Il massiccio ricorso allo Smart Working realizzato dall’inizio dell’emergenza in tutto il mondo del lavoro ha coinvolto anche le banche.

Si è aperta da tempo la discussione sulle caratteristiche di questa modalità lavorativa, che ha assunto anche definizioni terminologiche diverse: lavoro agile, telelavoro, “lavoro da casa”.

Un’analisi critica dell’organizzazione del lavoro deve cogliere l’aspetto innovativo dello strumento, ma anche i rischi connessi al vecchio “lavoro a domicilio”.

Per provare a capirne di più abbiamo inviato, nello scorso mese di ottobre, un questionario ad un campione di lavoratori di Intesa Sanpaolo, come parte di una più ampia ricerca, trasversale a numerosi settori produttivi.

In attesa dei risultati globali (che verranno inviati a lavoro concluso a tutti coloro che hanno indicato una mail per avere riscontro dell’esito), abbiamo cominciato ad elaborare le risposte dei colleghi di Intesa Sanpaolo.

Non si può escludere che a distanza di tempo, dopo l’ulteriore “prova” della seconda ondata, alcune risposte potrebbero essere diverse.

In ogni caso le nostre prime valutazioni invitano a riflettere e soprattutto ad agire per rilanciare una revisione contrattuale del lavoro agile, che tenga conto delle lacune presenti nell’attuale regolamentazione.

Buona lettura.

 

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