FONDO SANITARIO INTEGRATIVO DEL GRUPPO INTESA SANPAOLO

Cominciamo con una buona notizia: il Fondo Sanitario Integrativo del Gruppo Intesa Sanpaolo liquiderà già entro fine anno le richieste di rimborso, senza dover attendere il pagamento della quota differita alla chiusura del bilancio, a giugno 2021.

Più precisamente verranno liquidate entro il 2020 le quote differite riferite a prestazioni già liquidate o di cui è stato richiesto il rimborso alla data del 27.11.2020; per quelle richieste successivamente, il rimborso avverrà in unica soluzione.

Si tratta dell’esito paradossale di un esercizio straordinario, quello del 2020, anno in cui l’esplosione della pandemia ha impedito, limitato o ritardato il ricorso alle prestazione sanitarie, da parte degli iscritti, per patologie diverse dal Covid-19.

Sono così smentite ancora una volta le preoccupazioni sulla tenuta del Fondo. Come sostenne il nostro rappresentante in sede di Assemblea dei Delegati, nel giugno 2020:

“Se qualcuno non se ne fosse accorto, siamo tuttora nel corso di una pandemia che colpisce soprattutto le persone anziane, ovvero i quiescenti, ed è necessario che il Fondo svolga la sua parte nel sostenere pienamente gli sforzi della comunità mondiale nel contrastare la malattia. Ci saremmo aspettati, ed auspichiamo, che si rivedano le condizioni di rimborso, che dovrebbero coprire l’intera spesa, favorendo gli esami di tracciamento, primo tassello per un efficace processo di contenimento della malattia, che dovrebbe affiancarsi ad un servizio pubblico già pesantemente sotto pressione. In questa fase l’attenzione all’equilibrio della gestione previdenziale annua deve essere un elemento di secondo piano perché in questo momento le azioni e le risorse del Fondo dovrebbero essere messe in campo a sostegno dell’intera collettività. Se non lo si fa adesso, con una pandemia mondiale in corso, quando mai si useranno le riserve costruite negli anni, tra l’altro, proprio dalle persone che ora ne sono più colpite? Ma forse si aspetta l’estinzione … dopo i conti quadreranno per definizione … L’Assemblea dei Delegati ha il compito principale di approvare il Bilancio che, nel 2019, è ritornato a produrre un avanzo significativo: oltre 7 milioni di euro sono stati accantonati a riserve, che ora sono complessivamente 133 mln di euro (ai quali si aggiungono i circa 40 mln della Cassa Intesa ancora sotto vertenza giudiziaria). Si tratta di una ingente somma che, come si è visto l’altro anno con il taglio delle prestazioni differite ai quiescenti, non viene utilizzata nemmeno per coprire evidenti momenti di crisi dei mercati finanziari. Resta poi sempre meno comprensibile l’eccesso di prudenza relativo al differimento all’anno successivo di una parte dei rimborsi, che crea sempre problemi anche in sede di dichiarazione dei redditi. Le spese oggetto di differimento sono quelle più prevedibili e, come emerge anche dalla relazione bilancio, sostanzialmente stabili. E’ assurdo che nel 2020, con le tecniche gestionali attuali che consentono un monitoraggio costante dell’andamento delle prestazioni, non si riesca ad eliminare questo orpello, inserito prudenzialmente anni fa ed ora, ad andamento delle prestazioni ormai consolidato, utile solo per aumentare la liquidità a disposizione per gli investimenti finanziari (i quali aiutano sicuramente a sostenere le finanze del Fondo, ma non possono diventare il focus dell’attività del Fondo stesso …)”.

Possiamo quindi esprimere la nostra soddisfazione per una scelta finalmente razionale ed insistere perché la quota differita venga abolita in via strutturale, in quanto elemento di costo, di confusione e di complicazione fiscale per tutti gli iscritti. Riteniamo quanto mai attuale ed urgente la serie delle richieste che abbiamo formulato nel corso degli anni e riassunto nel nostro intervento datato 2019, quando si voleva sfruttare l’andamento finanziario di una gestione particolarmente nefasta (quella del 2018) per apportare modifiche peggiorative durature alle prestazioni del Fondo. Richieste lungimiranti che qui ripetiamo nella stessa identica forma:

– Ripensare l’uso delle riserve: l’attuale impostazione prevede un tetto massimo di trasferimento alla gestione in caso di deficit, ma occorre modificare gli attuali limiti.
– Creare un nuovo fondo rischi nel quale far confluire gli extra-rendimenti della gestione finanziaria per eliminare, o almeno contenere, volatilità avverse che si possono realizzare negli anni futuri. – Modificare le modalità di imputazione del risultato di esercizio sia in caso di surplus (riserva e fondo rischi), che in caso di disavanzo, considerando separatamente la gestione previdenziale (differenza tra contributi e prestazioni) dalle altre (finanziaria in primis).
– Rivedere il meccanismo del contributo di solidarietà: il limite di trasferimento definito in base al surplus complessivo della gestione degli attivi andrebbe rivisto per consentire, con mercati negativi, l’utilizzo del neocostituito fondo rischi.
– Eliminare l’odiosa “quota differita”: se questo meccanismo aveva una sua ragione nel momento dell’integrazione di numerosi colleghi infragruppo, ora la situazione si è stabilizzata, è in buona misura prevedibile e opera entro margini sufficientemente ampi per consentire una liquidazione immediata dell’intero importo rimborsabile.
– Ridare poteri al CdA: in questo momento, statutariamente, svolge un ruolo troppo marginale, tenuto conto che è l’unico organo eletto da tutti gli iscritti.

I fatti hanno dimostrato che avevamo ragione e che abbiamo combattuto una battaglia (quasi) in solitaria per rivendicazioni giuste e sostenibili. Adesso si tratta di affrontare seriamente le questioni rimaste aperte e risolverle in via definitiva.

In particolare chiediamo che nell’immediato venga creato un fondo rischi dove far confluire avanzi di bilancio, sia di origine finanziaria che di origine gestionale, per stabilizzare e migliorare le prestazioni. Questo meccanismo consentirebbe di fare fronte anche a prevedibili picchi di rimborsi nei prossimi esercizi, non appena il superamento dello stato di emergenza consentirà il recupero delle prestazioni sanitarie pregresse.

Ci sono ampi spazi di miglioramento del servizio di Previmedical (per usare un eufemismo), di eliminazione degli sprechi e di incremento qualitativo delle prestazioni a favore degli iscritti (con particolare attenzione ai quiescenti), senza dimenticare che l’azienda ha nel corso del tempo tagliato i suoi costi, riducendo gli organici. Una revisione del suo contributo per gli iscritti in servizio non sarebbe certo una richiesta scandalosa!

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Intesa Sanpaolo

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