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FIRMATA L’IPOTESI DI ACCORDO PER IL RINNOVO DEL CCNL BANCARI

IL COMUNICATO DELLA SEGRETERIA NAZIONALE DELLA CUB-SALLCA

 

E’ stata firmata in data odierna l’ipotesi d’accordo per il rinnovo del contratto dei bancari.

Il testo andrà analizzato in modo approfondito, ma un commento a caldo si impone, data anche la solita roboante girandola di giudizi esaltanti e sproloqui retorici che in queste occasioni si sprecano. Pochi punti danno il senso dell’operazione di rinnovo:

1) l’aumento medio a regime di 190 euro mensili è scaglionato in tre anni, a partire dal 1/1/2020;

2) non c’è alcun recupero per l’intero 2019;

3) il contratto slitta di un anno, fino al 31/12/2022;

4) non viene ripristinata la base di calcolo per il TFR, che secondo gli stessi conteggi dei sindacati, da solo fa risparmiare alle aziende 690 euro medi a dipendente all’anno;

5) non ci sono novità certe per quanto riguarda il ripristino dell’art. 18 sulla norma relativa ai licenziamenti;

6) l’abbattimento della riduzione per il salario d’ingresso degli assunti già in servizio grava sul Fondo per l’Occupazione, cioè in fin dei conti sui contributi versati dai lavoratori con maggior tempo lavorato.

 

Detto questo per correttezza di informazione, vanno riconosciuti e valorizzati quei punti normativi che rappresentano oggettivi passi in avanti per la difesa degli interessi non solo economici dei lavoratori. Un giudizio complessivo affrettato non potrebbe che basarsi su ragionamenti sommari, mentre invece merita di prendere le mosse da un’attenta lettura dell’articolato contrattuale, che potrà avvenire con tempi adeguati, visto che le assemblee partiranno solo tra qualche settimana.

BANCHE: LA MAPPA DELLE CRISI ED IL CASO UNICREDIT

 

Il sistema bancario italiano continua ad essere investito da crisi cicliche che ne mettono a dura prova stabilità ed equilibrio. Mentre a livello nazionale si chiude il rinnovo del contratto, scaduto da un anno, con modalità che definire opache è un eufemismo, continuano a riproporsi crisi e vicende aziendali caratterizzate da forti difficoltà.

Il caso Carige sembra avviarsi verso una possibile soluzione, dopo l’assemblea dei soci di settembre, l’accordo sindacale da 1.200 esodi di novembre ed il recente aumento di capitale da 800 milioni di euro, che ha aperto la strada al ritorno delle contrattazioni in borsa ed il passaggio alla nuova gestione della Cassa Centrale Banca e del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi.

Un’altra vicenda drammatica è quella della Banca Popolare di Bari, che è stata commissariata da Banca d’Italia il 13 dicembre, con l’esigenza di ricapitalizzare per almeno un miliardo di euro, con il prevedibile concorso di Mediocredito Centrale e (nuovamente) del Fondo Interbancario. Un caso che è subito diventato anche un caso politico, perchè richiama in causa la questione dei salvataggi bancari, così come sono stati attuati in Italia dopo l’introduzione del bail-in e poi con la nazionalizzazione del Monte Paschi, la rottamazione delle banche venete a cura di Intesa Sanpaolo e per ultima la soluzione già citata del caso Carige, con un forte intervento statale.

La varietà dei governi non ha impedito l’adozione di provvedimenti simili, se non addirittura copiati, in mezzo a polemiche accese e spesso strumentali, che non hanno portato alcun elemento di chiarezza rispetto al ruolo pubblico nella gestione delle banche “fallite”: la nazionalizzazione MPS è restata alla fine la classica socializzazione delle perdite, mentre le banche “private” che sono intervenute per rilevare le banche decotte hanno incassato lauti contributi statali, presto trasformati in distribuzione di dividendi agli azionisti.

Ora siamo però, con il caso Unicredit, ad un punto di svolta che impone serie riflessioni sul futuro del “business” bancario e le annesse conseguenze sul lavoro impiegato nel settore. Con la presentazione del piano industriale 2020-2023 la banca ha gettato la maschera, confermando sostanzialmente le voci che correvano sin dall’estate scorsa: 8.000 esuberi, di cui 5.500 in Italia, e chiusura di 500 filiali di cui 450 in Italia.

Non si tratta, come negli altri casi citati, di un’azienda in crisi: nei primi nove mesi del 2019 la banca ha fatto 3.3 miliardi di euro di utile. Non si tratta di una banchetta locale investita da eventi imprevisti: parliamo di un colosso presente in 17 paesi, con 84.600 dipendenti e 4.500 filiali, che produce i suoi ricavi per il 47% in Italia, per il 21% in Germania, per il 10% in Austria e per il 22% nell’Europa dell’Est. E’ un’azienda che sin dai tempi di Alessandro Profumo ha basato la sua strategia su un modello di espansione paneuropea, realizzata con previsioni sbagliate, aspettative deluse, errori gestionali gravi.

L’esplosione della crisi finanziaria del 2008 ha fatto giustizia di progetti poco ponderati e costretto tutte le banche a fare i conti con la realtà. Unicredit ha dovuto dare corso ad aumenti di capitale corposi (l’ultimo, nel 2017, da ben 13 miliardi di euro) e nello stesso tempo battere in ritirata, vendendo tutti i migliori gioielli di famiglia (BankPekao, Fineco, Pioneer, Mediobanca) ed uscire dalle zone disastrate (Ucraina, Turchia).

Non resta molto su cui fare affidamento, le previsioni sul contesto economico sono molto conservative e prudenti (oseremmo dire realistiche). Nel nuovo piano Team 23 i tassi vengono visti molto bassi (Euribor – 0,50% fino al 2022 e poi – 0,40% nel 2023) e questo per una banca è un problema serio. Anche le altre componenti di ricavo (le commissioni sul gestito, le negoziazioni in proprio) vengono viste in stallo o addirittura in calo. Come si fa allora a garantire agli azionisti un adeguato ritorno sul capitale investito, se non c’è neanche più la possibilità o la convenienza di ulteriori fusioni e quindi nuove economie di scala?

Restano com’è ovvio soltanto i tagli lineari al personale e la chiusura degli sportelli! Tagliare sui costi per difendere gli utili, questo diventa il mantra di Unicredit per i prossimi 4 anni…

Certo non si tratta di una vera e propria novità: dal 2007 ad oggi la banca ha già fatto a meno di 22.000 addetti e si è liberata di altri 3.000 con cessioni ed esternalizzazioni. Tuttavia non sfugge a nessuno il salto di qualità, nell’adottare un piano che esplicitamente si propone di tutelare solo gli interessi degli azionisti e rompe con la retorica dominante che di solito parla in difesa di tutti gli “stake-holders”.

Obiettivo dichiarato è infatti quello di generare 16 miliardi di euro di nuovo capitale e distribuirne metà ai soci (6 miliardi tramite dividendi cash e 2 miliardi tramite buy-back delle azioni), mentre l’altra metà andrebbe al rafforzamento patrimoniale per soddisfare i requisiti regolamentari.

Un miliardo di euro dovrebbe provenire dal taglio del personale, con oneri di ristrutturazione che per la gran parte sarebbero concentrati in Italia e spesati già nel 2020.

Il costo del personale subirebbe in questo modo un vero e proprio tracollo: il totale degli stipendi pagati passerebbe da 6.423 milioni del 2018 ai 5.844 del 2023, mentre invece il rapporto costi/ricavi risulterebbe in calo di oltre tre punti già alla fine del 2021, scendendo dal 58,5% al 55,1%. Un bel caso di contenimento dei costi sulla pelle dei lavoratori…

Per gli azionisti invece si profilerebbe un bell’incremento di redditività, perché il dividendo distribuito per azione passerebbe da 0,27 euro del 2018 a 0,94 nel 2023, con una stabilizzazione del tasso di rendimento del capitale quantificabile nel 6,6% annuo. Non stupisce quindi che gli analisti e i gestori di fondi abbiano valutato molto positivamente il piano Team 23, dandogli un titolo adeguato: “da un comune caso di ristrutturazione si passa ad una storia molto attraente di distribuzione di capitale”.

I sindacati del settore hanno definito “irricevibile” il piano Unicredit e persino Landini, il segretario generale della CGIL, ha invitato l’azienda a “rivedere” il suo piano. Anche la politica ha alzato i toni, sollevando critiche alla gestione del CEO francese (ex-parà) Jean Pierre Mustier, arrivando anche a ipotizzare un disimpegno dall’Italia in vista di una fusione paneuropea che invece Unicredit ha escluso.

Intanto esistono ragionevoli dubbi che la massa di esuberi dichiarati possa essere gestita con il normale ricorso al Fondo di settore, vista la mole degli sfoltimenti già realizzata nel recente passato con il coinvolgimento “volontario” di tutti i colleghi che avevano i requisiti anagrafici e previdenziali per poter accedere al Fondo.

Ma anche se così fosse e quindi nessuno fosse costretto a farsi male, resta la questione della legittimità a tagliare l’organico per un’azienda che realizza ingenti profitti e che non mette sul piatto alcuna assunzione compensativa rispetto ad un piano draconiano.

Perché i sindacati non provano a ricostruire la mappa degli organici, analizzando filiale per filiale, ufficio per ufficio, per ogni posto di lavoro che si vuole sopprimere, la reale necessità di personale per fornire un servizio adeguato e lavorare in condizioni dignitose?

Non sarebbe opportuno contrattare un rapporto fisso tra “esuberi” e nuove assunzioni, anziché accettare la posizione della controparte che unilateralmente decide quanti posti distruggere?

Se ci sono nel nostro Paese 160 tavoli di crisi aperti, con il rischio di perdere centinaia di migliaia di posti di lavoro, legati in qualche modo a crisi aziendali “oggettive”, perché dovremmo permettere una riduzione di organico ed il conseguente calo della base occupazionale, solo perché Unicredit vuole incrementare i profitti per gli azionisti? Non sarebbe il caso di farne una questione di principio e provare ad opporsi, resistere, difendersi?

Una lotta dura può anche diventare una sconfitta, ma chi non lotta ha già perso in partenza…

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Credito e Assicurazioni

Costruiamo insieme l’alternativa sindacale, iscriviti alla Cub Sallca

Sono passati 20 anni da quando nel settore bancario nasceva il sindacato di base Cub Sallca.

Le ragioni che ci avevano indotto a creare un’alternativa ai sindacati esistenti restano più che mai attuali.

Se allora polemizzavamo contro una linea sindacale troppo cedevole, che aveva portato al disastro del rinnovo contrattuale del 1999, oggi non sapremmo nemmeno più cosa contestare, visto che una linea sindacale (parliamo di chi siede al tavolo di trattativa) semplicemente non c’è più.

A livello aziendale una conferma di quanto stiamo dicendo è apparsa evidente sui temi degli inquadramenti e dei sistemi premianti. L’azienda fa quello che vuole, avanza lei le proposte ed i sindacati al tavolo si limitano a chiedere qualche correzione e poi firmano.

A livello di categoria, dopo il disastro del ’99, piattaforme apparentemente allettanti per i lavoratori vengono abbandonate e la discussione avviene sulle proposte dell’Abi. La strategia è quella del “contenimento del danno”, che però nel 2012 non ha funzionato, portando a pesanti arretramenti, come il calcolo su base limitata del TFR e gli orari estesi.

Lo stesso rinnovo in corso procede in modo altalenante (si vedano i nostri ultimi comunicati)

L’unica cosa che i sindacati firmatari possono effettivamente vantare è la fuoruscita di decine di migliaia di lavoratori con piani di esodo relativamente “morbidi”, cui fa da contraltare il pesante degrado delle condizioni lavorative di chi ha la sfortuna di restare in azienda.

Riteniamo che si debba reagire a questo stato di cose: per farlo serve la volontà dei lavoratori di rafforzare l’unica alternativa sindacale oggi esistente.

Passa dalla tua parte, iscriviti alla Cub Sallca, collabora con noi per cambiare lo stato di cose esistente.

CCNL ED ESUBERI UNICREDIT, LA COMMEDIA NON E’ DIVERTENTE.

 

Il secondo round di incontri sul ccnl, il 18 luglio,  è ruotato intorno al tema della digitalizzazione. Un tema dichiarato fondamentale nella piattaforma dei sindacati FTTN (firma tutto, tratta nulla), al punto da dedicargli circa 10 righe e rivendicare la creazione di una commissione mista.

In effetti la contesa si è accesa attorno all’appassionante dibattito se sia meglio un “osservatorio” (come suggerito dall’Abi) o una “cabina di regia” (come rivendicato dai SindacAbi). Trapela ottimismo sulla possibilità di trovare un accordo, come ipotizzato da First Cisl,  con la creazione di un organismo bilaterale….

Ma mentre le parti si aggiornavano al terzo incontro, esplodeva la notizia dei 10.000 esuberi che potrebbero essere dichiarati col prossimo piano industriale di Unicredit.

Si tratta di una voce, per ora priva di conferme e di dettagli, che ha scatenato le immediate reazioni dei sindacati  FTTN: “pronti a fare a cazzotti” ruggisce Sileoni della Fabi. “Il dottor Mustier deve sapere che contro quest’atto la Fisac  farà le barricate e per lui sarà un nuovo Vietnam”, incalza Calcagni.

Tutti potranno ricordare il livello di conflittualità che, sia a livello generale, sia a livello aziendale, questi sindacati hanno garantito in questi anni, per cui queste “sparate” non possono che provocare fragorose risate, ma c’è poco da ridere.

Andranno valutate attentamente le intenzioni di Unicredit quando queste verranno dettagliate, ma certamente una notizia del genere rischia di condizionare pesantemente il rinnovo del ccnl e di offrire una facile via di fuga ai nostri aspiranti “pugili”: mica si può chiedere la luna in presenza di rilevanti esuberi nel settore”.

Verificheremo quindi la strumentalità di questa fuga di notizie. Quello che si può osservare da subito è che i prodi manager di Unicredit, dai temerari ed ambiziosi progetti di acquisizioni clamorose in terra teutonica, sono passati in fretta ai più rassicuranti approdi dell’evergreen rappresentato dai tagli dei costi. Complimenti per la fantasia.

Il 30 luglio il terzo incontro per il CCNL non si è tenuto, ma L’Abi ha trasmesso un documento, ancora sul  tema delle nuove tecnologie, proponendo la creazione di un comitato bilaterale e paritetico.

I sindacAbi condividono l’idea ma non la sua realizzazione. L’appassionante dibattito proseguirà dopo la pausa estiva, il 23 settembre.

A parte le battute, su questo argomento i sindacati FTTN vogliono impedire “fughe in avanti” delle singole aziende con accordi di secondo livello fuori dalle regole nazionali. Forse un tentativo tardivo di impedire idee creative come quella di Intesa Sanpaolo, dove  sono partiti i contratti “misti”, con la figura ibrida di lavoratori part time che, nei giorni in cui non sono dipendenti, fanno i promotori a partita iva?? Però qualcuno a livello aziendale la firma l’ha messa a questa genialata!

Buone ferie a tutti/e.

Segreteria Nazionale CUB-SALLCA

RINNOVO CONTRATTO BANCARI: SI PARTE CON LE SLIDES, UN CLASSICO…

Il primo incontro tra la parti, avvenuto il 3 luglio, si è tradotto nella presentazione da parte di ABI del quadro economico finanziario che fa da cornice al rinnovo. Nelle parole del capo delegazione Poloni: “ABI ha presentato oggi un aggiornamento e approfondimento dello scenario economico di riferimento, attuale e prospettico, all’interno del quale le banche si posizionano in modo diversificato”. In altre parole, ci sembra di capire, alcune banche sono ben messe e potrebbero pagare aumenti di rilievo, ma il grosso del settore è ancora, o sarà presto di nuovo, in seria difficoltà, quindi concederemo qualcosa con molta prudenza…

Per intuire il contenuto del documento ABI, visto che le slides non sono state diffuse, dobbiamo basarci sul resoconto del Sole 24 Ore e sulle dichiarazioni pubbliche dei dirigenti sindacali presenti. Il Sole 24 Ore, citando Prometeia, aggiorna le previsioni sugli utili bancari del biennio 2019-2020: si scende da 28 miliardi a poco più di 20 miliardi. Sono 7,6 miliardi in meno, rispetto al dato di maggio 2018, una visione molto più realistica rispetto a piani industriali campati per aria…

In un video la Uilca rivela che il documento parte dalla contrazione del commercio internazionale, passa per la descrizione del basso tasso di crescita dell’economia e arriva alla poco brillante situazione del settore. Settore investito da nuovi competitori, attanagliato da una bassa domanda di credito, regolato da normative europee sfavorevoli e sbilanciato sul sostegno alle necessità finanziarie del settore pubblico: la previsione è di un futuro “nuvoloso”.

La Fabi, per bocca di Sileoni, fa leva su questo quadro poco ottimistico per sostenere che l’unico investimento da fare, nel contesto dato, è quello sul fattore lavoro e quindi arriva alla conclusione che la richiesta economica presentata (200 euro al mese in media) è persino insufficiente per remunerare correttamente i lavoratori.

Colombani, segretario First Cisl, sottolinea l’innegabile aumento di produttività registrato nel settore, dove sono diminuiti gli addetti, ma sono saliti i volumi e quindi i ricavi e gli utili pro-capite.

Le dichiarazioni della Fisac assumono toni ancora più battaglieri, puntando alla difesa di interessi più generali. Dopo aver ricordato che la logica dei numeri, proposta da ABI, tende a far dimenticare “che ci sono lavoratori giovani e residenti nelle grandi città che faticano ad arrivare alla fine del mese”, la Fisac punta alto: “Per noi, lo ricordiamo, la questione è relativa alla redistribuzione della ricchezza rispetto alla remunerazione dei capitali finanziari che le banche impavidamente e spavaldamente assicurano ai propri azionisti”.

Infine, con formulazione leggermente sgrammaticata, Calcagni accenna addirittura all’alleanza tra lavoratori, consumatori e risparmiatori: “Mi auguro che ABI riesca a comprendere le nostre richieste elaborando un messaggio positivo per il Paese tutto, che complessivamente lo ricordiamo, conta decine di milioni di risparmiatori. Viceversa tutto il sindacato unirà le proprie forze affianco a clienti e i consumatori per farlo capire ad ABI”.

Sembrerebbero esserci i presupposti per un rinnovo che vola alto.

O sarà solo retorica per caricare le truppe?

Nel prossimo incontro, previsto per il 18 luglio, si dovrebbe cominciare ad entrare nel merito delle richieste. Probabilmente saremo ancora fermi alla melina di inizio partita, ma non potrà durare così a lungo…

CUB-SALLCA Segreteria Nazionale

PIATTAFORMA C.C.N.L.: SI APRE IL NEGOZIATO, ALZIAMO L’ATTENZIONE

Si è tenuto il primo incontro tra le parti per avviare la trattativa sul rinnovo contrattuale.

E’ stato definito il calendario e si sono registrate le dichiarazioni di rito.

E’ il primo rinnovo di CCNL dopo l’introduzione del bail-in e l’esplodere della crisi che ha portato alla liquidazione di importanti banche italiane, con ricadute serie sulla finanza pubblica.

L’impatto occupazionale è stato pesante e gli ammortizzatori utilizzati hanno avuto anche un costo sociale notevole.

Le banche hanno ripulito i bilanci dai crediti deteriorati, distribuito dividendi (anche quando sarebbe stato sconsigliato) e tagliato i costi del personale.

Sebbene permangano casi critici irrisolti, è giunta l’ora di redistribuire i profitti e quindi aprire la vertenza per conquistare gli obiettivi.

Avevamo tracciato una nostra piattaforma, che continuerà ad essere per noi il filtro attraverso cui valutare i risultati.

La priorità è tenere alta l’attenzione verso tutto ciò che viene deciso sulle nostre teste: mai abbassare la guardia mentre si svolge la trattativa!

 

LEGGI IL NOSTRO VOLANTINO ALLEGATO: 

 

CCNL CREDITO: E’ ARRIVATA LA PIATTAFORMA DEI SINDACATI FIRMATUTTO. IL TRUCCO C’E’ E SI VEDE

Apprendiamo dal Sole 24 Ore che dal 3 aprile partiranno le assemblee per il rinnovo del contratto nazionale del credito.

In allegato trovate il nostro commento alla piattaforma dei sindacati firmatutto.

Cercheremo di informarvi tempestivamente sugli sviluppi della vicenda contrattuale. Vedremo se alle dichiarazioni roboanti seguiranno i fatti.

Al momento siamo preoccupati per il consueto tentativo di spacciare per vittorie quelle che tali non sono.

Alla richiesta (anche nostra) di ripristinare il calcolo del TFR su tutte le voci retributive l’Abi ha risposto no. Quello che è stato realmente ottenuto è che un eventuale accoglimento della richiesta decorrerà dal 1 gennaio 2019, ma, ad oggi, il calcolo del TFR continua ad avvenire sulla base ridotta di stipendio, scatti d’anzianità ed importo ex ristrutturazione tabellare.

La conferma del Fondo per l’Occupazione, alimentato da una giornata obbligatoria di ex-festività o banca ore (e dal contributo volontario dei Top Manager) non può certo considerarsi un successo (ce lo paghiamo noi). Nella nostra piattaforma abbiamo chiesto che questo meccanismo possa almeno essere scambiato con il ripristino dell’art.18 per tutte le nuove assunzioni.

Ricordiamo, infine, che abbiamo scritto all’Abi per chiedere di partecipare, al secondo tavolo, alle trattative. Ad oggi nessuna risposta, ma chi sostiene che la Cub Sallca voglia tenersi fuori dai giochi per poter solo criticare prenda nota. La nostra piattaforma, volutamente snella, ma che fissa i principi irrinunciabili delle nostre proposte, la trovate suhttp://www.sallcacub.org/nuovosito/wp-content/uploads/2018/12/linee-guide-per-CCNL-1.pdf

 

CUB-SALLCA Credito ed Assicurazioni

CCNL BANCARI: AGGIORNAMENTO 14 MARZO

 

DA CUB SALLCA
A iscritti/e, lavoratrici e lavoratori

Comincia male il rinnovo del CCNL del credito.

Nonostante i soliti commenti positivi dei sindacati firmatutto (che ormai ci hanno abituati a “vendere” come vittorie gli arretramenti), ci sono due novità entrambe negative.

Il tentativo di riavere il TFR calcolato sull’intera retribuzione (come chiesto anche da noi) è sospeso. L’Abi al momento ha risposto con un secco no, a dimostrazione che quando si cede qualcosa riconquistarlo è complicato.

Viene poi spacciata come vittoria la riconferma del Fondo per l’Occupazione. Ci vuole coraggio a sostenere che sia una conquista un fondo alimentato con il sacrificio (obbligatorio) di una giornata di banca ore o ex festività dei lavoratori ed un contributo economico (volontario) dei manager.

Nella nostra piattaforma avevamo chiesto che il mantenimento di questo meccanismo davvero singolare (per favorire l’occupazione si lavora di più!) fosse legato perlomeno al ripristino dell’art.18 nel settore per i neoassunti. Anche su questo nessun risultato.

Anzi: nel FOC ci sono almeno 140 milioni di euro inutilizzati (in attesa del bilancio definitivo 2018) e bisognerà vigilare che non vada in porto la proposta di usare i fondi per entrare nel capitale di rischio di banche in difficoltà (come ha proposto il segretario generale FIRST per Carige).

Come abbiamo già scritto, siamo favorevoli all’intervento dello stato per le banche in crisi, i sindacalisti dovrebbero occuparsi di altro!

Noi a dicembre le nostre proposte le abbiamo presentate, siamo ancora in attesa che i sindacati firmatutto partoriscano la loro piattaforma.

Approfittiamo dell’occasione per divulgare un contributo al dibattito contrattuale, che condividiamo, tratto da un blog che ospita posizioni di minoranza all’interno della Fisac Cgil. Ci fa piacere che anche tra i sindacati firmatutto ci sia qualche voce critica.

LOST in negotiation

di Aggregazione Agor@

Il rinnovo del CCNL Credito non riesce a decollare, nonostante i sei mesi di prolungamento della scadenza di quello del 2015. Si disse allora che quei sei mesi in più sarebbero serviti a ponderare bene la piattaforma ed essere pronti al rinnovo prima della scadenza del 31/12/2018.
Niente di più sbagliato! Siamo alla fine di febbraio e della piattaforma non c’è traccia. Nel frattempo ABI tiene bloccate le sigle sindacali o meglio, i Segretari Generali, invocando la conferma della riduzione dell’importo del TFR in cambio dello spostamento dei termini della scadenza del CCNL. Eh già, da quelle parti nulla si concede senza scambio e siccome siamo stati così bravi da cadere nel rischio di rinnovo automatico dell’attuale CCNL (conferma dell’esistente senza trattativa), avendo ritardato l’elaborazione della piattaforma, ABI ha buon gioco a concedere l’avvio della trattativa in cambio del risparmio sul TFR.
Ma i problemi non finiscono qui. Ad oggi nessuna sigla pare in grado di presentare una piattaforma compiuta di rinnovo del contratto.
Si possono capire le difficoltà nel comporre proposte del tutto innovative, al passo con il cambiamento dirompente che sta investendo il settore, ma è altrettanto lecito chiedersi perché si è aspettato così tanto ad elaborare proposte, perdendosi in convegni e confronti tra pochi, senza mai mettersi all’ascolto dei lavoratori. Certo se si fosse fatto avremmo dovuto dare precedenza alla soluzione del malessere lavorativo che pervade tutta la rete ed a cui si stanno dando risposte del tutto evasive!
Presentare una piattaforma, arrivare ad un’ipotesi di chiusura del CCNL senza porre le condizioni per un miglioramento delle condizioni lavorative, sarebbe un atto scellerato, che ci allontanerebbe ulteriormente dai lavoratori.
E mentre accade tutto questo la FISAC che fa?
Cade nel tranello della litigiosità tra sigle sindacali, si fa bollare come inaffidabile e marginale da diverse testate giornalistiche, le stesse che qualche giorno dopo ci informano della ritrovata unità sindacale sotto l’ala protettrice dell’unico esponente capace di visione di lungo periodo e cioè il Segretario Generale della Fabi.
Il gruppo dirigente brancola nel buio, tenuto all’oscuro degli avvenimenti e non informato per tempo delle novità. Di ragionamenti collettivi e di mandato del Direttivo Nazionale per la costruzione di un impianto della piattaforma non se ne vede l’ombra. Si fanno lavorare a tempo perso le commissioni contrattuali, spacciando il tutto per grande esercizio democratico e nel frattempo riappare quello che è stato il fiore all’occhiello della FISAC nel precedente mandato: un bel convegno sul contratto e la situazione del settore sotto l’egida del precedente Segretario Generale!!!
Tempi duri, mentre tra un rinvio della scadenza del contratto e l’altro si fa sempre più difficile recuperare il valore pieno del TFR e la stessa valenza del futuro CCNL al 1/1/2019.
E siamo soltanto all’inizio!

https://agorasindacale.blog/

Aggiornamento su CCNL e ferie comandate ed una notizia utile

Com’era prevedibile, la richiesta dei sindacati firmatari di prorogare la scadenza del contratto con l’eccezione della parte che prevede il taglio della base di calcolo del TFR (che in molte aziende impatta anche sulla previdenza integrativa) non è piaciuta all’Abi. Non ci sorprende che i banchieri non vogliano rinunciare a questo regalo del precedente contratto, infatti la richiesta del ripristino del conteggio completo è presente anche nella bozza di piattaforma della Cub Sallca, inviatavi a suo tempo.

Ma c’è un altro tema che dovrebbe entrare tra quelli del rinnovo del ccnl. Un’altra sgradevole novità che si sta affermando è quella della chiusura di filiali ed uffici in occasione di ponti e/o nel periodo di ferragosto, con i lavoratori messi in ferie obbligate. Questa pratica è stata messa in atto in particolare modo da Intesa Sanpaolo, che ha sempre rifiutato la possibilità di consentire ai lavoratori, che non erano interessati alle ferie, di essere ricollocati temporaneamente in altri punti operativi.

Le ferie dovrebbero servire al recupero psico-fisico del lavoratore. Se non è possibile concordarle con il resto della famiglia, difficile che ciò possa accadere. Ecco quindi un altro punto rivendicativo da assumere!

Vogliamo ricordare che, a questo proposito, l’anno scorso, abbiamo scritto alla Commissione di Garanzia sugli scioperi, chiedendo se tale atteggiamento delle banche fosse corretto: se per indire uno sciopero dobbiamo sottostare a una procedura di 20 giorni e regole limitative, non si capisce perché le banche possano chiudere le filiali impunemente e senza procedure particolari. Oppure si deve prendere atto che, la clientela utilizza ormai i canali alternativi (come ci raccontano le aziende) e che la limitazione al diritto di sciopero nel settore non ha più senso di esistere.

La risposta della Commissione è stata illuminante, a suo modo (a chi interessa possiamo inviare la lettera). Il quesito è stato girato all’Abi (il controllore che fa rispondere al controllato), che ha così risposto, in sintesi: è vero che si stanno chiudendo molte filiali, ma il rapporto tra numero di sportelli e popolazione, in Italia, resta tuttora tra i più alti in Europa. E’ vero che c’è un sempre maggiore uso dei canali alternativi, ma questi, per funzionare, necessitano del lavoro dei dipendenti (ma pensa), che quindi non possono scioperare senza rispettare le regole.

Peraltro nessuna risposta è arrivata sulla facoltà dell’azienda di chiudere l’operatività delle filiali quando le fa comodo. Non sarebbe, peraltro, materia di competenza della Commissione, mentre lo è quello dei sindacati firmatutto di rimettere in discussione una norma anacronistica che ostacola l’esercizio dello sciopero nel settore.

Visto che sul contratto tira aria di scontro, se si volesse davvero attivare il conflitto, la prima cosa da fare sarebbe cancellare la normativa antisciopero.

Infine, una notizia inquietante ed interessante allo stesso tempo. Alleghiamo un articolo del giornale on line “Il Velino”, che riporta la storia di una lavoratrice di MPS con gravi problemi di salute, che anziché ricevere la tutela prevista per legge ha dovuto subire comportamenti mobbizzanti, al punto di doversi rivolgere alla consigliera di pari opportunità presso il Comune di Napoli.

Inquietante il fatto che la lavoratrice abbia dovuto ricorrere ad un’autorità esterna per tutelare i propri diritti (peraltro senza che MPS abbia mostrato il minimo rispetto per questa figura istituzionale). Interessante la notizia della possibilità del ricorso a questa figura, sicuramente poco conosciuta da parte della maggior parte dei lavoratori.

Segreteria Nazionale CUB-SALLCA

Contratto bancari: oltre il confine della realtà

L’anno scorso avevamo lanciato, a dicembre, l’allarme per il preoccupante silenzio calato sul contratto del credito, in scadenza al 31-12-2018.

In base alle norme contrattuali, sei mesi prima della scadenza andrebbe presentata la piattaforma.

L’Abi aveva magnanimamente rinviato al 31 dicembre l’eventuale disdetta del contratto. Aveva anche proposto la proroga di un anno del contratto, ma i sindacati firmatutto avevano rifiutato sdegnosamente e si erano impegnati ad elaborare nell’autunno passato la piattaforma.

A dicembre, oltre a lanciare l’allarme per la situazione, la Cub Sallca ha rotto gli indugi e proposto ai lavoratori una propria bozza di piattaforma.

Ora le ultime novità le potete leggere nel sintetico quanto surreale comunicato allegato, che merita di essere analizzato con attenzione.

I termini della disdetta vengono spostati a febbraio e nel frattempo ci sarà un fitto calendario di incontri con l’Abi per “ricercare le tematiche di maggiore rilevanza” che saranno da affrontare nell’ambito del rinnovo del Contratto Nazionale del Credito. Vorremmo capire: ora prima di un rinnovo contrattuale si concorda (o ci si fa dire?) dalla controparte di cosa si può parlare?

Il comunicato prosegue così: questo percorso dovrà avere termine entro il 28 febbraio, mentre gli incontri svolti fino alla stessa data siintendono ad ogni conseguente effetto avvenuti entro il 31 dicembre 2018. Oramai siamo alla realtà virtuale, a meno che questo balletto di date non serva ad evitare che scatti l’indennità di vacanza contrattuale (pochi soldi, ma sono nostri).

La soluzione concordata congela gli effetti della scadenza del Contratto Nazionale del credito e ci consente di definire in modo compiuto la Piattaforma Sindacale, strumento indiscutibile per l’avvio del negoziato, che potrà arricchirsi di quanto potrà emergere dal confronto che si articolerà entro il 28 febbraio.Bontà loro, la Piattaforma Sindacale (in Maiuscolo) è considerata strumento indiscutibile per l’avvio del negoziato. Ci pare incredibile che si debba affermare che serva la piattaforma (ma davvero? A meno che per indiscutibile si intenda che non potrà essere messa in discussione dai lavoratori) aggiungendo pureche la stessa piattaforma potrà arricchirsi grazie al confronto con la controparte (cioè verranno già assunte le richieste dell’Abi?).

Ottenuta l’approvazione dei banchieri, la Piattaforma sarà quindi presentata per l’approvazione alle Lavoratrici e ai Lavoratori, nel corso diapposite assemblee (meno male, pensavamo attraverso un sondaggio telefonico).

Siamo noi ad essere troppo polemici e malfidenti??

 

P.S. Notizia dell’ultima ora: i sindacati firmatari proporranno all’Abi la proroga del contratto fino al 31 maggio (data entro cui si impegnano a presentare la piattaforma votata nelle assemblee), con l’eccezione del comma 6 dell’art. 81 (tradotto in italiano: quello che decurtava pesantemente la base di calcolo del TFR).

 

Segreteria Nazionale CUB-SALLCA

 

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