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COVID: USO E ABUSO DI UNA PANDEMIA

L’emergenza corona-virus ha prodotto un forte impatto sull’organizzazione del lavoro, i turni di lavoro, i servizi offerti dalle banche.

La necessità di tutelare addetti e utenti ha comportato una forte restrizione dei servizi di massa, creando spesso momenti di tensione e di scontro all’esterno e all’interno della rete filiali. Le chiusure di filiali e i vuoti di organico legati agli esodi non consentono, già di per sé, di fornire servizi adeguati.

Il riemergere di forti pressioni commerciali rischia di peggiorare ulteriormente la situazione, discriminando tra clientela “di pregio” che viene privilegiata perché redditizia e clientela di massa che viene del tutto abbandonata a sé stessa.

Quando poi questo processo viene guidato da una regia neanche troppo occulta, tocca ai lavoratori difendere un modello di banca inclusiva e sostenibile.

Quello che vale per Intesa Sanpaolo, può essere esteso, in misura più o meno accentuata, a tutto il resto del sistema bancario.

Buona lettura.

CUB-SALLCA

 

CIAO FIORELLA E GRAZIE DI TUTTO!

DA SEGRETERIA CUB-SALLCA

Ieri, 22 settembre, si è spenta dopo lunga sofferenza la nostra compagna Fiorella Remondino.

Era stata assunta nel 1977 dall’allora Sanpaolo di Torino e ci ha accompagnato con la sua militanza per oltre 40 anni, fino all’esodo di qualche anno fa. Durante quegli anni si è spesa personalmente in tutte le battaglie sindacali della nostra categoria e della nostra realtà aziendale, con generosità e coerenza.

Anche dopo il pensionamento ha proseguito il suo impegno e la sua partecipazione attiva sul piano politico e sociale, garantendo la sua presenza costante a tutte le iniziative e le manifestazioni importanti.

Durante la vita lavorativa aveva partecipato alla nascita di ALLBA e poi alla costruzione della CUB-SALLCA, dedicando parte del suo tempo alla gestione tecnica e amministrativa dell’organizzazione.

In seguito ha avuto un ruolo importante nella ripresa dell’iniziativa femminista, partecipando allo sviluppo di Non Una di Meno.

A tutti mancherà il suo sorriso, la sua critica intransigente, la passionalità profusa nei suoi interventi radicali, il richiamo alla concretezza.

Aveva solo 63 anni.

CIAO FIORELLA E GRAZIE DI TUTTO!

 

 

BANCA POPOLARE DI BARI: UN PIANO DI SOPRAVVIVENZA DOPO IL DISASTRO.

Si è finalmente voltato pagina nel percorso di salvataggio della Banca Popolare di Bari.

Ancora una volta dopo il fallimento “privato” di una Banca Popolare, gestita da 60 anni dalla stessa famiglia, successione dinastica compresa, con perdite pari a 1,144 miliardi di euro, deve intervenire il sistema bancario, nel suo complesso, ed il settore pubblico, in via prevalente, per evitare il baratro.

La messa in sicurezza dipendeva dall’adesione dei 70.000 soci, che dovranno rassegnarsi a recuperare le briciole.

I lavoratori pagano errori e reati altrui, con un accordo sindacale che produce 650 esuberi e 91 filiali da chiudere.

Oltre ai tradizionali strumenti utilizzati in tali casi (esodi ed incentivi al prepensionamento), qui ci sono rilevanti novità, ovviamente peggiorative, data la situazione.

Si incentivano i lavoratori a licenziarsi di propria iniziativa, si riduce l’orario di lavoro (ma anche le paghe…), si trasformano rapporti di lavoro a tempo pieno in rapporti a tempo parziale, si avviano trasferimenti passivi pesanti, più tutta una serie di misure che realizzeranno, nel complesso, risparmi per 67 milioni di euro.

Mentre la magistratura prosegue il suo corso, resta da spiegare come l’assenza di una seria vigilanza istituzionale e la latitanza di uno stringente controllo sindacale, abbiano potuto produrre un simile disastro, dove i lavoratori devono accettare condizioni capestro, sotto il ricatto occupazionale.

Buona lettura.

 

Banca Popolare di Bari.

Un piano di sopravvivenza dopo il disastro.

I soci della Banca Popolare di Bari hanno approvato nell’assemblea del 30 giugno, la trasformazione della banca in Spa e la consegna del controllo societario a Medio Credito Centrale e Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, i due soggetti che ricapitalizzando la banca per un totale di 1,6 miliardi di euro, la possono salvare dal fallimento e metterla in sicurezza.

Per i soci che avevano partecipato agli aumenti di capitale 2014-2015 la perdita quasi totale del capitale investito sarà compensata, in misura molto parziale, dall’indennizzo transattivo di 2,38 euro ad azione (valevano 9,50 euro nei tempi andati…) e dalla attribuzione di un warrant, a valere su una ipotetica e futura ripresa dei corsi delle azioni. Perché la delibera di salvataggio fosse valida, doveva votare a favore il 50% dei soci, rappresentanti almeno il 60% del capitale sociale. Come già per Carige nello scorso settembre, ci sono stati dubbi ed incognite fino al voto finale, ultima spiaggia per prevenire un fallimento totale: il sì ha vinto con il 97% dei votanti.

Propedeutico all’esito positivo della vicenda, doveva esserci l’accordo con i sindacati, per tagliare i costi e realizzare i necessari risparmi, su costo del lavoro ed altri costi operativi: condizione essenziale posta dai Commissari, dall’esecutivo e dai vertici di Bankitalia per finanziare il salvataggio. E l’accordo è arrivato nei tempi e nei termini previsti, come avremo modo di vedere.

Ma prima di arrivarci, converrà fare un po’ di storia, per ricostruire il percorso che ha portato all’ennesimo clamoroso fallimento  in campo bancario, con un costo per il bilancio dello stato che è salito ormai, a conti fatti dopo tutti i salvataggi realizzati,  ben oltre i 10 miliardi di euro. Risorse che avrebbero potuto essere impiegate diversamente; senza contare le decine di miliardi perdute dai risparmiatori, il più delle volte del tutto incolpevoli.

Fondata nel 1960, cresciuta in modo esponenziale a partire da inizio anni ’90, controllata da sempre dalla famiglia Jacobini, gestita per periodi alterni anche da Vincenzo De Bustis (ex. d.g. del MPS e presenza costante nei crack bancari più noti), la Banca Popolare di Bari ha commesso alcuni errori che sono poi risultati fatali. Tra essi gli acquisti a caro prezzo di 43 sportelli ISP nel 2007 e le 43 filiali  di C.R. Orvieto nel  2008, seguiti dalla rovinosa acquisizione della Tercas (che controllava Caripe) nel 2014, dietro autorizzazione di Banca d’Italia e con il sostegno del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, che intervenne con 330 miliardi di euro, fondi in seguito censurati dalla Commissione Europea come aiuti di stato in violazione della normativa Antitrust: l’inizio della fine.

Un’indagine partita nel 2017 in seguito ad una denuncia di un dipendente (ora si direbbe un whistleblower) porta allo scoperto le false informazioni sociali fornite nei prospetti per gli aumenti di capitale del 2014 e del 2015. I vertici vengono sanzionati pesantemente e si comincia a fare luce sui veri conti della banca. Il bilancio 2018 chiude con 420 milioni di perdite e la crisi è ormai conclamata.

In questo susseguirsi di azioni concitate, per dissimulare il reale stato di salute della banca, non si può tacere del ruolo a dir poco imbarazzante dei sindacati trattanti. Almeno due episodi meritano di essere citati.

Nelle 400 pagine dell’ordinanza del GIP del Tribunale di Bari per il rinvio a giudizio dei vertici della banca per falso in bilancio si legge, precisamente a pag. 371 e seguenti, l’intercettazione tra due dirigenti aziendali a proposito dell’accordo del 2017 per i 514 esuberi della C.R. Orvieto e si legge testualmente, a proposito di un’opera di persuasione della BPB nei confronti dei sindacati: “”in guerra come in guerrasi è comprato i sindacati... non si possono comprare pure l’anima e l’affetto (sembra dire) di tutti quanti mo’ vedremo…”.  Poi tra i 9 esponenti aziendali rinviati a giudizio non ci sono sindacalisti, quindi non risulta emerso nulla di penalmente rilevante, ma certo il contenuto del discorso finito nell’inchiesta apre forti dubbi sull’indipendenza dei rappresentanti dei lavoratori.

L’altro episodio è meno generico ed esplicitamente targato Fabi, come riporta la cronaca locale:  ”A questo proposito c’è il caso di Carmine Iandolo, iscritto alla Fabi dal 2016 (prima era in Fisac, n.d.r), fino a pochi mesi fa responsabile dell’Organo di coordinamento del gruppo Bpb e Cari Orvieto. In un congresso sindacale del 2017 Iandolo dichiarò che la Popolare “è gestita magistralmente dal nostro grande presidente Marco Jacobini con la collaborazione dei suoi figli“. L’affermazione pare abbia lasciato basito lo stesso Segretario Generale Lando Maria Sileoni,  che era presente, e che a frittata ormai fatta ha dovuto ammettere che ” La banca non aveva gli anticorpi. Anche i sindacati di Bari hanno la responsabilità di non aver saputo quello che stava accadendo”. Peraltro non la sola Fabi aveva un atteggiamento condiscendente verso il vertice della BPB, se è vero quanto afferma lo stesso Sileoni: “Aggiungo però una cosa che mi è stata riferita da alcuni colleghi: fino ad alcuni anni fa quando le persone venivano assunte in banca, insieme alla lettera di assunzione gli veniva presentata la tessera di due organizzazioni sindacali. Fra queste non c’era la tessera della Fabi”.

In ogni caso il degrado dei conti della Banca porta al Commissariamento da parte della Banca d’Italia in data 13.12.2019 e poi all’arresto di Marco e Gianluca Jacobini nel gennaio 2020, dopo un ultimo tentativo di distrazione di fondi per milioni di euro, dai conti della banca a favore di conti personali. Il 16 luglio 2020, presso il Tribunale di Bari, partirà il processo penale nei loro confronti, rispettivamente ex presidente ed ex condirettore della Banca Popolare di Bari, accusati di 14 capi d’imputazione tra cui i reati di falso in bilancio, falso in prospetto e false comunicazioni.

Per quanto riguarda i lavoratori, come dicevamo, si è aperta la procedura di confronto che ha portato all’accordo sindacale lo scorso 10 giugno. La gravità della crisi ha prodotto un accordo che chiude 91 filiali (su circa 350) e riduce i costi di circa 67 milioni di euro, portando l’individuazione degli esuberi dai 900 inizialmente richiesti dalla banca ai 650 definiti dall’accordo. Ampia, innovativa e in alcuni casi anche peggiorativa è la gamma degli strumenti utilizzati o utilizzabili. Visto che nel settore tutto rappresenta un “precedente”, sarà bene analizzare nel dettaglio le novità, che potranno essere copiate, in futuro, in situazioni analoghe.

I lavoratori che possono andare in pensione entro il 2021 con “quota 100” avranno un incentivo che va da due ad otto mensilità nette, in relazione ai mesi di anticipo rispetto alla finestra ordinaria.

Le colleghe che accetteranno di andare in pensione con “opzione donna” avranno un incentivo pari a nove mensilità nette.

Avranno la possibilità di andare in esodo con il Fondo di Solidarietà tutti i lavoratori e le lavoratrici che matureranno il diritto alla pensione entro il 31.12.2029. Possono presentare richiesta anche i lavoratori che intendono avvalersi del riscatto degli anni di laurea e che maturerebbero i requisiti nel 2030 e 2031 (il costo del riscatto sarebbe a carico del Fondo).

Le tempistiche di uscita avverranno, con modalità diverse, tra il 30.09.2020 ed il 31.12.2024. I lavoratori che maturano il trattamento di pensione entro il 31.12.2027 cesseranno dal servizio gradualmente, in modo da permanere nel Fondo per 36 mesi. I lavoratori che matureranno il trattamento tra il 31.12.2027 ed il 31.12.2029 usciranno non più tardi del 31.12.2024 (in questi casi si potrà restare nel Fondo per periodi maggiori, fino a 60 mesi).

Qui c’è la prima importante novità: chi sta nel Fondo per più di 36 mesi vedrà dal 1.1.2022 trasformarsi il proprio rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, con orario non superiore al 70%. Rientrerà a tempo pieno solo nel mese precedente l’accesso al Fondo.

Inoltre, ed è una seconda novità,  i lavoratori che aderiscono alle tre opzioni (quota 100, opzione donna, esodo), assegnati a filiali in chiusura e passibili di trasferimento oltre i 70 km, potranno richiedere di essere collocati in aspettativa parzialmente retribuita al 60% per il periodo che va dalla chiusura della filiale alla data di cessazione del rapporto di lavoro.

Sia per gli uni che per gli altri (cioè chi passa al part-time con il 70% e chi va in aspettativa pagata  al 60% della retribuzione) l’azienda verserà a previdenza complementare aggiuntiva il 10% della differenza netta, cioè della perdita retributiva subita.

Una terza importante novità rappresenta la previsione, per chi NON ha i requisiti per accedere né  al Fondo di Solidarietà né al trattamento pensionistico, di risolvere il proprio rapporto di lavoro (cioè di licenziarsi) per accedere alla parte emergenziale del Fondo. In questo caso, come sappiamo, il Fondo prevede un’integrazione al trattamento ASPI differenziato (fino all’80% – 70% – 60% dell’ultima retribuzione, in base alla fascia di reddito). Questo trattamento ha una durata di 24 mesi totali. E’ previsto poi un periodo di 12 mesi in cui l’azienda fornisce un servizio di “outplacement” (sostegno alla ricerca di un nuovo lavoro, anche attraverso corsi di riqualificazione), secondo quanto previsto dal Regolamento del Fondo.

Ai lavoratori che accettano questa soluzione viene offerto un incentivo pari a 12 mensilità nette.

Sono previste poi ulteriori misure tese a ridurre i costi.

La principale rappresenta un vero “contratto di solidarietà”, inteso come meno orario e meno salario. Fino al 31.12.2024 l’orario di lavoro viene ridotto per tutti a 35 ore settimanali con corrispondente riproporzionamento della retribuzione rispetto all’orario settimanale di lavoro di 37,5 ore. La riduzione può essere distribuita su base settimanale (7 ore al giorno di lavoro), oppure cumulata in giornate intere mantenendo in questo caso immutato l’orario giornaliero di 7,5 ore  (e cumulando 2,5 ore di riduzione per ogni settimana di effettivo servizio).

E’ previsto fino al 2024 un contributo di solidarietà per tutti coloro che hanno percepito nell’anno precedente una RAL superiore alla retribuzione tabellare prevista dai CCNL per il relativo inquadramento. La percentuale del contributo varia dal 5% al 20% in proporzione all’entità della quota eccedente.

Sempre nell’arco di validità del piano, cioè fino al 31/12/2024:

  • È sospesa l’erogazione del premio di rendimento eccedente lo standard di settore;
  • Il contributo aziendale a previdenza complementare non può superare il 2%;
  • Il Tfr per i dirigenti è calcolato su una base imponibile circoscritta allo stipendio ed eventuale ad personam.
  • Non verrà consentito lavoro straordinario e quello eccezionalmente autorizzato confluirà in banca delle ore.

In conclusione possiamo dire di essere in presenza di un accordo figlio dei tempi e della situazione estremamente deteriorata della banca.

L’azienda cercherà entro la fine del 2020 di vendere le 94 filiali indicate come possibile oggetto di chiusura, ma qualora non riuscisse a trovare compratori interessati, procederà alla chiusura di 91 sportelli, con potenziali e pesanti ricadute in termini di mobilità del personale. Il trattamento di mobilità giornaliera è limitato ad una distanza superiore ai 30 km e ad una durata di 36 mesi.

Resta come interrogativo come si sia potuto arrivare fino a questo punto senza che nessuno sia intervenuto per prevenire la catastrofe o porre rimedio ad uno stato d’avanzata decomposizione quando i dati hanno iniziato ad essere noti.

A perdere sono le finanze pubbliche (perché nessun privato si è azzardato a rischiare un euro per salvare il salvabile), l’economia del meridione in generale (dove la presenza di soggetti creditizi si fa sempre più labile) ed i lavoratori (che devono contribuire pesantemente in termini di posti di lavoro e di taglio allo stipendio).

Come sempre si interviene quando i buoi sono scappati, fino al prossimo giro di giostra…

 

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Credito e Assicurazioni

Fase 2, un accordo di settore sciagurato, da contrastare

DA CUB SALLCA
A Iscritti/e, lavoratrici e lavoratori

Abbiamo letto con preoccupato stupore l’accordo, stipulato il 12 maggio tra Abi e sindacati firmatutto, che consente, dal 18 maggio, l’ingresso nelle filiali dei clienti senza appuntamento, pur mantenendo il vincolo che all’interno ci sia non più di un cliente per ogni addetto.

Abbiamo atteso qualche giorno prima di far uscire il nostro commento, per monitorare quanto sarebbe accaduto.

Almeno per la settimana dal 18 al 22 maggio i principali gruppi bancari (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Ubi) hanno confermato il meccanismo degli appuntamenti e degli organici ridotti nelle filiali (ma in Ubi questo ultimo aspetto sta per essere superato).

Anche nei comunicati degli altri sindacati tutti sembrano concordare sul fatto che, laddove sia presente il servizio di cassa tradizionale, uno dei problemi maggiori è l’affollamento che si crea fuori dalle filiali, fonte di grave pericolo per i lavoratori e per i clienti stessi.

Ma allora perché firmare un accordo del genere? Il fatto che molte banche, per ora, non lo abbiano applicato, non giustifica questa scelta: non si firmano accordi per poi sperare nel buon cuore della controparte e nella non applicazione a livello aziendale.

Già oggi si creano assembramenti, se passasse il messaggio del “liberi tutti” la situazione diverrebbe ingestibile. Il sistema degli appuntamenti va mantenuto fino a quando verrà considerato necessario il distanziamento sociale.

Sanzioni a 4 banche per pratiche scorrette su mutui e polizze

 

L’Antitrust ha comminato svariati milioni di sanzione a BNL, Intesa Sanpaolo, Ubi, Unicredit e obbligo di pubblicazione dei provvedimenti su tre quotidiani,  per pratiche commerciali scorrette relative alla vendita di polizze assicurative abbinate ai mutui.

I contenuti dei  provvedimenti sono reperibili accedendo a questi link:

PROVVEDIMENTO VS. INTESASANPAOLO
https://www.agcm.it/dotcmsCustom/tc/2025/3/getDominoAttach…

PROVVEDIMENTO VS. BNL
https://www.agcm.it/dotcmsCustom/tc/2025/3/getDominoAttach…

PROVVEDIMENTO VS. UBI
https://www.agcm.it/dotcmsCustom/tc/2025/3/getDominoAttach…

PROVVEDIMENTO VS. UNICREDIT
https://www.agcm.it/dotcmsCustom/tc/2025/3/getDominoAttach…

Dentro i provvedimenti troviamo documentate tutte le nefandezze che denunciamo da anni: pressioni indebite per raggiungere gli obiettivi commerciali anche ricorrendo a pratiche scorrette, confronti e classifiche per “motivare” chi resta indietro, sistemi incentivanti per premiare i comportamenti più aggressivi.

Auspichiamo che questa sanzione serva da monito a quei colleghi che applicano pedestremente le direttive aziendali impartite da responsabili troppo “disinvolti” nelle pratiche commerciali aggressive, mentre sottolineiamo come invece possa costituire un valido supporto a quei colleghi che sono corretti e professionali nel loro agire quotidiano. Chi agisce male rischia di essere sanzionato (in vista di un premio incerto e transitorio), chi lavora bene viene premiato prima di tutto dall’integrità della propria coscienza e poi dalla soddisfazione della clientela: resistere alle pressioni si può e si deve!

CUB-SALLCA 

I servizi bancari ed assicurativi non sono essenziali in modo indistinto in un momento di emergenza

(comunicato del 23 marzo – Lettera a Conte/Speranza)

Dopo aver sentito il premier Conte annunciare l’ulteriore stretta per l’emergenza coronavirus (che peraltro non soddisfa il mondo del lavoro e già ci sono scioperi spontanei nel settore industriale) e dichiarare che “sono garantiti i servizi bancari, assicurativi e finanziari”, abbiamo sentito il dovere di scrivere anche noi al governo, inviando una pec urgente

 

Al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.
Al Ministro della Salute Roberto Speranza.

Le reiterate dichiarazioni del Presidente del Consiglio che, anche dopo aver deciso la chiusura di tutte le attività non indispensabili, confermavano che “verranno garantiti i servizi bancari, assicurativi e finanziari”, contraddicono le affermazioni relative all’emergenza della fase attuale.

Ogni giorno ci giungono notizie di filiali di banca, con casi di positività al coronavirus, che vengono chiuse per azioni di sanificazione e con i dipendenti posti in quarantena.

Non possiamo condividere l’idea che i servizi bancari, assicurativi e finanziari siano considerati tout court servizio pubblico essenziale.

Il settore assicurativo non è neppure compreso tra le attività soggette a limitazione del diritto di sciopero.

Nel settore bancario la prestazione garantita dalla normativa sul diritto di sciopero si limita all’apertura di un giorno alla settimana, il mercoledì.

Peraltro è singolare che oggi si invochi il servizio pubblico essenziale dopo che da anni viene tollerata la politica dei gruppi bancari tesa a chiudere filiali (anche nei piccoli centri dove l’offerta di servizi bancari scarseggia) e postazioni di cassa (che, come diremo, sono quelle più necessarie in questo momento agli sportelli).

Oltretutto le dichiarazioni del Presidente del Consiglio vengono sbrigativamente interpretate dai mezzi d’informazione con notizie tipo “gli sportelli bancari e postali funzioneranno normalmente”.

Questo è tanto più grave perché così si favoriscono assembramenti dei clienti fuori dagli sportelli, creando nuove situazioni di pericolo.

Ma gli sportelli non funzionano “regolarmente”.

Molte banche hanno già deciso di ridurre gli orari ed il numero di dipendenti presenti.

Il settore bancario venne sottoposto alla regolamentazione del diritto di sciopero, in origine, solo per il pagamento di stipendi e pensioni. Da allora la crescita dei canali alternativi ha reso la disposizione anacronistica. Oltre che per una piccola quota di operazioni che non possono essere svolte con i canali alternativi (oltretutto in calo per la stretta alle attività produttive), la presenza dell’operatore di sportello, in questo momento di emergenza (perché in periodi ordinari restiamo convinti che il cliente debba avere tutta l’assistenza possibile) è indispensabile solo per quella quota di clientela anziana che non possiede bancomat e operatività on line o che, pur avendoli,  non ha parenti e familiari in grado di aiutarli nel loro utilizzo.

Ne consegue che ci uniamo alla richiesta, già avanzata dai sindacati firmatari del contratto di categoria, per chiedere la chiusura temporanea delle filiali bancarie, garantendo la gestione regolare dei bancomat ed eventuali “finestre” di operatività

limitate alle tipologie di operazioni ricordate.

Il governo potrebbe ulteriormente contribuire a ridurre il numero di operazioni indispensabili. Ad esempio, nel momento in cui varie attività commerciali ed  artigiane sono chiuse, servirebbe un provvedimento di proroga della scadenza delle cambiali.

Più in generale i servizi bancari ed assicurativi  possono comunque continuare a funzionare garantendo a tutti i lavoratori non allo sportello di lavorare da casa (esistono ancora margini per facilitare lo smart working) e limitando i trasferimenti per andare al lavoro.

Restiamo a disposizione per eventuali chiarimenti.

Distinti saluti

Segreteria Nazionale Cub Sallca

Facciamo il punto sull’emergenza coronavirus

(comunicato del 19 marzo)

La trattativa dei sindacati firmatari con Abi per la chiusura delle filiali si è conclusa con un nulla di fatto.

Abi ha invocato il servizio di pubblica utilità ed i sindacati firmatari hanno rivolto un appello al premier Conte per sbloccare la situazione.

In attesa di deliberazioni del governo (che sarebbero urgenti, a partire dalle regioni più colpite come la Lombardia) riteniamo che si debbano rivendicare questi punti:

Massimo utilizzo del lavoro da casa anche utilizzando i pc personali con VPN.

Stante le difficoltà a procurare mascherine a norma, installazione immediata nelle filiali di divisori in plexiglas sia per le postazioni di cassa, sia per le scrivanie. Vista la previsione di una durata non breve della pandemia in corso, reiteriamo la richiesta alle aziende di organizzarsi per dotare i lavoratori di mascherine protettive adeguate.

Restano ferme le disposizioni che limitano gli accessi nelle filiali alle operazioni urgenti che non possono essere effettuate con i canali alternativi.

Limitazioni alla mobilità dei lavoratori, consentendo trasferimenti temporanei per chi effettua spostamenti disagevoli e/o con mezzi pubblici

Segnalazioni agli RSPP e medici competenti di tutte le situazioni di potenziale pericolo.

Segnaliamo che in Intesa Sanpaolo l’azienda ha deciso di concedere ulteriori 6 giorni di ferie ai lavoratori delle filiali e che svolgono attività che non permettono il ricorso allo smart working (fruibili dopo la fine della pandemia).

Riteniamo, infine, di fare cosa utile allegando un riepilogo delle misure più interessanti per i lavoratori e le lavoratrici contenute nel Decreto Cura Italia.

La Segreteria CUB-SALLCA

E’ ora di chiudere le filiali

DA CUB SALLCA
A iscritti/e, lavoratrici e lavoratori
(comunicato 11 marzo)

Come abbiamo già scritto, le banche affrontano l’emergenza coronavirus in ordine sparso.

Le decisioni di alcune banche di lavorare col 50% di organico a giorni alterni nelle filiali medio grandi (in Intesa Sanpaolo con almeno 12, in Ubi 10 addetti) e chiusura pomeridiana rappresenta un ulteriore passo in avanti verso quello che stiamo chiedendo da lunedi scorso: la chiusura delle filiali (ed anche delle sedi).

Non è certo compito nostro valutare le misure più idonee per combattere il coronavirus, ma nel momento in cui si chiudono scuole, teatri, cinema, stadi, si incrementa il lavoro da casa (e lì ci sono ancora margini di miglioramento) e si dice alla popolazione di non uscire, non si capisce perché le filiali delle banche debbano restare aperte.

Persino l’anacronistica normativa (da noi sempre contestata) sul diritto di sciopero nel settore, prevede l’apertura un giorno alla settimana per i servizi essenziali.

Auspichiamo, quindi, che si arrivi alla soluzione che noi auspichiamo (purtroppo, perché significa che la situazione sta peggiorando)

Nel frattempo, ricordiamo a chi maneggia valori che l’OMS ha dichiarato che i contanti possono veicolare il virus, non tanto perché provochino infezione toccandoli, ma perché poi si può avere un contatto involontario con bocca, naso e occhi.

E siccome la BCE ha dichiarato che non ci sono problemi….usate i guanti di lattice. Anche se le aziende non li passano possiamo fare lo sforzo di prenderli per conto nostro.

Ai gestori e consulenti ricordiamo che, nel momento in cui il governo invita a non uscire da casa, appare piuttosto singolare che i bancari telefonino ai clienti per invitarli ad appuntamenti commerciali.

Per problemi e criticità suggeriamo di scrivere ai responsabili del Servizio Prevenzione e Protezione e della Tutela Aziendale, nonché ai medici competenti.

TUTELARE I LAVORATORI AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

(comunicato dell’8 marzo)

L’ulteriore aggravamento della diffusione dell’epidemia da coronavirus peggiora le difficoltà quotidiane con cui fanno i conti tutti i lavoratori.

Anche le lavoratrici e i lavoratori delle banche affrontano problemi seri, che attengono a salute e sicurezza, da una parte, e alla gestione delle problematiche familiari, dall’altra.

Le aziende hanno sinora adottato provvedimenti e diramato disposizioni in ordine sparso, creando non poca confusione.

L’aumento delle zone sottoposte a restrizioni impone la chiusura delle filiali e delle sedi che lì si trovano, come peraltro chiesto, in modo un po’ involuto, dagli altri sindacati all’Abi.

Per il resto, abbiamo fatto interventi specifici su singole banche, mentre vogliamo qui ribadire alcuni concetti generali, che riguardano l’intero settore e che saranno da aggiornare in base all’evolvere della situazione.

Oltre al dovere di applicazione delle misure adottate dalle autorità competenti, va ribadita la responsabilità delle aziende nella salvaguardia della salute e della sicurezza dei propri dipendenti.

Fino a quando si renderà necessario, urge dare priorità alle esigenze di chi lavora, anziché alle strategie commerciali per la realizzazione dei budget.

Nell’allegato le misure che a nostro avviso andrebbero adottate per rispondere ai bisogni immediati dei colleghi in questa fase.

Scriveteci per segnalarci problemi e criticità.

 

CUB-SALLCA

 

Ccnl credito, meno trionfalismi, più analisi serie

A breve partiranno le assemblee sul Ccnl del credito, precedute da articoli di stampa che, riprendendo le veline dei sindacati firmatari, esaltano l’intesa e raccontano che tutto va bene.

Ci spiace dovervi dire che la realtà è molto meno entusiasmante di quanto vi raccontino, come potrete leggere nel nostro commento allegato (anche in versione 2 pagine per chi volesse stamparlo più agevolmente).

I soldi sono meno di quanto possa apparire (nulla per il 2019, terza tranche di aumenti solo alla fine del 2022, proroga del blocco del TFR per altri 4 anni).

Viene “sanata” la questione del salario d’ingresso (introdotto nel 2012 e finanziato per il pregresso con l’uso del Fondo per l’occupazione), ma si peggiorano le tutele contro i trasferimenti passivi e non si ottiene nulla di concreto sul diritto alla reintegra in caso di licenziamento illegittimo.

Soprattutto non cambia niente per le martellanti pressioni commerciali, né per il penoso clima aziendale che esse producono.

Non c’è alcuna strategia per la riduzione d’orario o per un modello di banca che inverta la tendenza alla chiusura massiccia di sportelli e distruzione di posti di lavoro. Anzi, con la proroga del F.O.C., prosegue l’anomalia di un meccanismo che dovrebbe creare occupazione aumentando, di fatto, l’orario di lavoro.

Lo scarto tra i diritti perduti nel 2012 e le poche e parziali “riconquiste” di questa tornata è troppo ampio, a nostro avviso, per poter approvare l’accordo. Troppe le questioni aperte che il contratto avrebbe dovuto affrontare e restano invece irrisolte.

Invitiamo lavoratori e lavoratrici ad uno sforzo straordinario per approfondire gli argomenti toccati dal rinnovo contrattuale, a partecipare alle assemblee con la necessaria preparazione e discutere a fondo di tematiche che toccano il vissuto quotidiano di ciascuno, che sappiamo essere tutt’altro che facile.

E’ più che mai necessaria una svolta decisa e la costruzione di un forte sindacalismo di base, per una reale alternativa sindacale, che cambi in profondità le attuali condizioni lavorative.

CUB-SALLCA

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