Archivio Temi generali

SCIOPERO GENERALE DEL 26 OTTOBRE 2018

DA CUB SALLCA
A ISCRITTI/E, LAVORATORI/TRICI DI BANCHE E ASSICURAZIONI

Ricordiamo che i sindacati di base, tra cui la CUB, hanno indetto uno sciopero generale per l’intera giornata di venerdì 26 ottobre.
La piattaforma rivendicativa integrale è scaricabile dal sito www.cub.it (clicca QUI)
mentre il volantino di categoria è reperibile su questo sito (clicca QUI).
QUI trovate invece la locandina nazionale.

Per il settore del credito lo sciopero è indetto con regolare preavviso, in osservanza della normativa di legge in vigore.

Invitiamo ad aderire allo sciopero anche come risposta, nel nostro settore, al degrado complessivo delle condizioni di lavoro ed alle insostenibili pressioni commerciali che stanno subendo i lavoratori, in un clima aziendale sempre più deteriorato dalla smodata ricerca di utili dei piani industriali in corso di esecuzione.

Ribadiamo che allo sciopero, indetto dai soli sindacati di base, possono partecipare TUTTI I LAVORATORI e che compete alle aziende esporre i preavvisi. La mancata ottemperanza a questo obbligo è responsabilità delle aziende e non pregiudica il diritto ad aderire allo sciopero da parte dei lavoratori.

Vi segnaliamo le principali manifestazioni organizzate nella giornata di sciopero dalle organizzazioni sindacali aderenti:

Milano – Largo Cairoli – concentramento ore 9,30

Torino – Porta Nuova – concentramento ore 9,30

Firenze – Largo Annigoni – concentramento ore 9,30

Roma – Piazza Montecitorio – concentramento ore 9,00

Napoli – Piazza Mancini – concentramento ore 10,00

Taranto – Piazzale Democrate – concentramento ore 10,00

Palermo – Piazza Vittorio Veneto (Statua) Via Libertà – ore 9,30

26 10 2018 Sciopero Generale Sindacati di Base

 

Le principali sigle sindacali di base hanno indetto unitariamente uno sciopero per l’intera giornata del 26 ottobre 2018.

La piattaforma (versione completa sul sito www.cub.it) riprende i principali temi che sono al centro dell’iniziativa dei lavoratori in questi anni di pesante arretramento dei diritti e delle condizioni contrattuali nei vari settori.

In primo piano la richiesta di un consistente recupero salariale, a partire dai prossimi rinnovi contrattuali (tra cui quello del credito); la difesa del welfare pubblico; la riduzione di orario; il ritorno a pensioni decenti come limiti di età, contributi e importo degli assegni; il ripristino della democrazia sindacale; il rigetto degli accordi vigenti su contrattazione e rappresentanza; il rafforzamento di norme su salute e sicurezza; la salvaguardia del territorio e la bonifica dei siti inquinati; la difesa e lo sviluppo dell’occupazione stabile di qualità; la guerra alla guerra.

Nel settore del credito, investito da trasformazioni profonde sul piano tecnologico e organizzativo, occorre insistere sul controllo degli orari di lavoro effettivi (per evitare evasione fiscale e contributiva) e sulla prevenzione dello stress lavoro correlato (fortemente legato alle abnormi pressioni commerciali che i lavoratori subiscono).

Partecipare allo sciopero è il modo più efficace per esprimere il proprio disagio lavorativo in un clima aziendale sempre più esasperante.

Comunicheremo successivamente luoghi e orari delle manifestazioni.

 

CUB-SALLCA

 

Un autunno caldo ci attende?

DA CUB-SALLCA
A ISCRITTI/E E LAVORATORI/TRICI DI TORINO E PROVINCIA

Dopo le elezioni del 4 marzo, abbiamo assistito ad un lungo negoziato, che ha alla fine portato alla formazione di un nuovo governo, con l’inedita alleanza Lega-M5S.

La fase convulsa che ne ha accompagnato la nascita ha riportato in evidenza il problema dello “spread”, innescando una minacciosa esplosione di crisi di fiducia nel nostro debito sovrano. E’ tornata una calma apparente solo quando i “tecnici” del nuovo governo hanno garantito continuità con il passato e prudenza nella gestione dei conti. Per i lavoratori può significare che non cambierà nulla: le grandi aspettative espresse nella bocciatura elettorale delle politiche austeritarie rischiano di andare deluse. Intanto sale una violenta marea razzista e xenofoba che coagula in tutta Europa le forze più retrive.

Per cominciare a ragionare sul nuovo quadro politico e le misure concrete che l’esecutivo varerà con la manovra d’autunno abbiamo organizzato

un’assemblea a Torino, in Via Lombroso 16, Mercoledì 27 giugno, alle ore 20,30.

Vi invitiamo alla massima partecipazione.

COMMENTO SCIOPERO GENERALE E LINK CONVEGNO EUROPA BANCHE

DA CUB SALLCA

A ISCRITTE/I DI BANCHE E ASSICURAZIONI

Si è svolto il 27 ottobre lo sciopero generale dei sindacati di base, di cui diamo conto nel volantino allegato. Ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato, provocando chiusure parziali o totali di punti operativi. E’ stata una bella giornata di lotta, nonostante i tentativi (alcuni ridicoli, altri dannosi) che in vario modo hanno cercato di ostacolarne la riuscita. Nelle banche non sono mancati i responsabili aziendali che hanno tentato di mettere in dubbio la legittimità dello sciopero. Ricordiamo ancora una volta che lo sciopero è un diritto dei lavoratori, che può essere esercitato da tutti e non solo dagli iscritti alle organizzazioni che l’hanno indetto; che viene preavvisato sempre a nostra cura con il rispetto delle previsioni di legge e degli accordi di settore; che è compito delle aziende esporre il preavviso al pubblico con congruo anticipo.

Passando a cose più serie, è stata grave la decisione del Ministro Graziano Delrio, che ha ridotto d’autorità la durata dello sciopero nel settore trasporti da 24 ore a sole 4 ore. Ancora una volta è stato violato il diritto di sciopero, ricorrendo ad una forzatura giuridica.

Altri due fatti gravi e importanti si erano verificati nei giorni precedenti: la Corte Costituzionale aveva rigettato i ricorsi legali dei pensionati per i mancati adeguamenti al costo della vita, stabilendo il principio che i vincoli di bilancio (definiti da lor signori) vengono prima dei diritti.

Inoltre l’Istat, nel pieno del dibattito sull’età per il pensionamento, aveva fatto il “miracolo” di riallungare la vita degli italiani, dopo che, due anni fa, il rapporto di Osservasalute aveva rilevato, per la prima volta, una riduzione della speranza di vita.

Tutto si tiene quando si tratta di prolungare le politiche d’austerità che continuano a prostrare l’economia e la società. Ne abbiamo parlato nel convegno del 6 ottobre su “Euro e banche” di cui è possibileoraconsultare i video:

https://youtu.be/H9fu4-c7Xuo

https://youtu.be/C7XlqZEsz5E

https://youtu.be/TfZBK6BsGMA

27 OTTOBRE: SCIOPERO GENERALE

Lo sciopero generale indetto per venerdì 27 ottobre da molte Organizzazioni Sindacali di Base, tra cui la C.U.B., riveste una particolare importanza per tutto il mondo del lavoro in Italia. Vuole essere una giornata di lotta che riporta in campo il conflitto, che non è uno strumento del passato, obsoleto ed inefficace, ma l’unico modo che abbiamo per difendere e far valere i nostri interessi. Vogliono farci credere che lottare sia inutile, che dobbiamo rassegnarci all’insicurezza, alla paura, alla precarietà, alle decisioni altrui, al dispotismo delle aziende, alla subalternità dei sindacati collaborativi, alla mancanza di democrazia sindacale, alle leggi che reprimono gli scioperi, all’assenza di alternative.

Invece scioperando noi diciamo che vogliamo un futuro diverso, stipendi più alti, pensioni decenti, vite lavorative più brevi, contratti di lavoro più stabili, orari ridotti, modelli di sviluppo espansivi e sostenibili. Anche in banca è ora di dire basta e chiedere una svolta: ritornare ad assumere e sostituire gli esodati (senza i contratti “ibridi”); eliminare le pressioni commerciali; alzare gli stipendi, in particolare del personale più giovane; ripristinare livelli di servizio adeguati, riprendere a fare credito all’economia reale, che non è certo mettere un camper sportello nelle zone terremotate (questa è solo pubblicità).

Impegnarsi tutti per una buona riuscita dello sciopero significa anche ribadire il ruolo centrale che devono avere gli interessi dei lavoratori in un settore investito dalla crisi, che dovrà affrontare a breve un CCNL delicato e impegnativo. Alleghiamo il nostro volantino che espone in modo analitico le ragioni dello sciopero.

RESET G7

Dal 26 settembre al 1^ ottobre i ministri di Italia, Francia, Germania, Stati Uniti, Canada, Giappone e Regno Unito si riuniranno alla Reggia di Venaria per discutere ufficialmente di scienza, industria e lavoro, ma in realtà per proseguire nel progetto politico che prevede lo smantellamento totale dei diritti dei lavoratori, la compressione dei salari, la polverizzazione del welfare e dei servizi sociali e previdenziali. Lo sviluppo tecnologico nel modello economico dominante diventa uno strumento per aumentare i profitti e contemporaneamente ridurre gli occupati. Il governo italiano persegue questa politica in obbedienza ai diktat europei e la attua da tempo tramite leggi che svuotano i diritti del lavoro (Fornero, Jobs Act), impoveriscono lo stato sociale e i servizi pubblici (“buona scuola”, riduzione dell’assistenza sanitaria, tagli alle pensioni e allungamento dell’età pensionabile), stravolgono i cardini democratici e costituzionali (obbligo del pareggio di bilancio, riforma della Costituzione – sonoramente bocciata dal Referendum popolare del 4 dicembre 2016). Il G7 Lavoro si svolge a Torino (anzi a Venaria, per paura di proteste): un’area metropolitana che dopo aver subito 100 anni di sfruttamento industriale è ora avviata ad una complicata trasformazione, che implica anche desertificazione produttiva e marginalizzazione sociale di massa. A Torino la Fiat si sta ritirando da ogni impegno produttivo, mentre le istituzioni pubbliche sono gravate da debiti mostruosi, che possono portare al dissesto. Intanto servizi e investimenti rappresentano occasione di appalti e di saccheggio da parte di consorzi e gruppi economici, che propongono contratti di lavoro in cui tutto (orari, turni, preavviso di chiamata, ferie, permessi) è aleatorio e in cui l’unica cosa certa per il lavoratore è l’obbligo a rimanere sempre e comunque “a disposizione”, ringraziando per il tozzo di pane guadagnato. Qui si utilizzano i trasferimenti a centinaia di chilometri di distanza come arma di ricatto per fare accettare sconvolgimenti di orari e sottrazione di diritti, oppure si impongono ai lavoratori come “incentivo” all’esodo. La più sfrenata “flessibilità” in mano ai padroni non frena affatto la chiusura di fabbriche e uffici, ma anzi la incentiva e la rende logica e naturale. Contro tutto questo il sindacalismo di base organizza un corteo dei lavoratori Venerdì 29 settembre con partenza alle ore 17.30 da Porta Palazzo (Corso Giulio Cesare – Ex stazione Torino Ceres) in direzione Giardini di Via Montanaro (Barriera di Milano)

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Credito e Assicurazioni

SINDACATINI, SINDACATONI E ATTACCO AL DIRITTO DI SCIOPERO

DA SEGRETERIA NAZIONALE CUB SALLCA
A iscritti/e, lavoratrici e lavoratori

Il recente sciopero nel settore dei trasporti ha provocato reazioni isteriche da parte di alcuni personaggi politici, che meritano una nostra riflessione .

Per parlare di diritto di sciopero potremmo partire dal settore che conosciamo meglio, quello bancario. Cominciamo col dire che anche da noi va avviata una procedura di “raffreddamento” che dura in tutto una ventina di giorni, va dato il preavviso dieci giorni prima (ma le aziende possono anche decidere di non mettere i cartelli) e spesso la controparte neppure si presenta in sede di conciliazione. Insomma, gli obblighi sono solo per noi.

Ma quali diritti dell’utenza devono essere tutelati? Il settore bancario venne inserito a suo tempo tra quelli nei quali deve essere garantito il servizio minimo essenziale, costituito, nel nostro caso, dal pagamento di stipendi e pensioni e dai mezzi di sussistenza  per le persone.

In origine,  nelle giornate di sciopero, doveva essere garantita la presenza di una cassa funzionante per i prelievi, appunto, di pensioni e stipendi. Poi si è passati alla formulazione attuale: i bancari non possono scioperare di mercoledi, giorno di franchigia per qualsivoglia tipo di astensione dalla prestazione lavorativa. Nel frattempo le banche ci hanno spiegato in tutti i modi che i clienti vanno (o devono andare) su Internet, usano il cellulare ed il bancomat e perciò hanno cominciato a chiudere filiali e sportelli di cassa. Ma il mercoledi si continua a non poter scioperare (ed a fare ogni tipo di operazione)…

Tutto questo dimostra che la legislazione sullo sciopero, lungi dal tutelare l’utenza, serve solo a ostacolare l’esercizio di questo diritto che, evidentemente, continua ancora a dare molto fastidio a lor signori.

Questa ampia premessa serve a presentare le nostre valutazioni sull’attuale, stucchevole, dibattito scatenato dal (riuscito) sciopero dei trasporti del 16 giugno indetto dal sindacalismo di base, tra cui la nostra confederazione.

Il settore dei trasporti è stato uno dei più penalizzati dalle politiche antipopolari dei governi che si sono succeduti negli ultimi anni. Ci sono stati tagli, privatizzazioni, mancanza di manutenzione dei mezzi, continui attacchi ai diritti dei lavoratori e degli utenti. La vicenda Alitalia è poi emblematica della volontà delle oligarchie europee di distruggere la compagnia di bandiera italiana per favorire  pochi gruppi (devono restarne solo tre: British Airwais, Air France, Lufthansa), impresa favorita dalla sudditanza di politici italiani imbelli e da manager incapaci (o forse capaci proprio di raggiungere l’obiettivo del fallimento). Una cosa è certa: l’unico fattore a non portare responsabilità per il disastro è il costo del lavoro, notevolmente più basso di quello dei principali competitori e persino di molte compagnie low cost.

A fronte di questa situazione, i soliti politici (con la complicità della segretaria della Cisl, Furlan) non hanno trovato di meglio che gridare allo scandalo e chiedere nuovi restringimenti del diritto di sciopero. Tra gli argomenti surreali utilizzati spicca quello per cui non dovrebbe essere consentito di indire scioperi a sindacati scarsamente rappresentativi: ma se un sindacato non è rappresentativo lo sciopero dovrebbe fallire, al contrario, se riesce, forse chi l’ha indetto non è così poco rappresentativo.

Geniale come sempre il presidente del consiglio ombra, Renzi, che ha tuonato contro gli scioperi di venerdi. Forse gli sfugge che chi lavora nei trasporti, turnando, lavora anche il sabato e la domenica, per cui la sua maliziosa osservazione è malposta, fermo restando che chi sciopera non viene pagato, quindi potrà pure scegliere quando non lavorare.

Resta il fatto che il ministro Delrio (si veda il sito www.cub.it) ha tentato di chiedere il rinvio dello sciopero ai sindacati promotori, che hanno risposto chiedendo al governo un incontro urgente al quale nessuno ha mai risposto. Insomma, tagliano, privatizzano, negano diritti, rifiutano di parlarci e poi ci chiedono anche di essere responsabili !! In allegato anche il comunicato della nostra confederazione

Ciao Piergorgio

DA CUB SALLCA A ISCRITTE/I

Sabato 18 marzo si è spento a Milano all’età di 78 anni Piergiorgio Tiboni, storico dirigente sindacale e fondatore della CUB. Tiboni è stata una figura di riferimento importante per intere generazioni di militanti sindacali. Entrato alle acciaierie Falck ancora ragazzo, dopo 8 anni di fabbrica si licenzia per diventare operatore sindacale a Brescia nella FIM-CISL e poi diventa segretario della federazione milanese, un vero e proprio laboratorio capace di rappresentare al meglio il grande fermento sociale che matura tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70. E’ l’autunno caldo, con il sindacato che si apre alle nuove lotte e alla nuova composizione sociale di classe, che pratica il conflitto per contrattare da posizioni di forza, il sindacato che porta alle grandi conquiste, come lo Statuto dei Lavoratori. Si realizza una grande saldatura tra le lotte operaie, le  istanze dei tecnici, le esigenze degli impiegati e ceti medi che aderiscono per la prima volta alle agitazioni.

Insieme all’organizzazione sindacale, Tiboni si occupa anche di comunicazione, di informazione e di cultura, fondando Radio Popolare e la rivista Azimut. La FIM-CISL milanese e lombarda provano a resistere alla normalizzazione degli anni che verranno, ma alla fine degli anni ’80 la situazione diventa intollerabile e Tiboni con il suo gruppo esce dalla FIM-CISL per fondare la FLMU e subito dopo la CUB.

E’ la scommessa di un sindacato plurale e democratico, capace di aggregare militanti e lavoratori di diversa provenienza e fede politica, culturale, religiosa. Tiboni è un leader carismatico e pragmatico al tempo stesso, che riesce a fare sintesi senza mai alzare la voce.

Ha attraversato da militante e da dirigente sindacale 60 anni di conflitto, legando l’esperienza del sindacato dei consigli alla nuova avventura del sindacalismo di base. Ha lottato fino alla fine con una determinazione e una passione davvero rare, lasciando un’impronta indelebile. Non sarà facile sostituirlo, impossibile dimenticarlo. Ciao Piergiorgio.

Il funerale si terrà mercoledì 22 marzo alle ore 14,45 a Milano,  presso la parrocchia San Gerolamo Emiliani, Via Giovanni Calabria 36. Successivamente si terrà un saluto al Cimitero di Milano Lambrate (servizio navetta autobus di andata e ritorno). 

8 marzo di lotta

DA SEGRETERIA NAZIONALE CUB SALLCA 

A ISCRITTI/E, LAVORATORI/TRICI 

L’8 marzo le donne di tutto il mondo scioperano ma noi non possiamo!

Nell’ottica di ottemperare al “soddisfacimento delle necessità della vita attinenti ai diritti della persona costituzionalmente garantiti…

Le Organizzazioni sindacali firmatarie  si impegnano a non proclamare scioperi nella giornata di mercoledì…”

L’autoregolamentazione del diritto di sciopero nel settore bancario risale agli anni 80 e tale è rimasta sino ad oggi.

Al fine di consentire l’erogazione, durante lo sciopero, delle prestazioni ritenute indispensabili, quali il pagamento degli stipendi e delle pensioni, i sindacati firmatutto hanno sottoscritto un codice di autoregolamentazione che, tra le altre cose, vieta ai bancari l’indizione di sciopero per la giornata di mercoledì. Per il diritto di sciopero siamo considerati servizio pubblico essenziale ma questa caratteristica l’abbiamo persa da tempo sia per la possibilità di accedere all’erogazione di denaro attraverso altri canali, sia per la riduzione di sportelli e casse con la conseguenza di fornire un servizio sempre più scadente a chi non usa internet e bancomat.

Il nostro settore non è certo esente da discriminazioni di genere in particolare rispetto alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro; alle donne è comunque assegnato il ruolo di cura e assistenza e sono poche quelle che possono delegare a pagamento tale ruolo. 

Un esempio per tutti sono le risposte assurde alle richieste di part-time delle lavoratrici: articolazioni di orario che mettono in seria difficoltà la possibilità di seguire i figli, pena il trasferimento.

Condividendo i contenuti di questa manifestazione che, ricordiamo, ha carattere mondiale, non possiamo che invitare, chi può, a partecipare alla

CHIAMATA ALLO SCIOPERO INTERNAZIONALE DELLE DONNE  8 MARZO 2017 DI “NI UNA MENOS” 

L’iniziativa nasce dalle donne argentine che hanno deciso di incrociare le braccia l’8 marzo: se le nostre vite non valgono, noi non produciamo. Ci fermiamo per esprimere dissenso e disobbedienza, per rifiutare ogni forma di violenza sessista, razzista, di sfruttamento e oppressione.

Dalla manifestazione del 26 novembre 2016 a Roma si sono moltiplicati in tutte le città italiane le iniziative, i tavoli di discussione, i dibattiti in preparazione della manifestazione: Povertà e precariato, diritti Lgbt e discriminazioni verso le donne migranti, discriminazione sul lavoro.

La violenza non è solo quella che avviene nelle relazioni di intimità: c’è la violenza di interventi politici che rispondono alla crisi erodendo diritti, tutele, welfare, dando per scontato che siano le donne con il loro lavoro di cura a sostituire politiche sociali assenti. 

E’ ancora violenza quella di Stati che costruiscono muri contro l’immigrazione o promulgano leggi per respingere e deportare. E’ ancora violenza quella di uno Stato che smantella  i consultori e continua a lasciare la legge 194 ostaggio dell’obiezione, cosiddetta “di coscienza”, che spesso cela l’ipocrisia di ginecologi che attuano una volontà di controllo dei corpi delle donne o sono mossi da opportunismi di carriera.

A supportare l’agitazione saranno i sindacati USB, CUB, USI e SGB. 

Potete trovare i volantini delle varie Federazioni della CUB sul sito nazionale e su quelli locali o di settore, mentre per il dibattito generale vi invitiamo a visitare il sito nonunadimeno.wordpress.com dove potrete seguire le varie iniziative.

PER SALVARE QUEL CHE RESTA DELLA COSTITUZIONE E FERMARE RENZI (PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI) AL REFERENDUM SI VOTA NO

Basta con le truffe di Renzi:no

il Senato non viene abolito, ma anziché essere eletto

verrà nominato e chi ne farà parte avrà l’immunità parlamentare.

Il risparmio, peraltro molto limitato,

(magari lo userà per costruire il Ponte sullo Stretto)

non può essere scambiato con la cancellazione della democrazia.

Con il Senato nominato e l’Italicum, che consentirà

a chi prende il 25% dei voti di ottenere la maggioranza dei seggi,

si prospetta un sistema oligarchico e autoritario.

Anche i poteri delle regioni vengono ridotti:

mano libera al governo per le grandi (nonché costose ed inutili) opere che dissipano risorse pubbliche e devastano il territorio.

 

 

Anche la riforma costituzionale di Renzi, come le leggi ordinarie approvate dal suo governo, fa promesse che non verranno mantenute.

Il sistema bicamerale (ammesso che sia un male) non viene eliminato: il Senato non voterà più la fiducia, ma resterà il doppio voto su numerose (e non sempre ben definite) materie. Il Senato non viene abolito, ma verrà costituito da nominati, anziché eletti, scelti tra consiglieri regionali e sindaci che godranno di immotivata immunità parlamentare.

La riduzione dei senatori determinerà un risparmio di meno di 50 milioni di Euro (dati ufficiali della Ragioneria di Stato e non “stime” della propaganda renziana), un vero e proprio specchietto per le allodole, un risultato che si poteva raggiungere facilmente con una semplice decurtazione del 10% delle ridondanti indennità parlamentari, senza mettere in piedi questo circo.

In realtà, la combinazione delle norme di questa “riforma” con il sistema elettorale determina un accentramento dei poteri ed un esito autoritario, perché chi vincesse le elezioni, anche con un minimo margine, finirebbe non solo per governare, ma per imporre anche la scelta di presidente della Repubblica e giudici costituzionali.

Il fatto che non sempre le regole elettorali premino chi le ha volute (si veda la recente elezioni dei sindaci) nulla toglie alla natura antidemocratica e distorsiva della rappresentanza di queste norme.

D’altronde Renzi è abituato a mettere etichette fasulle ed accattivanti a prodotti scadenti.

Il job’s act rivendica l’introduzione del contratto a tutele crescenti, mentre in realtà ha introdotto la libertà indiscriminata di licenziamenti individuali (i recenti dati sull’impennata del 30% dei licenziamenti individuali per giusta causa lo confermano).

Altri governi ci avevano provato, ma solo questo governo è riuscito a cancellare l’art.18 per i neoassunti (per ora?).

Il decreto “Sblocca Italia” favorisce l’ulteriore libertà di devastazione ambientale, salvo poi vedere i ministri in televisione rammaricarsi per qualche catastrofe naturale.

Non è un caso che il potere delle regioni, con questa riforma, venga ridotto proprio su materie come le “grandi” (e devastanti) opere.

La “Buona Scuola”….vabbè, lasciamo perdere.

Tutti i poteri “forti”, a partire da Confindustria, passando per i burocrati delle istituzioni europee, fino alla plateale ingerenza dell’ambasciatore e dell’ex presidente degli Usa, plaudono a questa riforma.

Noi pensiamo che la Costituzione vada applicata e non manomessa e che si debba impedire di fare ulteriori danni a chi ha governato con provvedimenti dannosi, iniqui e truffaldini.

È uno scandalo che ancora la recente Legge di Stabilità, mercanteggiata con Bruxelles per ottenere lo zero virgola di flessibilità, sia piena di misure degne del gioco delle tre carte.

Ad esempio, vengono concessi aumenti alle pensioni più basse ma si taglia la spesa sanitaria. Oppure si alza la voce contro Equitalia, ma si “dimentica” che questa è la mera esecutrice delle norme fissate da enti locali e governo, compreso quello di Renzi.

Il cambiamento che serve all’Italia non è quello di conferire più poteri a chi ha dimostrato di governare male e di aggiungere danni a quelli già esistenti, a cominciare dalla totale libertà di licenziare per i nuovi assunti.

Per questo il voto dei lavoratori non può che essere per il NO a nuove derive autoritarie, che finirebbero solo per favorire ulteriori misure antipopolari.

 

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Credito e Assicurazioni

www.sallcacub.org               sallca.cub@sallcacub.org

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Sede Legale: Milano – Viale Lombardia 20; tel. 02/70631804; fax 02/70602409

Sede Operativa: Torino – Corso Marconi 34; tel. 011/655897; fax 011/7600582

 

cicl. in p. 14-11-2016