Il 30 giugno scorso è stato approvato dall’Assemblea dei Delegati il bilancio 2019 del Fondo Sanitario Integrativo.

L’occasione si prestava per un ragionamento, almeno provvisorio, sull’impatto del COVID-19 sul nostro sistema sanitario e sulle scelte future in tema di cura, prevenzione e sicurezza sanitaria.

E’ opinione comune che il sistema pubblico, pur depauperato di personale e posti letto da un decennio di tagli e sacrifici, abbia retto bene la prova.

La sanità integrativa è stata di scarso supporto nella fase acuta, visto che le terapie intensive sono prevalentemente concentrate nel pubblico (rapporto 12 ad 1), data la scarsa redditività di impianti e strutture utilizzate mediamente sotto il 50% del potenziale…

La lezione da trarre è che va potenziato il sistema sanitario pubblico con risorse umane, tecnologiche e finanziarie adeguate, per garantire a tutti il diritto ad una cura di qualità, senza discriminazione di censo e di condizione sociale.

La sanità integrativa deve essere, appunto, integrativa ed il dilagante favore fiscale che l’accompagna nei sistemi di welfare aziendale non deve farla diventare sostitutiva degli aumenti salariali, come sempre più spesso accade in vari settori.

Per quanto riguarda il nostro Fondo, il buon andamento finanziario del 2019 permette una positiva chiusura del bilancio, con erogazione della quota differita anche ai quiescenti (mentre invece, come si ricorderà, per il 2018 era stato pagata solo al 52%).

Il consueto “bilancio tecnico” chiesto allo studio attuariale non manca di evidenziare previsioni catastrofiche su un orizzonte a 30 anni. A pag. 48 si legge infatti:  “L’analisi attuariale ha evidenziato che su un orizzonte temporale di 30 anni la gestione degli attivi presenta un disavanzo tecnico pari a 84,4 milioni di euro mentre la gestione quiescenti pari a 393 milioni di euro. In conclusione, se ne deduce che la somma delle attività a copertura degli impegni del Fondo e delle entrate future, entrambe in valore attuale medio alla data di valutazione, risulta non sufficiente a far fronte alle future prestazioni…”

Previsioni così allarmistiche su orizzonti temporali “estremi” sono prive di senso, ma utili per minacciare tagli alle prestazioni e/o aumenti dei contributi, mentre le riserve continuano a crescere anche in periodi come questo. L’intervento, allegato, del ns. Delegato in Assemblea, Gianpaolo Gallizio, ripercorre la necessità di cambiamenti seri alla politica del Fondo (dalla copertura dei test sul COVID, all’utilizzo delle riserve, dall’annoso problema della quota differita, al funzionamento del service).

E’ compito di tutti fare in modo che i nostri interventi non restino coraggiose prese di posizioni isolate, ma divengano strumenti di pressione condivisi sulle modifiche urgenti da adottare.

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