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INSIEME CONTRO IL BARATRO – NUMERO 2 – IL PARTO PODALICO DEL NUOVO MODELLO DI FILIALE

spimipensQuesta volta scriviamo noi per fare il punto sul nuovo modello di servizio.

Prossimamente riprenderemo con la pubblicazione dei vostri contributi, quindi continuate a seguirci e scriverci quello che accade nei vostri punti operativi.

Chi non sembra stancarsi di scrivere sono i clienti: sulla rubrica Specchio dei Tempi de La Stampa sono apparse quattro lettere in due settimane di clienti che criticano pesantemente le modalità di servizio allo sportello.

Decisamente un notevole livello di gradimento per il nuovo modello di filiale!


Intesa Sanpaolo ha fatto partire lo scorso 19 gennaio l’ennesima rivoluzione organizzativa. Il nuovo modello di servizio ha avuto un impatto molto pesante sull’intera struttura e conseguenze molto serie sulla vita lavorativa dei colleghi.  Dire che è stato fatto con i piedi è un mero eufemismo…

Sebbene sia presto per esprimere giudizi definitivi, vanno almeno segnalati gli errori più evidenti e macroscopici di un progetto elaborato a tavolino da società di consulenza che non hanno la benché minima esperienza diretta nella gestione della clientela e sono totalmente indifferenti, sia alle sorti dell’utenza, che alle vicende dei lavoratori.

Il modello ha fatto a pezzi la rete, tagliandola in tre segmenti, denominati territori:  retail, personal, imprese. Fisicamente le filiali personal continuano in genere a convivere a fianco o sopra le filiali retail e tutti (personal e imprese) ne utilizzano, come prima, i servizi transazionali. Le filiali imprese sono state ridimensionate nel numero e le filiali personal includono distaccamenti decentrati (spesso di un solo gestore). Il caos organizzativo che ne è seguito è rilevante e sarà riassorbito solo con tempo e fatica.  Le filiali retail hanno un serio problema di conto economico, perché il loro perimetro include la clientela meno redditizia, e la loro attività è fortemente dispersiva. Intanto, come recita il bilancio 2014, nell’anno sono state chiuse 270 filiali.

Però già si sa (ma non si ha il coraggio di dirlo) che 650 filiali chiuderanno entro al fine del 2016 e quindi il cantiere è aperto e l’assetto precario: la rete sarà ulteriormente ridimensionata. In questo marasma impressionante l’azienda ha ritenuto  necessario  implementare  il  “progetto  accoglienza”,  proseguire l’inarrestabile chiusura delle casse e modificare varie volte orari di lavoro e di sportello.

Il disorientamento della clientela è al massimo grado, così come le difficoltà di adattamento ai canali remoti che vivono le fasce più anziane (e più preziose) dei risparmiatori. Tuttavia la logica del piano industriale 2014-2017 spinge a chiedere l’impossibile, a prescindere dallo stato disastroso in cui si muove   l’economia del paese e dalle condizioni allarmanti in cui opera quotidianamente la rete.

L’azienda ha esaltato le nuove opportunità che vengono offerte ai 1000 nuovi direttori, ma è evidente a tutti che in realtà si tratta di un grande demansionamento di massa che di fatto sbriciola gli accordi sugli inquadramenti e compromette quello che resta dei vecchi percorsi professionali. Restano fortissime incognite su come funzionerà effettivamente la macchina organizzativa, la turnazione, la copertura degli orari flexi, la collaborazione tra “territori” e tra filiali, il mantenimento dello “spirito di gruppo”.

L’azienda  ha  il  coraggio  di  sostenere  in  sede  ufficiale  un  “aumento  del  grado  di soddisfazione delle persone del Gruppo, cresciuto di 23 punti percentuali rispetto al 2013(pag. 8 del consuntivo risultati dell’esercizio 2014), mentre invece nei posti di lavoro si vive tutto un altro film:

–     la  perdita  di  ruolo,  professionalità  ed  identità  da  parte  dei  gestori  Small Business, che si trovano a gestire un numero di clienti più elevato (a volte raddoppiato!), in condizioni più difficili (sia in termini di condizione lavorativa, che di obiettivi commerciali);

–     la perdita di ruolo, professionalità ed identità da parte dei Direttori attuali, messi di fronte alla prospettiva di una  dequalificazione oggettiva, a capo di agenzie ridimensionate, o di un cambio mansione, ovvero di un vero e proprio demansionamento;

–     la  perdita  di  flessibilità  operativa  da  parte  delle  filiali  Personal,  dove l’organizzazione dei turni (filiali flexi) o la sostituzione per ferie/malattia/corsi, è diventato un problema ancora più serio di prima;

–          i carichi di lavoro delle filiali retail, soprattutto quelle flexi, dove si continuerà a scaricare il transazionale di tutti, ma che saranno investite da richieste di risultati commerciali strabilianti, particolarmente centrati sui clienti “Banca 5”, che resta una scommessa ancora virtuale (nonostante l’aumento sbandierato dei ricavi, pari a  12 euro pro-capite per cliente).

In generale il processo che si sta mettendo in modo apre un problema molto serio e pericoloso: la “divisionalizzazione” spinta della banca. L’azienda divide Retail,  Personal e Imprese, come ha già fatto per le divisioni Private Banking e Banca Prossima. La giustificazione ufficiale è quella di volersi concentrare sui singoli “Business” per renderli più profittevoli, o almeno averne una rendicontazione economica   puntuale e distinta. E’ evidente che in questo modo si mina in modo determinante uno dei punti di maggiore stabilità dell’azienda in questi anni turbolenti: la diversificazione e la suddivisione del rischio.

Di fronte all’andamento ciclico dei vari segmenti, la compensazione dei risultati dentro il bilancio complessivo aveva consentito negli anni una certa tenuta e stabilità degli assetti, occupazionali e patrimoniali, in grado di fornire sicurezze non da poco.

Adesso le cose rischiano di cambiare in senso opposto:   un segmento che va male potrà essere tagliato per scelte  contingenti; un’attività redditizia, al contrario, potrà essere venduta per fare cassa e soddisfare esigenze momentanee di liquidità. Si perde di vista la visione strategica, in  cambio di una focalizzazione esasperata sui risultati di breve.

Tutto il processo viene inserito in una cornice gestionale di riduzione dei costi, per cui delimitare e ridimensionare le filiali ha lo scopo essenziale di ridurre i livelli degli inquadramenti, attuali e soprattutto futuri, in attesa che il CCNL in discussione possa “capitalizzare” a pieno i processi di demansionamento  già attuati per via di fatto. E’ l’azienda oggi a “praticare l’obiettivo” facendo carta straccia di regole e accordi.

Si tratta quindi di affrontare di petto le questioni più rilevanti della riorganizzazione, sul piano contrattuale   e sindacale. Mappare le ricadute sugli inquadramenti, pretendere livelli adeguati di formazione, rafforzamento degli organici, gestione dei trasferimenti, monitoraggio sui demansionamenti, rispetto delle  condizioni  di  sicurezza,  contrattazione  dei  turni  e  degli  orari  di  lavoro, ripristino  delle  indennità  retributive  e  via  dicendo,  per  riprendere  in  mano  un effettivo controllo sull’organizzazione del lavoro che l’azienda vorrebbe ridisegnare in modo unilaterale.

Non è un caso che ora venga annunciato un nuovo sistema incentivante, che premierà, tra le altre cose, soprattutto il “metodo commerciale”: è ripetuto due volte, nella comunicazione di Barrese sull’Intranet del 17 febbraio, non sarà un caso. Non è un caso per due motivi: uno degli aspetti evidenti e ricorrenti del nuovo modello di filiale è l’ulteriore aumento delle pressioni commerciali. Inoltre indiscrezioni giornalistiche dicono che proprio Intesa Sanpaolo preme, nella trattativa per il contratto nazionale, per non riconoscere il recupero salariale dell’inflazione.

Mettendo  insieme  i  due  aspetti  è  chiaro  che  la  controparte  vuole  ampi  spazi discrezionali sulla retribuzione: le questioni aperte con il CCNL e i processi di riorganizzazione aziendale camminano insieme con un puntuale sincronismo, fermare le aziende su entrambi i terreni diventa un’esigenza non più rinviabile.

Ed allora, in presenza di risultati di bilancio brillanti con distribuzione di ricchi utili agli azionisti, perchè non rivendicare una congrua elargizione di Vap in moneta sonante,  a prescindere dagli esiti dei giochi sui derivati del Lecoip che arriveranno tra tre anni? Contrattare  la  retribuzione  per  tutti  è  l’unico  modo  per  contrastare  la  discrezionalità aziendale.

INSIEME CONTRO IL BARATRO – NUMERO 1

Il numero Zero di Insieme contro il Baratro ha ottenuto un notevole successo: sono arrivati numerosi messaggi che, un poco per volta, provvederemo a divulgare, sempre in forma anonima e con il consenso degli interessati.

Dopo aver ospitato il contributo di un collega di una filiale Retail, questa volta diamo la parola ad una collega di una filiale Personal dell’Emilia Romagna.

Inoltre segnaliamo la lettera di un cliente, apparsa sulla rubrica “Specchio dei Tempi” de la Stampa di sabato 21 febbraio. La lettera fa il paio con l’articolo del numero precedente. Le politiche dissennate di chiusura delle casse espongono la banca a continue figuracce sui mezzi d’informazione, ma i nostri top manager non sembrano darsene per inteso.specchiodeitempi

 


Contributo inviato da una collega dell’Emilia Romagna

ECCO IL BARATRO … PROBLEMI E DISSERVIZI DEL NUOVO MODELLO DI FILIALE

I colleghi della filiale personal non hanno più i terminali abilitati a:

  • fare giri titoli e compensi
  • estinguere i conti
  • consegnare le carte (e in molti casi a prenotarle anche se sono monitorati sulle vendite delle stesse)
  • vedere i movimenti dei conti dei figli/parenti dei clienti gestiti dalla fil retail
  • fare il dapy del d.a. dei clienti dipendenti ed ex dipendenti (questa filiale, in particolare, ha numerosi dipendenti, in servizio e pensionati, come clienti).

Tocca ai gestori personal cambiare la filiale tenutaria (dalla retail alla personal) di tutte le polizze e le gestioni patrimonali in capo ai loro clienti perché con la creazione della nuova filiale personal tale operazione non è stata fatta in automatico.

I gestori personal si devono recare in un tp della filiale retail “supplicando” il collega che trovano libero di prestare loro il terminale. Anche se i direttori hanno dato indicazioni di massima collaborazione tra i colleghi delle filiale retail e personal, il collega retail molto spesso è impegnato in altra attività e cede malvolentieri la propria postazione. Il gestore personal, d’altro canto, lavora in modo sbrigativo per non occupare troppo la postazione del collega e anche perché magari ha il cliente “abbandonato” da solo nel suo ufficio in attesa che completi l’operazione al terminale del gestore retail. Questo modo di lavorare produce errori a discapito del cliente e del collega.

I gestori personal si sono visti triplicare la mole di lavoro e dimezzare gli strumenti a disposizione per poter lavorare. Sono chiamati a collocare il 30% in più di titoli rispetto all’anno scorso, a cui si sono aggiunti mutui, prestiti, polizze tutela, il tutto senza nessuna formazione, con prodotti sempre nuovi che aumentano giorno dopo giorno. Sono chiamati a gestire anche il post vendita di tali prodotti e tutto questo dall’oggi al domani… accolli mutui, rinegoziazioni, surroghe, gestione sinistri delle polizze danni, modifiche auto nelle polizze rc auto, gestione degli incidenti relativamente a queste ultime. Non hanno più il tempo materiale per leggere i report sugli investimenti e sugli scenari economico/finanziari (la loro attività principale) né le circolari sui nuovi numerosi prodotti di investimento che dovrebbero vendere. Sono stati tolti gli specialisti investimenti a cui i gestori si rivolgevano per questioni particolari e approfondite sui titoli: gira voce che al loro posto verranno messe altre persone che non hanno esperienza in materia, o per lo meno non così approfondita come servirebbe.

Vengono richiesti resoconti continui sugli esiti delle vendite, anche più volte al giorno con pressioni commerciali ossessive su titoli della banca, mutui, prestiti, carte, prodotti di tutela, il nuovo “GAME”. Arrivano mail non molto “simpatiche” nel caso in cui –anche per un solo giorno- la filiale non tenga “il passo”.

Arrivano numerose mail su indicazioni commerciali, operative che creano molta confusione nei gestori perché il più delle volte non hanno il tempo di leggerle e le accumulano per poi guardarle tutte in una volta in modo veloce e sommario.

I direttori e i coordinatori vanno a guardare l’agenda elettronica in abc dei gestori personal criticando pesantemente i colleghi se il numero degli appuntamenti fissato non è consono, e commentando anche ciò che i personal scrivono nel dettaglio dell’appuntamento.

Divieto di variare in procedura PUSP l’attribuzione dei clienti rimasti in bilico tra la filiale retail e la filiale personal. Ad esempio: un conto cointestato e attribuito alla filiale personal può avere un titolare che come NDG singolo è rimasto sulla filiale retail. Se si effettua una vendita sull’ndg non di competenza il monitoraggio va a favore dell’altra filiale e non di quella che ha lavorato. E’ stato fatto divieto di sistemare questa anomalia a livello di pusp.

INSIEME CONTRO IL BARATRO – NUMERO 0

Il titolo richiama volutamente la campagna “Insieme per la crescita”, i cui fastidiosi messaggi molestano quotidianamente (anche più volte al giorno) i colleghi, in particolare delle filiali Retail.
Un insieme di storielle edificanti, buoni propositi e bignami delle buone maniere, forse pensando che i dipendenti di Intesa Sanpaolo non abbiano ricevuto un’educazione sufficiente in giovane età e non facciano già del loro meglio per cercare di intrattenere e trattenere una clientela sempre più spazientita dalle genialate di chi sta sul ponte di comando, supportato dalle sue pessime società di consulenza.
Forse qualcuno pensa che qualche smanceria possa far dimenticare all’utenza i disservizi quotidiani.
La realtà vera non ha nulla a che fare con quella edulcorata propinata dagli insulsi messaggi di “Insieme per la crescita”.
Riteniamo, quindi, di poter rispondere ad un’esigenza dei colleghi proponendo loro di raccontarci le loro esperienze quotidiane e, se gradito, di pubblicizzarle e condividerle,naturalmente garantendo l’anominato (sarà nostra cura filtrare e verificare la serietà di quanto ci verrà proposto).
Abbiamo deciso di esordire utilizzando un messaggio inviato sulla nostra posta da un collega di una filiale Retail e Flexi della Lombardia. Il lavoratore lamenta i disagi di una filiale Retail, ma immaginiamo che anche dalle filiali Personal e Imprese arriveranno segnalazioni di gravi problemi.

Segnaliamo anche un articolo, apparso il 3 febbraio sulla pagina locale della Stampa di Torino, conseguenza dei volantinaggi alla clientela che abbiamo effettuato anche dopo lo sciopero del 30 gennaio. L’articolo parla di una filiale dove tre casse sono state sostituite da altrettanti bancomat evoluti (TARM). Le reazioni dei clienti costituiscono un bel sondaggio sul gradimento del pubblico, oltretutto gratis.

Tutte le “puntate” di “Insieme contro il baratro” verranno girate sulle caselle mail di Messina, Barrese e Lodesani, così nessuno potrà dire di non sapere. Che aspettate a dire la vostra?stampa


Contributo inviato da un collega della Lombardia

Sicuramente ora siete impegnati con il rinnovo del contratto nazionale ma spero che al più presto interveniate per evidenziare determinate problematiche del nuovo modello di servizio.

Desidero evidenziare che chi ne paga le massime conseguenze è quel “territorio” oggi definito Retail. Perchè ?

Perché è servo degli altri 2 “territori” dovendo soddisfare in toto le necessità dei loro clienti disorientati.

Perchè i portafogli dei gestori sono composti da numerosissimi clienti e le disponibilità di questi clienti nei casi maggiormente fortunati arrivano ai 60.000/80.000 Euro e molti di loro sono ultra sessantenni che non hanno nessuna volontà di impegnarsi in investimenti oltre ai 2/3 anni e purtroppo i prodotti da collocare sono i medesimi, sia per il “territorio” Retail, sia per il “territorio” Personal, con una importante differenza e cioè che chi ha fino ai 25.000/30.000 Euro di disponibilità non ha nessuna volontà di rischiare e di vincolarsi per durate medio/lunghe mentre chi ha disponibilità maggiori ai 100.000 Euro (clienti Personal) può valutare di farlo per un ¾ delle sue disponibilità.

Pertanto come si può assillare e fare pressione sui gestori del “territorio” Retail chiedendo che per ogni gestore vengano fissati quotidianamente 6 appuntamenti? Perché così importanti e difficili obbiettivi giornalieri, settimanali, mensili?   Perché così tante pressioni commerciali? Perchè viene richiesto un report scritto serale? Perchè vengono inviati tramite email i dati inerenti agli appuntamenti fissati da ogni gestore in modo che viene evidenziato chi ha fissato più appuntamenti e chi meno? Perché vengono inviati tramite email rapporti contenenti performance di Aree diverse quando ogni Area ha delle sue caratteristiche (l’Area di Milano o di Brescia hanno sicuramente maggiori potenzialità delle Aree di Pavia o di Cremona e un report di questo tipo crea solo stress ai Capi Area che poi scaricano sui Direttori e a ricaduta sui suoi collaboratori).

Perché vengono inviati report con le performance delle filiali dell’Area? Ogni filiale ha una sua caratteristica, un suo mercato, una sua storia  e un report di questo tipo mette sotto stress il Direttore  che a sua volta lo ribalta sui collaboratori. Ci sono Filiali di 18 persone, compreso Direttore e Coordinatore e con sportello distaccato, con un’organico, composto da 6 Assistenti alla clientela e 10 Gestori, che complessivamente per circa metà  è a part time, dove ci sono  grossi problemi per turnare e aprire al sabato e prossimamente per fruire delle ferie, oltre alle difficoltà per corsi e malattie.

Tra i 10 Gestori c’è chi continua a seguire i clienti small business e questo dimostra che non ha avuto nessun senso eliminare la figura del Gestore Small Business e c’è chi segue i mutui perché occorre una certa preparazione per i nuovi mutui, le rinegoziazioni, le surroghe.

Perché il “territorio” Retail anche nelle piccole realtà con pochi collaboratori è l’unico che turna al sabato mentre il “territorio” Personal che avrebbe maggior motivo di dare consulenza al sabato è chiuso e alla sera chiude prima? Non è una incoerenza sugli obbiettivi che dimostra che chi prende certe decisioni non ha le idee chiare?

Vogliamo evidenziare che il “territorio” Retail non può performare come il “territorio” Personal perché è impegnato in tantissime altre funzioni e le disponibilità dei clienti sono più modeste?

Come si fà a chiedere di fissare 6 appuntamenti al giorno? Ma chi lavora sul serio e correttamente sà benissimo che per un incontro con un cliente fatto bene, con la corretta spiegazione dei vari prodotti e l’eventuale sottoscrizione, occorre circa 1 ora. E poi il tempo per le altre attività?  Qualcuno ha detto che non deve essere il venditore a vendere ma l’acquirente ad acquistare e perché questo avvenga occorre tempo. Inoltre ha detto che per fissare un appuntamento occorrono 7 telefonate e su 7 incontri solo uno si chiude positivamente. I numeri che stanno facendo i colleghi dimostrano che c’è uno sforzo notevole e che non c’è necessità di continuare a frustare il cavallo perché altrimenti stramazza !!

E’ stato speso tempo e denaro per l’argomento dell’accoglienza, della relazione e tanto altro e adesso come ci si deve comportare con il cliente che ha qualche problema, che ci fà perdere tempo e lo toglie per le telefonate per tentare di fissare gli appuntamenti per tentare di collocare polizze, fondi, assicurazioni, ecc.? A chi lo indirizziamo? All’Ufficio Reclami?

Spesso sono i clienti e in particolare quelli anziani a cercare la relazione e a volere raccontare dei loro problemi e a portare pacchi di carta ricevuta per avere solo informazioni che li rassicurino. A chi li indirizziamo? Alla concorrenza?

Spesso sono i clienti che ci riferiscono e ci dimostrano che le condizioni offerte dalla concorrenza sono notevolmente migliori delle nostre e diventa difficile non perdere il cliente.

Spesso ci sono le procedure che non funzionano (ABC) o sono molto lente.

Ci sono realtà con una sola stampante laser condivisa da 10 persone, oltre ai clienti che utilizzano Internet Banking e si stampano i loro movimenti, e che spesso si rompe.

Ci sono realtà  con meno di 16.000 abitanti dove il 70% delle persone in attività lavora a Milano e si alza prestissimo alla mattina e alla sera cena entro le 19.00.

Che motivazione ha l’apertura al mattino alle 8.00 quando non entra nessuno fino alle 9.00??

Che motivazione ha l’orario continuato quando dalle 13.30 alle 14.30 entrano al massimo 3 clienti che utilizzano il servizio cassa??

Che motivazione ha l’orario oltre le 18.30 ?

Ma chi  ha verificato gli afflussi della clientela prima di decidere di aprire dalle 8.00 alle 19.00 e di aprire pure al sabato dalle 9.00 alle 13.00 quando dopo le 12.00 non si vede più nessuno? Ha considerato che chi veniva in filiale (ante 19/1/15) erano quasi esclusivamente persone che andavano in cassa o che avevano appuntamento con il gestore Personal?

Non sarebbe stato ottimale un orario dalle 8.30 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 18.30 e al sabato dalle 9.00 alle 12.00?

Viene richiesto di indicare entro il 13/2/2015 le ferie di tutto l’anno quando ancora non si sà quale politica attuerà l’Istituto per il periodo estivo (21/6-23/9). Verrà applicato l’orario normale solo per il mese di Agosto oppure, con maggiore lungimiranza in considerazione della grande difficoltà nei periodi normali a turnare, verrà applicato l’orario normale anche per il mese di luglio ?

Rimanendo sul “territorio” Retail per le filiali che turnano e aprono al sabato come è possibile che ci sia solo un direttore e un coordinatore?

Per poter turnare … minimo i turni devono essere 3

Non occorrono minimo 2 coordinatori oltre al direttore? In un mese il direttore e il coordinatore  fanno 2/3 sabato? E quando uno di loro si ammala? E nel periodo delle ferie? E poi durante la settimana cosa devono ancora fare?

I coordinatori non devono avere tutte le autorizzazioni alla pari del direttore e pertanto non devono percepire il medesimo stipendio quando turnano e lo sostituiscono e al sabato?

Vorrei evidenziare che terminare di lavorare entro le 18.30 permette di poter andare in palestra, di poter avere qualche altro interesse oltre al lavoro mentre quando si termina alle 19.00, se non oltre, la giornata è conclusa e non ci sono altre possibilità e attuare l’orario continuato si concretizza in un continuo cambiamento dell’orario pausa/pranzo a secondo del turno che si fà con pesanti ricadute sul metabolismo che può mettere a rischio la salute del lavoratore.

Questo modo di pressare e mettere in concorrenza i colleghi porta a esaurimenti e a malattie cardiovascolari (infarti) !!!

Frustando all’infinito il cavallo prima o poi questo stramazza !!!!

INTESA SANPAOLO – ORARI ESTESI: INDIETRO NON SI TORNA!!! INFATTI SI VA A TENTONI, UN PO’ DI QUA, UN PO’ DI LA’…

timbratureNel febbraio 2013 iniziava l’avventura degli orari estesi in Intesa Sanpaolo, prima banca a “sperimentare” lo sbracamento degli orari di sportello, benevolmente concesso dai sindacati firmatutto con il contratto del 2012.

Fin dall’inizio, praticamente, si erano diffuse voci su una possibile, seppur parziale, marcia indietro. Dopo pochi mesi era “ufficioso” che tutte le direzioni regionali premessero per orari estesi ridimensionati dalle 8,30 alle 19,00. Ma dai “piani alti”, il verbo ufficiale era imperativo e categorico: “INDIETRO NON SI TORNA”!!!

Da tempo siamo abituati alle affermazioni perentorie dei  nostri vertici aziendali che durano lo spazio di un mattino.

Questa volta ci è voluto un po’ di più, ma la fermezza della posizione è stata davvero irremovibile: nel 2013 abbiamo avuto l’orario “estivo” per il mese di agosto con una parte delle filiali flexi che sono tornate temporaneamente all’orario tradizionale. Poi a luglio 2014 abbiamo avuto la chiusura delle casse alle 13,00 in un notevole numero di filiali. Ad agosto 2014 è stato ripetuto l’orario estivo per  altre filiali ancora.

Dal 19 gennaio 2015 l’apoteosi finale: oltre alle filiali con orario tradizionale, avremo le filiali flexi con tre orari diversi, 8,30-18,30 / 8,30-19,00 / 8,00-20,00 con casse che potranno chiudere alle 13,00, alle 16,00, alle 19,45.

Complimenti a chi ha avuto questa geniale pensata, anche se non raggiungerà le punte di sublime fantasia di UniCredit, che ha filiali con aperture orizzontali (solo al mattino), verticali (solo qualche giorno alla settimana) a scacchiera e via fantasticando.

Immaginiamo che la trovata sarà molto apprezzata da una clientela sempre più disorientata e smarrita. Oltretutto la data di questa ennesima variazione coincide con l’avvio del nuovo modello di filiale, sommando confusione a confusione, con i colloqui in corso dei vari direttori e le filiali, spesso, lasciate in una pericolosa condizione di vuoto di comando.

Possiamo, a questo punto, valutare appieno la bontà di uno dei pezzi forti dell’ultimo rinnovo contrattuale: un regalo alle aziende, che hanno dimostrato di saper utilizzare questo strumento di “flessibilità” in maniera dissennata, creando zero occupazione e tenendo, parimenti, in zero considerazione le esigenze dei lavoratori, tenuti a mettersi a disposizione delle volubili esigenze aziendali: ci sono colleghe part-time che hanno dovuto cambiare più volte orario di lavoro o luogo di lavoro o entrambi nel giro di due anni!!

Nel commentare l’ultimo giro di valzer sugli orari, i sindacati firmatari si sono quasi attribuiti il merito per questa decisione. Noi pensiamo che dovrebbero invece scusarsi con i lavoratori e fare autocritica.

La parziale retromarcia aziendale, da noi sempre auspicata, avviene nel modo peggiore, in modo confuso e disordinato.

Nella nostra piattaforma per il rinnovo del CCNL abbiamo chiesto di ridiscutere tutte le flessibilità e le deroghe concesse sugli orari, per ridefinire regole più restrittive. Invitiamo i colleghi a sollevare la questione nelle assemblee sul contratto perchè, ancora una volta, potremo dimostrare che il sindacato di base ha proposte da fare  e non teme il confronto.

 

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Gruppo Intesa Sanpaolo

INTESA SANPAOLO – LA CUB SALLCA SCRIVE AL CEO

Group of friends standing in a row against white backgroundDA CUB SALLCA INTESA SANPAOLO
La RSA Cub Sallca di Torino, dopo i volantinaggi alla clientela, ha deciso di scrivere ai vertici aziendali (in allegato) per denunciare le ricadute sulla rete filiali di una gestione gravemente carente che crea caos e stress lavorativo a causa di organici insufficienti, organizzazione approssimativa e pressioni commerciali.
Invitiamo i lavoratori e le lavoratrici delle altre aree a segnalarci o confermarci l’esistenza di problemi analoghi o specifici delle loro realtà. Fateci avere i vostri commenti e le vostre valutazioni.
A breve commenteremo anche le ultime novità sugli orari delle filiali flexi: ricordate la famosa frase “indietro non si torna”?

INTESA SANPAOLO – TARM, UN DISASTRO ANNUNCIATO (E VOLUTO)

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DA CUB SALLCA INTESA SANPAOLO

In estate avevamo volantinato alla clientela per denunciare le lunghe code ed i disservizi determinatisi nelle filiali con l’introduzione degli “orari estesi” con organici pressochè invariati.
Nel mese di novembre è stato avviato in alcune filiali il progetto di  sostituire delle postazioni di cassa con “bancomat evoluti”  (TARM).
La nostra RSA di Torino aveva chiesto alle funzioni aziendali di non procedere con questa operazione in prossimità del mese di dicembre, quando l’afflusso del pubblico aumenta per le festività natalizie e per il pagamento delle varie imposte.
Nessuno ci ha dato retta ed il risultato è che, se nella maggior parte delle filiali c’è grande ressa, nelle filiali 12 e 16, “beneficiarie” dell’esperimento, la situazione è catastrofica, con tempi di attesa fino a 3 ore e clienti imbufaliti che urlano e insultano gli incolpevoli lavoratori.
Abbiamo deciso di reagire organizzando volantinaggi alla clientela lunedi 15 dicembre e nei giorni a seguire per invitare l’utenza a non prendersela con i colleghi e per denunciare l’insipienza dei vertici aziendali.
    Code alla 12

Code infinite alla 12

    Code alla 16

Code infinite alla 16

 

INTESA SANPAOLO – FONDO PENSIONI SANPAOLO IMI: C’E’ UNA SCADENZA IMPORTANTE

spimipens

Volantino

La seduta del 3 novembre del Consiglio d’Amministrazione del Fondo è stata particolarmente densa di avvenimenti ed alcune delibere sono meritevoli di attenzione. Una di queste ci pare particolarmente da sottolineare alla luce dell’andamento dell’economia e dei mercati finanziari.

Un primo elemento di novità è l’avvicendamento nell’importante ruolo di Direttore del Fondo: dal primo dicembre, Massimo Corsini sostituisce Paolo Chiumenti prossimo al pensionamento. Purtroppo si mantiene la deplorevole consuetudine che consente alla Banca di presentare al CdA per questo ruolo un candidato unico. Prendere o lasciare. Senza alcuna traccia, e neppure parvenza, di selezione. In condizioni normali, quelle stesse millantate in Azienda, una figura di questa importanza dovrebbe essere scelta dopo aver definito le caratteristiche, il profilo di un candidato. La Banca invece preferisce interpretare la norma, che prevede che sia la Banca stessa a proporre il nominativo del nuovo Direttore, come un “siccome pago, decido io” senza alcuna considerazione dell’impoverimento del ruolo del CdA, oggettivamente in difficoltà nello svolgere il ruolo di mero ratificatore di una scelta presa altrove e sulla base di criteri non noti. Qualcuno incomincia a considerare l’opportunità di non avvalersi più della “generosità” della Banca e far rientrare il costo del Direttore tra quelli sostenuti direttamente dal Fondo ripartendolo su tutti gli iscritti, se questo vuol dire rinunciare alla reale autonomia dell’ente previdenziale al quale affidiamo i nostri risparmi …

Sempre nella stessa seduta si è concluso il processo di selezione degli advisor del Fondo che d’ora in poi saranno due: si è realizzato quello sdoppiamento di compiti che auspicavamo da tempo. Dopo il fallito tentativo effettuato nella passata consiliatura,  è stata conclusa la selezione e sono stati deliberati i nuovi consulenti:  l’attività di consulenza finanziaria verrà affidata a MangustaRisk mentre a Prometeia resterà l’attività di monitoraggio.

Particolarmente interessante è tuttavia una delibera che riguarda il comparto GARANTITO, sul quale sono nel tempo confluite le risorse precedentemente investite nei comparti Gestione Residuale e Monetario. Le attuali condizioni, siglate a luglio 2012, prevedono che la gestione separata Pre.V.I. di Fideuram Vita offra un rendimento minimo garantito del 2,50%. A fine settembre il rendimento netto annuo è stato peraltro del 3,02%, 52 punti base oltre il minimo garantito. In seguito al calo dei tassi e applicando le disposizioni delle autorità di Vigilanza, a partire dal 1° gennaio 2015 il rendimento minimo garantito per i nuovi flussi che confluiranno nel comparto scenderà all’1,50%.

In seguito alla notifica della variazione contrattuale, il Fondo ha deliberato di aprire una finestra di switch straordinario dal 5 al 25 novembre 2014, per consentire sia il trasferimento dei montanti accumulati, sia di modificare la destinazione dei flussi contributivi futuri. Per chi deciderà di  destinare tutto o parte del proprio zainetto a questo comparto, sarà così possibile continuare ad avere il tasso minimo garantito del 2,50% su tutto il montante trasferito (che verrebbe spostato entro dicembre 2014) e mantenere l’attuale, più favorevole, tabella di base demografica. Le nuove condizioni si applicheranno solo alle somme che confluiranno sul comparto a partire da gennaio 2015. Per quanto ovvio, ricordiamo che dovrà poi trascorrere almeno un anno prima di poter effettuare il prossimo switch.

Ricordiamo infine che il comparto garantito prevede delle commissioni di caricamento, in funzione della durata prevista di permanenza nel Fondo (da un minimo dello 0,20% ad un massimo del 1,20%). Per gli switch e per i versamenti superiori a 10.000 euro tali oneri vengono ridotti del 50%. Per ogni ulteriore dettaglio è possibile consultare la circolare  e gli allegati (Prot. N. 5552/FP) presenti sul sito del Fondo www.fondopensionisanpaoloimi.it.

Sebbene la scelta del comparto sia libera e individuale, in base al proprio orizzonte temporale e alla propria propensione al rischio, rimarchiamo l’importanza di una riflessione approfondita sull’opportunità che si apre. Ad esempio, per coloro che ritengono possibile un periodo di maggiore volatilità dei mercati, trasferire anche solo parte del montante sul comparto Garantito consentirebbe di mantenere stabile il valore dell’investimento, qualora si preveda di chiedere anticipazioni o se si è prossimi al riscatto. In tal caso, i flussi potrebbero continuare ad andare su comparti che non richiedono costi di caricamento (ricordiamo che è possibile detenere sino a tre linee di investimento). La garanzia sul capitale e un rendimento minimo, sebbene al di sotto di quello degli altri comparti, è consigliabile anche a chi ritiene di intravedere possibili inversioni del mercato dopo ormai 3 anni di crescita, oppure per coloro che osservando lo stato dell’economia mondiale, con bassa crescita delle economie mature, rischi  di deflazione in Europa e rallentamento dei paesi emergenti, preferiscano consolidare quanto finora acquisito ed assumere una posizione maggiormente prudente.

Un’ulteriore novità da segnalare riguarda l’introduzione della possibilità, per chi va in pensione e richiede la prestazione, di mantenere investito presso il Fondo parte del capitale. Infatti l’ISVAP (l’ente di controllo dei Fondi Pensioni) si è espressa favorevolmente in tal senso anche se ha posto il vincolo della non frazionabilità  sul successivo utilizzo. Sono perciò allo studio le modalità operative per ottemperare a questa disposizione e si stanno anche approfondendo gli aspetti legati alla fiscalità: entro la fine dell’anno è previsto l’invio di una comunicazione specifica agli iscritti.

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Intesa Sanpaolo

INTESA SANPAOLO – ACCELERA CON VIAGGIACONME

Volantino

Volantino

Chi ha superato i 50 anni ricorderà quelle calamite che si piazzavano sul cruscotto delle auto con la foto dei figli e con la scritta “non correre papà”.  Era un monito affettuoso il cui scopo era quello di evitare che i tanti papà al volante (le donne che lavoravano erano in minoranza e ancor di più quelle che guidavano) corressero dietro al loro lavoro rischiando, come spesso accadeva, la vita.

L’attuale management di Intesa Sanpaolo, evidentemente, ha meno di 50 anni, non ricorda quelle calamite.

Sarà per questa mancanza di memoria che ha inventato “accelera con ViaggiaConMe”. Una iniziativa valida da ottobre 2014 fino alla fine dell’anno. Per ogni polizza di questo tipo venduta i colleghi riceveranno 10 (DIECI) euro, purchè l’intera filiale di appartenenza abbia raggiunto almeno il 60% del budget assegnato. Il premio aumenta fino a 20 euro se la vendita “accelera” nel periodo considerato.

Una gara contro il tempo e contro i colleghi. Un po’ come i moderni centurioni all’esterno del Colosseo che si contendono i turisti per una foto. Chi più ne fa più soldi porta a casa.

Insomma nel 2015 (quasi) il gruppo Intesa Sanpaolo, all’avanguardia nel settore, ha riscoperto il cottimo. Nel caso di specie il “cottimo misto collettivo” che si ha quando il compenso costituisce una integrazione della retribuzione normale e la cui determinazione è valutata tenendo conto del rendimento di un gruppo di lavoratori. Fa sorridere, inoltre, la previsione normativa secondo la quale è prevista l’esclusione dall’erogazione del premio in caso di provvedimento disciplinare di sospensione dal servizio. Ovvero il collega “cattivo”, novello De Coubertin, parteciperebbe alla gara per puro spirito olimpico.

Speriamo che i colleghi tutti rinuncino sul nascere a questa elemosina da quattro soldi (è proprio il caso di dire) ed evitino ulteriori divisioni tra di loro. Non possiamo non sottolineare, infine, l’assoluto silenzio al riguardo delle organizzazioni sindacali firmatutto.

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Gruppo Intesa Sanpaolo

INTESA SANPAOLO – OCCHIO ALLA PRIVACY

DA SEGRETERIA NAZIONALE CUBSALLCA

Un recente ritorno di fiamma aziendale per richiamare al rispetto delle norme introdotte dal Garante della privacy sta creando dubbi e timori tra i lavoratori.

In buona sostanza, il Garante sottolinea che ogni messaggio che interroga rapporti bancari (anche un banale estratto conto) ed assume informazioni deve essere finalizzato all’attività lavorativa e non a soddisfare mera curiosità (es. indagare sulla situazione patrimoniale di un personaggio famoso o di un conoscente).

Tutto questo richiede una certa attenzione da parte dei lavoratori, tanto più che l’azienda ha provveduto ad aumentare la carica ansiogena sul tema, ricordando che la mancata applicazione delle direttive può dare origine a sanzioni.

Su questo punto va chiarito che eventuali contestazioni disciplinari devono avere sempre un requisito fondamentale, cioè la tempestività. Non può quindi divenire oggetto di sanzione una richiesta aziendale di giustificare un messaggio di informativa effettuato mesi indietro.

Vale sempre la nostra indicazione, in caso di contestazioni, di non mettere mai nulla in forma scritta e di contattarci immediatamente.

Soprattutto si deve fare attenzione alle verifiche che vengono fatte dall’Audit prima che vengano formalizzate delle contestazioni.

In questi casi viene chiesto di firmare le dichiarazioni rese verbalmente o di metterle per scritto. Questa richiesta va rifiutata nel modo più assoluto, perchè potrà poi essere utilizzata per comminare sanzioni disciplinari.

Invitiamo i colleghi a rispondere alle domande dell’Audit solo verbalmente ed a rifiutare qualsiasi comunicazione scritta fino a quando non viene formalizzata un’eventuale procedura disciplinare, alla quale consigliamo di rispondere, entro 5 giorni, limitandosi a chiedere di essere sentiti con la presenza di un rappresentante sindacale, che può essere un rappresentante della CubSallca.

Recenti comunicati degli Uffici Controlli di Area hanno creato apprensioni rispetto all’effettuazione di Crif non sfociati in pratiche di finanziamento e rispetto a messaggi in circolarità su conti di altre filiali: In particolare è stato contestato l’uso del messaggio “prele” o “versa” per verificare la consistenza di conti su cui non sono state effettuate operazioni.

Rispetto al primo punto, ricordiamo che il Crif può essere effettuato solo dopo aver raccolto la firma di autorizzazione del cliente.

Rispetto alla circolarità, suggeriamo, di fronte a richieste verbali di clienti di altre filiali di verificare la loro situazione, di usare il messaggio “limov” per fare il saldo e di tenerne copia firmata dal cliente e fotocopia del documento.

Ma la casistica di operazioni “problematiche” è davvero smisurata.

Facciamo qualche esempio:

Un cliente presenta portafoglio o anticipo fatture. E’ ordinaria amministrazione controllare quanto possibile sui nominativi presentati per verificare che siano solvibili: messaggi afn1, nj00, ecam.

Un non cliente presenta una richiesta per credito personale. Si verifica l’esistenza in ecam della partita iva del datore di lavoro.

Un cliente viene per aprire un conto ma troviamo notizie negative in afn1 o ecam e decidiamo di non procedere. Se non schedato avrà firmato la privacy in fase di schedatura, ma se già schedato, invece, non abbiamo alcun documento che possa dimostrare che quel giorno era seduto davanti a noi. Non facciamo più i controlli pre-apertura!?

Troppo facile per l’azienda cercare di scaricare sui lavoratori ogni responsabilità e per questo abbiamo scritto direttamente al Ceo, Carlo Messina, per chiedere chiarezza e tutelare i colleghi.

In attesa di auspicabili risposte, in caso di contestazioni rimandiamo ai punti di cui sopra:non mettere mai nulla per scritto e contattarci immediatamente.

INTESA SANPAOLO – LECOIP: ALCUNE AVVERTENZE PRIMA DI DECIDERE

DA SEGRETERIA NAZIONALE CUB-SALLCA
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Il 6 ottobre è partito in Intesa Sanpaolo il piano di azionariato diffuso, cui occorre dare adesione entro venerdì 17 ottobre (in ogni caso vale il silenzio-assenso). Dopo aver aderito al piano, si può accedere (entro il 31/10) anche al LECOIP, il programma  per assegnare, su base volontaria, azioni aggiuntive, data di scadenza aprile  2018, con la garanzia del capitale netto  e la possibilità di godere del 75% dell’apprezzamento del titolo,  in base alla media delle quotazioni di borsa rilevate mensilmente. Rimandiamo i dettagli tecnici alle numerose guide che i sindacati firmatari hanno predisposto per pubblicizzare, con più o meno enfasi, l’adesione al piano. Noi abbiamo scelto di mettere a disposizione degli iscritti la più “critica”(anche rispetto alla sua stessa sigla), quella della FALCRI  della Toscana, a nostro giudizio la più utile, pur non esaustiva. Ricordiamo anche che è possibile, entro il 15 novembre,  recedere da parte di chi ha già aderito.     (altro…)