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PROTEGGERSI DALLE PRESSIONI COMMERCIALI: E’ QUESTIONE DI METODO…

 

Il peso delle pressioni commerciali nella rete bancaria non ha fatto che peggiorare nell’ultimo anno, nonostante le promesse e gli accordi in materia, culminati nella normativa dell’ultimo CCNL (dicembre 2019).

La pandemia non ha comportato quella svolta che in tanti avevano auspicato, con l’adozione di comportamenti commerciali più corretti e pressioni meno asfissianti.

Semmai è accaduto il contrario: la rarefazione degli appuntamenti commerciali in presenza ha fatto impennare le spinte sull’offerta a distanza e la moltiplicazione dei budget, come se si trattasse dei pani e dei pesci sottoposti a facoltà ultraterrene.

Qualche responsabile non si trattiene e calpesta pubblicamente la dignità dei sottoposti, contando sulla rassegnazione passiva.

Ritorniamo sul tema indicando alcune regole basilari per esercitare il diritto all’autodifesa.

Possono tornare utili, in attesa che una vertenza generale, ormai indilazionabile, spazzi via questo insopportabile fardello dalle spalle di chi lavora…

In allegato e qui di seguito il nostro volantino.

CUB-SALLCA

 

PROTEGGERSI DALLE PRESSIONI COMMERCIALI:

E’ QUESTIONE DI METODO…

 

Le pressioni commerciali sono molto diffuse e continuative, in tutte le banche, da troppo tempo. Vogliamo provare a dare qualche indicazione utile all’autodifesa, valide per tutti, partendo da un caso specifico: Intesa Sanpaolo, che nel settore rappresenta un benchmark da inseguire.

La situazione in Intesa Sanpaolo è peggiorata ulteriormente dopo l’assorbimento di UBI. La fusione ha coinciso con la chiusura o la cessione di centinaia di filiali, gestite con grande approssimazione e ispirate a nuove linee guida (riduzione delle postazioni di lavoro), che hanno portato alla creazione di filiali pollaio e alla caotica revisione dei portafogli clienti, nella disorganizzazione più totale.

La formazione impartita ai colleghi di provenienza UBI è stata insufficiente e inadeguata, mentre il rafforzamento della filiale on-line ha sinora creato più problemi di quanti ne abbia risolti. La riduzione della complessità delle filiali è stata comunicata in modo tardivo ed ha significato il declassamento di molte figure professionali, con numerosi conguagli  da restituire. Il danno e la beffa, un intreccio perverso frutto dell’accordo sindacale su percorsi e inquadramenti (unico nel settore), anno 2015, poi reiterato nel 2018 e nel 2020:  un accordo che ha consentito enormi risparmi all’azienda e un generale sotto-inquadramento dei colleghi, pagati di meno per fare di più. Eravamo stati i soli a prevedere e denunciare i rischi della sua applicazione, incomprensibile ai colleghi, ai sindacati firmatari e persino ai gestori del personale….

In questa situazione di forte disagio, con una pandemia non ancora risolta, il Gruppo continua a macinare risultati eclatanti, al prezzo però di un clima aziendale invivibile.

Il martellamento sulla tutela e lo “scontato” obiettivo di collocamenti e conversione al risparmio gestito stanno facendo uscire fuori di testa i consulenti nelle filiali, ma ai livelli superiori sembra che i danni siano ancora più rilevanti.

E’ notizia recente (19 luglio) che, in un incontro con i direttori, il responsabile della Direzione Piemonte Nord, Val d’Aosta, Sardegna (una tra le più “pesanti”)  ha apostrofato i presenti in collegamento con queste argomentazioni: 1) visto e considerato che i volumi richiesti sono 2.5 volte quelli dell’anno prima; 2) visto che Barrese (responsabile Divisione Banca dei Territori) ha chiesto di fare il 200% del budget assegnato per i mesi luglio-agosto; 3) visto che per raggiungere l’obiettivo serve contattare il 65% della clientela; 4) visto che per fare questo servono 7-8 appuntamenti al giorno; 5) visto che i risultati della filiale dipendono dal direttore; 6) conclusione: i direttori che “non hanno capito” il proprio ruolo sono pregati di alzare la mano e farsi da parte, in modo da essere tempestivamente rimossi e sostituiti.

Sullo sfondo scorrevano le slides con la classifica, compresi i “cluster”  delle filiali (alias, dei direttori)  con le prestazioni peggiori, in fondo alla lista. Tutto affidato al pubblico ludibrio, in barba agli accordi e ai protocolli vigenti da anni…

E’ evidente che esibire prove in presenza di testimoni con comportamenti del genere, tenuti da figure apicali di massimo livello, significa poter contare sull’impunità preventiva da parte della struttura di comando dell’azienda, quindi dubitiamo che lo sdegno denunciato dai sindacati (tutti) si traduca in qualche provvedimento concreto, per reprimere questa intollerabile arroganza in spregio delle regole.

Non abbiamo dubbi invece sui comportamenti e sulle regole che i lavoratori devono seguire per stare dalla parte della correttezza, della deontologia professionale e della salute mentale. A fronte del LORO metodo, fatto di numeri di appuntamenti richiesti, richiami in chat, riunioni on-line inutili e ripetitive, controllo delle agende, minacce di ritorsioni, trasferimenti e demansionamenti, teniamo duro sul NOSTRO metodo:

  • Regolarsi in base alle proprie condizioni lavorative su quali impegni prendere: es. 4 appuntamenti e 5 telefonate al giorno. Se poi mi chiedono 2 appuntamenti in più, farò 3 telefonate in meno, e così via. Se mi fissano una riunione di un’ora, farò un appuntamento in meno. Il tutto senza trascurare le altre incombenze amministrative e la formazione, documentando sempre tutto in agenda.
  • Quando fisso un appuntamento finalizzato al collocamento di un prodotto, lo propongo solo se lo conosco bene, spiegando tutti gli aspetti di rischio, di rendimento atteso, di coperture previste, di costi effettivi di entrata e di uscita. Se la vendita trova finalizzazione, bene. Altrimenti amen. Ricordiamoci che il nome che compare sul modulo di sottoscrizione è il nostro e non del responsabile che mi impone di venderlo. Se si va in causa, dopo qualche anno, il cliente chiama in giudizio me, non il responsabile dell’epoca….
  • Quando ci impongono nel colloquio con la clientela la con-presenza dello specialista (di tutela, di gestito, ecc.) rifiutiamoci di accettare: se l’azienda non ci considera adeguati alla mansione, ci destini ad altre incombenze….

In generale e in conclusione ricordiamoci che siamo tenuti ad osservare le regole, applicandole con l’osservanza delle norme interne e delle leggi esterne: se qualche responsabile vuole forzarle, lo faccia a suo rischio e pericolo! Noi dobbiamo lavorare correttamente, nell’ambito di un rapporto contrattuale da lavoratore dipendente, in cui non siamo tenuti all’obbligo di prestazione.

La collaborazione attiva e continuativa che dobbiamo prestare non implica obbligo di vendere e fare gli interessi della clientela può anche voler dire salvaguardare, oltre alla nostra tranquillità, gli stessi interessi aziendali (es. evitando sanzioni sempre più frequenti).

Quindi non lasciamoci assalire dal panico o dallo stress quando veniamo aggrediti da pressioni commerciali indebite, da attacchi personali che vogliono farci sentire inadeguati, da offese alla nostra competenza o al nostro impegno.

Quando la tensione diventa eccessiva da sopportare sul piano individuale, prendete contatto con un delegato sindacale, segnalateci le difficoltà, consentiteci di intervenire.

Non si esce da questa situazione senza aprire una vertenza sindacale generale,  collettiva, unitaria.

L’autodifesa però, nel frattempo, è fortemente consigliata e utile alla causa!

 

 

NUOVA PESANTE SANZIONE PER INTESA SANPAOLO

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha comminato una nuova pesante sanzione al Gruppo Intesa Sanpaolo.

Questa volta sono state prese di mira Intesa Sanpaolo RBM Salute e Previmedical, rispettivamente compagnia assicurativa del gruppo dedicata alle polizze sanitarie ed il relativo service che ne cura la gestione sinistri. La serie di reclami che ha portato alle sanzioni deriva da pratiche scorrette di particolare gravità, disservizi e disorganizzazione.

E’ presto per dire se l’assunzione del pieno controllo societario da parte di ISP nel maggio 2020 abbia migliorato il servizio, di certo le politiche commerciali aggressive che vengono attuate, con un costante pressing sui colleghi per vendere tutela, sono ben conosciute dalla nostra categoria.

E quelle sono salite ancora di più dopo l’acquisizione della compagnia, che peraltro ha confermato negli incarichi il management precedente…

Resta indiscutibile il ruolo del settore pubblico in campo sanitario e la necessità di delimitare rigidamente l’iniziativa dei privati, che vogliono trasformare in puro business un settore strategico e sensibile come la sanità. E queste misere vicende ne sono la prova più evidente!

Ecco il nostro volantino intitolato “La tutela dell’arroganza

CUB-SALLCA

 

PRESSIONI COMMERCIALI: L’ELEFANTE NELLA STANZA

Il tema delle pressioni commerciali ritorna in modo ricorrente e spesso asfissiante in tutte le banche.

In Intesa Sanpaolo il problema è atavico e appesantito dall’adozione di un metodo commerciale particolarmente spinto, in specie sul tema della tutela assicurativa.

I protocolli firmati con le organizzazioni sindacali non hanno frenato le pressioni: ora c’è attesa per un nuovo accordo che dovrebbe recepire i dettami dell’ultimo CCNL.

L’azienda però rimanda sempre e con l’ultimo spostamento rimbalza al definitivo accordo di fusione con UBI previsto per l’autunno.

Auspichiamo naturalmente un accordo di svolta, discusso con i lavoratori, ma non dobbiamo illuderci di poter delegare ad un protocollo, o alla casella “Io-segnalo”, la soluzione al problema.

Come lavoratori e lavoratrici possiamo fare qualcosa in prima persona per difenderci, proteggendo noi stessi, i nostri interessi, la nostra salute mentale.

Nel nostro prossimo intervento daremo indicazioni pratiche per un manuale di autodifesa.

Intanto invitiamo i lavoratori di altre banche, diverse da Intesa Sanpaolo, a farci pervenire le loro esperienze in proposito.

 

 Pressioni commerciali: l’elefante nella stanza.

Nella rete filiali di tutte le banche si parla ormai da tempo delle pressioni commerciali: come riconoscerle e come evitarle. Al di là degli episodi singoli a firma di qualche capo troppo ambizioso, che vanno opportunamente segnalati, si ha sempre più l’impressione (la certezza) che il treno carico di tutte le esose richieste che arriva fino ai gestori, parta da molto lontano.

In Intesa Sanpaolo il mantra da ripetere fino allo sfinimento è “tutela tutela tutela”, ma vengono dati per scontati tutti gli altri “doveri commerciali”, innescando nei lavoratori addetti alla consulenza un meccanismo perverso, tra senso di inadeguatezza e ansia da prestazione.

Tutte le mattine, un gestore si sveglia e sa che per sopravvivere dovrà correre, verso dove non si sa, ma intanto correre. Il telefono squilla, le mail arrivano copiose da clienti e colleghi, il cellulare trilla, le pratiche vanno mandate avanti, le campagne esitate e le polizze vendute. Pena il “commissariamento”. Perché non basta più fare una riunione, controllare le agende per verificare la pianificazione di ogni singolo respiro dei colleghi, servono interventi più incisivi: per esempio condividere gli appuntamenti con i clienti, collegandosi da remoto con lo specialista, in modo che possa cogliere gli spunti e correggerti mentre parli, in una sorta di “Grande Fratello” con tanto di copione, preventivamente esposto, con scenette al limite del ridicolo, durante le riunioni plenarie via Skype.

Inutile dire che il cliente, secondo il modello commerciale aziendale, dopo aver attentamente seguito l’illustrazione della proposta, con avvolgente stimolazione dei suoi bisogni latenti e convinto dai nostri brillanti consigli, non ha scelta (o scampo).

In un contesto già così critico, si inseriscono le giornate a tema, dove convogliare le operazioni programmate coi clienti per dare l’impressione di “buona riuscita” delle idee balzane che, a turno, qualche lungimirante capo propone alla rete, applicando le tecniche della guerra lampo e l’impatto dei gruppi d’assalto.

Questo atteggiamento non è più tollerabile e denigrare la professionalità dei pochi colleghi rimasti a militare nelle filiali, con continue e pedanti richieste, non può far altro che aumentare il malcontento che ormai sconfina spesso e volentieri in un diffuso malessere.

La gravità della situazione è ben riassunta dal rosario degli interventi sindacali che dal Piemonte Nord, al Veneto del Nord-Est, dalla Liguria alla Puglia, dalla Sardegna alla Toscana, dal Lazio alla Sicilia, segnalano la pesantezza delle pressioni e la loro assurdità, in una fase di pandemia non ancora risolta, una situazione insostenibile per lo stato della rete, dopo la fusione con UBI, la chiusura massiccia delle filiali, la rarefazione delle postazioni di lavoro disponibili, la carenza di organico dopo gli esodi biblici.

Mentre la situazione si aggrava, l’azienda rinvia ulteriormente la definizione di un accordo sulle politiche commerciali, con il chiaro intento di sminuire la rilevanza del tema e mantenere in piedi quel modello aggressivo che ha garantito ottimi risultati ad azionisti e manager, la sostanziale impunità per i responsabili commerciali, molti esaurimenti nervosi a gestori e consulenti in prima linea con la clientela ed il “mercato”.

La situazione è intollerabile e chi di dovere (leggasi sindacati firmatari) deve prendere atto della scarsa efficacia degli accordi precedenti in materia e discutere con i lavoratori un cambio di linea che porti veramente risultati concreti e un ridimensionamento duraturo del fenomeno.

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Intesa Sanpaolo

CONTRATTI MISTI TRA RETORICA E PROPAGANDA

 

 

Intesa Sanpaolo è l’unica banca italiana che ha introdotto “sperimentalmente” dal 2017 un contratto misto per i propri dipendenti: lavoratore subordinato e consulente a partita Iva, unificati nella stessa persona.

Alla scadenza dei due anni, è possibile convertire il contratto di lavoro in un normale tempo pieno, a tempo indeterminato, come soluzione definitiva.

Molti contratti si stanno avvicinando alla scadenza dell’opzione e, per dimostrare che l’esperimento funziona, occorre sventare un’adesione di massa alla conversione del contratto misto in un rapporto di lavoro più normale.

L’azienda moltiplica gli sforzi per convincere i lavoratori a restare nel contratto misto, proponendo anche un incentivo di 5.000 euro lordi.

Ma se è così conveniente, che bisogno c’è?

Forse conviene fare i conti e tirare le somme per capire chi ci guadagna veramente…

Leggi il nostro volantino

CUB-SALLCA 

 

 

ISP: APPUNTAMENTI E STATO DELLE FILIALI

 

 

A pochi mesi dall’integrazione di UBI in Intesa Sanpaolo e all’inizio delle ferie estive, si è arrivati a toccare nuovi picchi di tensione nella rete filiali.

Nel volantino allegato facciamo un elenco delle doglianze, con i problemi aperti su tutti i fronti, senza che si intravedano soluzioni in tempi brevi.

Vogliamo però cominciare con il raccogliere la segnalazione di un episodio deplorevole, che purtroppo rappresenta bene lo stato di assurda competizione cui si è arrivati tra responsabili smaniosi di mettersi in luce ed emergere, senza alcuna considerazione per il danno d’immagine cui si espone l’azienda per cui si lavora.

Ci è stata segnalata una paradossale conversazione tra un direttore di area Exclusive ed un cliente, il quale, nel vedersi negata la sua richiesta di trasferimento presso una filiale Retail più comoda logisticamente, si è sentito motivare il diniego in quanto in una filiale Exclusive si hanno “sensibilità e competenza gestionale” che non si trovano nella filiale Retail”.

Se ciò fosse vero rappresenterebbe l’ennesima arroganza che alcuni capetti “ continuano a praticare a danno di tutti i lavoratori, senza alcuna distinzione di perimetro, che per loro sfortuna si trovano ad operare con tali “personaggi in cerca di autore”. Il modello di servizio adottato dall’azienda non può mai giustificare atteggiamenti simili, che arrivano a sminuire o svalutare il ruolo professionale altrui. Come organizzazione sindacale invitiamo tutti a segnalarci e soprattutto a documentarci tali abusi, in modo da procedere compiutamente a denunciare tali comportamenti alle Funzioni Aziendali preposte.

 

CUB-SALLCA Intesa Sanpaolo

LAVORATORI CEDUTI A INTRUM – INTESA SANPAOLO 3 – 0

Roma, Torino, Bologna, sono tre i tribunali che si sono pronunciati riconoscendo l’inesistenza del ramo d’azienda ceduto ad Intrum ed il diritto dei lavoratori che hanno fatto ricorso ad essere reintegrati in Intesa Sanpaolo.

Certamente siamo ancora alle sentenze di primo grado, ma tutte convergenti e ben motivate, così da poter dire che difficilmente questi pronunciamenti potranno essere ribaltati in secondo grado.

E’ quindi già possibile avviare qualche riflessione su questa vicenda.

Intanto queste prime sentenze sono una bella risposta all’arroganza aziendale, che in questi anni ha proceduto a vendere (lucrosamente) attività ed espellere lavoratori. Alla faccia dell’appartenenza, negli ultimi anni l’elenco delle esternalizzazioni è lungo, da Banca Depositaria a Banca 5, dal Recupero Crediti al Monte Pegni.

Ma la vicenda dovrebbe avviare serie riflessioni anche tra i sindacati trattanti, sempre pronti a firmare qualsiasi pezzo di carta gli venga messo davanti. Alla faccia del bellissimo accordo firmato per tutelare i lavoratori oggetto della cessione del Recupero Crediti (NPL), i tribunali hanno detto molto semplicemente che la cessione non doveva proprio essere fatta.

E quando i giudici tutelano i lavoratori più di quanto abbiano fatto i sindacati firmatari, questi dovrebbero trarne le dovute conseguenze.

Anche perché ora si porrà un problema: non siamo certi di quanto stiamo per affermare, ma dalle informazioni che ci giungono sembrerebbe che circa un terzo dei lavoratori ceduti abbia impugnato la cessione e fatto causa. Ovviamente le sentenze varranno solo per chi in causa è andato. Peraltro è la giusta ricompensa per chi non ha mollato ed ha difeso i propri diritti fino in fondo.

Ma se i successivi gradi di giudizio confermeranno le sentenze, è pensabile che un terzo dei lavoratori di Intrum rientri in azienda, peraltro lavorando ancora a fianco degli altri lavoratori che resteranno nell’azienda cessionaria? Al momento, ai ricorrenti vittoriosi, è stato proposto il distacco in Intrum: ma come è tollerabile una situazione del genere nel lungo periodo?

E’ necessario riaprire una trattativa che sani il danno fatto, a tutti, con la cessione illegittima. Peraltro la soluzione è semplice, sempre caldeggiata dal nostro sindacato in situazioni analoghe passate: nessuno contesta la libertà dell’azienda di cedere lucrosamente le attività che ritiene più opportune, ma si consenta ai lavoratori di scegliere se essere ceduti o rimanere in Intesa Sanpaolo, continuando a seguire le attività precedenti attraverso il distacco all’azienda acquirente.

Comunque, per finire, un ringraziamento ai lavoratori ed alle lavoratrici ceduti che hanno intentato le cause, dimostrando che all’arroganza aziendale si può resistere e anche alla mancanza di combattività dei sindacati firmatari.

 

CUB-SALLCA Intesa Sanpaolo

PREMIO VARIABILE DI RISULTATO 2021: UNA MINESTRA RISCALDATA SEMPRE MENO APPETITOSA

Gli accordi di integrazione di UBI in ISP includono anche il PVR 2021.

In allegato il nostro commento, che vuole essere anche una riflessione generale sui sistemi incentivanti.

 

 

Mentre nei servizi centrali permane una forte discrezionalità della gerarchia aziendale (su valutazione / ruoli / inquadramenti / premi), nel sistema filiali cresce la tendenza a legare i premi ai risultati commerciali.

Il meccanismo di funzionamento è sempre più farraginoso e dipendente da algoritmi incomprensibili, le regole vengono fissate in modo tardivo e cambiano in corso d’opera: alla fine, a fronte di risultati strabilianti, arrivano premi insignificanti e deludenti.

Persino i sindacati firmatari ammettono la necessità di cambiare qualcosa. L’impressione è che le “regole d’ingaggio” siano truccate: ai piani alti vengono distribuite cifre forti con meccanismi secretati, mentre alla truppa si buttano misere ossa spolpate.

L’azienda cerca di ottenere sempre di più, pagando sempre di meno. Sarebbe il caso di smettere di correre, per traguardi irraggiungibili, e ritornare a ragionare su una redistribuzione vera della produttività aziendale.

 

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ISP: REGOLE PER IL CONTRASTO ALLE MOLESTIE SESSUALI

 

 

Lo scorso 15 aprile l’Azienda ha emanato le Regole per il contrasto alle molestie sessuali (in allegato).

 

L’iniziativa rientra nell’ambito di applicazione della Dichiarazione congiunta ABI – SINDACATI del 12 febbraio 2019, poi recepita all’art. 22 del CCNL 19.12.2019.

Si tratta di un importante punto di arrivo, passato un po’ in sordina, anche per la concomitante integrazione con UBI, che ha assorbito l’attenzione generale.

Crediamo invece utile ribadire l’importanza di una normativa che affronta il problema delle molestie sessuali con indicazioni operative specifiche, che vanno dalla sensibilizzazione “culturale” sul tema con finalità preventive, alla gestione e repressione di condotte riprovevoli, agite spesso da responsabili con funzioni apicali.

A noi interessa poco che “le molestie sessuali possano generare forti impatti … sulle performance dei team e, in generale, sulla reputazione della Banca” come recitano le regole.

Ci interessa di più che esista un percorso per denunciare e reprimere “quei comportamenti indesiderati a connotazione sessuale, espressi in forma fisica, verbale o non verbale, aventi – di per sé o in quanto reiterati – lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo”.

Questo percorso prevede il rispetto della riservatezza dei dati, la tutela del segnalante (chiunque esso sia), la quantificazione dei tempi (60 giorni) in cui deve essere svolto l’approfondimento e la conseguente adozione di provvedimenti disciplinari (qualora accertata la fondatezza della denuncia).

Come tutte le norme, funzionerà se verrà fatta propria da chiunque si trovi nella condizione di doverla usare: è quindi bene sapere di avere a disposizione strumenti per respingere “proposte sessuali indesiderate, richieste di favori sessuali o altra condotta verbale o fisica di natura sessuale; di particolare gravità sono considerate le molestie sessuali compiute abusando della propria posizione gerarchica, promettendo vantaggi (es. progressione di carriera o benefici economici) o minacciando svantaggi (es. mancata promozione).

In una fase di forte precipitazione del Clima Aziendale, in conseguenza soprattutto delle reiterate pressioni commerciali, va apprezzato ed agito tutto ciò che può rappresentare un elemento di contrasto al deterioramento del contesto.

Buona lettura!

 

CUB-SALLCA Intesa Sanpaolo

LA POLITICA E LA CULTURA PER IL MONTE DI PIETA’ DI NAPOLI

 

Dopo il presidio organizzato con successo lo scorso 21 aprile davanti alla sede dello storico edificio che ospitava il Monte di Pietà del Banco di Napoli, proseguono le iniziative per sventarne la privatizzazione.

Avevamo scritto al Ministro della Cultura Dario Franceschini e al Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, per chiedere agli enti pubblici di esercitare il diritto di prelazione, qualora Intesa Sanpaolo concretizzasse la vendita a Generazione Vincente.

Dopo il bell’articolo comparso sul Fatto Quotidiano in data 3 maggio, scritto con la consueta passione e competenza dallo storico d’arte Tomasi Montanari (che alleghiamo), si è riunita la Commissione Cultura del Comune di Napoli, invitando in audizione i rappresentanti della CUB Sallca.

Ve ne diamo conto nel Comunicato Stampa allegato. Emerge un consenso trasversale alle forze politiche, a difesa del ruolo pubblico dell’immobile, con proposte di utilizzarlo come polo museale (come propone Montanari), oppure come sede dell’Archivio di Stato (come propone Bassolino).

 

 

Intanto si sono mossi anche personaggi noti del mondo dello spettacolo e della cultura, sensibili alle ragioni della storia e dell’arte.

Vi proponiamo gli interventi dell’attore Biagio Izzo e dello scrittore Maurizio De Giovanni, reperibili sul nostro sito facebook: http://www.facebook.com/SALLCACUB

Vi terremo informati sugli ulteriori sviluppi.

 

CUB-SALLCA

INTEGRAZIONE ISP-UBI E LETTERA AL PREFETTO DI ROMA

In allegato il nostro volantino di commento all’accordo di integrazione tra Intesa Sanpaolo ed Ubi.

L’accordo non stravolge nulla, tutela nella sostanza i lavoratori con lievi modifiche migliorative e rimanda a tempi successivi le questioni più complesse, relative al welfare e non solo. Il vero dramma è costituito dal caos organizzativo che ha seguito l’integrazione e che investe tuttora la banca nel suo complesso, a partire dalla rete. Un disastro venduto come grande successo…

Contemporaneamente è stato siglato un accordo sul PVR 2021, che merita un ragionamento a parte, vista la grande insoddisfazione dei lavoratori ed il conclamato fallimento di questi sistemi di incentivazione, che tradiscono sempre le attese e si rivelano davvero specchietti per le allodole. L’esiguità degli importi erogati per il PVR 2020, l’abbattimento del 70% dei premi del SET, la riduzione del 28% del sistema incentivante NPL, parlano da soli e persino i sindacati firmatari ammettono che “qualcosa non ha funzionato”. Torneremo in merito presto.

Anche la costituzione della Commissione Politiche Commerciali e Clima Aziendale, e l’accordo sulle pressioni che è stato promesso entro maggio, andrà seguita con attento monitoraggio: il problema è esplosivo e le aspettative dei lavoratori e delle lavoratrici molto elevate. Non sarebbe tollerabile un ennesimo fallimento nel contrastare le pressioni spropositate che investono gli addetti alla vendita, cioè ormai tutti!

Pressioni che non si sono mai fermate nel nostro settore, neanche durante la pandemia e neanche nelle regioni in zona rossa. Come era stato fatto dai sindacati firmatari nella Regione Marche, anche la Cub-Sallca ha inviato nei giorni scorsi una segnalazione alla Prefettura di Roma, per evidenziare comportamenti di banche e di responsabili non in linea con il rispetto della normativa anti-covid.

Per quanto la situazione tenda a migliorare, non vanno mai abbassate le difese e attenuate le precauzioni….

 

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