L’esplodere del Covid-19 ha messo a durissima prova i sistemi sanitari nazionali, che hanno reagito in base alle dotazioni tecnologiche e al “capitale umano” disponibile. 

Il sistema italiano proviene da una decennio di tagli forsennati agli organici, ai posti letto, alle terapie intensive, alle strutture sanitarie territoriali.
Nonostante questo, il sistema pubblico ha dato buona prova, grazie all’innegabile spirito di sacrificio ed all’alto senso del dovere dei suoi operatori.
Al contrario la sanità privata ha contribuito ben poco a risolvere i problemi, mentre i lavoratori del settore hanno pagato un prezzo altissimo in termini di vite umane. Tuttavia le ragioni del business portano a negare l’evidenza e continuano a premere per uno spostamento del focus verso la sanità privata ed i suoi corposi interessi.
E’ una logica predatoria che vede banche e assicurazioni in prima linea e la sanità come terreno di caccia.
Nel volantino allegato ritorniamo sul tema dell’ossessione della prima banca italiana per le polizze del ramo danni ed in particolare per le polizze sanitarie.

 

PREDATORI SI NASCE……..
Per la maggior parte del Paese la fase 2 sta ponendo l’attenzione al ritorno alla vita sociale di tutti noi, richiamandoci al rispetto delle regole del distanziamento sociale, all’uso delle mascherine e guanti ed all’applicazione di ogni precauzione possa evitare una nuova ondata del contagio. Si sta cercando, insomma, di non collassare nuovamente le nostre terapie intensive già messe a dura prova durante la fase 1.
Mentre tutto ciò accade vi è chi studia e pianifica alleanze e fusioni strategiche per lucrare in questi momenti di enormi difficoltà, destinando ingenti risorse finanziarie in settori tipicamente pubblici come la sanità, sotto gli occhi di una classe politica incapace o peggio ancora collusa e corrotta da un capitalismo cinico e malato.
Dopo il fallimento del progetto ISP casa, è di questi giorni la notizia dell’acquisizione del controllo societario della RBM Assicurazione Salute da parte di Intesa Sanpaolo Vita che con la creazione di Intesa Sanpaolo RBM Salute entro il 2029 ne diventerà unico proprietario. L’operazione è ritenuta strategica in quanto RBM è la prima compagnia assicurativa nel ramo malattia con 577 milioni di premi ed una quota di mercato del 18% ed assicurerà al Gruppo Intesa il raggiungimento di quegli obiettivi di raccolta premi dichiarati nel piano di impresa, ma che finora erano bel lontani dal concretizzarsi nella rete di filiali.
Ciò che preoccupa ed invita ad una profonda riflessione sono le dichiarazioni del CEO Messina “Puntiamo alla leadership nel settore della sanità integrativa, proprio nel momento in cui gli italiani hanno capito il bisogno di una assicurazione sanitaria personalizzata ed efficiente”; e del CEO di Intesa Sanpaolo RBM Salute Vecchietti “Credo che l’emergenza causata da questo virus abbia fatto riflettere profondamente i cittadini sull’importanza, nell’adottare gli stili di vita “new normal”, di investire maggiormente sulla protezione della salute. Avendo magari a disposizione strumenti non alternativi alle cure SSN ma aggiuntivi, da utilizzare nella logica, che è propria di un sistema sanitario universalistico, di integrazione al pilastro sanitario pubblico di base.”
Prescindendo dalle vere motivazioni che hanno spinto il top management di Intesa, più vicino alle logiche di profitto sempre e comunque, piuttosto che alla reale creazione di un’integrazione al pilastro sanitario pubblico di base, viene spontaneo dissentire dalle dichiarazioni rese dai CEO, in quanto è opinione diffusa invece che il nostro Servizio Sanitario Nazionale abbia retto bene all’urto di questa pandemia storica nonostante negli ultimi 20 anni sia stato martoriato da tagli dissennati al personale ed alle risorse finanziarie (soprattutto quelle dedicate alla ricerca scientifica) e veri e propri trasferimenti di denaro pubblico a favore di strutture sanitarie private. Il tutto condito con corpose detrazioni fiscali, utilizzate anche nei contratti sindacali di primo e secondo livello, che hanno sostituito gli aumenti salariali con il “welfare aziendale”.
E’ proprio questo il momento di una mobilitazione generale che rivendichi una sanità pubblica che destini capitali pubblici in nuovi ospedali, nuove apparecchiature e nuove assunzioni di medici e personale sanitario. Riducendo drasticamente il ruolo della sanità privata, che nella tragedia delle RSA ha mostrato l’inadeguatezza del proprio management, esibito il suo plateale fallimento e decretato (auspicabilmente) il suo inesorabile declino.

 

C.U.B- S.A.L.L.C.A. Intesa Sanpaolo

 

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