Siamo tutti in trepidante attesa dell’annunciato piano industriale che partirà da due certezze: i top manager, che hanno portato il gruppo Carige ai risultati che purtroppo conosciamo, non saranno chiamati a rispondere del loro operato (salvo provvidenziali interventi della magistratura), mentre a pagare per risollevare i conti saranno solo i lavoratori. Non c’è bisogno di essere indovini per sapere cosa conterrà il “pacco regalo” che stanno preparando ai nostri danni:

  • Riorganizzazione dell’organigramma e delle diverse strutture del Gruppo (con possibili accorpamenti di banche) e chiusura di decine di filiali, con conseguenti tagli di posti di lavoro, problemi di ricollocazione e mobilità, aumento di  carichi di lavoro e responsabilità.
  • ESUBERI derivanti dai processi di cui sopra.
  • Rischio di esternalizzazioni con annessi lavoratori-OGGETTO.
  • Taglio sostanzioso del VAP.
  • Utilizzo sempre più frequente degli assegni ad personam per i FEDELISSIMI.

Tutto ciò segue ad una gestione corrotta, con un ruolo di oggettiva connivenza della politica (bipartisan per usare un termine di moda) e dei poteri forti cittadini genovesi ed il tacito consenso delle  organizzazioni sindacali firmatarie. Ricordiamo anche che il disastro è avvenuto sotto la gestione di Berneschi, che, quando fu costretto alle dimissioni in Carige,  non sentì neppure l’opportunità di dimettersi da vicepresidente dell’Abi.

In questa fase STORICA, non si può prescindere dal chiamare i lavoratori ad una pronta reazione per non essere le vittime sacrificali del processo in atto.  Il contratto nazionale non dà particolari tutele in questi casi: l’azienda è solo obbligata a comunicare le scelte già decise. Se non siamo NOI stessi a riappropriarci in prima persona del sindacato e della vita sindacale, sarà sempre il sistema corporativo a decidere per TUTTI NOI. Un sistema  fondato su un groviglio di interessi di potere ed economici  che oggi è saltato per aria.

Cosa scegli? Continuare a fare finta ed a inseguire  la vana speranza “forse ce la faccio anche questa volta, DA SOLO”? Oppure reagire in forma organizzata?    Pezzo dopo pezzo abbiamo lasciato indietro molte conquiste e persino  la DIGNITA’ di essere lavoratori con una funzione anche sociale. Ci stiamo abituando a questo processo (è il LORO gioco e la loro speranza).

Sta a noi decidere cosa fare! Le cose non miglioreranno per miracolo e non ha senso respirare questo olezzo sino a soffocare. Bisogna rialzare la testa e contrastare il colpo definitivo che a breve sarà inferto ai diritti dei lavoratori!

Forse ancora oggi c’è chi pensa che queste parole siano esagerate. A questo rispondiamo: guardiamoci  in giro, informiamoci, non prendiamo per buono ciò che affermano gli ORGANI ufficiali. Organizzarsi finché si è in tempo è l’unico modo per fare fronte alla valanga in arrivo.

C.U.B.-S.A.L.L.C.A.
Carige

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