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Intesa Sanpaolo: ulteriori problematiche sulle filiali con casse chiuse e sulle ferie comandate.

 

Mano a mano che procede e si allarga l’”esperimento” delle filiali medio/grandi che tengono le casse chiuse, emergono sempre più evidenti le criticità di questo modo di operare e l’intollerabile assenza di regole formalizzate. Inoltre emergono ulteriori problemi per le ferie “comandate” Quindi, siamo tornati a scrivere ai vertici aziendali per denunciare lo stato delle cose e sollecitare iniziative per rimediare.

 

Spett. Intesa Sanpaolo

Al CeoCarlo Messina

Al Responsabile di Banca dei Territori Stefano Barrese

Al Responsabile Sicurezza sul lavoro Dario Russignaga

Al Medico competente Maurizio Coggiola

p.c. alle lavoratrici ed ai lavoratori del Gruppo Intesa Sanpaolo

 

Torino,12-3-2019

Oggetto: Ulteriori problematiche sulle filiali con casse chiuse e sulle ferie comandate.

 

Siamo costretti a tornare sul tema dell’”esperimento” delle filiali di dimensioni medio-grandi che lavorano con le casse chiuse.

Il progressivo aumento delle filiali coinvolte ci conferma che non si può più parlare di esperimento e che non è accettabile che queste modifiche del modello di filiale passino in modo strisciante e silenzioso.

La prima questione è che non è possibile che i clienti delle filiali coinvolte non vengano informati preventivamente con comunicazioni scritte e con il necessario preavviso.

Al contrario, chi entra nelle filiali oggetto dell’esperimento, si ritrova la “sorpresa” ed i colleghi devono spiegare cosa sta accadendo, quasi fosse una loro idea balzana.

Accade sovente che parte dell’utenza reagisca con aggressioni verbali, quando non con insulti, nei confronti dei lavoratori. Il fatto di costringere i clienti che non ne sono in possesso di dotarsi di bancomat, ora a pagamento, è un altro fattore di tensione.

Chiediamo quindi che l’avvio di queste modifiche organizzative sia comunicato in forma ufficiale alla clientela coinvolta.

Oltre a ciò, rinnoviamo la richiesta di aprire un confronto sulle problematiche che il nuovo modello organizzativo determina e sulla necessità di stabilire regole sull’operatività, considerato che su molti aspetti della stessa ogni filiale si comporta in modo diverso.

A fare le spese dell’”esperimento” è soprattutto la clientela anziana, parte della quale non è in grado di gestire le operazioni con bancomat. Capita frequentemente che venga chiesto ai colleghi di fare l’operazione al loro posto, mostrando candidamente il codice segreto.  Allo stesso tempo c’è il rischio di un aumento delle truffe per la cattiva gestione degli stessi codici, per non parlare di quelli che arrivano su cellulari che non sanno usare.

Rinnoviamo, inoltre, la richiesta di superare l’obbligatorietà delle ferie comandate nelle filiali che chiudono nei “ponti”. Emergono ulteriori problematiche per le filiali retail che convivono con le filiali personal, che dovranno farsi carico anche della loro clientela, in permanenza di turni e delle ferie, servirebbe quindi un rafforzamento dell’organico recuperando i colleghi che non intendono fruire di ferie imposte. Stesso ragionamento vale per uffici di sede tra loro collegati, dove le ferie comandate di un ufficio hanno ricadute negative su altri.

Ancora una volta scriviamo a tutte le funzioni aziendali interessate per tutelare la salute dei lavoratori e metterli al riparo dalle conseguenze di errori determinati dall’approssimazione organizzativa e dall’assenza di regole certe e formalizzate.

Segreteria Nazionale Cub Sallca

 

Modifiche all’organizzazione del lavoro in Intesa Sanpaolo; il Sallca scrive al CEO Messina

In questo periodo si assiste ad una serie di cambiamenti significativi nelle filiali, dagli “esperimenti” delle casse chiuse alla riportafogliazione che ha coinvolto le filiali imprese e retail. Il tutto avviene in modo disordinato e senza regole.

A complicare la vita dei lavoratori è anche arrivata la “sorpresa” dei ponti e delle ferie comandate (scusate, collettive) che quest’anno coinvolge filiali retail, personal, imprese e vari uffici di sede.

Abbiamo voluto segnalare in modo formale e scritto una serie di questioni e anche di richieste al Ceo ed al Responsabile della salute sul lavoro. Riteniamo che non si debba assistere passivamente a tutto questo e che l’azienda debba dare risposte convincenti alle questioni sollevate.

Ecco il testo della lettera inviata (vedi anche allegato)

Al Ceo Carlo Messina

Al Responsabile Sicurezza sul lavoro Dario Russignaga

p.c. alle lavoratrici ed ai lavoratori

 

Torino,18-2-2019

Oggetto: problematiche relative alle recenti modifiche organizzative.

 

Partiamo dall’analisi dell’esperimento delle filiali che stanno lavorando con le casse chiuse: doveva essere un provvedimento temporaneo, ma la sua prosecuzione  ed estensione lo sta trasformando in un modello operativo consolidato e tutto questo pone questioni normative importanti.

Intanto ci sono possibili conseguenze rilevanti sulla salute dei lavoratori, si pensi solo al periodo prolungato nel quale i colleghi devono stare in piedi o sullo sgabello rialzato della postazione dell’accoglienza. Il DL 81/2008 prevede che significative modifiche nell’organizzazione del lavoro devono essere valutate preventivamente con gli RLS per le ricadute che possono avere sulla salute e la sicurezza dei lavoratori. E’ stato fatto?

Inoltre una modifica così significativa imporrebbe una formazione adeguata per gli addetti (che non c’è stata) e l’apertura di una contrattazione per normare adeguatamente il nuovo modo di operare. Si pensi, solo per fare un esempio, ai frequenti episodi di clienti che consegnano ai colleghi che li stanno aiutando il loro pin, con tutti i rischi che questo può comportare.

Apprendiamo da siti sindacali che nel corso dell’incontro trimestrale dell’Area Torino e provincia con i sindacati firmatari l’Azienda ha sostenuto che non si tratta né di una sperimentazione, né di una nuova modalità: a suo dire i colleghi devono “semplicemente” accompagnare la clientela verso il cambiamento come stanno già facendo “al fine di ridurre le code e le attese”. Ha inoltre sottolineato che le casse rimangono comunque aperte per particolari operazioni che non possono essere effettuate alle macchine.

Riteniamo questa posizione unilaterale e non corrispondente alla realtà dei fatti. Per quello che ci riguarda ci dichiariamo disponibili a discutere di queste tematiche, essendo noi esclusi dal tavolo di trattativa non per nostra scelta e per una discriminazione ingiustificata, avendo dimostrato in più occasioni il nostro livello di rappresentatività.

Un altro problema che vogliamo evidenziare è quello della massiccia chiusura di filiali prevista in occasione dei vari ponti festivi.

Come noto, le ferie devono servire al recupero psico-fisico del lavoratore ed imporre un numero elevato di giorni spezzettati e non concordati è motivo di disagio per parecchi colleghi. L’estensione dei ponti obbligatori a filiali personal, imprese ed uffici di sede, determina il coinvolgimento nel problema di un numero sempre crescente di dipendenti. Rilanciamo quindi la richiesta che, fermo restando il potere dell’azienda di decidere la chiusura dei punti operativi, i lavoratori possano scegliere se fare le ferie, lavorare in una filiale vicina, oppure anche collegarsi da casa per completare la formazione.

Segnaliamo altresì il particolare accanimento verso i colleghi di Intesa Sanpaolo Casa, costretti a due settimane di ferie in agosto che vanno da mercoledi a mercoledi, con tutti gli inconvenienti immaginabili per le prenotazioni e lo sfruttamento completo dei giorni di vacanza.

Altra fonte di preoccupazione deriva dal passaggio di un numero significativo di rapporti di aziende dalle filiali imprese alle filiali retail. Apprendiamo, sempre da comunicati sindacali, che è previsto un piano formativo e questo è apprezzabile.

Resta il fatto che buoni progetti restano spesso sulla carta e che, nel frattempo, i gestori imprese retail si ritrovano a dover affrontare prodotti e procedure (soprattutto per l’operatività estero ma non solo) che non conoscono.

Questa comunicazione è da intendersi, a tutti gli effetti, come manleva per eventuali errori in cui potrebbero incorrere  i lavoratori per carenze formative.

Segreteria Nazionale Cub Sallca

 

SPERIMENTAZIONE FILIALI SENZA CASSE: OPERAZIONE RIUSCITA, IL PAZIENTE E’ IN COMA

Da circa un mese Intesa Sanpaolo sperimenta la chiusura delle casse in filiali medio-grandi con caratteristiche diverse.

L’innovazione vorrebbe puntare all’eliminazione definitiva della figura del cassiere tradizionale, già falcidiata dalla massiccia ondata di esodi e dal draconiano ridimensionamento del servizio. L’obiettivo sarebbe quello di costringere l’utenza all’utilizzo dei canali remoti e imporre di forza la digitalizzazione della clientela.

Ma non tutto funziona come vorrebbe chi ha lanciato l’esperimento: esiste il rischio concreto di ottenere conseguenze indesiderate e paradossali (LEGGETE IL VOLANTINO ALLEGATO) dal perdere un pezzo di clientela, al rovesciare su chi dovrebbe fare solo attività “commerciale” il  compito di dare assistenza operativa fine a se stessa, con effetti limitati e temporanei. Se poi anche la tecnologia non aiuta, con bancomat e CSA spesso fermi, la situazione si complica.

Anche per i lavoratori l’esperimento non è una passeggiata: la “riconversione professionale” implica fatica e stress, spesso anche un aumento del rischio. Servirebbe  aprire un tavolo di trattativa per garantire a tutti diritti e tutele nella nuova organizzazione del lavoro di sportello, ma questa vicenda è  l’ennesima prova di come i sindacati “firmatutto” abbiano completamente perso il controllo su questo tema e la possibilità di contrattarne le ricadute.

Questo è il frutto di anni di “moderne” relazioni industriali, in cui la ricerca del riconoscimento da parte delle aziende ha sostituito il rapporto con i lavoratori. E’ singolare che, a fronte del proliferare di commissioni paritetiche inutili (se non per chi beneficia dei permessi per parteciparvi), sia scomparsa la Commissione Organizzazione del Lavoro, attiva fino a non molti anni fa: ma ovviamente la sua utilità dipenderebbe da una presenza sindacale non subalterna ai voleri aziendali.

 

Dalla Direzione Regionale Piemonte una notizia che segnala un (parziale) barlume di buon senso: gli orari di molte filiali flexi vengono ridimensionati.

 

Cogliamo l’occasione per ricordare che dal 1/1/2019 partirà l’iniziativa “arrotonda solidale”, prevista dall’accordo “inclusione”, che fa parte degli accordi di 2^ livello firmati dai sindacati trattanti il 3 agosto scorso (mai sottoposti al voto dei lavoratori).

Il progetto è gestito dal Comitato Welfare e tende a favorire l’occupazione delle persone con disabilità.

Per finanziare l’iniziativa è previsto “il riversamento dell’arrotondamento all’euro inferiore dello stipendio mensile netto (con un massimo di 99 centesimi) di tutti i dipendenti del Gruppo che non manifesteranno espressamente la volontà di non aderire all’iniziativa. Le Aziende del Gruppo contribuiranno a versare mensilmente l’importo pari al completamento ad 1 euro dei singoli arrotondamenti donati dai propri dipendenti”.

Quindi, come già accaduto per Prosolidar, per aderire non è necessario fare nulla, mentre chi volesse recedere deve seguire questo percorso:

  • accedere alla piattaforma People
  • selezionare in alto a sinistra l’icona con foglio/matita
  • vai a “le mie richieste”
  • selezionare “arrotonda solidale”
  • selezionare “revoca” e fare conferma.

 

CUB_SALLCA Intesa Sanpaolo

 

VUOLSI COSI’ COLA’ DOVE SI PUOTE CIO’ CHE SI VUOLE, E PIU’ NON DIMANDARE

Il sistema incentivante 2018 di Intesa Sanpaolo è fortemente orientato ai risultati tesi a realizzare il Piano d’Impresa 2018-2021.
Viene data molta enfasi alla crescita nel segmento delle polizze di tutela: l’obiettivo è moltiplicare per 5/6 volte il volume dei premi nell’arco del Piano.
Si è puntata una cifra importante sul SET: il Sistema di Eccellenza Tutela. Chi riesce ad andare a premio può mettersi in tasca qualche migliaia di euro. Chi riesce a posizionarsi nel gruppo di testa, può addirittura raddoppiare la posta. Chi ricopre ruoli di coordinamento, oppure è specialista di tutela, può puntare ad un premio con quattro zeri.
Peccato però che esista una certa distonia tra sistemi incentivanti e programmi di rendiconto. E nessuno che possa, o voglia, fare chiarezza, in tempo utile.
Può capitare così che si galoppi tutto l’anno, intravvedendo una carota consistente alla fine della pista, per poi scoprire che era tutta una finta, perché il budget viene rivisto al rialzo.

Leggete cosa è appena accaduto nelle Filiali Imprese…
(VEDI ANCHE VOLANTINO ALLEGATO)

 

Forse non c’è frase più adatta di quella pronunciata da Virgilio al traghettatore
Caronte, nel terzo girone dell’Inferno, per rispecchiare la situazione in cui si
sono venuti a trovare i colleghi delle Filiali Imprese di Intesa Sanpaolo.

Intesa Sanpaolo, ogni anno, per spingere alcuni prodotti, annuncia che chi
raggiungerà il budget comunicato sarà premiato con un riconoscimento
economico variabile a seconda della percentuale di raggiungimento.

Spesso tali iniziative sono normate da accordi sindacali che però non
riescono mai ad impedire larghi margini di discrezionalità all’azienda, in
particolare sui budget: anziché tentare improbabili operazioni per regolare
le competizioni decise dall’azienda, il mestiere del sindacato dovrebbe
essere quello di contrattare il più possibile quote salariali certe ed a
beneficio di tutti.

Quest’anno i prodotti assicurativi sono tra quelli a cui l’azienda tiene molto e
quindi sono stati oggetto di un eventuale premio al raggiungimento del bugdet
assegnato.

Fino a qui niente di anomalo rispetto all’ormai consueto standard aziendale
con cui purtroppo dobbiamo convivere.

Nel mese di novembre, a circa 45 gg. dal fine anno, il bugdet delle Filiali
Imprese è misteriosamente cambiato, senza preavviso e soprattutto senza
nessuna comunicazione, alzando sensibilmente l’asticella del traguardo.

Solo i direttori più attenti, facendo il confronto con il mese precedente, si sono
accorti di tali variazioni che possiamo sintetizzare:
 Aumento del budget per i premi incassati
 Aumento del budget per le commissioni retrocesse

Cosa sia successo esattamente è difficile da capire, ma sicuramente
riconducibile all’ approssimazione con cui l’azienda imposta questi sistemi
incentivanti e li rendiconta periodicamente. Mentre il regolamento parlava di
premi “di nuovo rischio”, il rendiconto periodico conteggiava anche le
mensilità delle polizze 2017, gonfiando i risultati e illudendo i “contendenti” sul
buon esito dei loro sforzi. Sforzi che si sono protratti fino almeno a novembre
inoltrato.

Citando una frase del meno nobile Andreotti – a pensar male si fa peccato
ma si indovina – rileviamo che in base ai rendiconti periodici diffusi
(tardivamente) moltissime Filiali Imprese sembravano potenzialmente in
grado di raggiungere i budget, in misura ben superiore alle filiali Retail e
Personal. Non è la prima volta che chi inventa queste gare sbaglia i conti
perché si avvale di sistemi astrusi e inadeguati e poi non esita a correggere il
tiro in corsa, con pieno disprezzo delle regole che loro stessi hanno
introdotto.

Infatti i budget sono stati rivisti al rialzo per sterilizzare l’effetto dei premi
riconducibili a contratti siglati nel 2017, ma per quasi l’intero 2018 i colleghi
hanno “corso” avendo in mano carte truccate.

Tale comportamento, esecrabile per moralità in quanto cambia in vista del
traguardo i numeri finali, è perfettamente in linea con lo spirito aziendale, che
non tiene per niente conto dei dipendenti e delle loro aspettative e non è
contestabile se non, forse, da chi ha firmato gli accordi in materia. Ma non
abbiamo alcuna aspettativa nei confronti dei sindacati firmatari, che non
hanno alcuna intenzione di contrastare le politiche incentivanti, né le sanno
comprendere o padroneggiare.

Comunque ancora una volta tale comportamento ribadisce che, se ancora
qualcuno non lo avesse capito, si deve cambiare l’atteggiamento con cui i
lavoratori si pongono nei confronti delle politiche aziendali:
abbiamo imparato sulla nostra pelle che la trasparenza non abita qui.

CUB-SALLCA Intesa Sanpaolo

SIETE SODDISFATTI DELL’OPERATO DEI SINDACATI FIRMATARI?

Chi risponde in modo affermativo a questa domanda può evitare di leggere il seguito.

Questo messaggio è rivolto ai tanti/e, non iscritti o anche iscritti alle sigle firmatarie che, come noi,considerano insostenibile la situazione lavorativa e non condividono gli accordi che vengono sottoscritti.

Ricordiamo che a livello aziendale, negli ultimi tempi, abbiamo subìto l’accordo sulle assunzioni miste e l’accordo di secondo livello, senza che ai lavoratori sia mai stato chiesto nulla, né prima né dopo la firma.

Anche il recente accordo per la cessione dei lavoratori del Recupero Crediti (NPL) è stato vissuto come un’amara beffa dai colleghi coinvolti.

Tutto questo in un quadro di pesante deterioramento delle condizioni lavorative, con straordinari non riconosciuti, formazione fatta spesso fuori orario, mansioni svolte senza le conoscenze necessarie (magari pagando poi multe per l’inosservanza delle regole o subendo provvedimenti disciplinari).

Molti ci chiedono come si può uscire da questa situazione e ci chiedono come può fare il nostro sindacato a sedere al tavolo delle trattative.

Non ci dilungheremo in questa sede a spiegare perché l’attuale legislazione consente, di fatto, alle aziende di trattare con sindacati che le fanno comodo (nel caso abbiamo ampia documentazione da inviare a chi interessato).

La risposta non consiste solo nello spostare le tessere dai sindacati firmatutto al nostro (il che non guasterebbe, sia chiaro), ma serve soprattutto un’assunzione di responsabilità.

Serve che cresca la partecipazione e l’attenzione di tutti. Per far rispettare le regole serve una presenza sui luoghi di lavoro per vigilare su quanto accade. Servono quadri sindacali disposti a fare gli interessi dei lavoratori (e non preoccupati solo di quanti permessi retribuiti hanno a disposizione).

Quando si vota per gli organismi del welfare aziendale sentiamo intorno a noi la mobilitazione di decine di simpatizzanti, che si attivano per la raccolta firme e poi ci votano e ci fanno votare, facendoci ottenere un livello di consensi ben superiore al numero dei nostri iscritti.

Se tutto questo diventasse prassi normale e quotidiana per tutti gli aspetti sindacali, si potrebbe fare molto, ma dipende dai lavoratori, perché il concetto di fondo del sindacalismo autorganizzato e di base è che il sindacato siete VOI.

Se siete interessati leggete l’allegato.

CUB-SALLCA Intesa Sanpaolo

Intesa Sanpaolo. L’ennesimo Nuovo Modello di Servizio?

DA SEGRETERIA CUB-SALLCA

I comunicati delle sigle sindacali di inizio novembre informano del progetto aziendale di procedere ad alcune modifiche organizzative in rete. In particolare viene ipotizzata una riportafogliazione di circa 70.000 aziende, che passeranno dalle Filiali Imprese alle Filiali Retail, mentre circa 20.000 aziende con caratteristiche di Small Business faranno il percorso inverso.

Contemporaneamente verranno riorganizzate le Filiali Imprese, raggruppando le aziende clienti in base ad una classificazione di omogeneità dimensionale e settoriale.

Non è ancora chiaro quale ricadute avrà questo rimescolamento sugli organici e sul personale: in particolare se ci saranno trasferimenti di lavoratori tra filiere, modifiche dei turni, spostamenti di orario, intensificazione ulteriore delle pressioni commerciali sul segmento.

Certamente possiamo affermare che in questi anni c’è stato un forte depauperamento di professionalità e di riconoscimenti nel settore Small Business delle Filiali Retail ed una forte “torsione” commerciale anche nell’attività caratteristica delle Filiali Imprese. Non è semplice ricostruire un “saper fare” che è stato in larga misura trascurato e svilito e che invece resta al centro dell’attività di una banca che voglia ritornare a fare credito in maniera seria e qualitativa.

Resta densa di incognite anche la decisione di introdurre la figura di un “Coordinatore di Relazione” nelle filiali ad alta attività transazionale ed elevato flusso spontaneo di clientela. Potrebbe essere un fatto positivo, se riconoscesse la necessità di un presidio attento e continuativo della componente amministrativa e di cassa del nostro lavoro, per tornare a fornire un servizio adeguato che spesso è il nostro vero biglietto da visita. Se invece fosse l’ennesimo sforzo per smantellare quel poco che resta e concentrare tutto sul “commerciale” vorrà dire che si insiste nel dimostrare che “errare è umano, ma perseverare è diabolico”: le code si allungheranno ulteriormente, così come le risse e l’insoddisfazione dei clienti…

A questo proposito, dall’Area Torino, ci giunge notizia dell’avvio dell’esperimento, su alcune filiali medio grandi, della chiusura completa delle casse, con utilizzo del solo CSA. Commenteremo a breve questa trovata che non esitiamo a definire geniale: se scarseggiano i cassieri togliamo le casse!!

Cassa di Previdenza Sanpaolo: pratica archiviata!

 

Si è conclusa nello scorso mese di ottobre l’offerta di capitalizzazione della Cassa per i colleghi dell’ex Sanpaolo di Torino. Hanno aderito all’offerta oltre il 90% dei lavoratori in servizio o in esodo, oltre l’80% dei pensionati e circa il 20% dei “differiti” (i colleghi precedentemente ceduti o dimessi).

La nostra richiesta di prorogare i termini dell’offerta, per dare modo agli aventi diritto di decidere con maggior cognizione di causa, non è stata accettata dall’azienda, che ha risposto alla nostra lettera dopo la chiusura dell’operazione, giustificando il rifiuto proprio con l’accertato buon esito della manovra. E in effetti l’azienda si può dire soddisfatta, per essersi liberata quasi integralmente di quella fidejussione che continuava  a comparire in bilancio come debito differito nei confronti di una parte dei dipendenti e che avrebbe potuto assumere valori crescenti imponderabili.

Anche i lavoratori aderenti hanno evidentemente dimostrato con i fatti di gradire la proposta, sia per l’entità delle risorse finanziarie individuali acquisite (in molti casi positivamente sorprendenti), sia per l’incertezza che circonda le varie riforme che ciclicamente investono le pensioni (non da ultimo il timore di vedere penalizzato con il contributivo pieno chi volesse optare per “quota 100”), sia infine per la forte convenienza fiscale che si può intravvedere con il riscatto del proprio zainetto previdenziale tramite la R.I.T.A. recentemente introdotta.

Tuttavia continuiamo a pensare che si sarebbe potuto fornire ai colleghi un quadro espositivo migliore, informazioni più trasparenti e dettagliate, la possibilità di un confronto assembleare e una consulenza individuale più seria. Carenze che abbiamo tentato di supplire con il nostro impegno e le nostre forze, prima con l’organizzazione a Torino di un’assemblea straripante in cui non siamo riusciti a fare entrare tutti gli interessati, e poi con una costante assistenza a chi ce lo chiedeva.

Non tutti i problemi sono stati risolti: resta una grande insoddisfazione in chi si è visto offrire poco, per motivi non sempre comprensibili, e in coloro che avevano lasciato la banca d’origine, magari non di propria scelta in quanto ceduti, e che non riusciranno più a ricostruire interamente quei diritti di cui sono stati privati. L’accordo siglato dai sindacati su pressione aziendale avrebbe potuto  perseguire obiettivi diversi, magari ispirarsi a logiche minimamente “redistributive”: penalizzare i trattamenti scandalosamente elevati, per riconsegnare qualcosa a chi avrà pensioni prevedibilmente più basse. Invece si è scattata una fotografia dell’esistente, per chiuderla in fretta e senza intoppi.

Mentre i pensionati sono già stati quasi completamente liquidati per contanti, il trasferimento delle posizioni di attivi ed esodati avverrà alla fine di novembre, con decorrenza delle nuove posizioni a partire dal 31 dicembre.

Ricordiamo che l’aumento del 4% della contribuzione aziendale per i lavoratori in servizio potrebbe talvolta portare al superamento del plafond fiscalmente deducibile (5.164,57 euro), che include i contributi datoriali e quello del lavoratore (il TFR è escluso). Potrebbe dunque risultare conveniente abbassare, nel mese di dicembre con decorrenza  dal 1/1/2019, la propria quota contributiva, per non superare il plafond. Per il 2018 la quota non è più modificabile e quindi l’eventuale superamento può essere segnalato al Fondo come “contributi non dedotti” entro il 30/09/2019.

Ricordiamo ai colleghi di verificare periodicamente l’adeguatezza del/i proprio/i comparto/i previdenziale/i al proprio profilo finanziario e orizzonte temporale, vista anche la rilevante volatilità che è tornata sui mercati. Ricordiamo che esistono finestre per fare switch ogni tre mesi e che devono essere trascorsi almeno 12 mesi dal precedente.

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Intesa Sanpaolo

INTESA SANPAOLO. AREA TORINO E PROVINCIA, LA RETE AL COLLASSO

Nulla di nuovo rispetto al solito, ma abbiamo il solito mix di problemi (code alle casse e pressioni commerciali) che peggiora e peggiorerà con le prossime ondate di esodi.

Le difficoltà crescenti nel raggiungere i budget stanno facendo andare fuori giri la maggior parte dei direttori di area. Riunioni inutili per ripetere le stesse cose all’infinito, lync e messaggi ossessivi per sollecitare dati e premere sulle vendite, intrusioni invasive ed inaccettabili sulle agende dei lavoratori, altre invasioni di campo, arrivando, in alcuni casi, persino a sostituirsi ai gestori nel fare telefonate o inviare mail ai clienti.

E’ oramai evidente a tutti che la figura del direttore di area (a parte rari casi di chi interpreta il ruolo con un minimo di decenza) è dannosa persino per la produttività: quando vengono in visita in filiale fanno solo perdere tempo, tolgono spazio all’operatività (come già non ce ne fosse abbastanza) e le loro rituali sollecitazioni per i risultati opprimono inutilmente direttori e gestori e sono solo un fastidio in più.

Disastro anche sul versante dei lavori “umili”. Le carenze di organico determinano il fatto che spesso alcuni lavoratori debbano improvvisare nello svolgere mansioni che non conoscono. La sottovalutazione da parte dei responsabili di lavori considerati di serie B porta a non considerare i danni che possono derivare da una loro esecuzione non corretta: dai caricamenti del bancomat, fino ai ritardi nell’avviare la procedura per le banconote sospette di falsità, agli assegni versati senza la dicitura “non trasferibile”, al ritardato invio degli effetti al protesto.

La superficialità e l’incompetenza spettacolare che dimostrano responsabili di alto livello su lavori che vorrebbero far sparire (ma allora lo facciano: abbiano il coraggio di togliere TUTTE le casse!! Noi non saremmo d’accordo, ma sarebbe meglio decidere di non dare il servizio che darlo in questo modo indecente), porta a situazioni grottesche. Abbiamo conosciuto direttori di area che non sapevano che molti bancomat sono stati reinternalizzati e gravano sul groppone dei cassieri (ops, gestori base).

Ci è anche giunta voce che la direttrice regionale (dopo che le erano giunte le lamentele di un cliente) abbia telefonato ai responsabili di una filiale per chiedere di aprire una cassa in più! Abbiamo fatto fatica, inizialmente, a credere a una notizia del genere, ma, a fronte delle numerose fonti che ce l’hanno confermato, ci chiediamo se davvero non sapesse che sono proprio i vertici aziendali che continuano a smantellare le postazioni di cassa, per cui anche in filiali medio grandi ne sono rimaste solo due (di cui una occupata da chi deve seguire i bancomat e mille altre cose), quando non una soltanto.

Che fare di fronte a questo scempio? La prima cosa da sapere è che i vertici aziendali sono totalmente insensibili alle figure peregrine che si fanno lavorando in queste condizioni. Sono ormai troppi i responsabili che teorizzano apertamente che i clienti o si adattano al modello di servizio che si vuole imporre, o aspettano, o se ne possono anche andare. Troppi per non pensare che questa brillante filosofia non arrivi dall’alto.

Quindi bisogna prendere atto di questa realtà e attrezzarsi di conseguenza.

La pausa colazione (che è un diritto consolidato, non una concessione facoltativa, come sostiene qualche direttore troppo zelante, tanto è vero che la procedura prevede 15 minuti
di pausa anche al pomeriggio per chi fa il turno B) e la pausa pranzo sono sacre, mai rinunciarvi.

Uscire in orario (vale anche per i quadri direttivi) è sempre una buona prassi. Quando non si può fare a meno di fermarsi, i lavoratori delle aree professionali devono mandare una mail al proprio direttore (di cui va tenuta copia) per chiedere al Personale di autorizzare il lavoro supplementare (magari inviare anche un lync di allerta). Se non viene autorizzato, la cosa ideale sarebbe alzarsi ed uscire. Se questo non è possibile, evitate nel modo più assoluto di usare il giustificativo NRI. Nel caso lo inserirà qualcun altro e intanto si deve insistere per avere il caricamento dello straordinario. Se non accade, avvisateci.

La formazione va fruita in orario di lavoro, in postazione dedicata, leggendo o ascoltando quanto si ha davanti (senza mandare avanti le pagine mentre si fa altro), oppure stando a casa (con tablet aziendale) in sostituzione della giornata lavorativa e non in aggiunta.

Per l’ennesima volta ribadiamo che non raggiungere i budget non determina nessun tipo di provvedimento disciplinare, ma solo vari problemi somatici ad alti responsabili che sono pagati molto, ma molto di più di voi, solo per assillarvi tutto il giorno. Naturalmente, a fronte di minacce, più o meno velate, di trasferimenti, demansionamenti o altre catastrofi, avvisateci.

Se vi dicono di fare le telefonate, compatibilmente con carichi e orari di lavoro, siete tenuti a farle. Se non raggiungete il numero di appuntamenti previsti dalla fervida fantasia dei direttori di area e dall’inventore del fantomatico “metodo”, pazienza. Siete tenuti a telefonare ai clienti, non siete obbligati a farli cedere alle vostre avances. Se poi gli appuntamenti non si concludono con i risultati auspicati, vale quanto detto per i budget.

Sempre più spesso abbiamo notizie di colleghi che chiedono la visita col medico competente portando certificati di specialisti che attestano gravi situazioni di stress. Quando si arriva a questo punto, perlomeno, di norma arriva la prescrizione del medico competente stesso, che impone all’azienda di non adibire più il malcapitato a lavori di sportello e consulenza. Ma abbiamo, purtroppo, notizie di troppi colleghi abituati all’uso di ansiolitici e psico-farmaci. Non bisogna arrivare a questo punto, non giochiamoci la salute per lor signori.

Ci viene in mente una canzone in voga negli anni ’70, le cui strofe recitano: Lavorare con lentezza, senza fare alcuno sforzo, la salute non ha prezzo….Quello che vogliamo dire è che dobbiamo certamente lavorare, ma con ritmi e modalità decenti, senza dover sempre correre oltre i limiti e mettendo a repentaglio la salute.

Ricordatevi che nessuno si deve giustificare per lo stipendio che prende. Chi deve farlo, semmai, sono quelli che sono pagati molto più di voi/noi per prendere decisioni, troppo spesso, insensate, cervellotiche e che danneggiano chi lavora davvero.

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Intesa Sanpaolo
R.S.A. Torino e Collegno

ISP Casa: passaggi in banca per molti… ma non per tutti

In data 28 settembre 2018 23 lavoratori sono passati da ISP Casa a Intesa Sanpaolo, con decorrenza 1/10/2018  sulla base dell’accordo sindacale del 26/07/2018, motivato dall’esigenza di gestire presunti esuberi.

Ci  giungono varie notizie che il tutto sia avvenuto facendo trapelare tra i lavoratori di ISP Casa che si sia trattato di un passaggio obbligato per i colleghi meno performanti e riassorbiti nella casa madre (quasi come fosse una punizione per lo scarso profitto).

Ancora una volta siamo in presenza di  gravi errori di comunicazione da parte della dirigenza di ISP Casa, non sappiamo se voluti o meno.

Molti lavoratori capiranno solo nel tempo che tale passaggio in realtà è un premio e non una offesa professionale, perché, se questo è stato fatto intuire, i lavoratori di Intesa Sanpaolo avrebbero ben motivo di indignarsi, in quanto lavorare  in banca (pur con tutte le difficoltà che aumentano di giorno in giorno) non è evidentemente un ripiego.

Dall’altro canto ci viene il dubbio che molti lavoratori di  ISP Casa si sentiranno presi in giro,  avendo creduto per un momento alla favola dell’epurazione dei meno performanti.

Pensiamo che i restanti 216 lavoratori  ISP Casa vivranno un periodo di assoluta confusione dettata da questa manovra cosi poco trasparente e dovranno fare i conti, a breve, con la convivenza con i famigerati contratti Minotauro (quelli dei lavoratori ibridi, dipendenti part time e lavoratori autonomi negli altri giorni) .

L’accordo sindacale deve  dare la possibilità di scegliere, senza pressioni improprie, tra continuare con  l’esperienza professionale in ISP Casa o fare il passaggio in banca (come già è stato fatto) come spostamento volontario e corredato da modulo per la domanda.

Viste anche le continue performances nella gestione del personale, forse il timore di  ISP Casa è quello di rimanere senza nessun lavoratore?

L’accordo sindacale che regola i passaggi ha una scadenza o una percentuale di limiti di spostamento scritta?

Chi da’ il diritto di dire (come riportato dai lavoratori) alle persone rimaste in ISP Casa che tale accordo non è più ripetibile?

Sarà nostra cura monitorare sempre e dare le giuste informazioni ai lavoratori.

 

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Intesa Sanpaolo

ISP: Cessione lavoratori del Recupero Crediti, un’altra triste pagina sindacale

Il desolante video diffuso dalla Fisac-Cgil (uno spot per magnificare il più bell’accordo mai esistito) non pare avere convinto i lavoratori del Recupero Crediti (NPL) destinati ad essere esternalizzati.

L’elemento costante delle assemblee tenutesi nelle varie sedi è stato il pesante assenteismo, a volte volutamente polemico, che ha sfiorato il 60% degli aventi diritto a partecipare alle assemblee. Ecco alcuni dati:

a Cosenza nessun partecipante all’assemblea;

a Potenza, su 104 aventi diritto, hanno partecipato in 14, 2 a favore, 2 contro, 10 astenuti;

a Roma, su 60 lavoratori coinvolti, si sono presentati in 7, con 6 voti a favore e 1 contrario;

a Napoli, metà circa i partecipanti (presenti anche Caserta e Salerno), con 36 contrari, 6 astenuti e nessun favorevole;

a Firenze presentati due odg, uno a favore dell’accordo, uno contrario, il primo ha preso 5 voti, quello contrario 20;

Il voto favorevole prevale solo (con numeri minimi) a Bari, Padova e Torino, oltre a Milano, dove i favorevoli sono 27, ma i contrari non si presentano e inviano un documento critico con 35 firme.

Dai dati che abbiamo cercato di raccogliere, su quasi 500 lavoratori che potevano partecipare alle assemblee, circa 270 non si sono presentati, i voti contrari sono stati una novantina, circa settanta i favorevoli ed una cinquantina gli astenuti.

Una conclusione amara, dopo che, in varie sedi, erano stati presentati odg che chiedevano di ottenere la volontarietà della cessione o, in alternativa, il distacco e la consultazione preventiva dei lavoratori prima della firma.

Naturalmente il distacco non è mai stato preso in considerazione e, come da narrazione vista più volte, partendo da “posizioni distanti”, la trattativa ha preso un’improvvisa e miracolosa accelerazione verso la felice conclusione.

Purtroppo solo in occasione di eventi straordinari (come già accadde per i lavoratori di Banca Depositaria ceduti a State Street) ci si rende conto che il ruolo dei sindacati firma tutto non è di controparte dell’azienda, bensì di “facilitatori” dei suoi voleri.

Ai lavoratori oggetto di cessione va il nostro sostegno e la nostra disponibilità ad appoggiarli nelle azioni che vorranno portare avanti.

Gli altri lavoratori del gruppo dovrebbero valutare con preoccupazione quanto sta accadendo. Ad esempio, nessuna reazione ha provocato il rinnovo del contratto di secondo livello senza uno straccio di piattaforma (non diciamo approvata dai lavoratori, proprio senza piattaforma e basta) dove l’assenza di democrazia si accompagna all’incapacità di esprimere un punto di vista diverso rispetto a quello aziendale: la totale subordinazione ai voleri dei vertici aziendali ha cancellato persino la possibilità di elaborare richieste proprie.

Tutti insieme dovremmo riflettere sull’urgenza di creare un’alternativa all’attuale deriva sindacale, attraverso la partecipazione attiva per ricostruire un punto di vista autonomo dei lavoratori e mettere un freno alla strapotere della controparte. Tocca ai lavoratori decidere, sapendo che, finchè i sindacati firmatutto avranno pacchetti di tessere da esibire, si sentiranno legittimati a decidere per tutti senza chiedere e rispondere a nessuno.

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Intesa Sanpaolo

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