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Molti lavoratori, leggendo i comunicati delle otto sigle del primo tavolo, avranno tratto un sospiro di sollievo vedendo la notizia della vittoria nella causa per la cessione di Banca Depositaria. Purtroppo, come abbiamo già spiegato, la vittoria è solo parziale e non solo per l'attesa dei prossimi gradi di giudizio. Allo stato attuale, in breve, la situazione è questa: il giudice ha sanzionato il comportamento antisindacale dell'azienda, ma non è entrato nel merito delle procedure di cessione, che Intesa Sanpaolo ha già annunciato di voler proseguire. Soprattutto, la tutela dei diritti dei lavoratori passerà per cause individuali il cui esito potrà essere influenzato positivamente dalla sentenza, ma senza automatiche garanzie di vittoria. Per queste ragioni abbiamo appoggiato le iniziative di lotta (scioperi e manifestazioni) indette dalla Falcri e anche la nostra organizzazione ha aperto una procedura di sciopero che è a disposizione dei colleghi e delle colleghe. |
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...è notoriamente uno dei massimi precetti cristiani ed una dirigenza dall'alto profilo etico, unanimemente riconosciuto, come quello di Intesa Sanpaolo, non dovrebbe infrangerne alcuno. Sorprende, quindi, che in alcune filiali si sia verificato che qualche direttore abbia anticipato che il sistema incentivante per il 2010 prevederà, tra gli altri, un paio di obiettivi poco edificanti. Ci riferiamo al maggior utilizzo degli MTA (cosiddetti bancomat evoluti) ed all'incremento dei processi di accentramento delle operazioni verso i back office. Motivazione ufficiale: ridurre il ricorso di lavoratori per le operazioni "a basso valore aggiunto" e recuperarle per le attività commerciali. Detto così pare un legittimo obiettivo aziendale, ma se il suo raggiungimento passa per un netto peggioramento della qualità del servizio ai clienti, allettando i lavoratori con compensi monetari, un sindacato che si rispetti non può tacere ed accettare l'ennesimo scempio. |
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L'esito favorevole della sentenza nella causa intentata dalle sigle del primo tavolo per la vicenda di Banca Depositaria è un'eccellente notizia, che crea condizioni più favorevoli per la prosecuzione della battaglia.
Come abbiamo ribadito anche nell'ultimo numero di Consortium, nessuno però può illudersi che la storia finisca qui: sicuramente l'azienda farà ricorso, ha già annunciato che continuerà la procedura per la cessione, comunque il dispositivo della sentenza dovrà essere analizzato attentamente, perché non produrrà automaticamente il mantenimento dei lavoratori all'interno del gruppo.
Due elementi però emergono con chiarezza. Il primo è che l'azienda non è invincibile e affrontarla con determinazione ha prodotto uno stop, seppure non definitivo, che non aveva preventivato. Il secondo dato certo è che nessuno potrà cullarsi nell'idea che gli avvocati rappresentino la soluzione esclusiva per tutti i problemi; l'azienda non recederà così facilmente dai suoi propositi e per farla ricredere sarà necessaria la mobilitazione dei lavoratori. |
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Con questo numero nasce una nuova iniziativa della Cub-Sallca della Federazione di Torino: una serie di bollettini dal titolo "Cronache dal pianeta Cariparma", con cui cercheremo di seguire le vicende del gruppo. E per inaugurare la serie niente di meglio che commentare un recente episodio che dà la misura dello stato delle relazioni sindacali in Cariparma. Un volantino dell'11 dicembre delle RSA di Milano, Monza e Brianza di Dircredito, Fabi, Fisac-Cgil, Ugl comunicava un episodio increscioso. |
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(aro' vere e aro' ceca) Da Il Sole 24 ore del 9 gennaio 2010 leggiamo, con interesse e curiosità, ma soprattutto con preoccupazione, un articoletto da cui si apprende che Intesa Sanpaolo si appresta ad aprire 3-4 nuovi siti creando 4-600 nuovi posti di lavoro con "contratto a salario d'ingresso ridotto", individuando in Lecce, Potenza e L'Aquila le città interessate da questa espansione. Sempre dalla stessa fonte veniamo a conoscenza che tale proposta è stata già presentata ai rappresentanti sindacali firmatari di contratto (ovvero le solite 8 sigle cuscinetto).
Le osservazioni, o meglio le contestazioni, che intendiamo sollevare sono di duplice ordine: |
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Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati Bertolt Brecht Con l'eleganza di un branco di cinghiali il blocco di interessi che sostiene il TAV sta rilanciando l'iniziativa per imporre la costruzione del treno ad alta voracità. Questi signori si sentono oggi forti, governo nazionale e locale, grandi mezzi di comunicazione, partiti di governo e di "opposizione" si schierano a favore di un progetto caratterizzato da un costo spaventoso e da un altrettanto spaventoso impatto ambientale. D'altronde è questa la vera ragione della mobilitazione del blocco tavista: privatizzare i beni comuni, appropriarsi di ricchezza pubblica, garantirsi robusti profitti a spese della comunità.
Un progetto tanto semplice quanto sciagurato, per realizzare un'opera inutile e devastante. |
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Il 16 dicembre, nella tarda serata (come ci informano i sindacati firmatari e come pare sia diventata abitudine: forse vogliono dirci che lavorano fino a tarda ora?) è stato siglato un accordo con l'Abi sulle tutele occupazionali, cui è stato dato poco risalto in categoria dagli stessi firmatari. L'accordo trae origine da problemi veramente gravi che si stavano creando in banche prevalentemente estere e/o di piccole dimensioni, dove però centinaia di lavoratori avevano perso il posto di lavoro o rischiavano di perderlo, come ricordato nel nostro volantino di novembre 2009 "E se domani vi svegliaste senza il contratto dei bancari?" ed in un precedente volantino sulla vicenda Fonspa. L'accordo consta di diversi punti. |
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Com'era prevedibile, le inopportune (e per certi versi provocatorie) dichiarazioni di Salza, che, ricordiamo, ha definito i sanpaolini "felici e contenti" di lavorare nella banca post-fusione, hanno suscitato un vespaio di polemiche. Tenendo conto del clima pesante che si respira in azienda, non sono stati pochi i colleghi che hanno deciso di rispondere direttamente o di attivarsi per diffondere la protesta, come dimostrano inequivocabilmente le catene di mail circolate nei giorni scorsi.
Per quanto ci riguarda, nel clamoroso silenzio di tutti gli altri sindacati, abbiamo immediatamente risposto al Presidente con una lettera aperta che è circolata molto ed ha anche avuto una eco nella stampa locale. Le reazioni dei colleghi, centinaia e tutte di segno positivo, non si sono fatte attendere: mail, telefonate, pacche sulle spalle. In prima fila, ovviamente, i vecchi sanpaolini, colpiti nell'orgoglio, ma anche tanti giovani colleghi e molti ex-Intesa che hanno imparato a conoscere ben prima degli altri le cure e lo stile di questa dirigenza.
In questo contesto, è stata davvero brava la giornalista de La Stampa, la già ben nota (a noi) Marina Cassi, a scovare due lavoratori, per di più sanpaolini di lungo corso, che non condividessero affatto i contenuti della nostra lettera, intervistando peraltro solo loro. |
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Ci rivolgiamo a lei, dottor Passera, con uno strumento poco ortodosso, ce ne rendiamo conto, perché i temi che tratteremo dovrebbero essere oggetto di confronto ad un tavolo sindacale, però, quando noi scriviamo alle Relazioni Sindacali per poter partecipare alle trattative, la risposta è sempre la stessa: non siete firmatari di contratto e non siete legittimati a trattare. Solo che per firmare un contratto bisognerebbe sedersi al tavolo di trattativa e quando, in occasione del rinnovo dell'ultimo CCNL, abbiamo presentato la nostra piattaforma all'Abi non si sono degnati di risponderci.
Confidiamo che nel 2010, quando scadrà nuovamente il contratto nazionale, il dottor Micheli, che sappiamo essere molto influente in Abi, vorrà contribuire a rompere questo circolo vizioso e farci partecipare, magari, al terzo tavolo (ci accontentiamo). |
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Ci riferiamo agli articoli apparsi sulla stampa di domenica 13 dicembre dove lei, dottor Salza, affermava che i sanpaolini sono felici di lavorare in questa banca: lei sbaglia, tutti noi, compresi quelli che già lavoravano in Intesa , siamo entusiasti di lavorare per lei. Che dire poi di quelli che non ci sono più (in azienda...) perché ceduti come soprammobili insieme alle filiali, prima per fare un favore a Credit Agricole e poi per l'intervento dell'Antitrust? Forse i più entusiasti sono i colleghi che sono andati, che stanno per andare o che andranno nel fondo esuberi. Pensi che la domanda ricorrente dei colleghi è: quando ci sarà un nuovo fondo esuberi? Tra l'altro, perché continuare a spendere soldi in ricerche sul "clima aziendale" (di cui, peraltro, siamo ansiosi di conoscere i risultati) di fronte ad un così luminoso esempio dell'aria che si respira in azienda? |
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Premessa: non si può dimenticare che l'integrazione Toro-Alleanza è stata fatta soprattutto per i benefici fiscali e i risparmi di costi, non certo per interesse dei lavoratori.
INFORMAZIONE CONDIVISIONE APPROVAZIONE: questo è normalmente l'iter di un normale contratto in una normale vita aziendale.
Ecco invece come si è svolto il rinnovo del CIA Toro, che ha sancito la morte, oltre che dell'azienda, di una storia di conquiste sindacali che, nel corso degli anni, erano state costruite e che sono state quasi del tutto cancellate nel corso di una notte di mezza estate. |
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