Che il clima aziendale fosse pesante per i lavoratori di UBI, schiacciati fra l’incudine di una dirigenza mai sazia di risultati commerciali e il martello di organici sempre più ridotti all’osso, era cosa ormai assodata; ora, ad aggravare, e non poco, questa penosa situazione ci si mette pure il clima, quello vero, ormai impazzito pure lui, che passa in pochi giorni dal freddo polare al caldo africano senza soluzione di continuità.
Tuttavia ciò non può diventare un alibi per l’azienda che sistematicamente, ad ogni cambio di stagione, si ritrova “puntualmente” in ritardo nell’accensione degli impianti, di riscaldamento in inverno e di raffreddamento in estate, lasciando anche per lunghi periodi di tempo i colleghi (e l’utenza) ad attendere con ansia l’intervento salvifico del tecnico di turno.
Molte strutture ed impianti di UBI sono evidentemente datati ed obsoleti, alcuni in pessime condizioni e, oltre al ritardo della loro accensione, non di rado funzionano male, con zone della stessa unità produttiva molto fredde e altre dove non sembra neppure che circoli aria. Spesso vanno in blocco, si spengono, perdono acqua costringendo a ricorrere, per la loro sistemazione, alla classica “pezza” per tappare un buco oramai diventato voragine.
Emblematico, ma anche incredibile, è il fatto che queste problematiche riguardino anche le filiali oggetto del nuovo restyling, perché, come si sa, l’importante è apparire, non importa se a forza di nascondere polvere sotto i tappeti non ce ne stia più.
Purtroppo siamo arrivati al punto che, in alcune filiali, sarebbe addirittura utile e necessario chiedere il parere delle autorità sanitarie per essere certi di non mettere a repentaglio la propria salute nel prestare opera in tali ambienti.
Non è difficile riscontrare sempre più spesso, in troppe realtà, la presenza di muffe e umidità sulle pareti oltre ad una sporcizia e polvere generalizzate figlie del continuo taglio delle spese per questi capitoli.
Viviamo in ambienti sempre più insalubri e in aggiunta dobbiamo sopportare, ad ogni cambio di stagione, questa ulteriore seccatura per la mancanza di organizzazione della banca nell’accendere con tempismo gli impianti termici.
Invitiamo “caldamente” i sedicenti sindacalisti e RLS (responsabili dei lavoratori per la sicurezza) a farsi un giretto, in questi periodi, in quei punti operativi per toccare con mano e provare sulla propria pelle l’inebriante sensazione di lavorare con 30°, con la testa che scoppia e l’umidità al 90%
Ai colleghi coinvolti, invece, consigliamo vivamente di segnalare senza indugio anche eventuali patologie, dal semplice ma continuo mal di testa alle bronchiti/polmoniti (tra l’altro già tristemente verificatesi), che potrebbero essere riconducibili alla prolungata permanenza in ambienti privi di adeguato sistema di ricambio d’aria o di filtri non puliti (dovrebbero esserlo almeno ogni 3 mesi) o altre cause legate all’ambiente in cui vivono e pretendere di poter lavorare almeno senza rimetterci la salute.
Ricordiamo a tal proposito che al punto 6 del tanto decantato e orgogliosamente sottoscritto Codice Etico, nell’elencare i principi di condotta nelle relazioni con il personale dipendente, UBI banca sottolinea che “perseguiamo la tutela dell’integrità pisco-fisica dei nostri dipendenti e collaboratori, promuovendo la salute e sicurezza degli strumenti e dei posti e metodi di lavoro….valutiamo e gestiamo i rischi e cerchiamo di eliminarli alla fonte, programmando la prevenzione e dando priorità alle misure di protezione collettiva.”
Anche questo dovrebbe essere “fare banca per bene”

CUB-SALLCA Ubi Banca

 

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