Prosegue il percorso di mobilitazione verso lo sciopero contro la guerra e l’economia di guerra del 20 maggio.

Lo sciopero è indetto da un ampio schieramento di sindacati di base (tra cui la CUB) ed ha visto l’adesione di tante associazioni, partiti, forze politiche, contrarie alla guerra, a chi la arma e a chi la finanzia.

E’ necessario fare qualcosa di concreto, a partire da chi lavora e da chi subisce le conseguenze più pesanti del conflitto.

Conseguenze che gravano in modo disastroso sulla popolazione civile e sui soldati che sono costretti a combattere, perdendo spesso la vita per scopi altrui. Mentre la povera gente muore, gli oligarchi e i potenti stanno al sicuro nei loro rifugi ad accumulare ricchezze.

Anche i lavoratori dei paesi belligeranti subiscono una situazione di dura sottomissione alla logica della guerra, che implica sospensione dei diritti, abolizione della libertà di espressione, divieto di scioperare, repressione politica e sindacale.

Per noi, la guerra significa aumento dei prezzi, perdita di potere d’acquisto, riduzione dei servizi sociali, aumento delle tasse per finanziare la spesa militare. Le risorse vengono dirottate dagli investimenti in beni collettivi alle produzioni di armi e di morte. Le fabbriche di armi pregustano ricavi e profitti, per una guerra che si vuole fare durare a lungo.

A tutto questo dobbiamo opporci, qui ed ora, con azioni concrete: lo sciopero è l’unica arma che i lavoratori hanno per fermare la guerra, rifiutare i sacrifici che essa comporta e mettere fine alle sofferenze che provoca.

 

In allegato, la locandina dell’Assemblea Nazionale del 8 maggio in preparazione allo sciopero
e il volantino che contiene l’appello alla mobilitazione e un primo elenco di forze sindacali, sociali e politiche che vi aderiscono

CUB-SALLCA Credito e Assicurazioni

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