BANCA CARIGE

Volantino

Volantino

La strada sembra ormai segnata. Il percorso intrapreso dal Gruppo Carige, come commentato dai quotidiani, sembra aver come possibili sbocchi:

  • un nuovo aumento di capitale che romperebbe definitivamente con le logiche del passato. L’ex socio di maggioranza, la Fondazione Carige, non conterebbe più nulla e a quel punto la Banca sarebbe consegnata a nuovi soci privati, o,
  • una serie di cessioni di rami d’azienda e/o un’incorporazione a cui conseguirebbe la definitiva eliminazione del Gruppo Carige.

In entrambi gli scenari la nuova dirigenza la fa da Padrona. Nessuna illusione, le facce cambiano ma il sistema è sempre lo stesso: anche Montani & Soci rispondono a qualcuno.

Visti i nomi che vengono a galla e l’attenta supervisione di Banca d’Italia (la cui indipendenza è ormai un ricordo), possiamo ragionevolmente affermare che quel qualcuno appartenga al mondo imprenditoriale e alla finanza internazionale. In altri termini, l’obiettivo, quasi riuscito, è quello di estromettere il controllo para-pubblico a favore di una svendita a privati. Naturalmente, non sta avvenendo solo a livello di sistema bancario, ma anche per altre grandi aziende para-pubbliche (Alitalia, Ansaldo del Gruppo Finmeccanica, le municipalizzate, ecc.)

In questo scenario le OO.SS., come pubblicato su Il Giornale dell’11 novembre 2014, “si schierano con il piano della banca contro le proposte dilatorie di Fondazione e compagni, perché hanno più di un dubbio che il futuro di tutti i dipendenti del gruppo possa essere garantito da una fusione immediata: sia che si tratti di una banca estera che di una banca italiana il costo in termini occupazionali, specie per le sedi, sarebbe invece enorme. Carige è una Banca in difficoltà che sta cercando di risolvere i suoi problemi e dopo il recente aumento di capitale e gli ulteriori interventi ad esso collegati si sta avviando lentamente sulla strada del risanamento”.

Non sappiamo se le OO.SS. facciano finta di non sapere o siano “ingenue”.

La Cub-Sallca non perora la causa della Fondazione e nemmeno quella della nuova dirigenza. Nel primo caso abbiamo già ampiamente sperimentato e subito  le conseguenze del sistema clientelare, nel secondo non ci facciamo illusioni, anche educati dall’esperienza di altre aziende italiane che una volta acquisite sono state smembrate, portate al fallimento, strizzate sino all’osso, ridotte  ad oggetto di ristrutturazioni e riorganizzazioni permanenti. In altri termini, il nuovo management  sembra operare per offrire la Banca a privati/fondi/altri investitori istituzionali, il cui interesse non risiede in un sviluppo sano ed equilibrato del Gruppo nel lungo termine, ma nella speculazione di breve periodo giocata sul taglio  del personale. Una volta acquisito il controllo e realizzato lo spezzatino, detti soggetti hanno interesse a cedere la Banca o quel che ne resta per realizzare forti plusvalenze. A loro volta, i nuovi acquirenti cercheranno di recuperare l’investimento  con un nuovo ciclo di tagli, riorganizzazioni, ecc., per realizzare nel minor tempo possibile alti profitti, e così via all’infinito o quasi …. sino alla fine.

C’è qualcuno che possa pensare  che i summenzionati nuovi soci-privati abbiano a cuore l’interesse della clientela, la sorte dei dipendenti e lo sviluppo del territorio? Cosa mai potrà interessare al fondo statunitense, al Bonomi di turno, ecc., del territorio, della Liguria, del back office di via Isonzo, della professionalità della “Sede”, ecc.?

Nello specifico, ci “suona strano” questo forte interessamento dichiarato dalle OO.SS. per la Sede. Perché non hanno messo la stessa enfasi, la stessa attenzione e la forza di persuasione nei confronti della dirigenza per difendere i colleghi delle assicurazioni, di Banca Cesare Ponti e di Creditis (le possibili prossime cessioni), dei colleghi che sono stati demansionati, per contrastare la chiusura di filiali, ecc.? Forse, in quest’ultimi casi i dipendenti sono ritenuti di serie B?

   La Cub-Sallca propone ai lavoratori di tutte le categorie di unirsi per contare di più. La lotta deve avere quale obiettivo la costruzione di un sistema sociale con al centro il lavoratore ed i suoi bisogni come essere umano. Non ci schieriamo con coloro che hanno contribuito a ridurre la Banca in questo stato e nemmeno con coloro che vogliono consegnare il Gruppo a soggetti il cui unico obiettivo è quello di lucrare il più possibile nel minor tempo possibile.

   Dobbiamo lottare per un sistema alternativo all’attuale, dobbiamo incominciare a costruire un mondo diverso,  dove il sistema economico e le Banche (che ne sono il perno) diventino un mezzo per accrescere il bene comune e il benessere sociale.

Riteniamo prioritario, di fronte al rischio di una deriva rovinosa, un programma ed un piano industriale che assicurino:

  • la tutela del posto di lavoro e la creazione di un clima positivo interno all’azienda;
  • una politica commerciale che ponga al centro della sua azione i bisogni del cliente e lo sviluppo equilibrato e rispettoso delle caratteristiche socio-culturali del territorio;
  • l’agire etico ad ogni livello operativo e commerciale.

Infine dobbiamo impegnarci per ricreare un clima solidale tra i colleghi. I sindacalisti devono ritornare sui luoghi di lavoro, parlare e discutere con i colleghi, informarli, affrontare e risolvere i problemi che si incontrano nella quotidianità lavorativa, raccogliere le esigenze e trasformarle in rivendicazioni. Inoltre, un buon sindacalista non può prescindere dal denunciare le ingiustizie,  il malaffare, gli episodi di corruzione, la gestione clientelare della banca. Non pensate che un buon sindacalista dovrebbe agire così? Quanti ne conoscete con queste caratteristiche? Quanti rispondono alle vostre attese?

Vi chiediamo: ricordate qual è l’ultima volta che un sindacalista è passato da voi e vi ha chiesto cosa pensate? Ma se non svolgono questo lavoro, cosa ci stanno a fare, qual è la loro funzione?

   La Cub Sallca propone un modello di sindacato e di sindacalista-lavoratore diverso, dove non esiste delega in bianco, ma partecipazione diretta.

Solo ripartendo dalla base, dai lavoratori, sarà possibile contrastare questo attacco ai nostri diritti, all’occupazione, ad un territorio già molto provato.

Contattaci e iniziamo a parlarne insieme.

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Gruppo Carige

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