Dopo tanti anni di ingiustizia sociale, finalmente il governo Renzi ha scoperto che ci sono lavoratori garantiti e lavoratori senza garanzie e ha deciso, attraverso il “Jobs Act”, di superare questo stato di disuguaglianza inaccettabile: via le garanzie per tutti!!

Il dibattito sulle tutele crescenti (ma non troppo) per i neoassunti è cascato ancora una volta sulla vecchia questione dell’art.18 e ancora una volta sta scadendo a livelli aberranti.
 
Si sostiene che per aumentare l’occupazione si deve…licenziare. Non aggiungiamo commenti, anche perchè nell’epoca delle guerre “umanitarie” la logica non è più di casa.

Pare che in questo paese, a causa dell’art.18, le aziende non possano  licenziare.

A parte che già la famigerata riforma Fornero ha svuotato in buona parte le tutele previste, ci si dimentica che l’art.18 tenta di impedire solo i licenziamenti individuali senza giusta causa.

Che i licenziamenti si possano fare ce lo ricorda il drammatico bollettino quotidiano di lavoratori che perdono il posto di lavoro (bancari e assicurativi compresi).

Su qualche mezzo di (dis)informazione è apparsa la notizia che il reintegro nel posto di lavoro per licenziamento ingiustificato riguarderebbe “solo” 3.000 lavoratori all’anno.
La cifra non ci pare così insignificante e comunque questo è il numero di casi in cui le aziende “ci hanno provato”: cosa accadrebbe senza l’argine di ciò che resta dell’art.18?
Come già la Fornero, anche Renzi garantisce che non saranno ammessi licenziamenti discriminatori: tante grazie, questo deriva dai principi costituzionali generali e d’altronde nessun imprenditore è così stupido da dichiarare che licenzia un dipendente per le sue idee religiose o per la sua appartenenza politica o sindacale.
Renzi ha duramente rimbeccato i sindacati confederali chiedendosi dove stavano mentre cresceva l’esercito di lavoratori precari.
Ci permettiamo di osservare che questa domanda la facciamo noi, non solo ai sindacati di regime, che hanno firmato tutto quello che non si doveva firmare, ma anche a lui: dov’era Renzi mentre i governi di centro-sinistra (dal pacchetto Treu in poi) hanno emanato leggi per accrescere la precarietà, in perfetto connubio peraltro con quelli di centro-destra (Legge Biagi)?
Non sarà un caso che Sacconi sia il principale sponsor di Renzi su questo provvedimento e che Berlusconi sia pronto a soccorrere il chiacchierone fiorentino in caso di difficoltà, senza contare le lodi sperticate di Marchionne, uno che di diritti se ne intende!
Non dimentichiamo che, tra le tante chiacchiere fatte, appunto, uno dei pochi provvedimenti del Governo Renzi è stato quello sui contratti a termine.
Anche in questo caso era partito per ridurre la precarietà ed ha aumentato il numero di contratti a tempo determinato che possono essere reiterati e senza neanche la necessità della causale!
Ma forse il dibattito sull’art.18 (le cui tutele, come detto, sono già state svuotate in parte dalla Legge Fornero) serve a sviare l’attenzione da altre parti del Jobs Act, che confermano il suo carattere punitivo verso i lavoratori: ci riferiamo alle ipotesi di demansionamenti con riduzione di stipendio (l’Abi ci sta facendo un pensierino, ritardando la ripresa delle trattative per il contratto dei bancari) e di superamento del divieto di controlli a distanza.
I due miliardi di Euro che verrebbero stanziati per dare ammortizzatori sociali a chi ne è privo sono l’ennesimo specchietto per le allodole: i soldi non ci sono e l’unico obiettivo reale del governo è quello di aumentare la precarietà e la ricattabilità dei lavoratori, favorendo la spinta verso il basso dei salari. Tutto questo non creerà nuove assunzioni, ma deprimerà ancora di più la domanda interna rendendo illusoria ogni ipotesi di ripresa economica.
 
Sono anni che ci propinano queste medicine, ma la malattia continua ad aggravarsi.
La rivoluzione “nuovista” di Renzi sa tanto di restaurazione e di salto all’indietro di decenni: non è ora, tutti insieme, giovani ed anziani, stabili e precari, di dire basta??
 
C.U.B.-S.A.L.L.C.A.
Credito e Assicurazioni

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