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Fondo Sanitario GISP – Bilancio pesante

Il Bilancio 2025 del Fondo Sanitario chiude con un pesante disavanzo.

Per la prima volta va in disavanzo anche la Gestione operativa degli Attivi e non c’è capienza per trasferire a pieno il contributo di solidarietà verso la Gestione dei Quiescenti.

Per riportare in equilibrio la situazione si è dovuto attingere in modo significativo al patrimonio di entrambe le Gestioni.

Le cause sono numerose e complesse e proviamo ad esaminarle nel documento allegato.

 

I sacrifici richiesti agli iscritti in termini di contributi e prestazioni saranno sufficienti a recuperare la sostenibilità nel lungo periodo?

In realtà il principale elemento di crisi è il disastro della sanità pubblica, che spinge gli iscritti a richiedere prestazioni crescenti ad un Fondo che sta diventando sostitutivo anziché integrativo.

È lì che dobbiamo incidere, se vogliamo mantenere in piedi la sanità pubblica e (anche) quella integrativa…    

 

 

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Gruppo Intesa Sanpaolo

 

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Senza tregua: scalate e risiko bancario

Le operazioni annunciate domenica scorsa cambieranno profondamente gli equilibri, sia del settore bancario, che del settore assicurativo.

L’offerta di nozze amichevoli tra BPM e MPS sembra destinata a fine prematura. La scalata aggressiva di Intesa Sanpaolo a MPS sembra invece avere buone probabilità di successo.

Gli azionisti di tutti i soggetti coinvolti avranno le loro soddisfazioni. Per clienti e lavoratori, invece, le cose si complicano e i vantaggi non si intravedono.

Per Siena finisce un’epoca: dopo gli errori (dei vertici) ed i sacrifici (dei lavoratori) sembrava aprirsi uno spiraglio, con il positivo esito della scalata a Mediobanca.

Ora tutto rischia di passare alla storia, con il marchio blasonato che resta in pista, ma con l’amputazione del nome della città.

Muore anche l’idea di un ruolo pubblico del credito, visto che MPS era una banca nazionalizzata (con i soldi dei contribuenti), per salvarla dal fallimento, mentre ora che è risanata torna a produrre utili solo per gli azionisti privati.   

Molti giochi sono ancora aperti, mentre l’apertura di una fase così incerta coincide con un rinnovo del CCNL, che certamente ne sarà condizionato.

Cominciamo a ragionarne nel testo allegato.

 

 

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Credito e Assicurazioni

 

Premi e sistemi incentivanti

Entro la fine di maggio scade il termine per aderire o meno al Lecoip. 
Ogni anno la primavera coincide con la fase eccitante del pagamento del PVR e ogni 4 anni anche con la presentazione di una nuova versione del Lecoip. 
A fronte di utili aziendali stellari, dividendi agli azionisti sempre più corposi e premi ai manager succulenti, le cifre destinate ai dipendenti restano sottodimensionate. 
A fronte di aumenti modesti, di anno in anno vengono varati piani sempre più complicati e sempre meno trasparenti. 
Il vecchio VAP era più semplice e spesso paga di più, nelle banche dove ancora resiste (quasi tutte). 
Il PVR ha sventagliato gli importi e premia soprattutto le figure gerarchiche, mentre i normali lavoratori incassano in proporzione meno di prima. 
Il LECOIP è costruito sugli stessi presupposti, usa la leva finanziaria per coinvolgere i dipendenti nell’adesione alla logica aziendale. 
Sono strumenti divisivi. Nell’allegato le nostre riflessioni.

 

 

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Trasferimenti ad alta velocità

E’ sempre più frequente nel Gruppo ISP la prassi di trasferire i lavoratori tra le filiali per tamponare le falle che si creano. 

La rete è sempre più in affanno, per le uscite legate agli esodi, per la riduzione degli organici, per le assunzioni centellinate.

 La rotazione coinvolge sia i pochi cassieri rimasti, sia i gestori che cambiano di continuo, con grande disappunto dei clienti. 

Clienti che a loro volta vengono sballottati e riportafogliati, con ricadute negative clamorose, come la multa da 17.6 milioni di euro inflitta dall’Antitrust per la vicenda Isybank.

 Ma c’è qualcuno che prova a porre rimedio, magari con norme contrattuali a tutela dei lavoratori?

 Ne parliamo nel volantino allegato.

 

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Gruppo Intesa Sanpaolo

Nuovo Piano d’impresa Intesa Sanpaolo

Dopo un 2025 trascorso all’insegna del consolidamento del settore, con nuove fusioni e acquisizioni, le banche stanno cominciando a presentare i nuovi piani industriali.

Alle spalle ci sono 4 anni con risultati straordinariamente positivi. È paradossale che le banche vadano così bene in un paese che va così male.

Forse la risposta sta qui: le banche stanno “estraendo” valore, più che fare credito. Prelevano risorse, per consegnarle agli azionisti.

Il piano d’impresa di Intesa Sanpaolo si propone di distribuire 50 miliardi di euro, tra dividendi e riacquisto di azioni proprie.

L’occupazione scende, gli utili salgono, gli azionisti brindano.

Ne parliamo nel volantino allegato.

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Gruppo Intesa Sanpaolo

CC2L ISP: IL PRIMO ACCORDO E IL NOSTRO COMMENTO

Il 24 dicembre scorso le OO.SS. e l’azienda hanno firmato la prima parte del rinnovo degli accordi di secondo livello. 

L’intesa arriva dopo l’accordo sul Fondo Sanitario Integrativo, che aumenta sensibilmente la contribuzione degli iscritti per sanare un bilancio non proprio in salute. 

L’accordo di Natale rappresenta un accordo parziale, una piccola parte rispetto ai temi molto più “pesanti” che verranno trattati dopo la presentazione del nuovo piano industriale. 

Nonostante le decine di pagine dei testi che vi alleghiamo, i miglioramenti sostanziali sono limitati e diluiti nel tempo. 

Nel primo degli allegati, c’è il nostro commento critico su merito e metodo di questo accordo, definito “strategico” da chi l’ha firmato…

 

 

 

 

 

ISP_20251224 – lettera a latere Condizioni agevolate_251224_015916

ISP_20251224 Accordo Conciliazione e inclusione_def_251224_015756

ISP_20251224_Accordo Genitorialità DEF ISP_20251224_Accordo Previdenza_251224_015824

ISP_20251224_Accordo quadro CC2L ISP_20251224-Lettera a latere annualità

 

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Un accordo sbilanciato

Il 4 dicembre scorso è stato firmato tra le fonti istitutive un nuovo accordo sul Fondo Sanitario Integrativo del Gruppo. 

Ci dissociamo dal generale plauso positivo che ha caratterizzato i commenti all’accordo. 

La situazione dei conti richiedeva interventi importanti, ma bilanciati tra azienda ed iscritti. 

Si doveva chiedere all’azienda un impegno economico più consistente, straordinario e strutturale, per riportare in equilibrio la situazione.

 Invece a pagare sono prevalentemente i lavoratori attivi e i pensionati, con contributi più elevati a carico anche dei familiari.

 Bisogna discutere anche di questi temi nelle assemblee e cambiare registro per il futuro.

 

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Gruppo Intesa Sanpaolo

 

NUOVO ACCORDO ESODI IN INTESA SANPAOLO

 Nel gruppo intesa Sanpaolo è stato siglato un nuovo accordo sugli esodi, teso a convincere i “recalcitranti” che maturano i requisiti entro il 2026. 

Nell’accordo viene anche inserita una nuova finestra al 31.1.2026 (28.2.2026 per i part-time), per consentire ulteriori uscite ai colleghi che avevano aderito ai precedenti accordi.

 Siamo naturalmente favorevoli al ricambio generazionale, ma il rapporto tra uscite ed ingressi non è equilibrato: chi resta al lavoro faticherà di più. 

Occorre ripensare questo strumento, per vincolare le aziende ad impegni puntuali su assunzioni, sostituzioni e rafforzamento della rete filiali. 

E impedire che le norme pensionistiche peggiorino ulteriormente, costringendo a restare al lavoro lavoratori sempre più anziani ed esauriti.  

 

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Gruppo Intesa Sanpaolo

Quando non funziona niente

 Spesso e volentieri i colleghi della rete (e non solo) si trovano in grandi difficoltà per il mal funzionamento delle procedure e delle risorse tecnologiche a disposizione.

 

La situazione è ancora più imbarazzante quando ci si trova in presenza della clientela, già nervosa e insoddisfatta di suo, per la scarsa qualità del servizio, dovuta al sostanziale disinteresse per le esigenze della rete.

 

Sarà anche per questo che nell’ ”indagine di clima” il 35% dei colleghi sceglie di non rispondere nemmeno e tra quelli che lo fanno il 27% dichiara di voler cercare un altro lavoro.

 

Solo una direzione aziendale ottusa può scegliere di ignorare questi segnali.

 

Occorre un piano di assunzioni accelerato, a fronte delle nuove massicce uscite che si preannunciano, ed un salto organizzativo e tecnologico adeguato a supportare i colleghi nel loro duro lavoro quotidiano.

 

Non si possono pretendere risultati ambiziosi, senza mettere a disposizione un sistema affidabile.


 

Fondo Sanitario GISP meglio le cure della scure

L’Assemblea dei Delegati del 30 giugno ha approvato il bilancio 2024 del Fondo Sanitario di Gruppo.

 

I dati evidenziano una situazione allarmante, che non dipende dalla gestione specifica, ma dalla situazione sanitaria generale del Paese.

 

La crisi della sanità pubblica si riflette in un ricorso molto sostenuto alle prestazioni del Fondo, che rischia di finire fuori rotta.

 

Mentre si taglia sul servizio sanitario, si investono risorse imponenti su riarmo e spesa militare, in piani di lungo periodo.

 

Di questo passo, tutti i fondi sanitari integrativi finiranno in difficoltà: sbaglia chi pensa di risolvere i problemi rifugiandosi nel welfare aziendale!

 

Occorre invertire la rotta e battersi per difendere tutti i servizi pubblici, unico pilastro che può reggere forme integrative sostenibili.

 

Invitiamo a leggere l’intero documento di Bilancio, presente sul sito del Fondo. Ne abbiamo estrapolato i dati principali, che riguardano in particolare gli interessi dei colleghi, attivi e pensionati.

 

La discussione su come intervenire è aperta: noi avanziamo le nostre proposte, per non caricare sempre su lavoratori (attivi o in quiescenza) l’onere dell’aggiustamento.

 

Buona lettura

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