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Intesa Sanpaolo. Esodi, la grande fuga prosegue

Come noto, dopo le modifiche pensionistiche introdotte dal governo in carica (sterilizzazione dell’aumento dell’età pensionabile per la speranza di vita, quota 100, ecc.), Intesa Sanpaolo si era detta disponibile a prendere in considerazione nuove domande di pensionamento e di esodo per chi, in seguito alle modifiche citate, poteva rientrare nei parametri previsti dal precedente accordo sugli esodi.

L’azienda aveva posto dei paletti sui nuovi posti disponibili: non più di 1000 Pensionamenti e di 600 esodi. Ebbene, le domande pervenute sono state circa 1300 per entrambi i casi!!

La situazione dovrà ancora essere valutata, anche perché pare siano giunte domande anche da parte di chi non aveva i requisiti neppure con le nuove norme.

In attesa quindi delle riflessioni che verranno fatte e delle relative decisioni al riguardo, una domanda si pone: ma i vertici aziendali, che straparlano di “banca più bella del mondo”, si interrogheranno mai sul successo strepitoso che ottengono le offerte di andarsene tra i colleghi??? Quale migliore indagine di clima (pure gratis) di questa?

CUB-SALLCA Intesa Sanpaolo

RINNOVO CONTRATTO BANCARI: SI PARTE CON LE SLIDES, UN CLASSICO…

Il primo incontro tra la parti, avvenuto il 3 luglio, si è tradotto nella presentazione da parte di ABI del quadro economico finanziario che fa da cornice al rinnovo. Nelle parole del capo delegazione Poloni: “ABI ha presentato oggi un aggiornamento e approfondimento dello scenario economico di riferimento, attuale e prospettico, all’interno del quale le banche si posizionano in modo diversificato”. In altre parole, ci sembra di capire, alcune banche sono ben messe e potrebbero pagare aumenti di rilievo, ma il grosso del settore è ancora, o sarà presto di nuovo, in seria difficoltà, quindi concederemo qualcosa con molta prudenza…

Per intuire il contenuto del documento ABI, visto che le slides non sono state diffuse, dobbiamo basarci sul resoconto del Sole 24 Ore e sulle dichiarazioni pubbliche dei dirigenti sindacali presenti. Il Sole 24 Ore, citando Prometeia, aggiorna le previsioni sugli utili bancari del biennio 2019-2020: si scende da 28 miliardi a poco più di 20 miliardi. Sono 7,6 miliardi in meno, rispetto al dato di maggio 2018, una visione molto più realistica rispetto a piani industriali campati per aria…

In un video la Uilca rivela che il documento parte dalla contrazione del commercio internazionale, passa per la descrizione del basso tasso di crescita dell’economia e arriva alla poco brillante situazione del settore. Settore investito da nuovi competitori, attanagliato da una bassa domanda di credito, regolato da normative europee sfavorevoli e sbilanciato sul sostegno alle necessità finanziarie del settore pubblico: la previsione è di un futuro “nuvoloso”.

La Fabi, per bocca di Sileoni, fa leva su questo quadro poco ottimistico per sostenere che l’unico investimento da fare, nel contesto dato, è quello sul fattore lavoro e quindi arriva alla conclusione che la richiesta economica presentata (200 euro al mese in media) è persino insufficiente per remunerare correttamente i lavoratori.

Colombani, segretario First Cisl, sottolinea l’innegabile aumento di produttività registrato nel settore, dove sono diminuiti gli addetti, ma sono saliti i volumi e quindi i ricavi e gli utili pro-capite.

Le dichiarazioni della Fisac assumono toni ancora più battaglieri, puntando alla difesa di interessi più generali. Dopo aver ricordato che la logica dei numeri, proposta da ABI, tende a far dimenticare “che ci sono lavoratori giovani e residenti nelle grandi città che faticano ad arrivare alla fine del mese”, la Fisac punta alto: “Per noi, lo ricordiamo, la questione è relativa alla redistribuzione della ricchezza rispetto alla remunerazione dei capitali finanziari che le banche impavidamente e spavaldamente assicurano ai propri azionisti”.

Infine, con formulazione leggermente sgrammaticata, Calcagni accenna addirittura all’alleanza tra lavoratori, consumatori e risparmiatori: “Mi auguro che ABI riesca a comprendere le nostre richieste elaborando un messaggio positivo per il Paese tutto, che complessivamente lo ricordiamo, conta decine di milioni di risparmiatori. Viceversa tutto il sindacato unirà le proprie forze affianco a clienti e i consumatori per farlo capire ad ABI”.

Sembrerebbero esserci i presupposti per un rinnovo che vola alto.

O sarà solo retorica per caricare le truppe?

Nel prossimo incontro, previsto per il 18 luglio, si dovrebbe cominciare ad entrare nel merito delle richieste. Probabilmente saremo ancora fermi alla melina di inizio partita, ma non potrà durare così a lungo…

CUB-SALLCA Segreteria Nazionale

ELEZIONI FONDO PENSIONI INTESA SANPAOLO: UN RISULTATO SCONTATO, UNA (NON) PARTECIPAZIONE CHE DOVREBBE FAR RIFLETTERE

 

Le elezioni per il Fondo Pensione del  Gruppo Intesa Sanpaolo si sono concluse e tutti i 10 candidati per i 10 posti sono stati eletti!

Risultato ovvio e scontato fin dall’inizio, ma quello che non leggerete nei comunicati delle sigle sindacali firmatarie è come il successo elettorale sia stato supportato solo dal 17% degli aventi diritto al voto!! Mai nella storia degli enti del welfare la percentuale di adesione era stata così bassa.

Le preferenze raccolte dai candidati sono praticamente le stesse che avevano raccolto nelle ultime elezioni di uno solo dei fondi confluiti : il fondo ha ora più del doppio degli aderenti, ma i votanti sono invariati

È evidente l’importanza che ha assunto il welfare aziendale nella vita dei colleghi ed inoltre la contrattazione sindacale è sempre più incentrata sulla retribuzione indiretta: eppure solo una risicata minoranza di colleghi ha deciso di spendere 30 secondi per fare qualche clic in una procedura guidata decisamente elementare … Peraltro, visto l’imbarazzo, anche i risultati sono stati opportunamente resi poco visibili ed ancora non sono stati pubblicati dati complessivi. Il dato di adesione non compare mai nei comunicati sindacali, peraltro meno enfatici del solito, e chi lo volesse calcolare dovrebbe annotarsi il numero dei votanti (12.091) comparso nell’unico documentino pubblicato sul sito (più scarno del già essenziale estratto finora pubblicato) e poi andare a cercare il numero degli aventi diritto (70.569) in una precedente comunicazione, quella dell’avvio del processo elettorale. Comodo! Inoltre, non è noto il numero delle schede bianche, che potrebbe anche essere letto come una scelta cosciente per quanti non abbiano voluto esprimere un voto per una lista bloccata … Infine come al solito, non viene data nessuna scomposizione del voto, neppure per società.

Dire che sono state elezioni “in sordina” è un eufemismo …

Come anche in passato, hanno sicuramente contribuito alla scarsa partecipazione  sia l’atteggiamento dei colleghi, poco attento alle questioni previdenziali (per molti, molto “di là da venire” …), sia l’ormai rassegnato processo di delega incondizionato verso le sigle sindacali. Ricordiamo, però, che non più di un anno fa, nelle ultime elezioni del Fondo Sanitario,i votanti erano stati oltre 23.000, ovvero quasi il doppio, su un numero di aventi diritti di soli 63.000 colleghi …E’ quindi evidente come alla bassa affluenza abbiano contribuito anche altri fattori.

Un elemento che ha caratterizzato queste elezioni è stata la completa assenza di ogni forma di campagna elettorale. I firma-firma hanno inviato mail solo ai rispettivi elenchi di iscritti ed infatti siamo passati dal martellamento di mail delle ultime tornate elettorali al silenzio più totale. I non iscritti ad un sindacato hanno ricevuto solo informative “ufficiali” da parte delle strutture del Fondo Pensione. Evidentemente l’assenza di competizione elettorale non ha consentito di portare all’attenzione dei colleghi un confronto sui temi concreti che avrebbero dovuto contribuire a sviluppare. Nessuna organizzazione sindacale può vantare di essere riuscita a far votare più di 1 o 2 iscritti su 7Una debacle anche interna, che non può che essere ricondotta alle scriteriate trovate tattiche sindacali che, nonostante le ampie possibilità a disposizione, si limitano a mantenere un controllo di facciata, in assenza di ogni reale mandato da parte dei colleghi. Ed il distacco dalla base dei lavoratori si amplia ulteriormente …

Il listone bloccato e l’assenza di campagna elettorale sono anche conseguenze delle indecenti limitazioni introdotte alla presentazione di liste alternative, che hanno tolto pure quel poco di confronto che in passato aveva contribuito ad aumentare il coinvolgimento dell’elettorato sulle questioni del Fondo. Per chi non avesse letto i nostri precedenti volantini, ricordiamo che per presentare una lista alternativa andavano raccolte ben 3.528 firme di colleghi in circa un mese! Nelle ultime elezioni per il Fondo Sanitario erano sufficienti 1.851 firme, mentre ora il doppio! Un indecente accordo firmato due anni fa ha aumentato al 5% degli aventi diritto (e c’era anche chi proponeva l’8%!) il numero di firme necessarie per la candidatura ed ha sostanzialmente annullato ogni possibilità di democratica partecipazione alle tornate elettorali. Come si può ritenere possibile raccogliere un numero simile di firme, senza alcuna agibilità, su un elettorato strutturalmente distribuito su tutto il territorio nazionale? È evidente la volontà di soffocare ogni voce fuori dal coro.

Da un certo punto di vista noi del Sallca dovremmo addirittura andare fieri:  pur con dimensioni ridotte rispetto alle altre organizzazioni e con scarse possibilità di incidere sul quadro nazionale, siamo riusciti a fare paura, tanto da rendere necessario introdurre una misura liberticida pur di tenerci fuori.

E’ curioso notare che la candidata più votata ha raccolto solo 2.726 voti e l’ultimo dei candidati eletti ha raggiunto lo stratosferico risultato di 746 preferenze! Ma noi (così come qualsiasi gruppo di lavoratori indipendente), solo per presentarci, avremmo avuto bisogno di oltre 3.500 firme …

Ricordiamo a tutti che da anni il Sallca eleggeva propri rappresentanti negli enti del welfare, eppure tutte le volte dobbiamo confermare la nostra rappresentatività tra i colleghi.. La nostra candidata al Fondo Sanitario aveva raccolto oltre 1.600 voti, eppure questa volta non è stato neppure possibile candidarsi.

La nostra scelta di non candidarci ha voluto sottolineare l’ennesimo furto ai nostri più basilari diritti, tra i quali quello alla partecipazione, e proprio per questo rivolgiamo l’ennesimo appello alle onnipotenti Fonti Istitutive perché correggano urgentemente queste norme liberticide.

Nonostante tutto quanto sopra, è il risultato finale di queste manfrine sindacalesi ad essere sconfortante: i lavoratori sono sempre più disinteressati rispetto alle vicende degli enti del welfare ed alla cronica mancanza di partecipazione si è ora associata anche una scarsa adesione alle discutibili politiche dei sindacali trattanti.

In un periodo di contrattazioni difficili, ricevere un sostegno così basso è ovviamente il più grande favore che si può fare alla controparte. Complimenti!

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Intesa Sanpaolo

Intesa Sanpaolo: una corsa senza tregua

Si susseguono nell’ambito del Gruppo accordi e iniziative sotto la martellante regia dell’azienda, che procede come un caterpillar nella costruzione di una macchina forgiata sulle proprie esigenze. L’integrazione dell’accordo sugli esodi, con le modifiche apportate alla legge Fornero, è l’ultima tappa della vicenda. Con l’accordo sale di altre 1.600 unità il numero di coloro che lasciano il Gruppo anticipatamente, che, aggiungendosi ai 9.000 precedenti, arrivano così’ a 10.600 da quando è stato deliberato il salvataggio delle due banche venete con (molti) soldi pubblici.
La grande fuga è compensata dall’impegno aziendale alla risibile cifra di 150 assunzioni, che si aggiungono alle 1650 già previste, da effettuarsi non prima del secondo semestre 2021: un piano che si configura esplicitamente come un salasso di personale, con blocco del turn-over.
E del resto nulla di meglio può venire da un’azienda che punta le sue carte prevalentemente sulla riduzione dei costi del personale e sullo smantellamento progressivo della rete fisica, da rimpiazzare con il ricorso al digitale, i servizi da remoto e la crescita di Banca 5, sul circuito delle tabaccherie. Tutto questo si svolge in un contesto dove restano fortissime le pressioni commerciali, tese soprattutto a recuperare conto economico, sia tramite l’offerta di prodotti di tutela assicurativa (ma organizzare il tutela day nei giorni di pagamento dell’IMU non è proprio il massimo…), sia attraverso il ritorno della raccolta sul risparmio gestito, accoppiato al servizio di consulenza evoluta, dopo un 2018 molto critico e la chiusura di numerosi fondi a finestra, che, giunti a scadenza, hanno fornito risultati deludenti o registrato perdite patrimoniali.
Pressioni commerciali che non conoscono sosta e stanno pregiudicando in via permanente il clima aziendale (con utilizzo di toni sempre più autoritari) e la serenità professionale di tutti coloro che lavorano in rete.
A fronte di una situazione che continua ad assomigliare ad un bollettino di guerra, con comunicati sindacali che descrivono tutti la stessa drammatica tensione su risultati, metodo, imposizioni e minacce, registriamo il totale fallimento degli accordi e delle commissioni con cui si è provato ad affrontare il problema, senza aggredirlo in modo frontale, ma aggirandolo con varie furbizie.
E’ chiaro che finché non si aprirà una fase conflittuale sulla base di una piattaforma seria, discussa con i lavoratori, per obiettivi concreti ed esigibili, tutto finirà in chiacchiere. E continueremo a dover leggere mail come quella che ci ha segnalato un lavoratore, dove un Capo Area, tra i tanti in cerca di visibilità, così incita i suoi sottoposti nell’occasione del recente collocamento della obbligazione Cassa Depositi e Prestiti:
“La proposta commerciale ai nostri clienti dovrà essere TASSATIVAMENTE CONFEZIONATA prevedendo il rapporto di uno a due fra obbligazione e nuovo flusso RG, preferibilmente su UNIT. Se il cliente si dimostrasse non disponibile ad accettarla insisteremo…IL PROCESSO VA FATTO COSI’, SENZA SEMPLIFICAZIONI”.
Evidentemente c’è ancora molta strada da fare prima di arrivare ad un modello di consulenza serio e professionale: siamo invece oberati da obiettivi di collocamento stratosferici che non fanno i conti con la mediocrità dei risultati mediamente ottenuti con il gestito, il livello insostenibile dei costi applicati, l’insoddisfazione della clientela, cui si propongono continui restyling di prodotto per spostare il problema nel tempo.
Non saranno le firme sui “protocolli etici e sostenibili” a difendere la vivibilità del clima aziendale e meno che mai la condivisione con l’aziendadi sistemi incentivanti che alzano la concorrenza tra i lavoratori e tra le filiali, tra le Areee le Direzioni territoriali. Servirebbe un’azione di contrasto culturale e sindacale, accompagnata da estesi e coinvolgenti giri di assemblee su questo specifico tema, finalizzata ad aprire una vertenza per obiettivi e risultati concretamente esigibili. Ma i sindacati firmatari non andranno su questo terreno.
Continuate a segnalarci quello che avviene nelle vostre realtà e utilizzeremo tutti gli strumenti di cui disponiamo per contrastare il degrado lavorativo.
C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Intesa Sanpaolo

L’ESTATE ROVENTE DI UBI BANCA

Che il clima aziendale fosse pesante per i lavoratori di UBI, schiacciati fra l’incudine di una dirigenza mai sazia di risultati commerciali e il martello di organici sempre più ridotti all’osso, era cosa ormai assodata; ora, ad aggravare, e non poco, questa penosa situazione ci si mette pure il clima, quello vero, ormai impazzito pure lui, che passa in pochi giorni dal freddo polare al caldo africano senza soluzione di continuità.
Tuttavia ciò non può diventare un alibi per l’azienda che sistematicamente, ad ogni cambio di stagione, si ritrova “puntualmente” in ritardo nell’accensione degli impianti, di riscaldamento in inverno e di raffreddamento in estate, lasciando anche per lunghi periodi di tempo i colleghi (e l’utenza) ad attendere con ansia l’intervento salvifico del tecnico di turno.
Molte strutture ed impianti di UBI sono evidentemente datati ed obsoleti, alcuni in pessime condizioni e, oltre al ritardo della loro accensione, non di rado funzionano male, con zone della stessa unità produttiva molto fredde e altre dove non sembra neppure che circoli aria. Spesso vanno in blocco, si spengono, perdono acqua costringendo a ricorrere, per la loro sistemazione, alla classica “pezza” per tappare un buco oramai diventato voragine.
Emblematico, ma anche incredibile, è il fatto che queste problematiche riguardino anche le filiali oggetto del nuovo restyling, perché, come si sa, l’importante è apparire, non importa se a forza di nascondere polvere sotto i tappeti non ce ne stia più.
Purtroppo siamo arrivati al punto che, in alcune filiali, sarebbe addirittura utile e necessario chiedere il parere delle autorità sanitarie per essere certi di non mettere a repentaglio la propria salute nel prestare opera in tali ambienti.
Non è difficile riscontrare sempre più spesso, in troppe realtà, la presenza di muffe e umidità sulle pareti oltre ad una sporcizia e polvere generalizzate figlie del continuo taglio delle spese per questi capitoli.
Viviamo in ambienti sempre più insalubri e in aggiunta dobbiamo sopportare, ad ogni cambio di stagione, questa ulteriore seccatura per la mancanza di organizzazione della banca nell’accendere con tempismo gli impianti termici.
Invitiamo “caldamente” i sedicenti sindacalisti e RLS (responsabili dei lavoratori per la sicurezza) a farsi un giretto, in questi periodi, in quei punti operativi per toccare con mano e provare sulla propria pelle l’inebriante sensazione di lavorare con 30°, con la testa che scoppia e l’umidità al 90%
Ai colleghi coinvolti, invece, consigliamo vivamente di segnalare senza indugio anche eventuali patologie, dal semplice ma continuo mal di testa alle bronchiti/polmoniti (tra l’altro già tristemente verificatesi), che potrebbero essere riconducibili alla prolungata permanenza in ambienti privi di adeguato sistema di ricambio d’aria o di filtri non puliti (dovrebbero esserlo almeno ogni 3 mesi) o altre cause legate all’ambiente in cui vivono e pretendere di poter lavorare almeno senza rimetterci la salute.
Ricordiamo a tal proposito che al punto 6 del tanto decantato e orgogliosamente sottoscritto Codice Etico, nell’elencare i principi di condotta nelle relazioni con il personale dipendente, UBI banca sottolinea che “perseguiamo la tutela dell’integrità pisco-fisica dei nostri dipendenti e collaboratori, promuovendo la salute e sicurezza degli strumenti e dei posti e metodi di lavoro….valutiamo e gestiamo i rischi e cerchiamo di eliminarli alla fonte, programmando la prevenzione e dando priorità alle misure di protezione collettiva.”
Anche questo dovrebbe essere “fare banca per bene”

CUB-SALLCA Ubi Banca

 

PIATTAFORMA C.C.N.L.: SI APRE IL NEGOZIATO, ALZIAMO L’ATTENZIONE

Si è tenuto il primo incontro tra le parti per avviare la trattativa sul rinnovo contrattuale.

E’ stato definito il calendario e si sono registrate le dichiarazioni di rito.

E’ il primo rinnovo di CCNL dopo l’introduzione del bail-in e l’esplodere della crisi che ha portato alla liquidazione di importanti banche italiane, con ricadute serie sulla finanza pubblica.

L’impatto occupazionale è stato pesante e gli ammortizzatori utilizzati hanno avuto anche un costo sociale notevole.

Le banche hanno ripulito i bilanci dai crediti deteriorati, distribuito dividendi (anche quando sarebbe stato sconsigliato) e tagliato i costi del personale.

Sebbene permangano casi critici irrisolti, è giunta l’ora di redistribuire i profitti e quindi aprire la vertenza per conquistare gli obiettivi.

Avevamo tracciato una nostra piattaforma, che continuerà ad essere per noi il filtro attraverso cui valutare i risultati.

La priorità è tenere alta l’attenzione verso tutto ciò che viene deciso sulle nostre teste: mai abbassare la guardia mentre si svolge la trattativa!

 

LEGGI IL NOSTRO VOLANTINO ALLEGATO: 

 

UBI: SMETTIAMOLA DI REGALARE LAVORO GRATUITO ALL’AZIENDA:

O LO STRAORDINARIO VIENE RICONOSCIUTO E COMPENSATO,

OPPURE SI ESCE IN ORARIO E SI VA A CASA

La questione degli straordinari non riconosciuti e non compensati si arricchisce di una nuova puntata.

Ubi Banca da qualche tempo si sta ‘’rifacendo il trucco’’ con l’avvio delle ristrutturazioni delle filiali, sempre più smart, accattivanti e possibilmente con sempre meno cassieri (ops scusate CONSULENTI!!).

Luoghi dove la privacy per i clienti e lavoratori è diventata un optional: i primi, costretti in un ambiente open-space, si ritrovano a discutere con l’operatore dei loro affari lasciando che tutti possano tranquillamente ascoltare come al bar; i secondi, con l’eliminazione delle bussole dotate di metal detector, monitorati h24 da telecamere che puntano ovunque con un controllo da remoto.

In queste realtà si sta consumando la farsa degli accordi per il contenimento dei costi (sempre per gli stessi, chiaro) legati all’orario di lavoro.

E’ noto ormai da anni a tutti i colleghi che, di fatto, gli straordinari non vengono più riconosciuti, ma in questo caso si supera ogni limite di decenza.

L’accordo, anche comprensibile e accettabile in un contesto di crisi, rimane tuttora in vigore nonostante il peggio sia passato e anzi UBI Banca non perda giorno per vantarsi, con tutti gli stakeholders, di essere un’azienda solida da tutti i punti di vista: patrimoniale, economico, di reputazione ecc. ecc. Peraltro l’accordo dice che gli straordinari non devono essere fatti, non che si deve lavorare gratis oltre l’orario!!

Veniamo al punto della questione che ha ispirato questo comunicato.

In queste nuove filiali stanno installando i cosiddetti ATM evoluti e CSA, veri e propri cassieri in metallo, che purtroppo (o per fortuna) per ora non sono ancora del tutto autonomi e di conseguenza il cassiere deve svuotarli dei versamenti effettuati dalla clientela (cash in) e successivamente caricare le banconote per i prelievi bancomat (cash out), oppure effettuare una rimessa di contanti per rimanere all’interno dei massimali assegnati.

Fin qui nessun problema se non fosse per il fatto che ai colleghi addetti vengono richieste facoltà nell’esecuzione che farebbero imbarazzare persino Superman…perché? Sempre per questioni legate alla sicurezza, queste avveniristiche macchine si possono aprire solo ed esclusivamente non prima delle 16.45, senza possibilità di deroga alcuna.

Ricordiamo che l’orario di uscita dalla filiale è fissato INDEROGABILMENTE  alle 16.50.

Ora in queste condizioni è materialmente impossibile per qualsiasi essere umano, benché a volte i bancari ci facciano dubitare dell’appartenenza a questa categoria, svolgere tutte le incombenze con precisione, attenzione e diligenza in soli 5 minuti; se va bene e non ci sono intoppi, ne servono almeno 20, anche per i più svelti.

Ormai non ci stupiamo più del fatto che i sindacati firmatari non muovano un dito per denunciare questa che è, ad ogni evidenza, una palese ammissione di lavoro gratuito!!!

Per questo abbiamo scritto all’azienda chiedendo di modificare l’orario di  apertura dei mezzi forti in modo da garantire, da un lato la sicurezza della filiale rispetto alla eventualità che si verifichino eventi criminosi, ma dall’altro lato che venga riconosciuta la possibilità di poter uscire dalla filiale in orario senza dover regalare tempo prezioso alla banca.

Sappiamo che il fenomeno dello straordinario non retribuito o non compensato riguarda ormai quasi tutti i colleghi, che svolgono i ruoli più disparati, ciononostante vogliamo lasciare un messaggio di speranza a tutti coloro che non ci stanno a fare della inutile beneficenza alle banche e che possono trovare nel nostro sindacato una forza libera e indipendente, disposta anche al confronto duro con la controparte pur di non tradire il mandato  che dovrebbe muovere l’agire di ogni sindacalista che si rispetti e cioè la difesa del diritti dei lavoratori.

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Ubi Banca

Intesa Sanpaolo. Pressioni commerciali, dalla prosa alla poesia

Ci è capitato spesso di commentare interventi pesanti, al limite dell’offensivo (ed anche oltre) per spingere i lavoratori a raggiungere risultati commerciali.

Questa volta commentiamo un messaggio, inviato da uno specialista tutela, che si segnala per la sua ipocrisia.. Si arriva a rivendicare un presunto “compito culturale e sociale” che si estrinseca nel fatto che “devi decidere TU per il tuo cliente”. Il seguito del ragionamento è davvero forzato e subdolo, se vogliamo anche un po’ iettatore (guarda cosa potrebbe succedergli e tu non l’hai convinto a fare la polizza).

Diciamo che non finiscono mai di stupirci per la fervida fantasia con cui inventano messaggi “motivanti”. Aggiungiamo che neppure il miraggio (che spesso resterà tale) del premio di 16.000 euro, previsto per gli specialisti tutela, può giustificare l’invio di queste nefandezze.

Noi continuiamo a pensare che i lavoratori non debbano decidere per altri, ma debbano spiegare in maniera completa e professionale i prodotti che vengono proposti ai clienti. E’ l’unico modo per alzarsi al mattino e guardarsi allo specchio senza crisi convulsive.

CUB-SALLCA Intesa Sanpaolo

 

Ecco il messaggio che abbiamo commentato:

Buongiorno a tutti ,

in allegato una poesia che ci riguarda e che credo sia un ottimo punto di riflessione e credo anche di PARTENZA .

PER RIUSCIRE A FARE CONSULENZA devi decidere TU per il tuo cliente: ecco come …

Naturalmente la psicologia ci ha spiegato che le persone non decidono per paura di commettere errori.

Provate a dirlo a chi ha temporeggiato durante la chiusura di una trattativa sull’acquisto dell’antifurto della casa e ha subito una rapina con sparatoria dove hanno perso la vita moglie e figli.

Provate a dirlo a dire a chi ha temporeggiato sull’acquisto del rilevatore antifumo ed è scoppiato l’incendio, dell’assicurazione sulla vita e sono morti lasciando la famiglia sul lastrico, della consulenza sulla Vendita Relazionale e la loro azienda adesso è in banca rotta.

Ma anche senza andare nel tragico, ci sono mille esempi che dimostrano come DECIDERE DI NON DECIDERE non solo si dimostra sbagliato nel tempo, ma spesso anche SBAGLIATO A PRIORI.

Ecco il limite umano più grande: pur di evitare il rischio di sbagliare si sceglie di sbagliare con sicurezza. (L’ho sempre detto io che la sicurezza è proprio una brutta bestia..).

Ecco perché con i nostri prodotti assicurativi abbiamo un grandissimo compito Culturale e sociale . Partiamo da questa domanda:

Quanta responsabilità abbiamo nell’indecisione dei nostri clienti?

Se vuoi aiutare il tuo cliente a decidere e chiudere una trattativa, concentrati sul fargli capire una cosa, prima del prodotto, del servizio, del prezzo e di tutti le altre informazioni che gli serviranno a prendere una decisione: fagli capire che TU SEI IL SUO UOMO.

la cosa più importante è il concetto: prima la relazione, poi la vendita.

Il cliente fa fatica a decidere perché il gestore pone queste domande

  • Quali sono le tue esigenze?
  • Ti presento il mio prodotto?
  • Vorresti acquistarlo?
  • Hai delle obiezioni?
  • Come vuoi pagarlo?

Forse cambieranno un po’ le parole, ma la sostanza è questa.

il cliente è costretto a prendere una decisione sul prodotto PRIMA di aver preso una decisione su DI TE.

e se invece cominciassimo cosi’…..

  1. Quali problemi hai che posso risolverti?
  2. Vuoi sapere cosa posso fare per te GRATIS?

Dare in modo incondizionato fa in modo che la relazione venga prima della trattativa di vendita

Se porti il cliente a fidarsi di te, potrai vendere con facilità e il cliente saprà prendere decisioni alla velocità della luce.

Ecco alcuni consigli veloci per guadagnare da subito la fiducia del cliente:

  1. Trasmetti un obiettivo ‘sano’ e privo di conflitti di interessi, che riguardi sia te che il cliente
  2. Usa le testimonianze
  3. Usa una Garanzia

L’obiettivo della nostra banca ….quello di BANCA ASSICURAZIONE deve essere quello di CREARE un Modello di Vendita che funziona, NON avere GESTORI CHE VENDONO

Solo lavorando in modo OMOGENEO ad un obiettivo comune il nostro modello di banca assicurazione inizierà a crescere .

INTESA SANPAOLO: UN ALTRO SCHIAFFO ALLA DEMOCRAZIA

 

Come spieghiamo meglio nel comunicato allegato,

azienda e vertici dei sindacati “firmatari” hanno concordato che, dal 2019, per presentare liste di candidature alternative a quelle di Fisac-Fabi-First-Uilca-Unisin per le elezioni dei “rappresentanti” delle lavoratrici e dei lavoratori negli Enti del Welfare (previdenziali, sanitari) occorre raccogliere non più il 3% ma il 5% delle firme degli aventi diritto al voto.

Si tratta di una percentuale assurda (che non ha pari nel mondo politico e sindacale) che annienta quasi del tutto la possibilità di rendere effettive le previsioni statutarie.
In fondo ci fanno un grande complimento perché dimostrano quanto in questi anni la presenza di eletti indipendenti o del sindacalismo di base abbia dato fastidio ai manovratori.
E poi non c’è da stupirsi. Continuiamo ad essere una delle poche categorie dove i sindacalisti non sono mai stati eletti dall’insieme dei lavoratori. E dove gli accordi ormai vengono firmati sotto dettatura aziendale. Le assemblee non ci sono praticamente più (si tratta di un diritto dei lavoratori che è stato letteralmente scippato con un regalo all’azienda di centinaia di migliaia di ore di lavoro all’anno) e comunque, stante le nuove regole sulla rappresentanza, non hanno più alcun potere decisionale.

Nel volantino leggerete anche che, seppure con grande rabbia, abbiamo deciso di non partecipare alle prossime elezioni dei Fondo Pensione di Gruppo.
Probabilmente, anche questa volta (come sempre è avvenuto) ce l’avremmo fatta a raccogliere il numero di firme necessario. Forse.
Ma una cosa è sicura. Per raggiungere lo scopo i nostri quadri (privi, ricordiamo, di qualsivoglia agibilità sindacale) avrebbero dovuto concentrarsi esclusivamente su quello per oltre un mese e poi nuovamente, per pari tempo, in occasione del voto.

E’ una scelta che non ci siamo sentiti di fare anche in considerazione dal fatto che, in questi quasi vent’anni di presenza negli Enti, crediamo di essere riusciti a raggiungere gran parte degli obiettivi che ci eravamo inizialmente dati, tenendo conto ovviamente del potere assoluto di ultima istanza delle cosiddette “fonti istitutive” (sempre l’azienda e i sindacati di regime) che travalica gli stessi consigli di amministrazione.

Restiamo un sindacato di base che continua a vivere solo sulla faticosa militanza dei suoi quadri e grazie all’appoggio delle/dei proprie/i iscritte/i.
Per noi c’è tanto da fare nella tutela delle/dei colleghe/i sul posto di lavoro. Diamo la priorità all’attività sindacale quotidiana.

E per quanto riguarda il Welfare, il patrimonio di conoscenze accumulate nel tempo ci consentirà comunque di dare il nostro pieno supporto alle lavoratrici ed ai lavoratori che si rivolgeranno a noi.

 

CUB-SALLCA Intesa Sanpaolo

 

 

Intesa Sanpaolo. Il grande teti

 

Quasi tutti i colleghi saranno stati sorpresi nel vedere la mail in cui l’azienda ci comunicava la necessita’ di compilare il questionario “Teti” (che non si sa perche’ si chiami cosi’) sulle proprie conoscenze in ambito bancario.

Saranno stati ancora piu’ sorpresi  e, magari, irritati  nel ricevere una email dal tono intimidatorio e minaccioso, in cui si sollecitava la compilazione dell’Autovalutazione delle competenze,  che altrimenti sarebbe stata “inviata in automatico al Responsabile”.

Tale Autovalutazione, oggetto di contrattazione da parte dei sindacati firmatari (che, incapaci di contrattare inquadramenti decenti, si accontentano di questi surrogati) , in teoria dovrebbe servire a tarare meglio, sulla base delle competenze possedute, lo svolgimento di ulteriori corsi di formazione  (ricordiamo che ci sono gia’ 30 ore di corso IVASS  e altrettante di corso CONSOB  da fruire entro novembre)

In assenza di compilazione del questionario (facoltativo e non obbligatorio)  le competenze saranno certificate dal proprio superiore o direttore di filiale, che dovra’ anche validare il questionario ove compilato.

Il questionario tocca tutti i punti dello scibile economico-finanziario a livelli accademici: il nuovo superuomo bancario dovrebbe sapere di corporate, alta finanza, marketing, normativa europea e internazionale, psicologia delle vendite, lay out di filiale, e altre cento cose che omettiamo.

Pensiamo che un questionario serio dovrebbe essere tarato sulla storia pregressa del lavoratore e sul ruolo ricoperto, altrimenti serve a poco, se non a certificare che la media dei colleghi è impreparata e priva di conoscenze adeguate ( obbiettivo dell’azienda?)

Il comune bancario, dopo avere messo una sfilza di n.p o, al piu’, base alle varie competenze, attendera’ la convocazione di  nuovi corsi di formazione, che non si sa bene quando potrà seguire: probabilmente da casa, senza riconoscimento alcuno, come troppo spesso avviene per i corsi consueti.

Peraltro la stessa compilazione del questionario è lunghissima: pensano che abbiamo niente da fare, o pensano che anche questo possa essere fatto in straordinario non retribuito??

In realta’,  in questo sistema perfetto (aziendale ed extra-aziendale) che hanno costruito, come nel famoso libro di George Orwell  “1984”, una parola dal significato positivo si muta nel suo contrario e quindi formazione non è detto che faccia rima con evoluzione ed elevazione, ma, magari, con un semplice affastellamento di nozioni ed una diminuzione di salute psichica per il lavoratore.

Questa pretesa di avere un dipendente universale (che sappia tutto ma proprio tutto) ci sembra totalitaria e anche in gran parte irrealizzabile, meglio sarebbe creare per ognuno una specificita’ specialistica e da quella partire ampliandola progressivamente .

Cose di buon senso, basterebbe poco per farle presente all’azienda…o no?

 

CUB-SALLCA Intesa Sanpaolo

 

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