Estratto dal Disegno di legge costituzionale comunicato alla Presidenza il 14 marzo 2014 per la modifica all’articolo 38 della Costituzione in materia di pensioni di vecchiaia: “….. alla luce dei dati più recenti sulla povertà in Italia pubblicati dall’ISTAT: 10 anni fa 6.786.000 cittadini erano al di sotto della soglia di povertà relativa, saliti nel 2012 a 9.563.000, pari al 15,8 per cento della popolazione; solo tra il 2011 e il 2012 si sono aggiunti 1.390.000 cittadini, mentre 1.399.000 cittadini, in quello stesso anno, sono scesi sotto la soglia di povertà assoluta, oggi pari all’8 per cento della popolazione, contro il 5,70 per cento del 2011 e il 5,20 per cento del 2010.

Considerando che la crisi dei consumi privati incide sulla salute delle aziende e dunque sull’occupazione molto di più del costo del lavoro, creando una spirale regressiva, non si intravede una luce in fondo al tunnel che stiamo percorrendo. Anche realizzando un avanzo primario di bilancio, se il tasso di crescita rimane inferiore al tasso d’interesse, il debito può aumentare comunque …….. Appare chiaro, oggi, che le modalità attuative del passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo, improntate a un criterio di gradualità tale da non compromettere quello che nella giurisprudenza costituzionale si definisce principio di affidamento, hanno determinato una situazione di fatto caratterizzata da discriminazioni molto evidenti tra i cittadini italiani che hanno cominciato a versare i contributi prima del 1995 e quelli che hanno cominciato dopo, per tacere di coloro che ricadono integralmente nel sistema contributivo, o che devono ancora cominciare a lavorare“.

Il contesto delineato brevemente ma in modo efficace fornisce un panorama abbastanza chiaro e nel contempo desolante delle conseguenze derivanti dalle scelte prese “consapevolmente” negli ultimi decenni da politici, associazioni imprenditoriali e OO.SS.
Come si desume dal testo del Disegno di legge il Potere ha ben chiaro che siamo solo all’inizio dei sacrifici lacrime e sangue e che la “crisi permanente” costituisce l’elemento cardine per fare tabula rasa di diritti e dello stato sociale, il tutto per essere sostituito da uno stato assistenziale  ove i lavoratori costituiscono merce a basso costo e una variabile ultra flessibile in funzione del ciclo produttivo e/o della produzione di utili.

In questo contesto il caso Carige è emblematico di come il capitalismo privato usi la crisi per impadronirsi dei beni pubblici. Non facciamoci illusioni, l’obiettivo primario dei soci entranti, che investiranno ingenti capitali nel Gruppo, è quella di ottenere nel più breve tempo possibile un ritorno in termini di utile distribuito.

Cari colleghi, siamo ad una svolta epocale, ci stanno traghettando da una gestione parapubblica ad una privata.
La prima  pretendeva la distribuzione di utili ogni anno, anche se in realtà veniva distribuito parte del patrimonio netto. Difatti, non svalutando l’avviamento rilevato all’atto delle acquisizioni delle filiali  da altre banche, a seguito della loro perdita  di valore, e non svalutando  adeguatamente i crediti inesigibili, la Banca non ha iscritto in bilancio INGENTI PERDITE al fine di mantenere gli utili d’esercizio e il dividendo distribuito ai livelli dettati dalla nomenclatura di Potere di turno. Detto in altri termini, al Potere non interessava che venisse distribuito un utile inesistente andando così a depauperare il patrimonio netto, l’importante era mantenere costante il flusso di contanti indirizzato verso le associazioni amiche, la Curia, i politici di turno, gli imprenditori amici, ecc.

Ora la seconda pretenderà l’immediata distribuzione di utili, una veloce risalita del titolo, un recupero rapido del capitale investito ed una ricca plusvalenza in caso di cessione a nuovi padroni.

Ma attenzione, i nuovi soci non avranno legami con il territorio e i politici locali bisognosi di voti. Pertanto, il lavoratore sarà ancor più soggetto al ricatto, oggetto di pressioni, tagli, esternalizzazioni, uscite anticipate dal mondo del lavoro con minori garanzie.

Le OO.SS. firmatarie si sono dimostrate inadeguate a rappresentare i lavoratori, ben inseriti nel risiko di potere e sempre pronte ad assecondare se non addirittura ad accompagnare i voleri del management, stile tappetino rosso.

La nostra proposta che coerentemente portiamo avanti e proponiamo ai lavoratori è fondata sulla ricostruzione di una base sociale e sindacale, diffusa su tutto il territorio nazionale, per la difesa dei diritti dei lavoratori.

Contattaci e parliamone.

C.U.B.-S.A.L.L.C.A.
Gruppo Carige

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