappropriarsi.

Abbiamo già avuto modo di esprimerci in proposito, anche a seguito della nostra partecipazione all’ultima Assemblea dei Soci, e seppur convinti assertori del ritorno ad un’anima popolare, crediamo che sia importante ribadire alcuni concetti.    

1 – Il processo di privatizzazione che ancora oggi colpisce quelle ultime aziende che vedono la proprietà/partecipazione  dello Stato, assumendo in questo caso i connotati di svendita, ha completamente cambiato il volto del sistema bancario italiano ormai da parecchio tempo. Anche UBI, seppur ancora banca popolare di nome, di fatto si comporta come ogni altra SPA (le banche rete sono, inoltre, tutte spa).
Quei colleghi che provengono dalle banche popolari del gruppo, alcune in particolare, hanno avuto modo in questi anni di cogliere un cambiamento radicale nei modi e nei toni da parte dell’Azienda.

Le modifiche statutarie certo tolgono virtualmente la possibilità ai dipendenti di incidere in maniera sostanziale nell’elezione del Consiglio di Sorveglianza (CdS) e nella distribuzione dei premi al management. C’è però da dire che questa possibilità non è MAI stata sfruttata appieno, NEMMENO all’ultima assemblea dei soci dove un enorme battage pubblicitario fatto da alcune sigle firmatarie, in principio interessate alla collocazione di un loro uomo nel CdS stesso,  si è risolto in un nulla di fatto su entrambe le questioni. Magra soddisfazione il “segnale” dato col secondo posto della lista del prof. Resti.
Inoltre le modifiche approvate dal CdS non recepiscono appieno le richieste di Bankitalia, che premeva per la trasformazione netta in SPA delle popolari quotate, ciò a significare il fatto che esistono altri interessi  a supporto di una qualche forma cooperativa.

2 – Proprio a causa del fatto che oggi le banche sono TUTTE, e a tutti gli effetti, IMPRESE PRIVATE che perseguono come scopo esclusivo ed esaustivo  il LUCRO e non più in maggioranza aziende partecipate dallo Stato, o facenti capo ad Enti morali, o Istituti di diritto pubblico, le cui attività, seppur sempre a scopo remunerativo, potrebbero essere agevolmente coordinate e indirizzate a fini sociali, esse sono pro-cicliche. Si comportano cioè come ogni altra azienda privata soggetta esclusivamente alle leggi di mercato, che, è bene sottolinearlo, oggi è più che mai selvaggio e SOVRANO ASSOLUTO delle nostre esistenze.
Ciò si traduce in produzione ed investimenti nei momenti espansivi, in tagli ai costi (soprattutto umani) e contrazione della produzione (nel nostro caso l’erogazione del credito) in quelli recessivi.
Questo significa che l’azione sindacale deve essere la più decisa possibile nella difesa di occupazione, salario e diritti e imprescindibilmente  supportata da una universale partecipazione della categoria, ma anche che essa potrebbe solo arginare temporaneamente gli effetti della deriva deflazionistica (tagli all’occupazione) ma alla lunga non risolverla.
Per fare ciò occorre trasferire il problema su un altro piano, quello di una politica sana che si riappropri del primato sugli animal instincts dei mercati, quello del netto contrasto alle attuali politiche recessive ormai condannate, seppur a loro modo, anche da esimi rappresentanti dell’ortodossia economica (premi Nobel), dal Fondo Monetario Internazionale (!), da Confindustria (!), a parole da qualche partito politico di minoranza e nei fatti da nessuno dei sindacati confederali appiattiti sulle politiche di austerità del governo.
A conferma di quanto detto riguardo alla pro-ciclicità del settore, nel nostro ambito assistiamo all’ennesimo intervento sulle strutture operative di Gruppo: chiusure di filiali e minisportelli, riqualificazioni, accentramenti, con le solite pesanti ricadute sui colleghi coinvolti.
Ma non finisce qui …   Noi abbiamo presentato una piattaforma contrattuale in linea con i nostri intimi convincimenti. Restiamo in attesa di leggere quanto stanno preparando le sigle firmatarie che si sono impegnate a riscrivere da capo il contratto il quale, ne abbiamo il sentore, sarà in qualche modo in linea con i cambiamenti ineludibili del settore evidenziati e richiesti da ABI.   Incrociamo le dita …

 
C.U.B. – S.A.L.L.C.A.
Gruppo UBI Banca

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