La grave crisi economica scatenata dal coronavirus ha già avuto pesanti effetti distruttivi sulla produzione, sull’occupazione, sul reddito.

La rimozione degli interventi tesi ad attutire l’impatto sociale della crisi, come il blocco dei licenziamenti e l’estensione della cassa integrazione a tutti i settori in difficoltà, potrebbe portare in tempi brevi ad una drammatica resa dei conti.

Si tratta di uscire dalla crisi con un nuovo modello di sviluppo che abbia al centro una crescita sostenibile, sul piano sociale ed ambientale. Vanno ripensati modelli produttivi e orari di lavoro, per redistribuire il lavoro necessario, puntando ad una forte riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario. E’ anche per questa strada che si sostiene la domanda, la produzione, i redditi da lavoro.

Vanno ripensati anche gli ammortizzatori sociali, in modo da garantire continuità di reddito e di buona occupazione, abbandonando forme contrattuali atipiche che riproducono solo precarietà. Si tratta di stabilizzare il lavoro dei giovani, favorendo il ricambio generazionale e quindi non sono condivisibili nuove riforme delle pensioni, alla scadenza di “quota 100”, che allunghino di nuovo l’età pensionabile.

Chiediamo di attuare una drastica riforma fiscale, che riduca la tassazione sui redditi da lavoro e da pensione, una riforma improntata a criteri di progressività, che equipari le varie forme di reddito, inclusi i profitti, la rendita immobiliare e la tassazione dei patrimoni. E’ l’unica via per correggere le diseguaglianze che sono cresciute in questi ultimi 30 anni e persino accentuatesi durante il COVID. La crescita esponenziale delle ricchezze dei miliardari in questi mesi è nota a tutti, proprio mentre si amplia l’area della povertà e di chi ha sempre di meno.

Le risorse finanziarie reperibili devono essere dirette alla ricostruzione del sistema dei servizi, a partire da scuola e sanità, con carattere di gratuità e universalità dell’accesso, recuperando quanto è stato invece dirottato in questi anni al settore privato ed al welfare aziendale.

Anche nei settori delle banche e delle assicurazioni, occorre fare emergere i problemi esplosi con il Covid e la necessità di un cambiamento sistemico. La spasmodica corsa verso prodotti di previdenza e sanità integrativa private va rimessa in discussione, perché solo il sistema pubblico, come ha dimostrato la crisi pandemica, è in grado di fornire cure adeguate per tutti e pensioni di base sufficienti.

Basta quindi alle pressioni commerciali e alla discriminazione della clientela per livello di redditività: un servizio qualificato di massa presuppone strutture ed organici adeguati. Occorre un corposo piano di assunzioni ed il presidio della rete filiali residua, con lo stop alle chiusure di sportelli.

Per tornare a crescere, per cambiare modello di sviluppo, per rilanciare un welfare pubblico, la CUB ha organizzato uno sciopero per l’intera giornata del 23 ottobre. Lo sciopero è stato indetto con l’osservanza delle norme di legge in materia e con i dovuti preavvisi.

In allegato le ragioni dello sciopero. Seguirà altro comunicato con il dettaglio delle manifestazioni previste.

 

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