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IL MONTE DI PIETA’ RESTI ALLA CITTA’

 

Eravamo già intervenuti sui vertici di Intesa Sanpaolo per chiedere di fermarsi nella vendita dello storico palazzo del Monte di Pietà di Napoli.

La vicenda era stata ripresa dalla stampa locale, innescando un vivace dibattito e delibere municipali per sollecitare un intervento degli enti pubblici (Ministero e Regione) per bloccare la privatizzazione di un bene storico unico. La storica cappella che fa parte del Palazzo è un scrigno d’arte e contiene statue del Bernini.

Il potenziale acquirente, la famiglia Amoroso, proprietaria della società di intermediazione di manodopera Generazione Vincente e del Napoli Basket, sembra offrire 8,5 milioni di euro per i muri, ma punta ad almeno 20 milioni di euro da parte di Invitalia (tra contributi a fondo perduto e prestiti senza interessi), per completare il recupero dell’immobile. Resterebbero alla fine, in mani private, un albergo e un ristorante a cinque stelle, per svolgere varie attività lucrative, nel centro della città. Un bel business!

Per sventare la privatizzazione di un bene storico, che è stato preservato persino durante l’insurrezione di Masaniello, resta poco tempo.

Se Intesa Sanpaolo insiste pervicacemente per vendere, chiediamo che le forze politiche e sindacali sensibili, le associazioni culturali ed artistiche, gli intellettuali e tutti coloro che difendono il nostro patrimonio, si mobilitino per la prelazione pubblica del Palazzo, da destinare ad un uso pubblico e gratuito di fruizione culturale.

Invitiamo tutti al presidio statico che si terrà mercoledì 21 aprile alle ore 11 davanti alla sede storica del Monte, in Via San Biagio dei Librai 114, a Napoli.

 

In allegato il nostro volantino di convocazione della manifestazione

CUB-SALLCA

 

 

 

 

 

VADEMECUM VACCINO

 

Dopo settimane di attesa, è arrivato il Decreto Legge del Governo sulla questione vaccini nel settore sanitario.

Si tratta di una questione molto delicata, che cerchiamo di affrontare dal particolare punto di vista dei lavoratori, soprattutto di quelli addetti al “settore sanitario”, nel senso ampio del termine. Gradualmente tutti i settori lavorativi dedicati ai “servizi essenziali” (bancari compresi) saranno inclusi, con qualche priorità, nel piano vaccinale. Per ora sembrerebbe prevalere (al di fuori del settore sanitario) un orientamento che salvaguarda la volontarietà, ma è bene comunque affrontare la tematica con la dovuta cautela.

Da un lato, il piano vaccinale sembra la strada più rapida e sicura (l’unica?) per raggiungere al più presto “l’immunità di gregge” e quindi superare finalmente la fase più critica legata all’epidemia, sul piano sanitario e sul piano economico.

Dall’altra esistono legittimi dubbi e perplessità sull’obbligo di sottoporsi al vaccino, soprattutto quando (come in questo caso) è stato autorizzato in tempi molto rapidi, con procedure accelerate e forti incertezze sugli effetti collaterali che si ipotizza potrebbero derivarne. Le forti polemiche degli ultimi tempi e gli enormi interessi che giostrano attorno alla salute, ai farmaci, ai vaccini, aumentano il senso di insicurezza generale.

In attesa di esaminare attentamente il decreto appena sfornato, mettiamo a disposizione degli iscritti un “vademecum” elaborato dalla CUB-Sanità, in collaborazione con Medicina Democratica ed un pool di legali. Il materiale è precedente al varo del Decreto, ma può fornire strumenti di conoscenza utili per affrontare la questione vaccini.

Su questi argomenti così complessi e sensibili, ci sembra un documento equilibrato e condivisibile, capace di chiarire i principali dubbi, a partire dalle questioni più elementari.

Tuttavia riteniamo di particolare importanza ascoltare anche il parere di chi la vede diversamente, per cui invitiamo, su un tema di così grande momento, a scriverci commenti, critiche, suggerimenti e proposte.

 

La segreteria CUB SALLCA

ABBIATE PIETA’ DEL MONTE DI PIETA’

 

 

Nei giorni scorsi è trapelata sui giornali la notizia che Intesa Sanpaolo si appresterebbe a vendere la storica sede del Monte di Pietà di Napoli.

Dal 2017 lo storico edificio che ospitava il Monte è stato messo sul mercato, ma la cifra inizialmente richiesta (10 milioni di euro) non aveva riscontrato dimostrazioni d’interesse.

Ora che la richiesta è scesa di molto (si parla di 3 milioni di euro) si palesa il rischio di una rapida conclusione della trattativa con una società privata, con esiti discutibili.

Abbiamo scritto ai vertici aziendali per chiedere di rinunciare alla vendita e destinare il bene ad una fruizione pubblica e gratuita in ambito culturale.

La vicenda è stata ripresa dalla stampa locale ed è stata anche lanciata una petizione pubblica per “fare massa”. Invitiamo tutti ad unirsi al nostro appello firmando qui:

https://www.change.org/p/amministratore-delegato-gruppo-intesa-pietà-per-il-monte-di-pietà/signatures/confirm?token=573d8f13-389b-4449-9032-f7af863a4f01

 

LA NOSTRA LETTERA AI VERTICI AZIENDALI

 

8 MARZO SCIOPERO GENERALE

 

Come già avvenuto negli ultimi anni, la CUB raccoglie l’invito di Non Una di Meno ad indire uno sciopero generale nella giornata internazionale dell’8 marzo.

E’ in corso una grave crisi economica e sociale che rischia di fare tornare indietro i diritti di tutti i lavoratori e ancora di più quello delle lavoratrici.

La gestione dell’emergenza ha scaricato sulle donne il lavoro di assistenza e di cura, come mai prima d’ora.

Sono state le prime ad essere confinate in casa con lo smart-working, le prime ad essere scaricate dal mercato del lavoro, con il mancato rinnovo dei contratti a termine, le prime lasciate a casa con la chiusura delle mense, della ristorazione e del turismo.

Adesso, con lo sblocco dei licenziamenti, rischiano di essere le prime a pagare con la perdita definitiva del posto di lavoro, per consentire alle aziende di agganciare la ripresa economica “alleggerite” di costi.

La proclamazione di sciopero indetta dalla CUB copre tutti/e le lavoratrici e i lavoratori che intendono partecipare all’agitazione.

Anche nel settore bancario ed assicurativo sono stati rispettati i termini di preavviso e le modalità di comunicazione previste dalla legge 146/90 (che continuiamo a ritenere liberticida, ingiusta e repressiva del diritto di sciopero).

Chi trova ostacoli, da parte di responsabili disinformati, non ha che da contattarci.

Partecipate allo sciopero e alle manifestazioni!

E leggete il nostro volantino !!

CUB-SALLCA Credito e Assicurazioni

Mobilitazione CUB per GIOVEDI’ 25 FEBBRAIO

DA CUB SALLCA
A ISCRITTI/E E LAVORATORI/TRICI

La costituzione del governo Draghi, dopo la parentesi dei governi Conte I e II, tende a restaurare la linea dura nella gestione della crisi, con il rischio di nuovi guai al mondo del lavoro.

Il primo nodo da risolvere è il blocco dei licenziamenti, in scadenza al 31 marzo. Il provvedimento ha bloccato la frenesia delle aziende di liberarsi di personale, approfittando della pandemia. Ora la sua rimozione rischia di scaricare un’ondata di nuovi disoccupati su una situazione già critica.

Il sistema degli ammortizzatori sociali ha manifestato enormi difficoltà nell’assorbire i danni sociali prodotti dal lock-down e non è ancora stato adeguato alle necessità derivanti dalla situazione gravissima che si va delineando.

La CUB indice per giovedì 25 febbraio una giornata di mobilitazione davanti alle Prefetture, a sostegno di una piattaforma rivendicativa chiara: proroga del blocco, rete di protezione per i lavoratori, garanzia di un reddito minimo per tutti, difesa dell’occupazione da perseguire con la riduzione d’orario, investimenti sui servizi pubblici come sanità e istruzione.

Leggi il volantino CUB

 

I principali appuntamenti saranno:

Milano ore 17 Largo 11 settembre 2001

Torino ore 17 Piazza Castello ang. Via Garibaldi

Roma ore 15 Piazza di Montecitorio

Napoli ore 10,30 Piazza Plebiscito

Seguirà, nelle iniziative di mobilitazione, lo sciopero indetto per la giornata dell’8 marzo (a sostegno delle rivendicazioni delle donne lavoratrici, colpite in modo particolarmente pesante dalla crisi occupazionale e dagli effetti deleteri dello smart-working).

RITORNIAMO A FARE SENTIRE LA NOSTRA VOCE!

Smart working: prime valutazioni

Il massiccio ricorso allo Smart Working realizzato dall’inizio dell’emergenza in tutto il mondo del lavoro ha coinvolto anche le banche.

Si è aperta da tempo la discussione sulle caratteristiche di questa modalità lavorativa, che ha assunto anche definizioni terminologiche diverse: lavoro agile, telelavoro, “lavoro da casa”.

Un’analisi critica dell’organizzazione del lavoro deve cogliere l’aspetto innovativo dello strumento, ma anche i rischi connessi al vecchio “lavoro a domicilio”.

Per provare a capirne di più abbiamo inviato, nello scorso mese di ottobre, un questionario ad un campione di lavoratori di Intesa Sanpaolo, come parte di una più ampia ricerca, trasversale a numerosi settori produttivi.

In attesa dei risultati globali (che verranno inviati a lavoro concluso a tutti coloro che hanno indicato una mail per avere riscontro dell’esito), abbiamo cominciato ad elaborare le risposte dei colleghi di Intesa Sanpaolo.

Non si può escludere che a distanza di tempo, dopo l’ulteriore “prova” della seconda ondata, alcune risposte potrebbero essere diverse.

In ogni caso le nostre prime valutazioni invitano a riflettere e soprattutto ad agire per rilanciare una revisione contrattuale del lavoro agile, che tenga conto delle lacune presenti nell’attuale regolamentazione.

Buona lettura.

 

23 ottobre SCIOPERO GENERALE per USCIRE DALLA CRISI

 

La grave crisi economica scatenata dal coronavirus ha già avuto pesanti effetti distruttivi sulla produzione, sull’occupazione, sul reddito.

La rimozione degli interventi tesi ad attutire l’impatto sociale della crisi, come il blocco dei licenziamenti e l’estensione della cassa integrazione a tutti i settori in difficoltà, potrebbe portare in tempi brevi ad una drammatica resa dei conti.

Si tratta di uscire dalla crisi con un nuovo modello di sviluppo che abbia al centro una crescita sostenibile, sul piano sociale ed ambientale. Vanno ripensati modelli produttivi e orari di lavoro, per redistribuire il lavoro necessario, puntando ad una forte riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario. E’ anche per questa strada che si sostiene la domanda, la produzione, i redditi da lavoro.

Vanno ripensati anche gli ammortizzatori sociali, in modo da garantire continuità di reddito e di buona occupazione, abbandonando forme contrattuali atipiche che riproducono solo precarietà. Si tratta di stabilizzare il lavoro dei giovani, favorendo il ricambio generazionale e quindi non sono condivisibili nuove riforme delle pensioni, alla scadenza di “quota 100”, che allunghino di nuovo l’età pensionabile.

Chiediamo di attuare una drastica riforma fiscale, che riduca la tassazione sui redditi da lavoro e da pensione, una riforma improntata a criteri di progressività, che equipari le varie forme di reddito, inclusi i profitti, la rendita immobiliare e la tassazione dei patrimoni. E’ l’unica via per correggere le diseguaglianze che sono cresciute in questi ultimi 30 anni e persino accentuatesi durante il COVID. La crescita esponenziale delle ricchezze dei miliardari in questi mesi è nota a tutti, proprio mentre si amplia l’area della povertà e di chi ha sempre di meno.

Le risorse finanziarie reperibili devono essere dirette alla ricostruzione del sistema dei servizi, a partire da scuola e sanità, con carattere di gratuità e universalità dell’accesso, recuperando quanto è stato invece dirottato in questi anni al settore privato ed al welfare aziendale.

Anche nei settori delle banche e delle assicurazioni, occorre fare emergere i problemi esplosi con il Covid e la necessità di un cambiamento sistemico. La spasmodica corsa verso prodotti di previdenza e sanità integrativa private va rimessa in discussione, perché solo il sistema pubblico, come ha dimostrato la crisi pandemica, è in grado di fornire cure adeguate per tutti e pensioni di base sufficienti.

Basta quindi alle pressioni commerciali e alla discriminazione della clientela per livello di redditività: un servizio qualificato di massa presuppone strutture ed organici adeguati. Occorre un corposo piano di assunzioni ed il presidio della rete filiali residua, con lo stop alle chiusure di sportelli.

Per tornare a crescere, per cambiare modello di sviluppo, per rilanciare un welfare pubblico, la CUB ha organizzato uno sciopero per l’intera giornata del 23 ottobre. Lo sciopero è stato indetto con l’osservanza delle norme di legge in materia e con i dovuti preavvisi.

In allegato le ragioni dello sciopero. Seguirà altro comunicato con il dettaglio delle manifestazioni previste.

 

La busta paga dal 1° luglio: un cuneo fiscale meno pesante

 

Dal 1^ luglio entrano in vigore le modifiche previste dalla Legge di Stabilità 2020 in merito alla riduzione del cuneo fiscale.

Il precedente “Bonus Renzi” viene abolito e sostituito da un meccanismo che estende la platea dei beneficiari, abbassando il carico fiscale sul reddito dei lavoratori dipendenti, ricompreso dentro determinati scaglioni.

Si tratta di un primo e insufficiente provvedimento, che dovrà essere seguito, per essere coerenti, da revisioni ben più radicali, tese a riequilibrare il peso del fisco tra le varie tipologie di reddito e rendita.

E’ una questione centrale che ha visto in questi anni il lavoro dipendente (e i pensionati) soggetto ad un crescente prelievo fiscale, mentre altre categorie di reddito godevano di abbassamento di aliquote e allargamento delle esenzioni.

Molta strada resta da percorrere, anche per alzare le pensioni più basse.

Nel commento allegato proviamo ad illustrare i contenuti della modifica e darne una valutazione generale.

 

 

La busta paga dal 1° luglio: un cuneo fiscale meno pesante

Si cominceranno a vedere nella busta paga di luglio i primi effetti della riduzione del cuneo fiscale, previsto nella legge di stabilità 2020, con stanziamento di una cifra di 3 miliardi di euro, destinata a raddoppiare dal 2021.

Accantonata l’insana proposta di ridurre ulteriormente la progressività dell’imposta tramite l’istituzione della flat-tax (cavallo di battaglia di tutte le proposte politiche a favore dei ricchi con redditi più alti), si comincia finalmente a dare qualche timidissimo segnale in favore dei lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi.

In sostanza dal 1° luglio viene sostituito con un nuovo dispositivo il precedente bonus Renzi, quello dei famosi 80 euro mensili (che erano pieni per chi stava sotto la soglia di 24.600 euro lordi annui e scendevano progressivamente, fino ad azzerarsi, al superamento della soglia di 26.600 euro lordi annui).

Il nuovo sistema consente di avere 100 euro al mese di risparmio fiscale per tutti coloro che stanno tra la “no tax area” di 8.174 euro ed il tetto di 28.000 euro lordi annui.

Per chi supera i 28.000 euro, e fino a 35.000 euro, scatta una detrazione fiscale basata sulla seguente formula:

480 + 120 x (35.000 – reddito)/7.000.

L’effetto pratico sarà quello di avere 100 euro al mese, che si riducono progressivamente, fino ad arrivare ad  80 euro al mese, al raggiungimento dei 35.000 euro.

Per chi invece supera 35.000 euro e fino a 40.000 euro di applica la formula:

480 x (40.000 – reddito)/5.000.

L’effetto pratico in questo caso è che si parte da 80 euro al mese, per arrivare a zero, al raggiungimento dei 40.000 euro lordi annui di reddito.

Ovviamente per chi supera i 40.000 euro lordi annui di reddito, da lavoro dipendente, non cambia nulla. Chi invece resta al di sotto della soglia come reddito da lavoro dipendente, ma la supera perché percepisce altri redditi, perde l’agevolazione in sede di dichiarazione dei redditi, oppure può segnalare preventivamente al datore di lavoro il proprio caso, in modo da non dover subire il conguaglio finale.

Chiarito il meccanismo di funzionamento, riteniamo necessario esprimere un commento che sintetizzi il contenuto “politico” della scelta fiscale del governo.

La novità rappresenta un’indubbia estensione della “platea” dei beneficiari del vecchio “bonus Renzi”, che da 12 milioni sale a 16 milioni di lavoratori. Si tratta di un primo, parziale, insufficiente correttivo di un sistema di imposizione fiscale, che nel suo complesso resta sbilanciato ed ingiusto.

E’ bene accolto naturalmente tutto ciò che va nella direzione di favorire i consumi  e la domanda aggregata, migliorando il reddito netto percepito da parte di lavoratori che vedono i propri salari fermi da troppi anni.

Nel nostro settore poi la sostituzione, partita ormai oltre 20 anni fa, di lavoratori più garantiti e pagati, con neo-assunti meno costosi, realizzata con gli esodi ed i prepensionamenti, ha contribuito ad abbassare la media degli stipendi e quindi a rendere fruibile la riduzione del cuneo fiscale, operanti per queste classi di reddito.

L’abbassamento degli stipendi è proseguito in questi anni con rinnovi dei contratti “sacrificati”, in particolare quello del 2012, ma anche quello del 2015, con l’abbassamento degli inquadramenti realizzato con i nuovi ruoli professionali contrattati in alcune banche, con il taglio di VAP e trattamenti di missione nella banche “in crisi”,  con l’assillante contenimento dei costi del personale ad ogni livello.

Tuttavia la battaglia per un fisco più giusto è ben lontana dalla conclusione ed anche da qualche significativa tappa intermedia.

Per capire la sproporzione è sufficiente osservare come cambia nel tempo la distribuzione del peso fiscale. Ad esempio nel triennio 2016-2018 il gettito dell’Irpef (imposta sul reddito delle persone fisiche  che grava soprattutto su dipendenti e pensionati) è cresciuto del 5,7%, mentre le entrate dell’Ires (imposta sulle società che tassa il reddito d’impresa) sono calate del 4%.

L’altra grande voce delle entrate tributarie è l’IVA, che grava indistintamente sui consumi e quindi su tutti i cittadini a prescindere dal loro reddito o patrimonio.

E’ tempo quindi di cambiare radicalmente politiche: tassare gli utili d’impresa, i profitti, le rendite, i capitali ed il patrimonio, liberando il lavoro e le pensioni dal fardello di un fisco troppo oneroso. Per non parlare dell’enorme volume dell’evasione e dell’elusione, che lasciano indenne un gigantesco fatturato sommerso, quantificabile in almeno 250 miliardi di euro.

Si tratta dunque di un lungo percorso verso una giustizia redistributiva, che metta il fisco al centro, come principale terreno di confronto e di conflitto sulla ripartizione delle risorse prodotte dal lavoro.

Una questione presente da tempo, ma improrogabile ormai, vista la profondità della diseguaglianza sociale maturata negli ultimi decenni e la crisi verticale prodotta dalla pandemia.

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Credito e Assicurazioni

 

 

Un documento sulla vicenda Monte Pegni di Intesa Sanpaolo

Avevamo provato a sollevare la questione della cessione delle filiali del Monte Pegni di Intesa Sanpaolo quando era uscita la notizia, alla fine dell’anno scorso.

Ma, come in passato, la notizia dell’esternalizzazione di attività (e lavoratori) non scalda gli animi: tutti pensano (sbagliando) “a me non toccherà mai”.

La finalizzazione della cessione è slittata già un paio di volte a causa dell’emergenza coronavirus, ma la vicenda è tornata agli onori della cronaca per le lunghe file e qualche tumulto davanti alle filiali del Monte Pegni in varie città.

La vicenda ha dato lo spunto al nostro iscritto e storico dirigente sindacale Claudio Bettarello per scrivere un documento per conto del Partito della Rifondazione Comunista. Al di là dell’etichetta politica, nel merito lo scritto lo abbiamo trovato interessante e ve lo proponiamo come spunto di riflessione.

Dal punto di vista sindacale attenderemo che la cessione venga portata a termine per assumere le opportune iniziative a tutela dei nostri iscritti e dei lavoratori che vorranno aggregarsi.

CUB-SALLCA

 

FERMARE IL TAV E NON CHI LO COMBATTE

 

La sera del 30 dicembre i carabinieri hanno arrestato e tradotto in carcere NICOLETTA DOSIO, storica militante NO TAV di Bussoleno, 73 anni, già insegnante di greco e latino.

La magistratura torinese aveva infatti revocato la sospensione della pena per una condanna relativa a fatti del 2012 (un blocco stradale reo di aver causato un danno da 700 euro alla società autostradale).

In tutta Italia sono state indette immediatamente iniziative di protesta, presidi e cortei, cui la CUB ha dato la propria adesione con il volantino che alleghiamo.

Colpire una militante storica del movimento ha un evidente significato simbolico, per intimidire e minacciare chiunque intenda difendere il territorio ed opporsi all’utilizzo di fondi enormi per opere inutili, al servizio di interessi particolari e spesso inconfessabili.

Non è inutile ricordare come la decisione di procedere alla costruzione del TAV, contro la volontà delle popolazioni locali, rientri negli accordi tra organizzazioni criminali ed esponenti politici, come hanno di recente appurato le inchieste della stessa magistratura torinese che hanno portato ad una vasta operazione di polizia con l’arresto dell’assessore regionale Roberto Rosso. Questa inchiesta è solo la punta dell’iceberg di schieramenti molto nutriti e corposi.

Parafrasando Marco Revelli, possiamo affermare che “Non tutti i SI TAV sono mafiosi, ma certo tutti i mafiosi sono SI TAV”.

Mobilitarsi per Nicoletta significa quindi riaprire un dibattito vero sull’opportunità di portare a termine un’opera devastante e controversa, anti-economica, progettata su analisi di 30 anni fa, inadeguata ai bisogni attuali di mobilità e di trasporto delle persone e delle merci.

Difendere le lotte e chi le pratica significa riaprire la discussione politica sull’utilizzo delle risorse pubbliche e sul modello produttivo e logistico.

Nicoletta libera subito!

 

Per sostenere le spese legali e le iniziative del movimento NO TAV è possibile sottoscrivere su

Conto Bancoposta IBAN IT22 LO76 0101 0000 0100 4906 838
Intestato a DAVY PIETRO e CEBRARI MARIA CHIARA

 

IN ALLEGATO IL VOLANTINO DELLA CUB PIEMONTE 

CUB-SALLCA

 

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