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INTESA SANPAOLO: NUMERI ED ESODI,L’IMPORTANTE E’ FINIRE…

 

La settimana scorsa l’azienda ha finalmente comunicato i dati relativi all’adesione all’esodo dell’accordo 16 novembre 2021.

Il numero delle adesioni supera di gran lunga la quantità di “posti” disponibili, anche perché c’è stata una risposta di massa verso la via di fuga da un contesto lavorativo sempre più deteriorato e difficile.

Anche chi aveva in precedenza rifiutato la proposta, ora ha aderito convintamente. Gli esclusi sono quasi 3.000 e bisognerà attendere un nuovo, eventuale, accordo, per abbandonare la nave.

Intanto anche il numero delle uscite previste alla finestra del 30.06.2022 in base all’accordo precedente sarà inferiore al previsto.

Ne parliamo nel comunicato allegato, insieme ad un excursus storico della vicenda “fondo esodi”. Buona lettura

 

CUB SALLCA Intesa Sanpaolo

RELATIVITA’

 

 

Nella nuova organizzazione del lavoro spazio e tempo diventano relativi.

Lo spazio è un costo che va tagliato, riducendo al minimo la superficie immobiliare necessaria per ospitare le persone.

Il tempo è una dimensione dilatabile, soprattutto per catturare le energie umane e mentali di chi lavora, anche al di fuori dell’orario contrattuale.

I vecchi confini di spazio e tempo sono quindi sotto attacco, classificati come residui fastidiosi delle rigidità sindacali del passato.

Sotto l’etichetta della flessibilità (che noi stessi viviamo a volte come la conquista di maggior autodeterminazione) si celano rischi e conseguenze non proprio gradevoli.

Prima di scannarci per una postazione di lavoro, o ritrovarci a lavorare H24, è bene fare qualche riflessione in proposito.

 

Le nostre sono nel volantino allegato: 

CUB-SALLCA Intesa Sanpaolo

 

ISP: IL PIANO E’ SERVITO

 

 

 

Il 4 febbraio scorso Intesa Sanpaolo ha presentato il nuovo Piano d’Impresa 2022-2025.

L’accoglienza riservata dal mercato, dagli analisti, dai commentatori, è stata come prevedibile entusiastica.

Hanno colpito l’entità dei risultati già conseguiti (oltre 4 miliardi di utili nel 2021), ma soprattutto la previsione di arrivare oltre i 6 miliardi entro il 2025.

Mentre gli azionisti pregustano la festa dei dividendi, a noi preme sottolineare come il contesto esterno sia nel frattempo un po’ cambiato (c’è una guerra in Europa, ad esempio) e quindi l’esecuzione del piano, a pochi giorni dalla sua ufficializzazione, ci sembra per lo meno complicata.

Ma si sa: il Piano è un “patto con il mercato” che viene usato per giustificare le pressioni commerciali inflitte ai dipendenti e spronarli a vendere di più.

La chiusura forsennata delle filiali porterà desertificazione dei territori e la digitalizzazione non porta solo risparmi, ma anche disagi per chi non è pronto (clientela e non solo).

Nell’allegato il nostro commento e le priorità che riteniamo più urgenti sul piano sindacale.

 

CUB-SALLCA Intesa Sanpaolo

 

FONDO SANITARIO INTEGRATIVO ISP: PRESTO SI VOTA

 

Stanno per essere avviate le procedure per procedere al rinnovo degli organi amministrativi del Fondo Sanitario Integrativo del Gruppo Intesa Sanpaolo.

E’ una buona occasione per fare un bilancio della nostra esperienza come rappresentanti eletti nel Consiglio di Amministrazione e nell’Assemblea dei Delegati.

Sono stati raggiunti risultati importanti, ma esistono ancora “molti spazi di miglioramento”, per usare un eufemismo.

Non saremo presenti con una nostra lista, ma sosterremo una lista di pensionati che si candidano con un programma per noi condivisibile. Ai colleghi in quiescenza, iscritti al fondo, chiederemo quindi di firmare per la presentazione della lista “Pensionati per la solidarietà tra generazioni”.

Nel documento allegato tracciamo un bilancio e spieghiamo le ragioni della nostra scelta.

CUB-SALLCA Intesa Sanpaolo

 

 

 

SOLIDARIETA’ AI LAVORATORI DI NUMERO BLU TORINO

 

Il tema della sicurezza del lavoro è all’ordine del giorno, dopo l’ennesima strage, accaduta a Torino, con il crollo della gru che ha causato la morte di tre operai edili.

Nel nostro settore non esistono rischi così elevati, ma non mancano situazioni in cui viene messa a rischio la “sicurezza” della continuità lavorativa e la certezza dei diritti.

Ne è un esempio la BNL di BNP-Paribas, dove il 27 dicembre si sciopera per evitare la cessione ad altre società, fuori perimetro, di oltre 800 lavoratori del back office e dell’I.T.

Ma anche nel perimetro delle altre banche esistono problemi. In Intesa Sanpaolo ad esempio si assiste ad un taglio delle ore ad ogni cambio di appalto delle imprese di pulizia (con grave danno per l’igiene e la sanificazione dei locali), o a crescenti ritardi nel servizio di smistamento della posta interna (esternalizzato).

Anche nel cuore della “digitalizzazione” il sistema degli appalti mostra i suoi limiti, come dimostra la vicenda dei lavoratori di Numero Blu Torino (che lavora per la filiale on line di Intesa Sanpaolo), cui va la nostra piena solidarietà.

Possiamo e dobbiamo impegnarci anche per chi ci sta attorno e rischia di restare escluso dalla marcia trionfante della prima banca italiana!

 

Leggi il nostro volantino a riguardo

 

SALLCA-CUB Credito ed Assicurazioni

ELEZIONI RLS: UN APPUNTAMENTO NON RITUALE

 

L’agenda di questo scorcio finale del 2021 è, dal lato sindacale, fitta di appuntamenti ed accordi su molti e importanti argomenti e di tutto questo lavorio vi teniamo informati e continueremo a farlo.
Nella difficoltà per il singolo lavoratore di tener dietro alla mole di comunicati, informative e segnalazioni alcune questioni rischiano di passare inosservate. Nei prossimi giorni, dal 29 novembre al 3 dicembre si terranno nel Gruppo Intesa Sanpaolo, con la ormai consueta modalità elettronica, le operazioni di voto per l’elezione degli RLS, Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza.
A dispetto del ruolo tutt’altro che secondario e marginale di questa figura, nel recente passato l’appuntamento elettorale è spesso avvenuto in sordina, con scarsa informazione sui suoi compiti, anche se con molti “santini” elettorali pervenuti nelle caselle di posta.
Per sgombrare il campo da equivoci vi diciamo subito che la nostra Organizzazione non presenta candidati a queste elezioni. Il motivo non è una sottovalutazione dell’importanza del ruolo, anzi abbiamo sempre fatto della Salute e Sicurezza una delle nostre bandiere e un prezioso strumento di intervento sindacale. La partecipazione ci è preclusa dalle regole elettorali vigenti, che privilegiano in modo ancora più sfacciato del solito i sindacati firmatari di accordi, per non parlare delle risorse in termini di permessi sindacali di cui questi ultimi dispongono e che per noi invece sono sostituite da volontariato e autofinanziamento.
In questo ennesimo deficit di democrazia che caratterizza il nostro settore abbiamo assistito a scene invereconde, dove la materia della Salute e Sicurezza è divenuta materia di scambio con altre partite e, addirittura, nel recente passato, la mancata elezione degli RLS per l’assenza di un accordo fra le sigle firmatarie.
Il sistema elettorale si presenta dunque oggi con la formula di un numero di candidati pari ai posti da assegnare, in perfetta logica spartitoria, dove l’unica vera competizione avviene per ottenere una posizione nella classifica finale il più elevata possibile.
Anche se non partecipiamo a questa lotteria però intendiamo continuare ad occuparci anche della Salute e Sicurezza, con i mezzi a nostra disposizione. Per questo vogliamo segnalare un nominativo che si è, nel passato, distinto per serietà ed impegno personale, in contrasto con l’inerzia generale. Orlando Lentini si è impegnato in prima persona, ha collaborato con noi in iniziative a tutela dei lavoratori, dimostrando che le qualità di un singolo travalicano l’appartenenza di sigla se quest’ultimo dimostra coerenza e capacità. Suggeriamo quindi di sostenere la sua candidatura nell’ambito Piemonte Nord-Val d’Aosta-Sardegna.

Scarica qui la versione in Pdf del nostro volantino

 

 

 

 

CUB SALLCA Intesa Sanpaolo

ACCORDO SUL FONDO SANITARIO INTESA SANPAOLO

E’ stato firmato in data 5 novembre l’accordo di integrazione dei lavoratori UBI nel Fondo Sanitario di Gruppo ISP.

Nell’occasione sono state introdotte significative modifiche al funzionamento del Fondo, che salutiamo con favore, in quanto recepiscono richieste che avanziamo da molti anni:

1) L’abolizione della quota differita, che ha sempre comportato pesanti complicazioni amministrative, ed era stata applicata (in riduzione) una sola volta, sulla gestione dei quiescenti;

2) L’aumento della contribuzione aziendale, per quanto modesto e diluito nel tempo;

3) L’utilizzo del patrimonio a riserva per riequilibrare eventuali disavanzi di gestione (sia attivi che quiescenti);

4) Il miglioramento dei massimali per numerose prestazioni (prestazioni ospedaliere, fisioterapia, psicoterapia, denti, occhiali/lenti);

5) La riduzione delle franchigie a carico degli iscritti in caso di assistenza convenzionata;

6) L’istituzione di un Fondo di protezione, finanziato da un contributo aziendale straordinario (2 milioni di euro) e da patrimonio, per garantire politiche di prevenzione e per istituire una assistenza Long Term Care aggiuntiva a quella prevista dal CCNL 2007, con modesto contributo a carico iscritti;

7) La semplificazione amministrativa riguardante il riconoscimento dei carichi familiari e nucleo conviventi.

 

Resta più complessa la valutazione della gestione mista, di nuova introduzione, per gli agenti, e per gli iscritti in quiescenza che decidano la recessione dal Fondo.

Per quanto non sia ancora ben chiaro il quadro di costi (max. 500 euro a iscritto) e benefici (prestazioni minime come da appendice 3 Statuto del Fondo), il prevedibile abbandono della gestione quiescenti del Fondo da parte di una elevata percentuale di pensionati, in direzione di una polizza assicurativa a più basso costo ma con prestazioni inferiori, non è a nostro avviso condivisibile.

Potrebbe venire meno la tenuta di un impianto unitario e solidale, tra attivi e pensionati, che non dovrebbe considerare i secondi solo causa ed origine di disavanzi di bilancio, ma titolari di diritti, a suo tempo “conquistati” con accantonamenti di riserve, cui ricorrere al bisogno.

Nell’attesa dell’approvazione delle necessarie modifiche statutarie, ci riserviamo quindi di analizzare più approfonditamente il testo dell’accordo.

 

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PROTEGGERSI DALLE PRESSIONI COMMERCIALI: E’ QUESTIONE DI METODO…

 

Il peso delle pressioni commerciali nella rete bancaria non ha fatto che peggiorare nell’ultimo anno, nonostante le promesse e gli accordi in materia, culminati nella normativa dell’ultimo CCNL (dicembre 2019).

La pandemia non ha comportato quella svolta che in tanti avevano auspicato, con l’adozione di comportamenti commerciali più corretti e pressioni meno asfissianti.

Semmai è accaduto il contrario: la rarefazione degli appuntamenti commerciali in presenza ha fatto impennare le spinte sull’offerta a distanza e la moltiplicazione dei budget, come se si trattasse dei pani e dei pesci sottoposti a facoltà ultraterrene.

Qualche responsabile non si trattiene e calpesta pubblicamente la dignità dei sottoposti, contando sulla rassegnazione passiva.

Ritorniamo sul tema indicando alcune regole basilari per esercitare il diritto all’autodifesa.

Possono tornare utili, in attesa che una vertenza generale, ormai indilazionabile, spazzi via questo insopportabile fardello dalle spalle di chi lavora…

In allegato e qui di seguito il nostro volantino.

CUB-SALLCA

 

PROTEGGERSI DALLE PRESSIONI COMMERCIALI:

E’ QUESTIONE DI METODO…

 

Le pressioni commerciali sono molto diffuse e continuative, in tutte le banche, da troppo tempo. Vogliamo provare a dare qualche indicazione utile all’autodifesa, valide per tutti, partendo da un caso specifico: Intesa Sanpaolo, che nel settore rappresenta un benchmark da inseguire.

La situazione in Intesa Sanpaolo è peggiorata ulteriormente dopo l’assorbimento di UBI. La fusione ha coinciso con la chiusura o la cessione di centinaia di filiali, gestite con grande approssimazione e ispirate a nuove linee guida (riduzione delle postazioni di lavoro), che hanno portato alla creazione di filiali pollaio e alla caotica revisione dei portafogli clienti, nella disorganizzazione più totale.

La formazione impartita ai colleghi di provenienza UBI è stata insufficiente e inadeguata, mentre il rafforzamento della filiale on-line ha sinora creato più problemi di quanti ne abbia risolti. La riduzione della complessità delle filiali è stata comunicata in modo tardivo ed ha significato il declassamento di molte figure professionali, con numerosi conguagli  da restituire. Il danno e la beffa, un intreccio perverso frutto dell’accordo sindacale su percorsi e inquadramenti (unico nel settore), anno 2015, poi reiterato nel 2018 e nel 2020:  un accordo che ha consentito enormi risparmi all’azienda e un generale sotto-inquadramento dei colleghi, pagati di meno per fare di più. Eravamo stati i soli a prevedere e denunciare i rischi della sua applicazione, incomprensibile ai colleghi, ai sindacati firmatari e persino ai gestori del personale….

In questa situazione di forte disagio, con una pandemia non ancora risolta, il Gruppo continua a macinare risultati eclatanti, al prezzo però di un clima aziendale invivibile.

Il martellamento sulla tutela e lo “scontato” obiettivo di collocamenti e conversione al risparmio gestito stanno facendo uscire fuori di testa i consulenti nelle filiali, ma ai livelli superiori sembra che i danni siano ancora più rilevanti.

E’ notizia recente (19 luglio) che, in un incontro con i direttori, il responsabile della Direzione Piemonte Nord, Val d’Aosta, Sardegna (una tra le più “pesanti”)  ha apostrofato i presenti in collegamento con queste argomentazioni: 1) visto e considerato che i volumi richiesti sono 2.5 volte quelli dell’anno prima; 2) visto che Barrese (responsabile Divisione Banca dei Territori) ha chiesto di fare il 200% del budget assegnato per i mesi luglio-agosto; 3) visto che per raggiungere l’obiettivo serve contattare il 65% della clientela; 4) visto che per fare questo servono 7-8 appuntamenti al giorno; 5) visto che i risultati della filiale dipendono dal direttore; 6) conclusione: i direttori che “non hanno capito” il proprio ruolo sono pregati di alzare la mano e farsi da parte, in modo da essere tempestivamente rimossi e sostituiti.

Sullo sfondo scorrevano le slides con la classifica, compresi i “cluster”  delle filiali (alias, dei direttori)  con le prestazioni peggiori, in fondo alla lista. Tutto affidato al pubblico ludibrio, in barba agli accordi e ai protocolli vigenti da anni…

E’ evidente che esibire prove in presenza di testimoni con comportamenti del genere, tenuti da figure apicali di massimo livello, significa poter contare sull’impunità preventiva da parte della struttura di comando dell’azienda, quindi dubitiamo che lo sdegno denunciato dai sindacati (tutti) si traduca in qualche provvedimento concreto, per reprimere questa intollerabile arroganza in spregio delle regole.

Non abbiamo dubbi invece sui comportamenti e sulle regole che i lavoratori devono seguire per stare dalla parte della correttezza, della deontologia professionale e della salute mentale. A fronte del LORO metodo, fatto di numeri di appuntamenti richiesti, richiami in chat, riunioni on-line inutili e ripetitive, controllo delle agende, minacce di ritorsioni, trasferimenti e demansionamenti, teniamo duro sul NOSTRO metodo:

  • Regolarsi in base alle proprie condizioni lavorative su quali impegni prendere: es. 4 appuntamenti e 5 telefonate al giorno. Se poi mi chiedono 2 appuntamenti in più, farò 3 telefonate in meno, e così via. Se mi fissano una riunione di un’ora, farò un appuntamento in meno. Il tutto senza trascurare le altre incombenze amministrative e la formazione, documentando sempre tutto in agenda.
  • Quando fisso un appuntamento finalizzato al collocamento di un prodotto, lo propongo solo se lo conosco bene, spiegando tutti gli aspetti di rischio, di rendimento atteso, di coperture previste, di costi effettivi di entrata e di uscita. Se la vendita trova finalizzazione, bene. Altrimenti amen. Ricordiamoci che il nome che compare sul modulo di sottoscrizione è il nostro e non del responsabile che mi impone di venderlo. Se si va in causa, dopo qualche anno, il cliente chiama in giudizio me, non il responsabile dell’epoca….
  • Quando ci impongono nel colloquio con la clientela la con-presenza dello specialista (di tutela, di gestito, ecc.) rifiutiamoci di accettare: se l’azienda non ci considera adeguati alla mansione, ci destini ad altre incombenze….

In generale e in conclusione ricordiamoci che siamo tenuti ad osservare le regole, applicandole con l’osservanza delle norme interne e delle leggi esterne: se qualche responsabile vuole forzarle, lo faccia a suo rischio e pericolo! Noi dobbiamo lavorare correttamente, nell’ambito di un rapporto contrattuale da lavoratore dipendente, in cui non siamo tenuti all’obbligo di prestazione.

La collaborazione attiva e continuativa che dobbiamo prestare non implica obbligo di vendere e fare gli interessi della clientela può anche voler dire salvaguardare, oltre alla nostra tranquillità, gli stessi interessi aziendali (es. evitando sanzioni sempre più frequenti).

Quindi non lasciamoci assalire dal panico o dallo stress quando veniamo aggrediti da pressioni commerciali indebite, da attacchi personali che vogliono farci sentire inadeguati, da offese alla nostra competenza o al nostro impegno.

Quando la tensione diventa eccessiva da sopportare sul piano individuale, prendete contatto con un delegato sindacale, segnalateci le difficoltà, consentiteci di intervenire.

Non si esce da questa situazione senza aprire una vertenza sindacale generale,  collettiva, unitaria.

L’autodifesa però, nel frattempo, è fortemente consigliata e utile alla causa!

 

 

NUOVA PESANTE SANZIONE PER INTESA SANPAOLO

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha comminato una nuova pesante sanzione al Gruppo Intesa Sanpaolo.

Questa volta sono state prese di mira Intesa Sanpaolo RBM Salute e Previmedical, rispettivamente compagnia assicurativa del gruppo dedicata alle polizze sanitarie ed il relativo service che ne cura la gestione sinistri. La serie di reclami che ha portato alle sanzioni deriva da pratiche scorrette di particolare gravità, disservizi e disorganizzazione.

E’ presto per dire se l’assunzione del pieno controllo societario da parte di ISP nel maggio 2020 abbia migliorato il servizio, di certo le politiche commerciali aggressive che vengono attuate, con un costante pressing sui colleghi per vendere tutela, sono ben conosciute dalla nostra categoria.

E quelle sono salite ancora di più dopo l’acquisizione della compagnia, che peraltro ha confermato negli incarichi il management precedente…

Resta indiscutibile il ruolo del settore pubblico in campo sanitario e la necessità di delimitare rigidamente l’iniziativa dei privati, che vogliono trasformare in puro business un settore strategico e sensibile come la sanità. E queste misere vicende ne sono la prova più evidente!

Ecco il nostro volantino intitolato “La tutela dell’arroganza

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PRESSIONI COMMERCIALI: L’ELEFANTE NELLA STANZA

Il tema delle pressioni commerciali ritorna in modo ricorrente e spesso asfissiante in tutte le banche.

In Intesa Sanpaolo il problema è atavico e appesantito dall’adozione di un metodo commerciale particolarmente spinto, in specie sul tema della tutela assicurativa.

I protocolli firmati con le organizzazioni sindacali non hanno frenato le pressioni: ora c’è attesa per un nuovo accordo che dovrebbe recepire i dettami dell’ultimo CCNL.

L’azienda però rimanda sempre e con l’ultimo spostamento rimbalza al definitivo accordo di fusione con UBI previsto per l’autunno.

Auspichiamo naturalmente un accordo di svolta, discusso con i lavoratori, ma non dobbiamo illuderci di poter delegare ad un protocollo, o alla casella “Io-segnalo”, la soluzione al problema.

Come lavoratori e lavoratrici possiamo fare qualcosa in prima persona per difenderci, proteggendo noi stessi, i nostri interessi, la nostra salute mentale.

Nel nostro prossimo intervento daremo indicazioni pratiche per un manuale di autodifesa.

Intanto invitiamo i lavoratori di altre banche, diverse da Intesa Sanpaolo, a farci pervenire le loro esperienze in proposito.

 

 Pressioni commerciali: l’elefante nella stanza.

Nella rete filiali di tutte le banche si parla ormai da tempo delle pressioni commerciali: come riconoscerle e come evitarle. Al di là degli episodi singoli a firma di qualche capo troppo ambizioso, che vanno opportunamente segnalati, si ha sempre più l’impressione (la certezza) che il treno carico di tutte le esose richieste che arriva fino ai gestori, parta da molto lontano.

In Intesa Sanpaolo il mantra da ripetere fino allo sfinimento è “tutela tutela tutela”, ma vengono dati per scontati tutti gli altri “doveri commerciali”, innescando nei lavoratori addetti alla consulenza un meccanismo perverso, tra senso di inadeguatezza e ansia da prestazione.

Tutte le mattine, un gestore si sveglia e sa che per sopravvivere dovrà correre, verso dove non si sa, ma intanto correre. Il telefono squilla, le mail arrivano copiose da clienti e colleghi, il cellulare trilla, le pratiche vanno mandate avanti, le campagne esitate e le polizze vendute. Pena il “commissariamento”. Perché non basta più fare una riunione, controllare le agende per verificare la pianificazione di ogni singolo respiro dei colleghi, servono interventi più incisivi: per esempio condividere gli appuntamenti con i clienti, collegandosi da remoto con lo specialista, in modo che possa cogliere gli spunti e correggerti mentre parli, in una sorta di “Grande Fratello” con tanto di copione, preventivamente esposto, con scenette al limite del ridicolo, durante le riunioni plenarie via Skype.

Inutile dire che il cliente, secondo il modello commerciale aziendale, dopo aver attentamente seguito l’illustrazione della proposta, con avvolgente stimolazione dei suoi bisogni latenti e convinto dai nostri brillanti consigli, non ha scelta (o scampo).

In un contesto già così critico, si inseriscono le giornate a tema, dove convogliare le operazioni programmate coi clienti per dare l’impressione di “buona riuscita” delle idee balzane che, a turno, qualche lungimirante capo propone alla rete, applicando le tecniche della guerra lampo e l’impatto dei gruppi d’assalto.

Questo atteggiamento non è più tollerabile e denigrare la professionalità dei pochi colleghi rimasti a militare nelle filiali, con continue e pedanti richieste, non può far altro che aumentare il malcontento che ormai sconfina spesso e volentieri in un diffuso malessere.

La gravità della situazione è ben riassunta dal rosario degli interventi sindacali che dal Piemonte Nord, al Veneto del Nord-Est, dalla Liguria alla Puglia, dalla Sardegna alla Toscana, dal Lazio alla Sicilia, segnalano la pesantezza delle pressioni e la loro assurdità, in una fase di pandemia non ancora risolta, una situazione insostenibile per lo stato della rete, dopo la fusione con UBI, la chiusura massiccia delle filiali, la rarefazione delle postazioni di lavoro disponibili, la carenza di organico dopo gli esodi biblici.

Mentre la situazione si aggrava, l’azienda rinvia ulteriormente la definizione di un accordo sulle politiche commerciali, con il chiaro intento di sminuire la rilevanza del tema e mantenere in piedi quel modello aggressivo che ha garantito ottimi risultati ad azionisti e manager, la sostanziale impunità per i responsabili commerciali, molti esaurimenti nervosi a gestori e consulenti in prima linea con la clientela ed il “mercato”.

La situazione è intollerabile e chi di dovere (leggasi sindacati firmatari) deve prendere atto della scarsa efficacia degli accordi precedenti in materia e discutere con i lavoratori un cambio di linea che porti veramente risultati concreti e un ridimensionamento duraturo del fenomeno.

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Intesa Sanpaolo

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