baratrobIl tema di questo numero potrebbe essere lo stress lavorativo, quello che l’azienda nega ci sia nel nostro gruppo e che, a fronte degli approfondimenti richiesti dall’Asl di Rivoli, a seguito del nostro esposto, l’ha indotta a chiedere la collaborazione dell’Università di Milano.

Come riportato in un recente comunicato degli RLS, apprendiamo che “l’indagine, commissionata all’Università di Milano, si è conclusa “non rilevando criticità’’ riguardo la salute psicofisica dei lavoratori, ma una “moderata presenza di ansia sul lavoro sperimentata da gestori e assistenti alla clientela, verosimilmente legata alla fase di adattamento al nuovo modello di banca”.

L’esito dello studio (che vedremo se soddisferà le richieste avanzate dall’Asl) ci lascia un attimo perplessi (per così dire). Sebbene nessuno dubiti della serietà professionale dell’Università di Milano, non possiamo non rilevare come la storia della collaborazione tra la stessa ed Intesa sia di lunga durata e si sia snodata attraverso studi e convegni organizzati congiuntamente. Cose normali, nel paese dei conflitti d’interesse, per cui non ci preoccupiamo e restiamo in fiduciosa attesa.

Nel frattempo vi proponiamo due contributi che confermano che lo stress lavorativo nel Gruppo Intesa Sanpaolo non esiste.

Il primo è uno scambio di mail tra due gestori di Filiali Personal. L’abbiamo trovata davvero interessante e gli autori ci hanno autorizzati a pubblicarlo.

Il secondo è di un assistente alla clientela, già autore della divertente storiella di Rag e Raz. Con questo contributo il collega conferma che la sua vena letteraria è sempre feconda e rappresenta bene quello che avviene nelle filiali.


SCAMBIO DI MAIL TRA COLLEGHI DI FILIALI PERSONAL

Colgo l’occasione per segnalarti una curiosità:  premesso che da oltre un anno contesto il fatto che tra i collocamenti vi siano esclusivamente prodotti che aumentano il rischio di portafoglio dei ns clienti ( ma soprattutto aumentano la redditività dell’azienda ) e che prima o poi ci saremmo ritrovati a fare i conti con l’oste ( infatti basta vedere in questi giorni che siamo tempestati di telefonate e visite non programmate di clienti allarmati che scoprono che gli investimenti effettuati da marzo 2015 ad oggi non ce n’è uno che abbia mantenuto il valore iniziale ), ma la poca lungimiranza e l’avidità delle funzioni commerciali ha sistematicamente spinto per questo tipo di prodotti; come accennavo è curioso il fatto che le polizze Ramo I ( Base Sicura ) da febbraio 2015 NON sono state più inserite tra i prodotti da spingere nonostante offrano redditività simile a certificates e unit ! Abbiamo a ns mani budget volumetrici con richieste monster su tutto e ZERO su Ramo I, anzi …… ci sono pervenuti più volte elenchi di clienti possessori di codesto ed unico investimento di difesa in cui veniva richiesto di smontare tutte le edizioni passate di ramo I per “riqualificare” ( per chi ? ) le somme rivenienti. Come vorrei far parlare codesti geni con i nostri clienti in crisi esistenziale, invece o sono silenti o si limitano a farsi vivi in videolync lamentandosi dei deludenti dati provenienti dai collocamenti o ci girano video aziendali dove gli strateghi di turno continuano a fornire rassicurazioni a cui nemmeno loro credono più o discorsi altisonanti da  passerella di inizio anno !

Mi riconosco in pieno in quello che dici, in effetti la storia del 2015 è tutta concentrata in questo: prendere gli investimenti più conservativi dei clienti e buttarli dentro la fornace dei prodotti “qualificati”. E l’hanno chiamata riqualificazione del gestito!

Bisognava fare esattamente l’opposto: prendere tutti i prodotti azionari e obbligazionari che avevano raggiunto il massimo a marzo 2015 e parcheggiarli in prodotti conservativi in attesa dello storno.

Mi ricordo una riunione dove uno di Eurizon spingeva tutti i consulenti a convertire le gestioni monetarie o tranquille in una nuova linea che aveva il pregio di avere il monetario quasi a zero. Bei risultati!

La cosa più imbarazzante sono i fondi flessibili: sono sotto (a volte anche di molto), non rendono un fico, hanno commissioni di uscita elevate. Praticamente sei prigioniero del nemico…

Poi anche il tempismo sui certificati è stato notevole: emettevano sul petrolio quando era a 50 dollari, adesso è a 30 e punta ai 20….

E che dire dei titoli del lusso, presi ai massimi, o dei cambi delle valute emergenti tipo lira turca?

A volte c’è veramente da vergognarsi di fare questo lavoro….E soprattutto di doverlo fare in questo modo!


Ritaglio di Riteil – Customer Satisfaction

Dopo un’ora abbondante di attesa, la signora Razdori si siede sbuffando nella seggiola dall’altra parte della mia postazione. Incautamente provo a “buttarla” sul ridere:

«Buongiorno Signora Razdori, abbiamo in previsione una prova di uscita in emergenza, sa . . .  in caso di incendio o di terremoto . . . »

«Non faccia lo spiritoso, Ragioniere! Altro che uscita! Qui l’ emergenza è all’ entrata: sono accampata qui da due ore. Mi addebiti questa tassa che poi me ne vado. Ho fretta!»

«Ecco signora Razdori . . . . ., vedo che lei ha un contratto multicanale e . . . »

«Che cos’ho io? Di cosa va blaterando??»

«No, dicevo, un contratto di “internet banching”. Lei potrebbe pagare l’ effeventiquattro da sola tramite il canale di internet. Se vuole la assisto usando la nostra postazione qui in filiale»

«Ah, parla di quella cosa che mi ha fatto firmare Giovanna due mesi fa? Senta Ragioniere, tutto quello che mi propone mi fa solo perdere tempo. Sono già un po’ alterata: mi passi questo F24 e finiamola qui. Sa come si dice in Veneto? “Peso el tacòn del buso”. Ecco: lei è la dimostrazione vivente di questo proverbio. Ho fatto proprio bene a darle ZERO. Ma evidentemente non è servito a nulla, perché lei è ancora qui.»

Nel frattempo sopraggiunge la direttrice. Tacco alto e passo di carica: sembra un battaglione di cosacchi a cavallo. Si piazza alle mie spalle e chiede: «E quello dove va?»

«Quello chi?» Rispondo io.

«QUELLOOO!» Indicandomi sul monitor un cliente ripreso dalla telecamera mentre si avvicina a una porta interna.

«Ah, il signor Ghiandoli. Sa, soffre un po’ di prostata e sta andando in bagno»

E la direttrice:«Un po’? Ma se è già la seconda volta che ci va! E poi, chi gli ha dato il permesso di usare i nostri bagni?»

«Gliel’ho detto io. Però va in quello dei maschi. Se uscisse dalla filiale perderebbe il posto in fila e non riusciremmo mai a concludere un’ operazione. Sa, la sua autonomia è inferiore al tempo d’attesa . . . . »

«Vabbè, ne parliamo poi. Intanto vediamo di darci una mossa» conclude la direttrice allontanandosi sempre a passo di carica.

La signora Razdori non perde l’occasione per infierire:«Ha sentito la direttrice? Nell’ attesa mi sono letta tutto il giornale, ma temo che non basti più. La prossima volta mi porterò “Guerra e Pace”»

«Scusi signora Razdori , ma temo di non capire: cosa significa che mi ha dato ZERO?»

«Ma sì. Mi è arrivato un esseemmeesse dal vostro servizio di “Castomer sadisfecscion” e io, pensando a lei, ho dato ZERO. Perché sorride adesso?»

«Ecco, vede signora Razdori, il suo gestore è Giovanna e nell’ esprimere la sua insoddisfazione, lo Zero lo ha affibbiato a Giovanna anziché a me. Adesso mi spiego perché Giovanna sia stata trasferita da un giorno all’ altro e apparentemente senza alcuna motivazione.»

«NO! GIOVANNA NO!» Conclude la signora Razdori con le mani nei capelli.

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