Archivio Intesa Sanpaolo

ANCHE NELLA RETE INTESA SANPAOLO LA MISURA E’ COLMA

La ripresa a pieno regime delle attività commerciali nelle banche italiane sta riproponendo il consueto tema delle pressioni alla vendita.

Incuranti della situazione del paese, dello stato d’animo dei risparmiatori, delle priorità della clientela, i modelli di offerta ripetono schemi obsoleti e ripetitivi.

Incapaci di autocritica sulla mediocrità dei prodotti collocati prima della crisi generale innescata dal coronavirus, con esiti insoddisfacenti (gestioni patrimoniali e polizze finanziarie) o imbarazzanti (certificati e fondi a finestra), le banche puntano a fronteggiare la prevedibile crescita delle sofferenze con un aumento dei ricavi su gestito e polizze di tutela.

In Intesa Sanpaolo, in particolare, l’ossessione per la tutela è pervasiva e assolutamente indifferente alla reale percezione del bisogno da parte della clientela, che subisce questa tipologia di proposta in modo del tutto passivo e respingente.

Ma il piano industriale richiede risultati e pretende allineamenti nei comportamenti individuali: alla linea gerarchica il compito di farli eseguire.

Non andrà tutto bene, se continuiamo di questo passo! Proviamo a reagire, a rispedire al mittente pressioni inaccettabili o ad ignorarle semplicemente. Anche perché, oltre alla nostra coscienza, anche l’Antitrust continua a vigilare!

 

leggi il nostro volantino:       

ANCHE NELLA RETE INTESA SANPAOLO LA MISURA E’ COLMA

Dopo la fase di lockdown in seguito all’emergenza Covid-19, lentamente si sta tornando alla normalità anche nelle filiali Intesa Sanpaolo, pur con le dovute misure di sicurezza. Dopo circa 3 mesi in cui tutti i colleghi, in varia misura, hanno dovuto affrontare situazioni di stress, dall’ansia per i rischi sanitari alle difficoltà legate alla gestione della famiglia a causa delle scuole chiuse, adesso si cerca di capire come riorganizzare il proprio lavoro, in ufficio o a casa, anche alla luce delle ormai prossime vacanze estive, che saranno senz’altro diverse da come s’immaginavano all’inizio dell’anno.

In questo scenario, ci si aspetterebbe da parte dell’Azienda un atteggiamento di comprensione e un maggior supporto, visto che chi ha continuato, seppure a giorni alterni, ad andare a lavorare in filiale, ha comunque messo a repentaglio la sua salute e quella dei propri cari. Invece, dall’alto stanno arrivando, ormai da alcune settimane, segnali d’insofferenza per i risultati che non arrivano dal punto di vista commerciale.

Riunioni via chat, telefonate-fiume tra i capi area e i direttori di filiale, insomma si cerca di rimettere in riga la squadra, perché si è già perso troppo tempo e il conto economico non può più aspettare. Il leitmotiv è, ancora una volta, saper ”‘cogliere le opportunità del momento”’. Il che si traduce nel proporre alla clientela (anch’essa psicologicamente provata dalla situazione, e in molti casi anche economicamente) i più svariati prodotti, in primis quelli assicurativi, partendo dal presupposto che nel momento in cui si rivolgono a noi, avendo bisogno di aiuto, sono più propensi all’ascolto.

Senza troppi giri di parole certi capi area hanno insistito sul fatto che, nel momento in cui un cliente chiede un finanziamento, oppure ha bisogno di sospendere le rate, bisogna approfittarne per piazzargli un prodotto di tutela, magari una bella polizza salute, vista la situazione.

Questo atteggiamento è tanto più subdolo se si pensa che i vertici della Banca hanno pubblicizzato in questi mesi varie iniziative benefiche di sostegno economico alle strutture sanitarie, in modo da dare all’opinione pubblica un’immagine di azienda vicina alla nazione nei momenti di maggiore difficoltà; invece i dipendenti dovrebbero fare la figura degli sciacalli che si approfittano delle persone più deboli.

Tutto ciò è deprecabile sia dal punto di vista etico, sia professionale. Forse la recente sanzione dell’Antitrust non è stata sufficiente per far cessare questo tipo di suggerimenti?

In questo scenario, si è aggiunta l’emergenza dovuta alla repentina chiusura delle task force adibite alla sospensione delle rate dei finanziamenti e all’anticipo della cassa integrazione.

Da un giorno all’altro, sul sito vetrina di Intesa Sanpaolo, i clienti hanno trovato l’avviso che li invitava a rivolgersi al proprio gestore per il disbrigo della pratica. Peccato che le filiali non abbiano ricevuto le istruzioni su come procedere, in particolare per l’anticipazione sociale della c.i.g., con conseguenti situazioni di imbarazzo nei confronti della clientela.

Scaricare sulle filiali un’ulteriore mole di lavoro in un periodo già di per sé difficile, è assolutamente inaccettabile, soprattutto senza alcun preavviso. E questa situazione contribuisce a inasprire il clima nelle filiali, dove i clienti sono esasperati per le restrizioni in essere e per le attese infinite agli sportelli, e scaricano il proprio malumore sui dipendenti della banca, con insulti, minacce verbali, e in casi estremi anche violenze fisiche.

E’ giunto il momento di dire basta, e di pretendere dall’Azienda condizioni di lavoro improntate a una maggiore sicurezza e rispetto nei confronti dei dipendenti, che non sono soltanto limoni da spremere, ma persone che lavorano quotidianamente con impegno, e grazie alle quali si sono raggiunti i ricchi utili di questi anni, che l’hanno resa il primo gruppo bancario italiano.

In tutto questo, i 6 giorni di ferie aggiuntive per chi ha lavorato in filiale durante l’emergenza hanno il sapore di un contentino, ma non eliminano l’amarezza per chi si sente, ogni giorno di più, trattato come “carne da macello”.

CUB-SALLCA Intesa Sanpaolo

INTESA SANPAOLO. PRESSIONI COMMERCIALI: UNA BOTTA SALUTARE

La sanzione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che ha recentemente colpito Intesa Sanpaolo ed altre importanti banche, ha finalmente costretto le aziende investite dal provvedimento a ripensare le proprie modalità di condotta.

Intesa Sanpaolo ha diramato, per prima, una comunicazione in cui intima ai propri responsabili commerciali, ad ogni livello, di attenersi  rigidamente a quanto previsto dai protocolli e dal modello di offerta. In particolare VIETA le richieste di rendicontazione dei dati di vendita ai colleghi di rete (che si configurano come pressioni improprie) e le iniziative commerciali autonome (affidate cioè alla fantasiosa “creatività” di chi vuole brillare…).

In particolare viene posta l’attenzione sulla tutela, ma il discorso investe in generale il modo di proporre i prodotti e servire i clienti.

E’ un primo passo importante per iniziare a cambiare e tornare a ipotesi più ragionevoli, in termini di budget e di modello di banca. Tanto più importante in una fase in cui il “ritorno alla normalità” si configura come un ritorno al passato, da parte di chi non ha ancora capito…

I colleghi devono tenere sempre a mente che la lettera dell’azienda rappresenta anche una sorta di manleva a suo discarico: se qualcuno d’ora in avanti, per mettersi in vista, adotta comportamenti non in linea o troppo disinvolti, non sarà più difeso dalla benevola e paternalistica tolleranza dei vertici… A buon intenditor, poche parole!

LEGGI IL VOLANTINO ALLEGATO (altro…)

Salute pubblica e polizze private. ISP: predatori si nasce….

L’esplodere del Covid-19 ha messo a durissima prova i sistemi sanitari nazionali, che hanno reagito in base alle dotazioni tecnologiche e al “capitale umano” disponibile. 

Il sistema italiano proviene da una decennio di tagli forsennati agli organici, ai posti letto, alle terapie intensive, alle strutture sanitarie territoriali.
Nonostante questo, il sistema pubblico ha dato buona prova, grazie all’innegabile spirito di sacrificio ed all’alto senso del dovere dei suoi operatori.
Al contrario la sanità privata ha contribuito ben poco a risolvere i problemi, mentre i lavoratori del settore hanno pagato un prezzo altissimo in termini di vite umane. Tuttavia le ragioni del business portano a negare l’evidenza e continuano a premere per uno spostamento del focus verso la sanità privata ed i suoi corposi interessi.
E’ una logica predatoria che vede banche e assicurazioni in prima linea e la sanità come terreno di caccia.
Nel volantino allegato ritorniamo sul tema dell’ossessione della prima banca italiana per le polizze del ramo danni ed in particolare per le polizze sanitarie.

 

PREDATORI SI NASCE……..
Per la maggior parte del Paese la fase 2 sta ponendo l’attenzione al ritorno alla vita sociale di tutti noi, richiamandoci al rispetto delle regole del distanziamento sociale, all’uso delle mascherine e guanti ed all’applicazione di ogni precauzione possa evitare una nuova ondata del contagio. Si sta cercando, insomma, di non collassare nuovamente le nostre terapie intensive già messe a dura prova durante la fase 1.
Mentre tutto ciò accade vi è chi studia e pianifica alleanze e fusioni strategiche per lucrare in questi momenti di enormi difficoltà, destinando ingenti risorse finanziarie in settori tipicamente pubblici come la sanità, sotto gli occhi di una classe politica incapace o peggio ancora collusa e corrotta da un capitalismo cinico e malato.
Dopo il fallimento del progetto ISP casa, è di questi giorni la notizia dell’acquisizione del controllo societario della RBM Assicurazione Salute da parte di Intesa Sanpaolo Vita che con la creazione di Intesa Sanpaolo RBM Salute entro il 2029 ne diventerà unico proprietario. L’operazione è ritenuta strategica in quanto RBM è la prima compagnia assicurativa nel ramo malattia con 577 milioni di premi ed una quota di mercato del 18% ed assicurerà al Gruppo Intesa il raggiungimento di quegli obiettivi di raccolta premi dichiarati nel piano di impresa, ma che finora erano bel lontani dal concretizzarsi nella rete di filiali.
Ciò che preoccupa ed invita ad una profonda riflessione sono le dichiarazioni del CEO Messina “Puntiamo alla leadership nel settore della sanità integrativa, proprio nel momento in cui gli italiani hanno capito il bisogno di una assicurazione sanitaria personalizzata ed efficiente”; e del CEO di Intesa Sanpaolo RBM Salute Vecchietti “Credo che l’emergenza causata da questo virus abbia fatto riflettere profondamente i cittadini sull’importanza, nell’adottare gli stili di vita “new normal”, di investire maggiormente sulla protezione della salute. Avendo magari a disposizione strumenti non alternativi alle cure SSN ma aggiuntivi, da utilizzare nella logica, che è propria di un sistema sanitario universalistico, di integrazione al pilastro sanitario pubblico di base.”
Prescindendo dalle vere motivazioni che hanno spinto il top management di Intesa, più vicino alle logiche di profitto sempre e comunque, piuttosto che alla reale creazione di un’integrazione al pilastro sanitario pubblico di base, viene spontaneo dissentire dalle dichiarazioni rese dai CEO, in quanto è opinione diffusa invece che il nostro Servizio Sanitario Nazionale abbia retto bene all’urto di questa pandemia storica nonostante negli ultimi 20 anni sia stato martoriato da tagli dissennati al personale ed alle risorse finanziarie (soprattutto quelle dedicate alla ricerca scientifica) e veri e propri trasferimenti di denaro pubblico a favore di strutture sanitarie private. Il tutto condito con corpose detrazioni fiscali, utilizzate anche nei contratti sindacali di primo e secondo livello, che hanno sostituito gli aumenti salariali con il “welfare aziendale”.
E’ proprio questo il momento di una mobilitazione generale che rivendichi una sanità pubblica che destini capitali pubblici in nuovi ospedali, nuove apparecchiature e nuove assunzioni di medici e personale sanitario. Riducendo drasticamente il ruolo della sanità privata, che nella tragedia delle RSA ha mostrato l’inadeguatezza del proprio management, esibito il suo plateale fallimento e decretato (auspicabilmente) il suo inesorabile declino.

 

C.U.B- S.A.L.L.C.A. Intesa Sanpaolo

 

Intesa Sanpaolo. Aggiornamento fase 2 covid

(comunicato del 28 maggio)

Ieri Intesa Sanpaolo ha comunicato ai sindacati firmatari le ultime decisioni aziendali sulla fase 2 Covid, in particolare con il passaggio delle filiali grandi alle stesse modalità di presenza di lavoratori in filiale di quelle medie (75% dell’organico), a partire dal 1 giugno.

Di seguito potete leggere la nostra ultima comunicazione pec al Ceo e alle funzioni di Tutela Aziendale.

 

Buongiorno,

l’avvicinarsi della stagione calda ci induce a ritornare su questioni già sollevate e che non sono state prese in considerazione.

E’ necessario accelerare le procedure di avvio degli impianti di aria condizionata, svolgendo le necessarie attività di cambio dei filtri e di manutenzione degli impianti.

Nello stesso tempo, proprio per l’aumento delle temperature, ci viene segnalato nelle filiali l’impraticabilità dell’utilizzo contemporaneo di mascherine e visiere. Molti lamentano il caldo e la difficoltà a respirare dovendo avere relazioni continuative con i clienti, sia allo sportello sia al telefono.

Torniamo a richiedere con forza i divisori in plexiglass, già installati in numerose altre banche, che sono anche garanzia del mantenimento delle distanze previste.

Desta più di una perplessità la previsione di uso delle mascherine FFP2 per cinque giorni. Oltretutto si pone il problema della loro custodia a fine giornata. Meglio sarebbe consentire la possibilità di scegliere di tornare all’uso giornaliero delle mascherine chirurgiche.

Continuiamo a considerare gravemente inadeguato il livello delle pulizie nei locali aziendali.

Nel corso degli anni i capitolati degli appalti sono stati proposti con l’ottica di un crescente risparmio e di una pesante riduzione delle prestazioni.

Filiali ed uffici sono sporchi ed è ipocrita e fastidioso chiedere ai responsabili di segnalare eventuali criticità, come se le colpe dei disservizi fossero degli addetti alle pulizie (le cui ore lavorative sono state oggetto di continui tagli) e non nelle scelte al risparmio fatte negli anni.

Chiediamo un segnale chiaro di attenzione aumentando i servizi di pulizia per ritornare a livelli decenti di pulizia dei locali, in epoca di coronavirus ed anche dopo.

Riteniamo anche che, fin quando saranno in vigore le norme sul distanziamento sociale, debba essere mantenuto il sistema degli appuntamenti anche per le casse e potenziato il servizio di steward per evitare assembramenti all’interno ed all’esterno delle filiali, che restano uno dei rischi maggiori per la rete.

Contrastare l’affollamento dentro e fuori le filiali rimane un risultato prioritario da perseguire per la salute di lavoratori e clienti.

Invitiamo l’azienda a dare piena applicazione a quanto previsto dal DPCM 18 maggio, anche per quel che riguarda lo smart working, evitando il più possibile i trasferimenti casa-lavoro e l’utilizzo dei mezzi pubblici.

Distinti saluti

Segreteria Nazionale Cub Sallca

 

INTESA SANPAOLO CASA: UNA STORIA TRISTE

Il Gruppo ISP ha annunciato nei giorni scorsi un drastico ridimensionamento di Intesa Sanpaolo Casa.

Dietro l’alibi della crisi economica innescata dal coronavirus, si tenta di evitare un serio bilancio dei gravi errori manageriali commessi nell’avvio dell’attività, che avrebbe dovuto rappresentare un tassello importante nella ricerca di servizi aggiuntivi e nuovi ricavi.

Invece emerge ancora una volta la preferenza per un modello fallimentare di gestione del personale, trattamenti economici e normativi penalizzanti, scarico sui dipendenti di responsabilità e conseguenze nefaste di scelte sbagliate che stanno a monte.

Come già nel caso dei “contratti misti” per consulenti finanziari metà autonomi e metà dipendenti, così come nel caso degli agenti ISP For Value, anche per ISP Casa vale il principio che i rischi vanno scaricati sul dipendente e se il business non decolla i costi devono essere ridotti tagliando il reddito dei futuri lavoratori.

Si tenta di espandere lo spazio per forme di lavoro autonomo nel settore e si punta in misura crescente su un modello per cui lo stipendio diventa variabile e dipende dall’andamento del business. In questo modo il rischio imprenditoriale viene assunto “anche” dal dipendente, mentre la distribuzione degli utili, quando le cose vanno bene, resta fortemente concentrata in mano a chi “mette il capitale”.

C’è bisogno di maggior tutela del lavoro e non dobbiamo accettare cedimenti su questo terreno minato…

CUB SALLCA Intesa Sanpaolo

IN ALLEGATO E A SEGUIRE IL NOSTRO VOLANTINO

 

INTESA SANPAOLO CASA: CRONACA DI UNA TRISTE STORIA
Ancora una volta il nostro top management ha mostrato il suo vero volto, nascosto ai piani alti di
lucenti grattacieli, o rintanato in lussuosi uffici centrali. Mai sazio di potere e soldi, gonfio di stock
options milionarie, figlie di quella finanza malata che sfrutta il lavoro di onesti e diligenti lavoratori
derisi e sfruttati, magari ingenui nell’accettare l’illusione del miraggio di premi declinati in sistemi
incentivanti fatti di regole ballerine mai certe e definite (come dimostrato anche quest’anno dalla
decisone unilaterale della banca di tagliare quanto promesso e preventivato ed illustrato in lunghe
riunioni dai capetti di turno), questo management punta soltanto a risparmiare sui costi.
Nel mentre il Paese conta i morti di una epidemia mondiale ancora in atto, i nostri dirigenti,
blindati in contratti favolosi, studiano meschinamente come mortificare quella che dovrebbe
essere la risorsa strategica più importante di questa azienda: i giovani, garanti della continuità del
passaggio generazionale di migliaia di lavoratori che hanno portato questa banca ai livelli attuali.
Proprio così i nostri giovani, pluridecorati sui campi scolastici ed accademici, nell’illusione di venire
a lavorare “nel posto più bello dove essere dipendenti” accettano contratti di lavoro capestro,
partoriti da menti insane di dirigenti e consulenti opulenti, possessori immeritevoli di una
ricchezza accumulata negli anni con stipendi ed indennità.
E’ notizia di questi giorni che la start up Intesa Sanpaolo Casa chiude, in sostanza, i battenti. Infatti
nel consiglio di amministrazione del 20/05/2020 il rampante CEO ha illustrato la “pesante
ristrutturazione”, come è stata definita dai vergognosi sindacati firmatutto, della società. Lo stesso
rampante CEO che aveva reclutato, motivato ed incentivato, circa 200 giovani tra agenti
immobiliari e dipendenti della banca, prospettando loro una fulgida carriera nel nuovo business
della banca nell’intermediazione immobiliare, ha dovuto decretare il fallimento del progetto
“casa” nascondendo i propri errori manageriali dietro “le difficili condizioni di mercato che acuite
dall’emergenza Covid-19 comporteranno un’ulteriore contrazione delle compravendite.”
VERGOGNA!!!
La società manterrà nel suo organigramma 3 responsabili di area commerciale e 16 dipendenti per
le funzioni amministrative e di governo, oltre ai 16 distaccati della banca. Staremo ad osservare
attentamente come la banca premierà il rampante CEO e quali criteri adotterà per la scelta dei 19
dipendenti. Agli altri sfortunati figli di nessuno verrà proposto:
 L’assunzione a tempo indeterminato e tempo parziale con orario settimanale di 30 ore con
assegnazione nella FOL al medesimo inquadramento ricoperto in ISP casa con applicazione
del CCNL credito, mantenendo l’attuale retribuzione e piazza lavorativa.
 In alternativa la possibilità di proseguire l’attività di intermediazione immobiliare con ISP
casa attraverso un contratto di lavoro autonomo e la possibilità nei 24 mesi successivi di
scegliere l’assunzione nella FOL.
Questo avviene dopo il crescente fallimento dei contratti misti cd “minotauri”, soprattutto al Sud.
Sono numerosi i casi di colleghi stagisti che, dopo aver superato l’esame da consulenti finanziari,
hanno preferito accasarsi altrove, con i sentiti ringraziamenti dei loro nuovi datori di lavoro, che si
sono ritrovati in casa giovani preparati e abilitati, risparmiando sulla formazione.
Intesa Sanpaolo ha così regalato a reti concorrenti di promozione finanziaria i nostri stagisti,
formati ed abilitati alla professione, ma demotivati grazie alla scellerata scelta di fare
reclutamento nelle regioni meridionali, con più elevata disoccupazione, per poi assumere nelle
regioni settentrionali, lasciando a carico di questi neo sventurati colleghi il sostenimento delle
spese di vitto, alloggio e trasporto da e verso i luoghi di origine/residenza. Scelta miope, fatta da
una dirigenza incapace di comprendere che costi proibitivi per il mantenimento in luoghi di lavoro
lontani e difficoltà di inserimento in tessuti economici non propri, sono barriere difficili da
superare in tempi brevi e sicuramente non congeniali ai tempi di consolidamento di portafogli
clienti adeguati per il raggiungimento dei budget richiesti.
Sarebbe auspicabile un’inversione dei ruoli e mandare questi dirigenti a svolgere il ruolo dei
“minotauri”, dando invece a questi giovani colleghi l’opportunità di occupare posti di dirigenza,
capitalizzando anni di studio in prestigiosi atenei (che qualcuno dei nostri dirigenti nemmeno
conosce), trovando il giusto equilibrio nella concertazione e contrattazione del lavoro, tra
innovazione ed esperienza, per abbandonare finalmente le logiche distruttive di valore e risorse
trasfuse in questi anni da società di consulenza esterne strapagate. Avremmo certamente una
visione del futuro più oculata e lungimirante…
Dicevamo quindi che, dopo il fallimento dei “contratti misti”, assisteremo al fallimento degli agenti
immobiliari, in probabile migrazione verso network più trasparenti che capitalizzeranno
l’investimento fatto dalla nostra banca con queste giovani risorse, dando loro delle risposte certe e
concrete alle aspettative alimentate da mesi di formazione/lavoro in ISP casa.
Nel mentre tutto ciò accade il CEO del Gruppo, nell’annunciare la prima ricca trimestrale 2020,
con un utile netto pari ad 1,4 miliardi di euro, dichiara:
 donati oltre 100 milioni per l’emergenza sanitaria;
 destinati 125 milioni a iniziative per contrastare gli squilibri socio-economici da pandemia;
 interventi rilevanti grazie alla forte base patrimoniale e alla redditività sostenibile,
e lancia un invito agli azionisti di UBI Banca a “unirsi con l’operatore più forte in Italia e uno dei più
forti in Europa”.
Ci scuserà il nostro CEO, ma in questa Italia dichiaratamente votata al dio profitto a tutti i costi,
scegliamo di raccogliere altri tipi di inviti basati su:
 donazioni si, ma libere e non condizionate come donare giorni di ferie (ai lavoratori della
rete) per poi tentare di forzarne la fruizione per tutti in periodo di lockdown imposto da
una pandemia devastante.
 destinazione di risorse finanziare per mantenere il benessere di tutti i lavoratori e non per
premiare pochi eletti, spesso incapaci di risultati durevoli raggiunti con correttezza ed
eticità.
 interventi significativi volti alla reale crescita professionale dei giovani di questo Paese con
politiche di assunzione concreta e stabile, per una buona e sana occupazione.
C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Intesa Sanpaolo
www.sallcacub.org sallca.cub@sallcacub.org
http://www.facebook.com/SALLCACUB
f.i.p. 24.05.2020

 

La stagione della potatura

 

DA CUB-SALLCA
A ISCRITTI/E E LAVORATRICI/TORI DI INTESA SANPAOLO

LEGGI IL NOSTRO VOLANTINO IN ALLEGATO

Sono stati resi noti ed erogati nei giorni scorsi i premi 2019 del PVR, del SET e degli NPL. Come spesso accade gli scontenti superano i soddisfatti, perché lo scarto tra aspettative ingenerate e risultato finale è indifendibile, perché è tutto il sistema ad essere sbagliato.

Politiche commerciali aggressive (con relative pressioni), inquadramenti precari e da consolidare (al posto di gradi e regole certe: la nuova “trattativa” non promette niente di buono), premi legati a indici incomprensibili e sfuggenti (e variati in corso d’opera) costituiscono un unico, dannoso, sistema.

Va ricostruita la base della nostra professione: siamo consulenti e gestori e non piazzisti che devono inseguire un budget. Vanno combattute le forzature, che poi portano a sanzioni poco edificanti, come capitato recentemente. Se l’azienda distribuisce utili il premio deve arrivare per tutti, sostanzioso, contrattato ed esigibile.

Il vecchio premio, il Vap, ancora nel 2008 consentiva di erogare 1.940 euro lordi alla figura media del 3A3L: per gli altri il premio era riparametrato e pagato ogni anno. Poi è stato ridotto ed infine abbandonato e sostituito con il Lecoip: premio quadriennale aleatorio, legato alla quotazione del titolo Intesa Sanpaolo (che vale la metà di quando è partito nel 2018 e quindi, per ora, non si va oltre l’importo base garantito) e che si perde con un solo giorno di sospensione per provvedimento disciplinare nell’arco dei 4 anni; poi c’è il PVR (che ha messo insieme premio aziendale e sistema incentivante) ed infine è venuto il SET (per sfondare nelle polizze di tutela).

Un insieme di meccanismi complicati, opachi ed incontrollabili, che, per la maggior parte dei lavoratori, non compensa neanche il vecchio Vap.

Tutto questo assomiglia un po’ all’acchiappa-grulli del casinò: qualche giocatore ogni tanto vince (altrimenti non ci andrebbe nessuno), ma l’unico vincitore sicuro e costante è il banco.

Nel nostro caso tutti corrono, l’azienda macina ricavi e realizza i suoi utili, a fronte di un esborso predeterminato e selettivo, a beneficio di pochi. Un elemento divisivo potente, ma utile complemento alle pressioni commerciali: una carota incerta ed un bastone garantito!

LEGGI IL NOSTRO VOLANTINO ALLEGATO

Un documento sulla vicenda Monte Pegni di Intesa Sanpaolo

Avevamo provato a sollevare la questione della cessione delle filiali del Monte Pegni di Intesa Sanpaolo quando era uscita la notizia, alla fine dell’anno scorso.

Ma, come in passato, la notizia dell’esternalizzazione di attività (e lavoratori) non scalda gli animi: tutti pensano (sbagliando) “a me non toccherà mai”.

La finalizzazione della cessione è slittata già un paio di volte a causa dell’emergenza coronavirus, ma la vicenda è tornata agli onori della cronaca per le lunghe file e qualche tumulto davanti alle filiali del Monte Pegni in varie città.

La vicenda ha dato lo spunto al nostro iscritto e storico dirigente sindacale Claudio Bettarello per scrivere un documento per conto del Partito della Rifondazione Comunista. Al di là dell’etichetta politica, nel merito lo scritto lo abbiamo trovato interessante e ve lo proponiamo come spunto di riflessione.

Dal punto di vista sindacale attenderemo che la cessione venga portata a termine per assumere le opportune iniziative a tutela dei nostri iscritti e dei lavoratori che vorranno aggregarsi.

CUB-SALLCA

 

Sanzioni a ISP per pratiche scorrette su polizze

Venerdì 17 aprile su tre quotidiani nazionali è stato pubblicato l’estratto del Provvedimento n. 28156 del 18.02.2020 con cui l’Antitrust ha comminato 4.800.000 euro di sanzione a Intesa Sanpaolo per pratiche commerciali scorrette relative alla vendita di polizze assicurative abbinate ai mutui. I contenuti principali del  provvedimento sono reperibili accedendo a questo link:

https://soldiexpert.com/moneyreport/intesa-sanpaolo-sanzione-antitrust-pratiche-commerciali-scorrette-mutui-polizze/75553

Per il testo completo: https://www.agcm.it/dotcmsCustom/tc/2025/3/getDominoAttach…

 

Intesa Sanpaolo non è stata l’unica ad essere sanzionata, misure simili, per le stesse motivazioni, hanno colpito anche BNL, UBI e Unicredit. Ma il “così fan tutti” non ci pare una giustificazione e nel volantino allegato facciamo un riassunto della vicenda dove potrete trovare il campionario di “spinte motivazionali” che dobbiamo subire tutti i giorni.

Alla fine del volantino chiediamo anche se i responsabili al vertice di questo brillante modo di operare saranno oggetto di misure disciplinari, come avviene per i livelli inferiori quando vengono colpiti dall’accusa di danni reputazionali all’azienda per vicende molto meno gravi.

Dentro il provvedimento troviamo documentate tutte le nefandezze, che denunciamo da anni, legate a pratiche commerciali indebite.

Auspichiamo che questa sanzione serva da monito a quei colleghi che applicano pedestremente le direttive aziendali impartite da responsabili troppo “disinvolti” nelle pratiche commerciali aggressive, mentre sottolineiamo come invece possa costituire un valido supporto a quei colleghi che sono corretti e professionali nel loro agire quotidiano. Chi agisce male rischia di essere sanzionato (in vista di un premio incerto e transitorio), chi lavora bene viene premiato prima di tutto dall’integrità della propria coscienza e poi dalla soddisfazione della clientela: resistere alle pressioni si può e si deve!

 

CUB-SALLCA Intesa Sanpaolo

Intesa Sanpaolo: Covid fase 2, gli aggiornamenti e la nostra iniziativa

 

Valutando le nuove disposizioni comunicate dall’azienda ai sindacati firmatari, abbiamo scritto al Ceo ed alle funzioni di Tutela Aziendale per segnalare criticità e chiedere correttivi. Di seguito il testo della nostra mail inviata via pec.

Buongiorno,

Vi riportiamo alcune criticità che abbiamo rilevato in tema di gestione dell’emergenza coronavirus in vista della “fase 2”, anche alla luce dell’ultimo incontro tra sindacati firmatari e funzioni aziendali.

Partiamo dai ventilati ritorni al lavoro, seppure parziali, negli uffici di sede.

L’aspetto più significativo nell’affrontare l’attuale emergenza sanitaria è sicuramente quello di favorire il massimo ricorso allo smart working. Per quel che riguarda la prossima fase 2 la raccomandazione proviene da fonti istituzionali, oltre ad essere un aspetto ribadito dal Protocollo Abi del 28 aprile 2020.

In primo luogo, Vi segnaliamo che ci vengono riportate incomprensibili difficoltà a fornire ai lavoratori, ancora sprovvisti, i pc aziendali: eppure abbiamo potuto vedere pubblicizzato sulla rivista di Banca dei Territori che ISP For Value li offre in noleggio a tutte le aziende!

Se in alcune Direzioni Centrali abbiamo rilevato una particolare sollecitudine ad attivare il processo di fornitura già nei primissimi giorni di marzo, non comprendiamo come ad inizio maggio, invece, vi possano ancora essere delle situazioni di criticità sotto questo aspetto così fondamentale per il rispetto di una delle più significative misure di prevenzione!

Inoltre, per quanto riguarda i cellulari, le ultime comunicazioni interne richiedono di attivare l’app Strongauth sugli smartphone personali per chi non ha dotazione quelli aziendali, precisando che questa attivazione è volontaria ma indispensabile per poter svolgere alcune attività lavorative,  “con possibili impatti sulla possibilità di svolgere lo smart working”.

Ben comprendiamo le esigenze di sicurezza nella gestione dei dati della Banca, ma Vi ricordiamo che l’utilizzo del cellulare personale è comunque da stigmatizzare ed anche in questo caso la cosa più ragionevole è quella di fornire a tutti coloro che ne hanno necessità un cellulare aziendale.

In generale, lo smart working deve essere favorito in tutti i modi, fornendo la necessaria strumentazione aziendale e senza chiedere improprie intrusioni negli smartphone personali.

Nonostante i documenti nel NOGE (Nucleo Operativo Gestione Emergenze) diano chiaramente una linea apprezzabile, la realtà sul territorio è ben diversa, anche per problemi gestionali locali che vanno superati.

Per quanto riguarda il rientro negli uffici di sede centrale, riteniamo debba avvenire solo per reali esigenze lavorative e rispettando la volontarietà.

Se in molti casi il messaggio ai colleghi è stato sotto questo aspetto ben rappresentato, Vi segnaliamo però che ci sono strutture per le quali il rientro è “caldamente consigliato” se non imposto. Non dubitiamo che anche in questo caso vi sia una responsabilità individuale di alcuni responsabili di struttura particolarmente zelanti ed ansiosi di fare “bella figura”, ma sicuramente il concetto andrebbe rafforzato in tutte le comunicazioni interne e tali comportamenti dovrebbero essere aziendalmente severamente ripresi.

Vi ricordiamo che, soprattutto in certe Regioni, va limitata il più possibile, in questa fase, la mobilità, considerando che il “distanziamento sociale” sui mezzi di trasporto pubblici, soprattutto con la ripresa delle attività, resta un’illusione, come confermato da dichiarazioni del presidente ATM Milano e Ferrovie Nord Milano “I mezzi di trasporto pubblico non sono in grado di soddisfare i requisiti di distanziamento sociale richiesti dal Governo. Lo si legge in una lettera dei presidenti di Agens e Asstta al ministro dei Trasporti Paola De Micheli.”

Per coloro che, anche per motivi personali, desiderano rientrare a lavorare nei locali aziendali (per esempio i fuori sede che spesso vivono in condizioni estremamente penalizzanti in alloggi spesso microscopici) abbiamo positivamente accolto il documento che dettaglia le soluzioni individuate dal NOGE.

Vi segnaliamo però almeno alcune criticità che ci sembra vengano trascurate all’interno del documento cha abbiamo ricevuto.

Un primo aspetto che vogliamo sottolineare è sicuramente quello della pulizia e delle sanificazioni periodiche.

La tutela dei colleghi passa in primo luogo dal miglioramento delle condizioni igienico sanitarie dei locali di lavoro.

Se la situazione era già prima ampiamente deficitaria a causa dei continui tagli nei capitolati degli appalti e delle riduzioni di ore lavorative per gli addetti, ora diventa una criticità indifferibile sia nelle sedi che nelle filiali.

Riteniamo assolutamente necessario che vi sia con un aumento significativo delle ore di lavoro degli addetti, che consenta un incremento sia della frequenza che della qualità delle pulizie effettuate.

In tal senso ci preoccupa particolarmente la situazione di alcune realtà, sia di sede, sia della rete filiali dove, ad esempio, i servizi igienici sono locali chiusi e potenzialmente fortemente a rischio contagio. Le soluzioni prospettate nel documento nel NOGE prendono in considerazione solo il rischio da contatto e non quello ben più rilevante della possibilità di contagio per via aeriforme.

In questi locali, come in molti altri (anche per l’avvicinarsi della stagione calda), è particolarmente importante la gestione degli impianti di condizionamento.

Questo aspetto è sostanzialmente ignorato nel documento del NOGE, e Vi chiediamo un approfondimento anche dal punto di vista scientifico. Ci risulta infatti che il problema stia diventando un aspetto critico in tutte quelle strutture, come ad esempio le Università, nelle quali la circolazione dell’aria è possibile solo attraverso impianti di aerazione forzata.

Anche su questo aspetto abbiamo rilevato nel tempo un graduale peggioramento del servizio di manutenzione e, in attesa dei necessari approfondimenti scientifici per valutarne la pericolosità nella diffusione del virus, riteniamo assolutamente necessario che vengano introdotte specifiche e più frequenti azioni di sanitarizzazione degli impianti e che si proceda alla puntuale sostituzione dei filtri. In generale sono necessari nuovi protocolli assai più stringenti di quelli finora attuati.

Passando alla realtà delle filiali, continuiamo a non comprendere il rifiuto dell’azienda a installare nelle filiali divisori in plexiglass, già ampiamente presenti in altre banche, oltre che in supermercati, farmacie e altri uffici aperti al pubblico. Dopo i ritardi nella fornitura delle mascherine auspichiamo che non si ripetano per gli annunciati arrivi delle visiere. Anche nelle future ed auspicabili fasi di allentamento dell’emergenza vengono raccomandati mantenimento delle distanze e protezioni.

Non condividiamo la riapertura delle casse alle 8,30. L’apertura delle filiali con ritardo di mezz’ora rispetto all’ingresso dei dipendenti era stata un’idea eccellente per evitare pericolosi assembramenti al momento dell’entrata al lavoro.

Nelle filiali con maggiore afflusso di clientela è indispensabile la presenza per tutto l’orario di sportello degli steward. La gestione delle entrate e delle uscite dei clienti fa perdere molto tempo ed in aggiunta, in molte realtà, si creano ogni volta capannelli di clienti all’ingresso ed estenuanti trattative con chi non ha l’appuntamento.

Anche il via libera a tutte le operazioni rischia di intasare ancora di più le agende di cassa rinviando gli appuntamenti a tempi lunghi. Rispetto agli appuntamenti dei gestori, la rinnovata insistenza dei responsabili di alcune realtà, per fissare appuntamenti commerciali che richiedono tempi lunghi, contrasta con la normativa vigente sulla limitazione dei tempi di permanenza dei clienti. La possibilità di fissare appuntamenti al pomeriggio potrebbe essere stata equivocata da qualche responsabile.

Si richiede, infine, maggiore equità nella gestione del personale delle filiali con meno di 12 addetti, che rischiano di dover essere presenti al lavoro in modo costante, mentre nelle filiali maggiori si continua a garantire l’alternanza su due turni. Tutto questo si evidenzia al fine di garantire a tutti la limitazione del rischio contagio e favorire la gestione dei figli con le scuole chiuse.

Distinti saluti

Segreteria Nazionale Cub Sallca

ISP: programmazione delle ferie, il contenzioso resta aperto.

(comunicato dell’8 aprile)

A parte un po’ di chiarimenti “tecnici”, l’incontro tra sindacati firmatari e azienda è stato del tutto inconcludente.

Il titolo del comunicato delle sigle, “nessuna forzatura”, fa sorridere: la forzatura c’è e resta, è quella aziendale che pretende di farci programmare ferie in periodi in cui tutti devono ancora restare in casa “agli arresti domiciliari”.

Inoltre è evidente che le banche dovranno fare uno sforzo straordinario per garantire l’attuazione delle misure urgenti adottate dall’esecutivo per sostenere il sistema produttivo e l’occupazione. Soltanto organici a pieno regime (in smart working, in turni a rotazione, con tutte le tutele possibili e realizzabili per la sicurezza dei dipendenti…) sarebbero in grado di rispettare gli impegni, che per una volta tanto sono davvero utili (oseremmo dire esiziali).

La disposizione aziendale questa volta è veramente irragionevole e irresponsabile e si accompagna ai continui ostacoli che vengono disseminati sulla Rete Filiali, dalla messaggistica cervellotica (NAG) all’inversione dei turni comunicati all’ultimo momento.

Ma se l’azienda non cambia idea, neppure noi, confortati dai pareri legali.

Il nostro suggerimento è di procedere alla programmazione delle ferie da fruire nel corso dell’anno (tanto la stessa azienda ci dice che potranno esserci variazioni), ma di ignorare la richiesta di segnare ferie ad aprile e maggio se non ne avete necessità.

Restiamo, come sempre, a disposizione, per chiarimenti.

 

CUB-SALLCA Intesa Sanpaolo

1 2 13