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8 MARZO 2019: SCIOPERO GLOBALE

Per il terzo anno consecutivo, la rete internazionale delle donne NON UNA DI MENO si è mobilitata per una giornata di lotta a livello internazionale, in difesa dei diritti delle donne e contro la violenza.

La richiesta di indire lo sciopero nella giornata dell’8 marzo è stata accolta soltanto da parte dei sindacati di base.

Per noi non si tratta di un’occasione per omaggi eleganti, offerta di mimose, parole di condiscendenza e proclami politicamente corretti.

Noi preferiamo stare nella tradizione storica di una giornata proposta, nei primi anni del Novecento, sulla spinta delle prime rivendicazioni femminili socialiste, poi mitizzata nel ricordo di una strage (il rogo in una fabbrica di operaie tessili negli Usa del 1911 con 146 vittime) e infine scelta come data per ricordare l’inizio della rivoluzione russa (la manifestazione delle donne per il pane e per la pace dell’8 marzo 1917 a San Pietroburgo).

Preferiamo stare nella lotta delle donne, che dopo oltre 100 anni, si trovano ancora ad affrontare situazioni simili, in molte realtà produttive del capitalismo avanzato.

In Italia una donna su tre (tra i 16 e i 70 anni) è stata vittima della violenza di un uomo, quasi 7 milioni di donne hanno subito violenza fisica e sessuale, ogni anno vengono uccise circa 200 donne dal marito, dal fidanzato o da un ex. 420 mila donne hanno subito molestie e ricatti sessuali sul posto di lavoro. Meno della metà delle donne adulte è impiegata nel mercato del lavoro ufficiale, la discriminazione salariale va dal 20 al 40% a seconda delle professioni, un terzo delle lavoratrici lascia il lavoro a causa della maternità.

Lo sciopero è la risposta a tutte le forme di violenza che sistematicamente colpiscono la vita delle donne, in famiglia, sui posti di lavoro, per strada, dentro e fuori i confini.

Con la convinzione piena che non può esserci miglioramento duraturo, se non attraverso una lotta comune, di donne e uomini insieme, lavoratrici e lavoratori, senza distinzione di genere, per una radicale trasformazione del modello produttivo e della cultura dominante.

Invieremo un secondo messaggio con il dettaglio delle manifestazioni in programma per la giornata del “LOTTO MARZO”.

Non prendete appuntamenti… E LEGGETE ANCHE IL VOLANTINO ALLEGATO

Inoltre, si può scaricare un video prodotto da CUB Donne cliccando su questo link

https://youtu.be/O36ZCeJ-gCg

 

Conclusa positivamente la vertenza in Unicredit: cui prodest? A chi giova veramente?

 

 

Il 21 dicembre scorso azienda e sindacati firmatutto hanno raggiunto l’accordo sulla vertenza in corso riguardante numerosi temi: le pressioni commerciali, la carenza di organici, la formazione e l’organizzazione del lavoro.

A far scendere l’azienda a più miti consigli sarà stata l’atmosfera buonista del Santo Natale, ormai alle porte o “le prese di posizione molto ferme da parte sindacale (testuale)?”

Ci chiediamo però chi tragga veramente giovamento da questo accordo: sono i Lavoratori a trarne i maggiori benefici?

Gli stessi Lavoratori ormai stremati, da anni, dalla partenza del piano lacrime e sangue Transform 2019, a nostro giudizio versione aziendale del moloch, l’antica divinità mediorientale che aveva il potere di esigere pesanti sacrifici. L’applicazione di Transform 2019 ha ridotto il personale delle agenzie all’osso, basta infatti un’assenza imprevista dell’ultimo minuto per mandare in crisi non solo l’agenzia, ma l’intera area commerciale.

Senza dimenticare le pressioni commerciali, che nei mesi hanno assunto una escalation preoccupante, esercitate con ogni mezzo disponibile, in un momento in cui i mercati andavano in una direzione opposta a quella sperata dalle “rotazioni” dei portafogli.

Lavoratori costretti a una formazione on line, secondo noi assolutamente inutile e non formante, anche e soprattutto su temi delicati come antiriciclaggio e Mifid. Corsi effettuati sottraendo tempo alla pausa pranzo, magari a casa, riducendoli a un mero obbligo e non a un momento di crescita professionale.

Lavoratori alle prese con le disfunzioni di Firmamia e con carichi di lavoro cresciuti a dismisura  per la spedizione dei documenti con codice a barre, che ha appesantito l’operatività e le incombenze delle agenzie.

Di questo accordo ne beneficia sicuramente, nel breve periodo, l’azienda che, dopo i successi dei pochi scioperi a livello locale (Genova, Trieste, ecc.) vede così sfumare quello a livello nazionale, con indubbi vantaggi anche e soprattutto nei confronti dei media e dell’opinione pubblica, posticipando di alcuni mesi le verifiche sull’effettiva attuazione degli accordi stessi. Di certo, come riportato nella mail degli auguri di Natale inviata dal top management a tutti i dipendenti, verrà chiesto ai Lavoratori di fare la differenza nell’ultimo terzo del piano triennale Transform.

Con quello che abbiamo visto finora, non sappiamo se si tratti di uno stimolo motivazionale o sia il preavviso di ulteriori tagli ai costi.

Nel breve termine hanno anche un po’ di respiro i sindacati firmatari, che, a quanto ci viene detto, sono stati duramente attaccati in alcune assemblee dai pochi fortunati che vi hanno potuto partecipare. I sindacalisti entrando nelle agenzie possono così sostituire l’elmetto con la copia del volantino dell’accordo.

Ad azienda e sindacati firmatari i Lavoratori chiedono:

  • quale sarà in termini effettivi l’apporto nelle Agenzie delle nuove assunzioni (110, peraltro a tempo determinato con durata di cinque mesi), se saranno prevalentemente destinate ad Unicredit Direct?
  • quale sarà il “completo” rispetto degli accordi sulle pressioni commerciali, considerando che il Protocollo del 2016 e l’Accordo Nazionale del 2017 sono stati evidentemente disattesi?
  • perché nell’accordo si parla di previsioni di consulenza a livello temporale, mentre ai Lavoratori vengono chieste previsioni sulle vendite?
  • come sarà possibile programmare la formazione, dal momento che in molte agenzie anche le assenze ordinarie come ferie e permessi sono di difficile gestione?
  • perché nell’accordo nulla si dice delle possibili ricadute sui Lavoratori dei tagli dei servizi alla clientela, come chiusura di Agenzie, o la riduzione parziale o totale dei servizi di cassa? Nel medio periodo ciò potrebbe trasformarsi in un boomerang, considerando l’età media della clientela e la scarsa digitalizzazione della stessa, soprattutto nelle piccole realtà locali.

Come Cub-Sallca non possiamo far altro che ricordare a tutti i Lavoratori di attenersi scrupolosamente alle normative vigenti.

L’azienda può legittimamente assegnare al lavoratore un budget, ma, nel contenuto della prestazione lavorativa, che il lavoratore è tenuto ad espletare con la dovuta diligenza e conformandosi alle direttive impartite dal datore di lavoro, così come precedentemente sottolineato, NON E’ RICOMPRESO L’OBBLIGO DI REALIZZARLO.

Ricordiamo anche ai Lavoratori l’esigenza del rispetto delle pause, in primis quella per il pranzo, troppo spesso fatta in Agenzia per espletare lavori di vario genere (corsi, caricamento Bancomat, ecc.).

Rispetto che l’azienda deve riconoscere per l’orario di lavoro in senso lato: ancora oggi ci risulta siano troppi i Lavoratori, soprattutto donne, che lavorano ben oltre l’orario del loro part-time, costrette a coniugare obiettivi sempre più sfidanti a situazioni di tagli di personale sempre più pesanti. Solo il senso di responsabilità e di abnegazione di queste Lavoratrici e di questi Lavoratori ha fatto sì che in molte agenzie la situazione non raggiungesse livelli insostenibili.

Rispetto che deve essere riconosciuto anche per il lavoro straordinario, con l’applicazione delle norme contrattuali: compensazione in banca ore o pagamento in busta paga, secondo i casi. È credibile, a vostro giudizio, che a fronte di tutto quanto esposto gli straordinari siano diminuiti?

Chiediamo inoltre ai Lavoratori di segnalarci immediatamente e senza indugio ogni situazione che violi l’accordo e, più in generale, il Contratto dei bancari ed ogni comportamento atto ad indurre il Lavoratore a non operare secondo deontologia ed etica professionale, pur di ottenere risultati in ambito commerciale.

C.U.B.-S.A.L.L.C.A. Gruppo UniCredit

SPERIMENTAZIONE FILIALI SENZA CASSE: OPERAZIONE RIUSCITA, IL PAZIENTE E’ IN COMA

Da circa un mese Intesa Sanpaolo sperimenta la chiusura delle casse in filiali medio-grandi con caratteristiche diverse.

L’innovazione vorrebbe puntare all’eliminazione definitiva della figura del cassiere tradizionale, già falcidiata dalla massiccia ondata di esodi e dal draconiano ridimensionamento del servizio. L’obiettivo sarebbe quello di costringere l’utenza all’utilizzo dei canali remoti e imporre di forza la digitalizzazione della clientela.

Ma non tutto funziona come vorrebbe chi ha lanciato l’esperimento: esiste il rischio concreto di ottenere conseguenze indesiderate e paradossali (LEGGETE IL VOLANTINO ALLEGATO) dal perdere un pezzo di clientela, al rovesciare su chi dovrebbe fare solo attività “commerciale” il  compito di dare assistenza operativa fine a se stessa, con effetti limitati e temporanei. Se poi anche la tecnologia non aiuta, con bancomat e CSA spesso fermi, la situazione si complica.

Anche per i lavoratori l’esperimento non è una passeggiata: la “riconversione professionale” implica fatica e stress, spesso anche un aumento del rischio. Servirebbe  aprire un tavolo di trattativa per garantire a tutti diritti e tutele nella nuova organizzazione del lavoro di sportello, ma questa vicenda è  l’ennesima prova di come i sindacati “firmatutto” abbiano completamente perso il controllo su questo tema e la possibilità di contrattarne le ricadute.

Questo è il frutto di anni di “moderne” relazioni industriali, in cui la ricerca del riconoscimento da parte delle aziende ha sostituito il rapporto con i lavoratori. E’ singolare che, a fronte del proliferare di commissioni paritetiche inutili (se non per chi beneficia dei permessi per parteciparvi), sia scomparsa la Commissione Organizzazione del Lavoro, attiva fino a non molti anni fa: ma ovviamente la sua utilità dipenderebbe da una presenza sindacale non subalterna ai voleri aziendali.

 

Dalla Direzione Regionale Piemonte una notizia che segnala un (parziale) barlume di buon senso: gli orari di molte filiali flexi vengono ridimensionati.

 

Cogliamo l’occasione per ricordare che dal 1/1/2019 partirà l’iniziativa “arrotonda solidale”, prevista dall’accordo “inclusione”, che fa parte degli accordi di 2^ livello firmati dai sindacati trattanti il 3 agosto scorso (mai sottoposti al voto dei lavoratori).

Il progetto è gestito dal Comitato Welfare e tende a favorire l’occupazione delle persone con disabilità.

Per finanziare l’iniziativa è previsto “il riversamento dell’arrotondamento all’euro inferiore dello stipendio mensile netto (con un massimo di 99 centesimi) di tutti i dipendenti del Gruppo che non manifesteranno espressamente la volontà di non aderire all’iniziativa. Le Aziende del Gruppo contribuiranno a versare mensilmente l’importo pari al completamento ad 1 euro dei singoli arrotondamenti donati dai propri dipendenti”.

Quindi, come già accaduto per Prosolidar, per aderire non è necessario fare nulla, mentre chi volesse recedere deve seguire questo percorso:

  • accedere alla piattaforma People
  • selezionare in alto a sinistra l’icona con foglio/matita
  • vai a “le mie richieste”
  • selezionare “arrotonda solidale”
  • selezionare “revoca” e fare conferma.

 

CUB_SALLCA Intesa Sanpaolo

 

LINEE GUIDA PER UN RINNOVO DEL CONTRATTO DEL CREDITO CHE FACCIA NUOVAMENTE AVANZARE I DIRITTI DEI LAVORATORI

LEGGI L’ALLEGATO CON LE NOSTRE LINEE GUIDA PER IL RINNOVO DEL CCNL BANCARI 

 

A fine anno scade il contratto del credito. L’Abi ha concordato con i sindacati firmatutto la proroga al 31 dicembre 2018 dell’eventuale disdetta del contratto.

La cosa ha ricevuto il plauso dei segretari nazionali: a titolo d’esempio, quello della Fisac, Megale, ha dichiarato che “il sindacato unitariamente è impegnato in autunno ad elaborare la piattaforma, consultare i lavoratori e presentarla ad Abi prima della scadenza a dicembre”.

L’autunno sta finendo e, a meno che il tutto non avvenga alla vigilia di Natale, è evidente che la tempistica non verrà rispettata.

Noi alcune idee sul rinnovo del contratto le abbiamo e cominciamo a proporvele. E’ importante che la gestione del rinnovo non avvenga nel chiuso delle stanze sindacali o, peggio ancora, in convegni dove i segretari dei sindacati firmatutto si confrontano amabilmente con i dirigenti dell’Abi.

L’ultima sparata di Sileoni, segretario Fabi, è che il contratto è da riscrivere completamente, aggiungendo che dovranno esserci forti aumenti contrattuali. Abbiamo la sensazione che solo la prima parte del programma potrebbe realizzarsi.

In ogni caso, il rinnovo dovrà avvenire attraverso un ampio confronto in categoria e non attraverso i colpi di mano dei vertici sindacAbi.

 

Segreteria Nazionale CUB-SALLCA