Le trattative per il rinnovo del CCNL sono state aggiornate al 18 settembre, data del prossimo incontro in calendario. La pausa estiva è frutto anche della riorganizzazione interna di Abi, dove a dirigere il Comitato affari sindacali e del lavoro, dopo l’uscita di scena di Francesco Micheli, è stato chiamato Alessandro Profumo.

La sua nomina è stata accolta con manifestazioni di apprezzamento da parte dei sindacati del primo tavolo; non ci sentiamo di unirci a questo coro, ripensando al curriculum di Profumo. Circa due anni fa, infatti, il top manager è stato allontanato, con poca gloria ma ricca liquidazione (40 milioni di Euro, parte della quale contestata nella sua legittimità dal perito della Procura di Roma a seguito di un esposto dell’Adusbef), dalla guida di Unicredit:  un defenestramento che ci pare avesse qualche fondata motivazione.     La gestione Profumo, tra le altre cose, ha visto un’espansione verso i mercati esteri con esiti disastrosi (solo l’acquisto di ATF Bank in Kazakistan ha determinato 1,8 milardi di euro di perdite) e anche dal punto di vista reputazionale il suo interregno è stato contrassegnato dalla vicenda dei derivati, rifilati ad aziende ed enti locali, per la quale Unicredit ha subito delle condanne.
Nel frattempo  lo stesso Profumo, seppure mai condannato, ha collezionato  denunce e inchieste per evasione fiscale, usura e bancarotta fraudolenta (in alcuni casi insieme al suo successore Ghizzoni,) per varie vicende (Brontos, Eurobox, Divania).  E’ grazie a questo brillante biglietto da visita, evidentemente, che Profumo è stato chiamato al capezzale di MPS per riparare i danni della gestione di Mussari, indimenticabile presidente di Abi per due mandati. Attenzione: visto che il nuovo contratto dovrà essere discusso con Profumo, sarà opportuno ricordare alcuni dettagli dell’accordo separato firmato in MPS (senza la firma di Fisac, Dircredito e Falcri), che, tra le altre delizie, prevedeva l’esternalizzazione di oltre 1.000 lavoratori, realizzata con la cessione degli stessi alla nuova società Fruendo, nel capitale della quale MPS è formalmente del tutto assente. Da segnalare, inoltre, l’apertura di un varco ambiguo e pericoloso sul sistema incentivante che (come recita l’accordo in MPS) “ricompensi il merito ed il contributo anche del singolo, diretto e indiretto al raggiungimento degli obiettivi, qualitativi e quantitativi assegnati, privilegiando lo spirito di squadra”. Una formulazione contraddittoria (contributo del singolo e insieme spirito di squadra) che potrebbe diventare un riferimento per il contratto nazionale, visto che la piattaforma del primo tavolo sindacale ha riproposto un tentativo di contrattare il sistema incentivante, finendo così per legittimarlo e vanificare una vera battaglia contro le pressioni commerciali e la rincorsa dei  budget.

Ci preoccupa, quindi, che tra i sindacalisti più accalorati per la nomina di Profumo ci sia il segretario della Fabi, Sileoni, che non si stanca di vantarsi per il contratto truffa firmato nel 2012. Ci è capitato di leggere, in un’informativa agli iscritti Fabi di Unicredit, un elogio per i risultati ottenuti dal Fondo per l’Occupazione (FOC) che avrebbe consentito di assumere oltre 8.000 giovani (tra stabilizzazioni e nuove assunzioni) dalla sua entrata in vigore, grazie in particolare al contributo del 4% dei top manager, oltre a quello dei lavoratori. Il tutto facendosi per l’ennesima volta i complimenti per la lungimiranza mostrata nel firmare questo capolavoro di contratto. Premesso che la lotta alla precarietà è uno dei temi fondamentali per il nostro sindacato e che ogni assunzione rappresenta una buona notizia, riteniamo di dover fare alcune osservazioni. La prima è che sarebbe interessante capire come sono divise le 8.000 assunzioni del FOC tra stabilizzazioni e nuove assunzioni effettive: nelle infuocate assemblee di valutazione dell’accordo venivano sbandierati 30.000 nuovi posti di lavoro in cinque anni. Inoltre i dati sul finanziamento del FOC sono ben noti e ci dicono inequivocabilmente che esso è finanziato per oltre il 90% dal contributo dei lavoratori con la rinuncia ad una giornata di banca ore/ex festività/permesso frazionato. Le aziende hanno preso tutto quello che gli era consentito dal contratto capestro e anche di più, ma non hanno rispettato quel poco che spettava ai lavoratori. Il rinnovo del contratto rischia di essere in salita già solo per alcune partite rimaste in sospeso. E’ il caso dell’Elemento Distinto della Retribuzione (EDR, peraltro finanziato dagli stessi lavoratori con la riduzione della base di calcolo per TFR e previdenza integrativa) che doveva finire nelle tabelle retributive a fine luglio, “secondo i criteri che verranno stabiliti dalle parti”. Questa formuletta era sufficiente a farci dubitare che la tabellizzazione dell’EDR sarebbe stata automatica. Infatti il tempo per discuterne non è stato trovato e l’argomento è stato rinviato a settembre. La questione è importante perchè gli aumenti  corrisposti come Elemento Distinto della Retribuzione non vengono computati ai fini degli istituti contrattuali nazionali, del TFR, dei trattamenti di previdenza INPS e aziendale. Viene da chiedersi cosa accadrà degli scatti di anzianità, bloccati  per il periodo 1/1/2013-31/7/2014. Ora riprenderanno il loro corso? E il TFR, che fino al 31/12/2014 verrà calcolato solo sulle voci tabellari di stipendio, scatti di anzianità, importo ex-ristrutturazione tabellare (con esclusione di tutte le altre voci)? Anche queste parti dovranno essere rinegoziate?
I sindacati del primo tavolo hanno  intanto presentato il loro “nuovo” modello di banca, argomento su cui abbiamo già scritto. Abbiamo stigmatizzato in particolare  la proposta di un “consorzione” unico di categoria che raggruppi le società consortili oggi esistenti: una proposta sbagliata nel merito e ancor di più nel metodo, visto che una proposta così rilevante non è stata neanche citata nelle assemblee dei lavoratori di poche settimane prima. Nel nuovo modello di banca proposto dai sindacati del primo tavolo viene sostenuta con forza l’idea di convertire i lavoratori alla consulenza legale, fiscale, previdenziale, attività che secondo il segretario della Fabi Sileoni “le banche assicuravano alla clientela fino a 15 anni fa”. A noi non sovviene che tutte queste attività venissero svolte all’epoca e, sebbene non ci turbi la ricerca di nuove fonti di redditività, restiamo convinti che nel nostro nuovo modello di banca sarebbe magari opportuno ricominciare a fare bene la vera attività  bancaria, garantendo in modo professionale servizi e credito alle aziende (non solo per vendere i derivati…) e consulenza per gli investimenti (non solo per piazzare i collocamenti…).
Concludiamo queste riflessioni con qualche nota sulla relazione annuale del presidente dell’Abi, Patuelli, del 10 luglio scorso. Le sue esternazioni ci vedono in disaccordo su gran parte delle cose dette, che ci sembrano frutto di una realtà parallela nella quale pare vivere il presidente dell’Abi. Sorvoleremo sulla sua visione dei problemi economici generali, dell’Italia e dell’Europa, frutto di un’impostazione ideologica liberista, i cui brillanti frutti sono quotidianamente sotto gli occhi di tutti. Ci limiteremo a ricordare un paio di passaggi dove fa l’elogio delle banche italiane, “impegnate quotidianamente per la legalità in un paese eccessivamente abituato all’evasione fiscale e all’illegalità”. Chissà se Patuelli conosce la vicenda di Banco Desio (di cui abbiamo scritto ripetutamente) con il proprio vertice laziale che ha patteggiato a fronte di accuse quali “associazione a delinquere finalizzata all’esportazione illegale di capitali all’estero”. Chissà se è a conoscenza del fatto che oltre 10 banche sono state commissariate da Banca d’Italia per riciclaggio e gestioni “allegre”. Patuelli raggiunge vette liriche quando afferma che “concepiamo la difficile “arte del banchiere” non come una professione come le altre, ma come la più complessa e responsabile che deve basarsi sempre innanzitutto sull’intransigenza morale, non solo nell’applicazione continua di tutte le leggi, ma anche con un’austerità morale che non può e non deve subire eccezioni”. Bravissimo! Ma Pautelli lo sa che il suo predecessore alla guida dell’Abi si chiamava Mussari? E che il suo (di Patuelli) vicepresidente era Berneschi? Ha idea di quanti banchieri risultano inquisiti (non ancora condannati, per carità, siamo garantisti) tra cui Profumo? Patuelli ha avuto l’ardire di sostenere che era ora che la politica si tenesse alla larga dalle banche. Ma è lo stesso Patuelli vicesegretario del Partito Liberale Italiano ai tempi della prima repubblica? Un ottimo esempio di politica che non si tiene lontana dalle banche, ma, nel suo caso, ci entra direttamente dentro!

C.U.B.-S.A.L.L.C.A.
Credito e Assicurazioni

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