unicreditcChi non ha paura non è coraggioso, è cieco. (Roberto Gervaso)

Con notevole sincronismo e una buona dose di ironia si sono susseguite sul portale due serie di informazioni, in realtà relative allo stesso argomento: ovvero l’anno 2015.

In primis i risultati, presentati con gran fanfara martedì scorso e ribaditi a più riprese nonostante inquietanti debacles in borsa (ma è successo a tutti, è solo speculazione, ed è chiaramente tutto finito…). Sembra che UniCredit abbia portato a termine degli autentici miracoli, la “Rete con la R maiuscola” ha fatto utili, nuovi clienti, raccolto masse, erogato fidi, intermediato immobili, venduto polizze RC auto e chi più ne ha più ne metta. Citiamo testualmente: “tutto ciò ci deve rendere fieri di appartenere a questa grande squadra” (il neretto è in originale).

Poi si volta pagina e si legge dell’accordo sottoscritto (a loro dire) dopo estenuanti trattative dai sindacati firmatari. In effetti a giudicare dal numero di firme e sigle che coprono quei poveri fogli martoriati (se ne contano circa una cinquantina) i delegati devono essersi portati dietro amici e parenti in discreto numero per dar manforte.

Quale premio abbiamo avuto per questi brillanti risultati? Per cominciare, un ulteriore rinforzo del concetto che siamo in troppi. Dobbiamo essere fieri di appartenere a questa grande squadra, che però lascerà a casa 2700 (altre) persone nel giro di breve tempo. Si tratta di esodi incentivati e non di licenziamenti, e mille grazie: ancora non ci risulta che sia così semplice.

Divertente poi parlare di “ricambio generazionale” nel momento in cui si paventano 700 assunzioni, perchè se la matematica non è un’opinione continuano a mancare 2.000 risorse all’appello. Ma si sa, ormai i clienti fanno tutto da casa: chi li vede più in Agenzia? meno male che i call center fissano appuntamenti altrimenti si morirebbe di noia.

Dove la farsa comincia però a diventare di cattivo gusto è in ambito di premio aziendale. Va dato atto ai sindacati trattanti di avere, per la prima volta nella storia, esaminato il problema con qualche mese di anticipo e non lasciandoselo rimandare a chissà quando; ma i loro meriti si fermano qui, perchè se è vero che la Banca ha stravinto su ogni linea non si capisce come mai un premio già striminzito debba essere ridotto ulteriormente, oltretutto con una fastidiosa discriminazione per chi, per sua perversione mentale, lo volesse in contanti. 840 euro il premio (lordo) appena erogato a novembre in busta, contro 650  euro sempre lordi che prenderemo a giugno, per una perdita secca di 190 euro; per l’erogazione in conto welfare si passa da 1140 a 1000 euro, con una perdita di 140 euro che è ancora inferiore proporzionalmente. Sarà divertente vedere come questo concetto sarà applicato, per chi dovesse ancora riscuotere, al premio per il 25°, dove parliamo di cifre ben più sostanziose.

Leggiamo poi che ci verrà elargito un tablet; non si sa di che marca, non si sa che modello e soprattutto non si sa chi l’abbia chiesto. Evidentemente non siamo così bravi a venderne e ne sono avanzati  molti.  Il  fine  sicuramente  è  nobile  (incentivare  i  dipendenti  a  digitalizzarsi),  ma presumiamo che chi fosse interessato abbia già provveduto da sè.

Come al solito non una parola su inquadramenti e situazione disastrosa della rete. Non una parola sulle pressioni commerciali, che si annunciano già da inizio anno devastanti (e la chiusa del commento ai risultati è significativa: abbiamo fatto trenta, dobbiamo fare CINQUANTA!). Indubbiamente di coraggio ne hanno molto. Forse sarebbe il caso che ne avessimo un po’ di più anche noi.

Siamo a disposizione dei colleghi che, rientrando nelle casistiche relative agli esodi, desiderassero chiarimenti.

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