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RIMBORSO SOMME VERSATE PER ASSEGNI ESODO 2016

 

Dopo tre mesi di patemi e interrogativi, sembra avviarsi a conclusione la vicenda degli assegni di esodo 2016, su cui l’Agenzia delle Entrate aveva elaborato e richiesto una riliquidazione.

Molti dei colleghi coinvolti hanno pagato la prima rata in attesa di veder definita la questione, su cui il DecretoSostegni Bis recentemente approvato ha posto la parola fine.

Alleghiamo il volantino dei sindacati firmatari, che illustra le modalità con cui avverrà il rimborso, con allegato il modulo cartaceo da utilizzare da parte di coloro che non hanno possibilità di comunicare il proprio IBAN per via digitale.

volantino sindacati firmatari

 

Va detto però, ad onore del vero, che senza attendere l’iniziativa automatica dell’Agenzia delle Entrate (in partenza a settembre), alcune sue sedi territoriali stanno contattando i colleghi per fornire istruzioni diverse.

In questo caso viene riferito che l’importo pagato verrà rimborsato tramite una detrazione su imposte future, fornendo anche il codice tributo da utilizzare.

Viene spontaneo dedurne che forse conviene attendere, sperando che le nebbie si diradino e che si possa finalmente capire quale soluzione finale venga adottata. Torneremo in argomento, qualora si rendesse necessario…

 

CUB-SALLCA

 

ESITO FAVOREVOLE PER GLI ASSEGNI DI ESODO 2016

Come ampiamente previsto, il Senato ha approvato in data 22 luglio il Decreto Sostegni Bis, che conteneva anche la norma interpretativa che consente di chiudere la vicenda degli assegni di esodo 2016.

Dopo tre mesi di patemi e dubbi interpretativi, si torna alla situazione precedente, che considera definitiva la tassazione separata applicata agli assegni al momento dell’erogazione.

Il trionfalismo del comunicato sindacale non può nascondere quello che è emerso con chiarezza nel dibattito sul tema (e che era già noto): non corrisponde al vero che l’ammortizzatore sociale di settore è privo di costi per lo stato. Alle banche (e alle poste) è stato accordato un trattamento fiscale di favore per favorire il ricambio occupazionale. Le banche l’hanno usato per ridurre l’occupazione, tagliando decine di migliaia di posti di lavoro. Sarebbe bene piuttosto fare rispettare l’accordo di sostituzione di un neo-assunto ogni due esodati, che non vede alcuna applicazione puntuale…

L’aspetto surreale è che ad un certo punto l’Agenzia delle Entrate ha deciso di chiedere ai lavoratori e alle lavoratrici interessate di restituire all’erario il risparmio fiscale di cui avevano goduto le banche: e i colleghi contribuenti non avevano neanche avuto la possibilità di fare valere in dichiarazione dei redditi le detrazioni e le deduzioni che spettano in regime ordinario!

La vicenda si avvia ad una conclusione positiva e si può ora richiedere la restituzione degli importi pagati in via precauzionale da chi ha scelto la rateizzazione degli importi o addirittura ha pagato tutto.

Alleghiamo il modulo per inoltrare all’Agenzia delle Entrate l’istanza di rimborso. Per ogni chiarimento si rendesse necessario, potete contattarci.

CUB-SALLCA

Assegni di esodo 2016 verso la soluzione

Dopo un mese di silenzio da parte di tutti i soggetti coinvolti, si è finalmente aperto uno spiraglio concreto nella vicenda relativa agli avvisi bonari dell’Agenzia delle Entrate, sulla riliquidazione degli assegni di esodo percepiti nel 2016.

Dapprima la risposta del governo all’interrogazione parlamentare dell’On. Cosimo Ferri apriva alla possibilità di ripristinare la situazione precedente, dicendosi il governo NON CONTRARIO ad una norma interpretativa che escludesse la riliquidazione.

Poi l’iniziativa di pressione di ABI e sindacati firmatari sul governo ha raggiunto l’obiettivo di far inserire la norma interpretativa nel provvedimento di conversione del Decreto Sostegni Bis: approvato in Commissione e votato dall’Aula alla Camera, si attende ora l’ultimo passaggio in Senato per approvazione definitiva.

Si va quindi verso una soluzione positiva, che si deve concludere con la cancellazione degli Avvisi Bonari dell’Agenzia delle Entrate e la restituzione dei pagamenti effettuati, precauzionalmente, dai colleghi che hanno aderito alla rateizzazione.

Restano molte perplessità su questo modo di lavorare da parte delle strutture istituzionalmente deputate alla applicazione delle leggi fiscali e alla produzione normativa, per non parlare della “riservatezza” di cui è stata circondata la trattativa tra le parti sociali ed il governo.

Per settimane i colleghi non hanno saputo nulla di quello che stava bollendo in pentola ed hanno subito un trattamento ingiusto e confuso, in balia degli effetti di una iniziativa carbonara, come se ci fosse qualcosa di cui vergognarsi.

Continueremo a tenervi informati sugli sviluppi, convinti come siamo che solo la massima trasparenza può alla fine pagare.

 

CUB-SALLCA

 

IL SALUTO DI MARCO SCHINCAGLIA, TRA I FONDATORI DELLA CUB-SALLCA, IN ESODO DAL 30 GIUGNO

 

Alla fine sono arrivato anch’io al traguardo atteso da molti.

In questi anni è diventata una costante, ogni qualvolta visitavo luoghi di lavoro, anche di banche diverse, sentirmi chiedere: “quando ci sarà un nuovo esodo”?

Se io non ho mai amato particolarmente il lavoro di banca (l’avevo scelto perché discretamente retribuito e con buoni orari, almeno una volta) mi faceva riflettere il fatto che questa voglia di fuga coinvolgesse colleghi che sapevo essere abbastanza legati al loro lavoro. Per alcuni era anche un elemento di realizzazione personale.

Eppure negli ultimi anni anche loro non ne potevano più.

Era il segnale di un degrado delle condizioni lavorative, che peraltro non coinvolge solo il nostro settore.

In questi giorni le cronache raccontano di storie che sembrano uscite dall’800, in particolare nel settore della logistica, fino alla tragica morte del sindacalista Adil, travolto da un camion che ha forzato un picchetto, con l’ipocrita corollario delle lacrime di coccodrillo di ministri, manager e sindacalisti “collaborativi”.

Da noi non vi sono storie così cruente, eppure il livello di sofferenza che si percepisce cresce ogni giorno di più.

Credo non ci si debba abituare all’idea di dover andare in ufficio con stati di ansia e di preoccupazione e che non si debba dare per scontato che sia normale lavorare in condizioni ambientali sempre più difficili.

Il senso di impotenza e rassegnazione individuale, che spesso ho riscontrato intorno a me, nasce dall’idea di essere soli nell’affrontare queste situazioni. Se questo, invece, si trasformasse in volontà collettiva di reagire, le cose potrebbero cambiare.

Però c’è un altro sentimento deleterio, che ho percepito in questi anni, che deve essere rimosso: l’idea che si possa stare alla finestra aspettando che qualche sindacato risolva magicamente i problemi.

Invece è necessario che ognuno di noi si impegni in prima persona, anche con una ragionevole esposizione personale e sempre supportato dal sostegno sindacale.

Spesso mi sono sentito dire dai colleghi: tu puoi permetterti comportamenti che a noi non sono consentiti.

E’ bene ricordare che il mio sindacato di base, la Cub Sallca, essendo non firmatario di contratto (non per nostra scelta unilaterale e a priori), di fatto per le aziende non esiste (almeno formalmente, perché poi, ogni tanto, troviamo il modo di ricordaglielo).

Ne consegue che nulla ci è stato regalato solo perché abbiamo un’etichetta sindacale che le aziende tendono a discriminare. E’ vero, invece, che esporsi, nei modi giusti e corretti, sempre nei limiti consentiti, è il modo migliore di conquistare tutela e rispetto.

La sigla Sallca sta per Sindacato Autorganizzato e promuove l’idea che i lavoratori in prima persona si organizzino e si facciano sindacato. Un’idea antica, ma mai così attuale come in questa fase storica.

Posso quindi concludere e salutare tutti/e ricordando che è legittimo attendere il proprio turno per l’esodo, ma non passivamente. Resto convinto che un’azione collettiva di resistenza (non resilienza) sia possibile e doverosa.

ASSEGNI DI ESODO 2016, NEWS

Come è noto da inizio maggio, l’Agenzia delle Entrate ha inviato migliaia di avvisi bonari ai bancari titolari nel 2016 di assegni di esodo, chiedendo un’integrazione di imposta sulla riliquidazione dell’importo a tassazione separata.

L’incontro tenutosi in data 9 giugno tra le Organizzazioni Sindacali firmatarie e l’ABI, da una parte, e l’Agenzia delle Entrate, dall’altra, non ha portato ancora ad alcuna soluzione.

Sindacati e banche hanno ribadito le proprie posizioni, l’AdE ha ammesso che non sono intervenute modifiche legislative tali da variare il regime fiscale precedentemente applicato e che ai lavoratori in esodo spetta un importo netto dell’assegno straordinario.

Insieme tutti hanno convenuto di interpellare per un parere il Ministero dell’Economia e delle Finanze per ottenere un’interpretazione autentica della norma.

L’unica nota positiva è l’annuncio dell’Agenzia delle Entrate di voler sospendere l’iscrizione a ruolo delle somme richieste con gli avvisi bonari.

Risposta tardiva e inutile per chi ha già pagato la prima rata e che continua a pagare di tasca propria il ritardo nel fornire risposte e informazioni affidabili, da parte delle parti coinvolte, che sembrano giocare allo scaricabarile.

In un paese civile governato dai “migliori” ci saremmo aspettati, oltre alla certezza della norma, reazioni più celeri e risposte più precise, anziché questo balletto di responsabilità.

Le parti torneranno ad incontrarsi una volta acquisito il parere del MEF.

Vi informeremo di ogni sviluppo…

CUB-SALLCA

ASSEGNI DI ESODO 2016: LA SAGA CONTINUA

Prosegue il balletto delle responsabilità nella vicenda degli assegni di esodo 2016, mentre i primi avvisi bonari giungono a ridosso della scadenza dei 30 giorni per pagare.

Dopo alcune settimane, le sigle sindacali firmatarie degli accordi hanno finalmente incontrato l’ABI.

Dall’incontro è scaturita una lettera congiunta, indirizzata all’Agenzia delle Entrate e all’Inps. La richiesta di sospendere gli effetti degli avvisi bonari è del tutto scontata e nota da tempo, piuttosto stupisce il tono remissivo e titubante che traspare dalla lettera: chiediamo che da parte Vostra venga valutata l’adozione di un provvedimento generale – anche per una esigenza di uniformità sul territorio nazionale – di sospensione degli effetti degli avvisi bonari medesimi”.

Ci saremmo aspettati una determinazione e una perentorietà ben diverse, soprattutto quando chi scrive dovrebbe essere convinto delle proprie ragioni e della solidità dei propri argomenti, insieme alla tenuta giuridica degli accordi sottoscritti. Continua ad esserci poca chiarezza in tutta questa vicenda ed il fatto che le OO.SS. non abbiano neanche avvertito l’esigenza di rendere pubblica con un comunicato ufficiale la lettera congiunta contrasta con i tempi ravvicinati con cui i colleghi coinvolti devono decidere se pagare la prima rata in via precauzionale, oppure opporsi decisamente sul piano legale.

 

CUB-SALLCA

 

 

TASSAZIONE ASSEGNI DI ESODO 2016

Com’è noto l’Agenzia delle Entrate ha inviato, da fine aprile in avanti,  un avviso bonario con richiesta di versamento di imposte per gran parte degli 11.000 ex-bancari che erano in esodo nel 2016, con riferimento agli assegni di esodo erogati in quell’anno e rendicontati nel CUD 2017.

I sindacati firmatari e l’ABI sono intervenuti su INPS ed Agenzia delle Entrate per ottenere un provvedimento di sospensione o di revoca degli effetti dell’avviso bonario. A tutt’oggi non si intravedono soluzioni e continua il rimpallo di responsabilità, mentre la scadenza dei 30 giorni per pagare si avvicina rapidamente. L’incontro con ABI programmato per il 31 maggio si colloca oltre i termini di scadenza previsti per molti avvisi già pervenuti, mentre gli interessati necessitano di risposte urgenti.

Non è ancora chiaro se si tratta di un semplice errore procedurale dell’INPS nel segnalare all’Agenzia delle Entrate la natura del reddito percepito nel 2016 dai lavoratori, o se invece l’Agenzia delle Entrate abbia cambiato interpretazione alla normativa fiscale sugli assegni di esodo, che verrebbero così equiparati al TFR e come tali sottoposti a riliquidazione della tassazione separata.

Si tratterebbe di un cambiamento radicale, che stravolge una prassi applicata per almeno 20 anni, e che finirebbe per alterare con effetto retroattivo le condizioni pattuite a suo tempo per consentire alle banche (e alle Poste) un costo fiscale agevolato nel mandare in esodo i lavoratori “in esubero”.

Se si tratta di un errore, va sanato rapidamente. Se si tratta di una nuova interpretazione, va messa a carico delle banche, cui competeva il carico fiscale. Se si tratta di un pasticcio contrattuale, che includeva una norma poco chiara, le parti firmatarie se ne assumano la responsabilità e i relativi costi, senza conseguenze economiche per gli esodati.

I lavoratori in esodo devono continuare a ricevere un importo netto, corrispondente alla pensione che avrebbero preso alla rispettiva finestra, comprensiva dei contributi.

Il tempo stringe ed il terzo comunicato dei firmatari non fa altro che riassumere la situazione di stallo. L’avviso bonario non può essere impugnato perché non è una procedura esecutiva. Si può presentare all’Agenzia delle Entrate la “richiesta di esercizio dell’autotutela”, come da modello che alleghiamo, ma questo non interrompe i termini per l’eventuale emissione di una cartella esecutiva, con inclusi sanzione e interessi.

Le strade sono sostanzialmente due:

1) Chiedere la rateizzazione e pagare la prima rata trimestrale, inviando contemporaneamente la richiesta di esercizio di autotutela e accompagnare il pagamento con una comunicazione in cui si disconosce il debito e ci si riserva di richiedere il rimborso (la motivazione può essere quella riportata nel comunicato: ““la riliquidazione dell’imposta non è dovuta poiché l’erogazione dell’assegno deve avvenire al netto come è previsto dal regolamento del Fondo di Sostegno al reddito e dalla sentenza della Corte di Cassazione sezione Lavoro n° 18128 del 22 agosto 2014”). Prima del pagamento della seconda rata, è auspicabile un chiarimento o la soluzione del problema.

2) Respingere il pagamento ed avviare una contestazione nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, con contestuale diffida alla banca di provenienza e all’INPS. Questa opposizione legale non blocca automaticamente l’emissione di cartelle esecutive, quindi va ponderata attentamente. Chi deciderà per questa seconda opzione può rivolgersi ad uno studio legale che ha approfondito la tematica. Per ottenere informazioni ed avviare la procedura è necessario collegarsi al sito:

https://www.iacoviello.it/bancari/2021/la-tassazione-dellassegno-desodo/

Nello stesso tempo consigliamo di contattare il nostro sindacato per ottenere tutte le informazioni utili (rischi inclusi).

Se non dovessero arrivare soluzioni positive in tempi brevi, diventerebbe inevitabile il ricorso a mobilitazioni, presidi e iniziative di protesta, in ogni sede opportuna, verso questa vera e propria ingiustizia.

 

CUB-SALLCA

PRESSIONI COMMERCIALI: UN VIRUS ANCORA SENZA VACCINO

 

Le (op)pressioni commerciali non hanno mai cessato di rovinarci la vita e l’umore, minando la qualità del lavoro e calpestando l’etica professionale.

Ad ogni inizio d’anno riprendono con rinnovato vigore, ancora più forte dopo un anno pandemico vissuto dai vertici aziendali con malcelato contenimento della consueta aggressività.

Non si deve accettare questa situazione intollerabile. Serve innanzitutto un processo spontaneo di “igiene mentale”: il budget non deve rovinarci la vita e diventare un’ossessione deleteria. Respingiamo le pressioni al mittente e restiamo uniti di fronte ai responsabili aziendali, che ci vogliono divisi, isolati, competitivi, per avere più controllo e potere.

Il miglior punto di forza è la coesione del gruppo, la solidarietà tra lavoratori, la qualità delle relazioni (anche con la clientela).

Non sempre è facile e per questo abbiamo riassunto in forma sintetica quello che è utile sapere (e ricordare) per difendersi meglio.

Siamo ben consapevoli che solo una vertenza estesa, partecipata, determinata, potrebbe portare a cambiamenti duraturi.

Nel frattempo si possono attivare difese individuali e collettive avendo sempre cura di documentare comportamenti illegittimi di taluni responsabili, come potrete leggere nell’allegato.

Piccolo manuale di autodifesa contro la “banca ad una dimensione”

 

BANCHE ITALIANE: DALLA FORESTA PIETRIFICATA AL GRANDE TAGLIO DEL BOSCO

La fusione tra Intesa Sanpaolo ed UBI, lanciata nel 2020 e in corso di realizzazione, ha modificato gli equilibri nel sistema del credito.

La crescita dimensionale richiesta ai principali Gruppi passa attraverso operazioni di concentrazione organizzate, che portano a forti economie di scala, taglio dei costi, chiusura degli sportelli, desertificazione del territorio.

Ai disastri della gestione privata si rimedia sempre con i soldi pubblici, facendo pagare il conto a contribuenti e lavoratori.

La caduta del governo e la sua sostituzione con un gabinetto presieduto da un banchiere sistemico di lungo corso, come Draghi, rischia di eliminare ogni resistenza residua al pieno dispiegarsi di logiche di puro mercato.

In questa crisi di estrema gravità servirebbe invece un sistema del credito orientato a finanziare progetti strategici qualificati e il tessuto economico di prossimità, con criteri anche sociali e sostenibili.

In allegato la nostra analisi e le nostre proposte.

Accordi pre-natalizi: una strenna poco accattivante

Pochi giorni prima di Natale sono stati firmati in sede ABI due accordi sindacali.

Il primo integra i protocolli precedenti in tema di prevenzione e contenimento del COVID-19, il secondo avvia la sperimentazione per le assemblee da “remoto” per i lavoratori in smart working.

Pur rispondendo ad esigenze specifiche, con soluzioni parziali, gli accordi sono ben distanti dall’affrontare seriamente la grave situazione lavorativa, in particolare nella rete filiali di un po’ tutte le banche.

Le situazioni di forte tensione, di insoddisfazione e di impedimento allo svolgimento dei servizi più elementari mette in seria difficoltà gli addetti allo sportello, di fronte ad una clientela sempre più esasperata. Una clientela che non riesce neanche più a mettersi in contatto con la propria banca, visto il moltiplicarsi di milioni di telefonate inevase, sia in agenzia che ai call-center.

Se ne esce solo con una riorganizzazione del modello di servizio, con previsione di massicci piani di assunzione, per rimpinguare gli organici.

Non sarebbe fuori luogo una ripresa della pratica assembleare (magari con modalità nuove) per tutti i lavoratori e non solo per quelli in lavoro agile: c’è bisogno di sindacato e di democrazia anche e soprattutto in pandemia!

Buona lettura (in allegato o qui sotto)

 

Sono stati firmati, poco prima di Natale, due verbali in sede ABI: il primo contiene un’integrazione al protocollo 28/4/2020 sulle misure di prevenzione e contenimento del COVID-19; il secondo definisce un accordo quadro sperimentale per lo svolgimento delle assemblee “da remoto” per i lavoratori “agili”.

Ci sembra che gli accordi siglati siano ben poco incisivi rispetto ad una situazione che è andata incancrenendosi man mano, evidenziando tutte le lacune degli accorgimenti organizzativi adottati per gestire l’emergenza.

Di fronte ad una situazione mutevole, che rischia di protrarsi per ancora diverso tempo, sarebbero state necessarie misure forti per affrontare seriamente le difficoltà emerse nel modello di servizio della clientela, tuttora impossibilitata ad accedere agli sportelli in modalità accettabili.

La suddivisione tra zone rosse, arancioni e gialle, prevista dal DPCM 3/12/2020, non può essere seguita da provvedimenti aziendali altalenanti, che aumentano la confusione e rendono impossibile una coerente gestione del servizio di sportello.

La “riconquistata” previsione degli appuntamenti per le “zone rosse” non è certo sufficiente per risolvere tutte le questioni che danno periodicamente origine a gravi tensioni con la clientela davanti alle filiali.

La prevenzione dei rischi per dipendenti e clientela è la principale priorità, ma proprio per questo è necessario predisporre uno schema di servizio che consenta di soddisfare l’ampia domanda di accesso agli sportelli, rimasta disattesa per i ben noti motivi.

La chiusura delle filiali, la soppressione ossessiva dei servizi di cassa, la scarsa attenzione a tutto ciò che non rappresenta un “successo” commerciale, hanno evidenziato tutti i propri limiti proprio all’esplodere della pandemia. Le banche non sono riuscite, neanche alla distanza di molti mesi, a recuperare il ritardo e mettersi in sintonia con le reali ed attuali esigenze della clientela.

Ci sembra quindi del tutto fuori luogo la soddisfazione con cui i sindacati firmatari ribadiscono la centralità della contrattazione in questa fase: cosa significa, quando si contratta sul nulla?

Né sono sufficienti, a ribaltare questo giudizio, gli altri due risultati “ottenuti” nei verbali pre-natalizi: l’impegno a riconsiderare (entro gennaio) le esigenze di lavoro agile per i lavoratori “fragili” o con problemi legati alla genitorialità e l’intesa sperimentale (fino al 31.03.2021) per le assemblee da remoto da organizzare per i lavoratori che lavorano a distanza.

Il primo elemento è la naturale applicazione delle indicazioni contenute nei decreti legislativi. Il secondo (l’accordo sulle assemblee) risponde ad un bisogno certamente sentito, come emerso anche dal questionario sullo smart working che abbiamo realizzato come CUB-Sallca nei mesi scorsi; tuttavia ci sembra alquanto strumentale e retorico sottolineare “l’inderogabile valore della democrazia sindacale anche in questo periodo emergenziale” quando per anni non sono state indette assemblee e sono stati gettati alle ortiche i diritti individuali alle 10 ore annue, pur in presenza di problemi gravi ed accordi “pesanti”.

Non possiamo sorvolare sul fatto che le Organizzazioni Sindacali, uniche titolari del diritto a indire assemblee, negli ultimi anni hanno fatto di tutto per non esercitare questo diritto, che li avrebbe esposti al confronto con i lavoratori. L’assenza di confronto ha portato a una caduta del vincolo di mandato, consentendo alle Organizzazioni Sindacali di trattare e firmare accordi non condivisi con la propria base, rendendo lacunoso e sfuggente il rapporto tra lavoratori e propri (pseudo) rappresentanti. Ne è derivato un grave danno sul piano della fiducia nella propria forza contrattuale e nel funzionamento di meccanismi democratici nei processi decisionali.

Di fronte all’emergenza Covid, l’impossibilità di riunirsi in presenza e il diffondersi dello smart working peggiorano una situazione già deficitaria: l’accordo prova ad affrontare il problema, ma va ripensato il sistema di regole (o meglio la sua applicazione concreta) per rendere effettivo il diritto del lavoratore a discutere collettivamente sia dei propri problemi, sia degli obiettivi e delle proposte sindacali.

La partecipazione è un valore e le assemblee sono un diritto, che però va utilizzato in modo costante e continuativo, se si vuole difendere l’abitudine a discutere e sindacare: staremo a vedere l’utilizzo che si farà di questo diritto, appena conquistato, da parte delle organizzazioni firmatarie che (lo ripetiamo) detengono in esclusiva la facoltà di chiedere l’indizione delle assemblee dei lavoratori…

CUB-SALLCA

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