(comunicato del 23 marzo – Lettera a Conte/Speranza)

Dopo aver sentito il premier Conte annunciare l’ulteriore stretta per l’emergenza coronavirus (che peraltro non soddisfa il mondo del lavoro e già ci sono scioperi spontanei nel settore industriale) e dichiarare che “sono garantiti i servizi bancari, assicurativi e finanziari”, abbiamo sentito il dovere di scrivere anche noi al governo, inviando una pec urgente

 

Al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
Al Ministro della Salute Roberto Speranza.

Le reiterate dichiarazioni del Presidente del Consiglio che, anche dopo aver deciso la chiusura di tutte le attività non indispensabili, confermavano che “verranno garantiti i servizi bancari, assicurativi e finanziari”, contraddicono le affermazioni relative all’emergenza della fase attuale.

Ogni giorno ci giungono notizie di filiali di banca, con casi di positività al coronavirus, che vengono chiuse per azioni di sanificazione e con i dipendenti posti in quarantena.

Non possiamo condividere l’idea che i servizi bancari, assicurativi e finanziari siano considerati tout court servizio pubblico essenziale.

Il settore assicurativo non è neppure compreso tra le attività soggette a limitazione del diritto di sciopero.

Nel settore bancario la prestazione garantita dalla normativa sul diritto di sciopero si limita all’apertura di un giorno alla settimana, il mercoledì.

Peraltro è singolare che oggi si invochi il servizio pubblico essenziale dopo che da anni viene tollerata la politica dei gruppi bancari tesa a chiudere filiali (anche nei piccoli centri dove l’offerta di servizi bancari scarseggia) e postazioni di cassa (che, come diremo, sono quelle più necessarie in questo momento agli sportelli).

Oltretutto le dichiarazioni del Presidente del Consiglio vengono sbrigativamente interpretate dai mezzi d’informazione con notizie tipo “gli sportelli bancari e postali funzioneranno normalmente”.

Questo è tanto più grave perché così si favoriscono assembramenti dei clienti fuori dagli sportelli, creando nuove situazioni di pericolo.

Ma gli sportelli non funzionano “regolarmente”.

Molte banche hanno già deciso di ridurre gli orari ed il numero di dipendenti presenti.

Il settore bancario venne sottoposto alla regolamentazione del diritto di sciopero, in origine, solo per il pagamento di stipendi e pensioni. Da allora la crescita dei canali alternativi ha reso la disposizione anacronistica. Oltre che per una piccola quota di operazioni che non possono essere svolte con i canali alternativi (oltretutto in calo per la stretta alle attività produttive), la presenza dell’operatore di sportello, in questo momento di emergenza (perché in periodi ordinari restiamo convinti che il cliente debba avere tutta l’assistenza possibile) è indispensabile solo per quella quota di clientela anziana che non possiede bancomat e operatività on line o che, pur avendoli,  non ha parenti e familiari in grado di aiutarli nel loro utilizzo.

Ne consegue che ci uniamo alla richiesta, già avanzata dai sindacati firmatari del contratto di categoria, per chiedere la chiusura temporanea delle filiali bancarie, garantendo la gestione regolare dei bancomat ed eventuali “finestre” di operatività

limitate alle tipologie di operazioni ricordate.

Il governo potrebbe ulteriormente contribuire a ridurre il numero di operazioni indispensabili. Ad esempio, nel momento in cui varie attività commerciali ed  artigiane sono chiuse, servirebbe un provvedimento di proroga della scadenza delle cambiali.

Più in generale i servizi bancari ed assicurativi  possono comunque continuare a funzionare garantendo a tutti i lavoratori non allo sportello di lavorare da casa (esistono ancora margini per facilitare lo smart working) e limitando i trasferimenti per andare al lavoro.

Restiamo a disposizione per eventuali chiarimenti.

Distinti saluti

Segreteria Nazionale Cub Sallca

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